Mariano, Mariano….

A Padre Mariano ho fatto scuola tanti anni fa a Farneto. Non era studioso; me lo ricordo risoluto, generoso e sagace. Ora si trova a combattere contro quella grossa corrente della Chiesa che ha in dispregio l’esercito, esattamente come la capra boldrina, che disprezza la Folgore e che vorrebbe carabinieri e polizia disarmati. E’ il “politicamente corretto” al quale si abbevera anche il papa attraverso il giornale repubblica. Questi signori, quando i terroristi in Siria facevano strage di cristiani se ne sbattevano, mentre si stracciavano le vesti e ora fanno digiuni perchè vogliono ancora giovani maschi africani. E’ la chiesa debosciata che vuol stare al passo coi tempi e non al passo con la verità. Vai Mariano, fatti sentire!

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Papa Giovanni patrono dell’esercito? No dei vescovi pacifisti. Cappellano di Nassiriya: “vadano loro in guerra”
Inserito in Politica

Celebrare Papa Giovanni come protettore dei militari? I vescovi pacifisti in Vaticano, la lezione di Padre Mariano, cappellano militare dei francescani, una leggenda fin dai tempi della strage di Nassiriya: “Vadano loro in guerra”.

Nei giorni scorsi ha preso carta e penna per schierarsi contro i vescovi pacifisti, che vedono come fumo negli occhi Papa Giovanni patrono dell’esercito. Ieri, per la prima volta, nella basilica di Aracoeli a Roma è stata celebrata una messa in nome di Giovanni XXIII, santo protettore dei nostri soldati alla presenza di tutte le alte cariche militari. La celebrazione solenne avrebbe dovuto tenersi in San Pietro con il Papa, ma la levata di scudi di un «esercito» di vescovi talebani del pacifismo ha imposto il basso profilo. A fine settembre una lettera-appello, senza se e senza ma, che ha come primo firmatario il presidente di Pax Christi, monsignor Giovanni Ricchiuti chiedeva con forza di rivedere la proclamazione di «Papa Giovanni XXIII patrono dell’Esercito italiano (…) Siamo infatti convinti che la vita e le opere del Santo Papa non possano essere associate alle forze armate».

Roncalli ha vissuto gli orrori della prima guerra mondiale come tenente di sanità e cappellano militare. Nel corso del suo mandato si è sempre prodigato per la pace scrivendo un’enciclica a riguardo. Proprio per questo è il giusto patrono dell’esercito, come spiega fratello Mariano Asunis «Papa Giovanni non poteva non scrivere la Pacem in terris in cui si dichiara per la pace non per il pacifismo». Il leggendario cappellano militare il primo ottobre ha indirizzato una decisa lettera a monsignor Ricchiuti, che ha dato il via alla levata di scudi contro papa Giovanni santo delle Forze armate. La missiva è stata inviata per conoscenza al cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Conferenza episcopale italiana ed altri prelati di rango. «Signor Vescovo, ero a Nassiriya, cappellano degli italiani in operazione di peacekeeping, quando ci fu l’attentato in cui rimasero vittime ben 19 militari – scrive fratello Mariano – Raccolsi le salme, le composi come si poteva. Chi erano questi caduti? Il Concilio li ha definiti ministri della sicurezza e della libertà dei popoli, che se rettamente compiono il proprio dovere concorrono veramente alla stabilità della pace». Il francescano attacca il presidente di Pax Christi sostenendo che «nella Sua lettera dichiara che è roba da matti pensare che Papa Giovanni possa essere patrono, cioè protettore di questi uomini».

Fratello Mariano è stato al fianco dei nostri soldati anche in Bosnia Erzegovina ed in Kosovo. «A Sarajevo fummo noi e io c’ero, con le truppe dell’Onu a fermare il conflitto tra i fratelli che si uccidevano – scrive il cappellano militare – Portammo la pace con la forza, che col tempo si è stabilizzata sotto la nostra attenta vigilanza». Fratello Mariano aggiunge giustamente che «la guerra è una cosa seria, nessuno più dei soldati sa cosa sia. La pace è una cosa cara e ogni militare sa quanto costi». E denuncia, rivolgendosi al vescovo Ricchiuti, le pressioni per la linea degli ultrà pacifisti spiegando «come certe persone vengono torturate a suon di telefonate perchè sottoscrivano lettere insignificanti come la Sua».

Poi lancia un guanto di sfida. «Perché l’Eccellenza Vostra Reverendissima non ha organizzato una carovana della pace (…) per recarsi in Siria, a Palmira ad Homs, nella periferia di Aleppo a fermare l’Isis» scrive il francescano. «Io andai a Sarajevo, andai a Nassiriya, andai in Afghanistan (…) Dov’era Vostra Eccellenza? – si chiede il francescano nella lettera – La carovana della pace in Siria potrebbe essere composta da tutti quegli eccellentissimi vescovi che hanno firmato la sua lettera contro la nomina di Roncalli a patrono dell’esercito».

La stoccata finale non è da poco: «Credo, che tanto Vostra Eccellenza reverendissima come i Suoi eccellentissimi confratelli abbiate conosciuto la guerra solo per aver fatto la battaglia navale durante le ore di filosofia…».

Con font Il Giornale

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Quel maschilista di Trump!

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I globalisti mirano a frantumare gli stati europei (con secessioni e immigrazione che porta alla tribalizzazione dei territori)

TUESDAY, OCTOBER 10, 2017

Cataluña and the Soros Agenda: “Open Society” documents revealed funding separatist think-tanks

Cataluña and the Soros Agenda: “Open Society” documents revealed funding separatist think-tanks

by Sean Jobst
10 October 2017

Oye Soros Gilipollas: Al infierno con su “Sociedad Abierta”!

It doesn’t take a forensicist to find “philanthropist” banker George Soros’ fingerprints all over the world. Catalonia is certainly no exception, as was revealed in financial data uncovered by Barcelona daily La Vanguardia in 2016. On 16 August 2016, an article by Quico Sallés revealed the extent to which Soros financed the propaganda wing of the Catalan independence movement. This is the same wing that is now lobbying on behalf of Catalonia’s independence effort, among global media.

According to internal documents provided by the Soros Foundation, between 12/16/2013 and 1/31/2014, Soros’ Open Society Initiative for Europe (OSIFE) “awarded” USD $27,049 to the Public Diplomacy Council of Catalonia (Diplocat). The records indicate media coverage of elections was at the heart of this amount, quite massive for only one month and which we can deduce included more funding in the months and perhaps even years to come.

Founded by private donors, Diplocat defines itself as engaging in “paradiplomacy”, a term coined in 1990 to describe an active and independent role of regional governments to make its own foreign policy within a federal system. This describes Diplocat perfectly, being the foreign policy of the Generalitat de Catalunya that is now leading Catalan separatism. Diplocat is thus the world face of the pro-independence side.

The Soros Foundation documents also revealed US $24,973 “awarded” during the same period to the pro-independence think-tank, Centre d’Informació i Documentació Internacionals a Barcelona (CIDOB), which handles “Information and Documentation” for the Generalitat. Both Diplocat and CIDOB have been leading successful efforts now to lobby international media support for the Catalan independence cause, particularly in the narratives now being promoted in outlets the world over.

Well-funded Diplocat propaganda, presented to media outlets

The immediate cause for the funding were two conferences held in Barcelona in January 2014. CIDOB used the money to finance a conference on “integration,” while that held by Diplocat was officially called “European Elections 2014: the increase of xenophobia and the Eurosceptic movements in Europe”. The latter conference was coordinated by Elisabet Moragas and presided over by the Diplocat president Albert Royo, and was held behind closed doors and by invitation only – bringing together politicians and media representatives for “open dialogue”.

Apparently, much like Soros’ parlance of an “Open Society”, such an “open dialogue” could still be held behind closed doors and excluding a public whose opinions they ultimately care nothing about. Given the Orwellian title of the conference, the assembled technocrats undoubtedly made decisions regarding the migrant crisis and how media outlets would cover that issue. Under the supervision of the politicians funded by Soros NGOs and foundations, the participating journalists could manipulate public opinion in whatever way already predetermined for them by the financiers of the conference.

Soros: “Our plan treats national borders as the obstacle”

The utter disregard for sovereignty or even the much-vaunted “democratic” process, is on full display by looking at Soros’ recorded statements to the media. Referring with contempt to the natural, normal instinct for a country to maintain its demographic integrity by preventing unfettered immigration, the elitist Soros admits he has no respect for sovereignty: “Our plan treats the protection of refugees as the objective and national borders as the obstacle.”

The world itself is testament to their devious principle. Soros funded NGOs and think-tanks that pushed for so-called “humanitarian” intervention in countries such as Libya and Syria, of course such “humanitarianism” being an Orwellian cover for the exact opposite: supporting armed groups and lobbying for foreign bombings in the name of “human rights”, undermining governments that had run afoul of his elite and engineering civil wars to destabilize those countries. His associate, former Irish Attorney General and chairman of Goldman Sachs International, Peter Sutherland, is even more public about this in his capacity as the UN’s Special Representative for International Migration.

At the same time, Soros has been at the heart of the mass-migration crisis in Europe, flooding the same European countries he despises with a huge number of economic migrants. These migrants were brought into Europe through the various NGOs he funds. The media sells it to the public as refugees, obviously through the decisions made behind closed doors at such elite conferences as that of Diplocat – obscuring the fact that the majority are actually economic migrants. Even those actual refugees are the result of policies engineered by the likes of Soros, who profits from war.

Enter Fundación La Caixa

Towards this end, Soros funds the European Program for Integration and Migration (EPIM), which is a coalition of twelve elite-connected nonprofits. One of these is La Caixa Foundation, another bank that perpetuates debt slavery while pretending to engage in “social projects”. Much like Soros’ Avaaz in Libya and the White Helmets in Syria, Fundación La Caixa has engaged in highly-sophisticated and well-funded propaganda campaigns under the guise of “human rights”. Within Spain and Europe generally, it has especially been active promoting mass-migration.

Interestingly, La Caixa Foundation was until very recently based in Catalonia. Literally less than a week ago, it announced that it moved its registered office to Valencia; the day after, it announced another move to Mallorca. I doubt the move is coincidental, given the links Soros networks have with both La Caixa and the Catalan government’s pro-independence think-tanks and foreign ministry. Perhaps it knows the effects of destabilizing Spain, so it could better pursue its intrigues outside of Catalonia but still near enough to have a direct role. This is speculation, but what’s certain is that La Caixa has links with the same Generalitat de Catalunya lobbying for independence, being a recipient of its Gold Medal in 2005. The nexus of politicians and bankers manifests yet again.

Catalan Diplocat migrant welcome committee
– but no “bienvenidos” for brother Spaniards?

Royo: “Very painful that Catalonia can’t welcome more refugees in spite of its willingness only because Spain won’t allow it”

The twin planks of Soros’ “open society” are an erosion of national sovereignties and any borders, and unfettered immigration into Europe. Both of these are directly linked to the various activities of his NGOs around the world, each working closely in concert with each other so that the actions of one set up the “problem” which other constituents of his network can then come in and “solve”. I’ve previously described this process in relation with Germany. It should be no surprise the Soros-funded Diplocat is actively promoting mass-immigration, and indeed has even described one of the factors for independence from Spain so that Catalonia could welcome even more “refugees” (nearly all are economic migrants in reality), as this article on their official websiteadmits:

09 Feb 2017
DIPLOCAT joins campaign in favour of refugees and asylum seekers

Albert Royo recalls Catalonia’s willingness to welcome more refugees

The Public Diplomacy Council of Catalonia (Diplocat) joined today the campaign “Our home, your home”, driven by a group of independent citizens and Catalan organizations concerned about the present situation of thousands of migrants and displaced people inside and outside the European Union. Diplocat will help to give international visibility to the historic commitment of Catalonia towards asylum and exile as a result of its own recent history.

The campaign declaration, which already has more than 53,600 signatures, has now Diplocat’s support as an entity. The Council also encourages citizens to attend the concert on Saturday and to participate in the demonstration to be held in Barcelona on 18th February under the slogan “No more excuses, welcome now,” which is expected to be the most massive rally in Europe for this cause.
Diplocat’s Secretary General, Albert Royo, says that “we are talking about the most important humanitarian crisis since World War II” and that it is “very painful that Catalonia can’t welcome more refugees in spite of its willingness only because Spain won’t allow it”. {END}

¿Dónde están los “catalanes”?

I’ve previously documented foreign interests supporting this movement for Catalan independence. And I just showed the admission by independence supporter Albert Royo, who heads the well-funded Diplocat that has lobbied for the separatist cause among foreign media outlets, that accepting even more migrants into Catalonia is a primary motivation for independence – admitting it prefers foreign economic migrants to accepting their own place as brothers among Iberian peoples actually related to Catalans by blood, ancestry and history. It should be no surprise then that ungrateful migrants would come to Spain and turn around and lobby with various Marxists, foreign powers and Globalist bankers for this current Catalan independence effort. There have been many such “Catalans” at separatist protests in Barcelona….

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Digiunate, digiunate…..

Padova, si rifiuta di prestargli la bici: studentessa massacrata a calci e pugni da un migrante del Gambia

 

Una studentessa italiana di 21 anni si rifiuta di prestare la sua bicicletta ad un immigrato del Gambia. l’uomo la massacra a pugni e dopo averla scaraventata a terra la prende a calci. La bestia è stata subito arrestata dai carabinieri.

PADOVA. «Voleva la mia bici e quando gli ho detto “no” mi ha riempito di botte. Io sono caduta, lui se ne stava andando e allora a quel punto ho provato a riprendermela. Sono arrivate però le botte vere: prima i pugni e, una volta a terra, i calci». Laura Scomparin, 21 anni, dice di non essere particolarmente scossa. Di una cosa è certa: «A Giardini dell’Arena non ci metterò più piede». Come darle torto, dopo un’aggressione di quel tipo alle due del pomeriggio.

La buona notizia è che questa vile aggressione non resterà impunita. I carabinieri hanno arrestato l’aggressore. È un coetaneo di Laura. Si chiama Jaiteh Falagie, è originario del Gambia.

L’impressione generale è che nello splendido parco del centro cittadino, all’ombra della Cappella degli Scrovegni, si sia perso un po’ il controllo della situazione. Lo scorso fine settimana la rissa a coltellate tra nordafricani. Qualche sera fa una donna picchiata con l’unica colpa di aver visto e denunciato l’acquisto di una bici rubata. Lunedì pomeriggio questo nuovo episodio di violenza. La percezione ce l’hanno anche i responsabili della sicurezza pubblica in città, che hanno pianificato tre giorni di controlli intensi.

«Non l’avevo mai visto prima» assicura la giovane studentessa. «Stavo aspettando una mia amica che aveva portato il cagnolino a passeggiare e improvvisamente si è avvicinato quello. Credevo scherzasse, invece faceva sul serio». Quando il giovane africano si è reso conto di aver attirato l’attenzione dei presenti, ha scaraventato la bicicletta giù nell’area riservata ai cani. A quel punto però i carabinieri erano già mobilitati. L’hanno bloccato poco dopo, scoprendo di avere di fronte un ragazzo della stessa età della vittima. Grazie a un riconoscimento “all’americana” il giovane è finito in manette con l’accusa di rapina. Dai successivi accertamenti è emerso anche il fatto che non ha il permesso di soggiorno.

Ai giardini dell’Arena è stata chiamata anche un’ambulanza ma Laura è una ragazza forte e non ha voluto né le cure, né il ricovero in pronto soccorso.

«Niente di grave, me la sono cavata da sola. Certo, si rimane sempre un po’ spiazzati di fronte a esperienze di questo tipo».

Con Fonte Il Mattino Di Padova

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Ecce Mediolanum

 

20 NORDAFRICANI CIRCONDANO RAGAZZA IN AUTO: “TI FACCIAMO LA FESTA”

Sono le 5 del mattino di domenica 8 ottobre quando una ragazza di 21 anni porta una sua amica presso un locale di Trento. L’amica deve solo consegnare un regalo per una persona che è all’interno del locale. Una cosa di 10 minuti al massimo.

La 21 enne attende in auto l’amica. Li vicino ci sono due marocchini ubriachi che stanno litigando ad alta voce, tutto nella normalità insomma. Poi però i due puntano la ragazza e cominciano a infastidirla. dopo alcuni minuti i nordafricani sono diventati una ventina. La ragazza si barrica dentro la macchina. C’è chi minaccia, chi ride, chi insulta e chi comincia a dare dei pugni sulla macchina. «Sono tutti ubriachi – denuncia la donna – e comincio ad avere paura e non so più che fare»

La ragazza, sotto shock, telefona al suo ragazzo. Lui non ci pensa due volte, prende la macchina e tenta di raggiungere la ragazza in balia della banda di nordafricani molesti.

Arriva sul posto, dopo essersi schiantato su una fioriera a bordo carreggiata e comincia a difendere la fidanzata. Alla fine viene massacrato di botte lui e la fidanzata ripetutamente colpita mentre lo difendeva. Nel frattempo le forze dell’ordine saputo quanto è successo lo vanno a prendere a casa e lo portano in caserma dove viene denunciato per evasione. Perché per andare a salvare la ragazza è evaso dai domiciliari.

«Ma poteva andarci anche peggio – spiega la ragazza – io per difendere il mio ragazzo mi sono presa dei pugni e mi è anche uscito del sangue dall’orecchio, ma sono consapevole che avrei dovuto chiamare le forze dell’ordine, ho commesso un grave errore.»

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Ieri in Tribunale a Trento il pubblico ministero, per direttissima, ha chiesto 3 anni di reclusione, ma il giudice è stato clemente e dopo aver sentito la testimonianza della fidanzata ha concesso le attenuanti condannandolo solo un anno e 2 mesi di reclusione.Pare che la ventina di Nordafricani avessero riconosciuto la ragazza come la fidanzata dello spacciatore albanese ai domiciliari e avessero deciso una vendetta trasversale. Domanda: perché non vengono tutti imbarcata verso casa loro?

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Collaborazionisti

VOLONTARIA STUPRATA DA PROFUGO, ACCUSE AL PRETE: “HA COPERTO COLPEVOLI”

Striscioni con insulti per padre Zanotti, il prete “dei profughi” di Antegnate e Fontanella. Il mandante morale dello stupro nel centro profughi, fondatore della cooperativa antegnatese “Rinnovamento”, che gestisce diverse comunità per richiedenti asilo nella Bassa.

A rivendicare il raid è stato un gruppo di patrioti del bergamasco: il Manipolo d’avanguardia Bergamo, a mezzo di un comunicato intitolato “Nera pretaglia peste d’Italia”. Nel documento, il gruppo torna in particolare sulla vicenda della violenza sessuale subita da un’operatrice del centro di accoglienza di Cascina Fenatica a Fontanella, da parte di uno degli ospiti. Anzi: torna su alcuni dettagli delle interviste rilasciate nei giorni seguenti dai due altri richiedenti asilo, esaltati dai media di distrazione di massa, solo perché non si erano uniti allo stupro.

Secondo le gravissime accuse del Manipolo d’avanguardia nei confronti della coop, il comportamento del profugo stupratore nei giorni precedenti alla violenza avrebbe dovuto far scattare qualche campanello d’allarme nei responsabili della struttura. Campanello che invece non ha suonato, o che padre Antonio Zanotti non avrebbe ascoltato. Anzi: voluto ascoltare. Per questo, il Mab ritene padre Antonio “responsabile” di quanto accaduto.

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“Abbiamo atteso. Siamo rimasti in silenzio. Abbiamo fatto ‘scannare’ gli sciacalli. Siamo rimasti spettatori educati. Nessun borbottio. Nessun fischio. Niente di niente. La stessa cosa, però, l’ha fatta chi più di tutti è responsabile dell’accaduto, dello stupro avvenuto presso la cascina Fenatica di Fontanella: Padre Antonio Zanotti. Il suo silenzio è raccapricciante. Lede la dignità umana. Sufficiente sarebbe stato un “Mi dispiace”, invece, ha preferito trincerarsi dietro allo “scudo umano” formato dai due, definiti dal ‘bon ton’ corrente, “rifugiati” intervenuti in soccorso della operatrice”.“Il violentatore era già stato sottoposto ad una visita, l’8 settembre, al Cps di Romano perché la futura vittima aveva notato in lui un comportamento alquanto strano” continua il gruppo. “Un comportamento derubricato da uno psichiatra di Romano a “una predisposizione a bere alcolici e uno scarso adattamento alla vita di gruppo”, è sfociato nel giro di pochissimi giorni, in una feroce violenza rivolta contro proprio chi ha deciso di sottoporlo a visita specialistica. Non si tratta di pura casualità. Qui si parla di premeditazione”.

Idrissa Doumbia e Keba Diassigui, “ben avviati al cammino tracciato dalla secolare tradizione pretina”, mentirebbero sulla questione dei precedenti. Hanno dichiarato infatti di non ricordare “di episodi violenti a cascina Fenatica”. Mentre soltanto poche settimane prima un altro migrante era stato ricoverato in Psichiatria dopo aver minacciato altri ospiti e il personale con un coltello, come riportato anche dal nostro giornale.

“Ecco il particolare che fa sobbalzare dalla sedia. Strane coincidenze. Padre Zanotti, che sicuramente era a conoscenza di tale situazione, quali precauzioni ha preso? Abbiamo all’interno di un centro da lui gestito 31 profughi, due dei quali ricoverati agli inizi di settembre in Psichiatria: uno perché disagiato e un altro perché pericoloso. Una fiamma incustodita pronta a divampare in un tragico incendio”.

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ECCO LA SITUAZIONE DEL PAESE

Atti osceni davanti ai bambini: il parco di Milano in balìa dei migranti
Due bengalesi si masturbano davanti ai bimbi. Arrestati, erano ospiti del centro della Croce Rossa. De Corato accusa il presidente del parco: “Aveva manifestato per chiedere più migranti”

Giovanni Neve – Lun, 09/10/2017 – 18:11
commenta il giornale
Un nuovo orrore al Parco Nord. A poche settimane dallo stupro di un’ottantunenne, sono stati arrestati per atti osceni in luogo pubblico due richiedenti asilo bengalesi di 20 e 28 anni sorpresi a masturbarsi a pochi metri dalle aree giochi per bambini.


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A chiamare i carabinieri sono state le Guardie ecologiche del parco. E ora esplode la polemica politica perché, come fanno notare dal centrodestra, i colpevoli di questo degrado sono proprio quei buonisti che da anni propagandano l’accoglienza dei migranti.

“Al Parco Nord ormai ne abbiamo viste di tutti colori”. Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d’Italia al Pirellone punta il dito contro il presidente Marco Cornelli, l’ex segretario provinciale del Pd che il giorno della marcia per chiedere di accogliere più immigrati a Milano aveva usato il sito del Parco Nord per promuovere l’evento: “Oggi cosa dirà visto che gli arrestati sono richiedenti asilo ospitati nella sede della Croce Rossa?”. I due giovani sono stati fermati ieri pomeriggio, a distanza di un’ora l’uno dall’altro, in due diversi punti del parco. Le Guardie ecologiche del parco li hanno sorpresi mentre si stavano masturbando a pochi metri dall’area giochi per bambini. Sono entrambi ospiti del centro di accoglienza della Croce Rossa e adesso dovranno rispondere dell’accusa di “atti osceni in luogo pubblico” aggravata dalla vicinanza di luoghi frequentati da minori.

Nelle prossime ore De Corato chiederà, con una interrogazione in Regione, che si provveda a mettere sotto video sorveglianza l’intera. “Il presidente del Parco pensa più ad organizzare festival della Biodiversità che a tutelare l’incolumità dei suoi frequentatori – tuona l’ex vice sindaco – forse oggi dovrebbe presentare come atto riparatore e provocatorio le sue dimissioni”. Ora la palla passa nelle mani del comune di Milano. I residenti si aspettano, infatti, che faccia qualcosa per metterlo in sicurezza. “Ma – continua De Corato – mi aspetto i comunicati che diranno che non bisogna generalizzare e fare di tutta un’erba un fascio. I fatti sono chiari – conclude – due richiedenti asilo bengalesi ospitati e accolti con i soldi dei contribuenti sono stati arrestati per atti osceni in un parco giochi riservato ai bambini, ogni replica della sinistra quindi oggi risulterebbe di cattivo gusto e inappropriata”.

Roma, violenze sessuali su almeno tre donne: arrestato 25enne romeno
Il sospetto degli investigatori è che possa aver abusato anche di altre donne tra le quali la tedesca 57enne nel parco di Villa Borghese
il giornale

Marianna Di Piazza – Dom, 08/10/2017 – 18:55
commenta
Ha picchiato, legato e violentato tre donne negli ultimi 15 giorni. Cristi Popa, stupratore e rapinatore seriale, è stato arrestato a Roma.


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Il sospetto degli investigatori è che possa aver abusato anche di altre donne tra le quali la tedesca 57enne nel parco di Villa Borghese.

Secondo le forze dell’ordine, Popa, romeno di 25 anni, utilizzava sempre lo stesso rituale: il giovane picchiava selvaggiamente, abusava sessualmente, rapinava le sue vittime alle quali poi legava mani e polsi.

Gli inquirenti hanno accertato che tra il 20 settembre e il 5 ottobre l’uomo ha violentato tre prostitute in zona Prati Fiscali, sulla Salaria, ma gli agenti pensano che potrebbe aver abustato anche di altre donne. La dinamica delle sue aggressioni ricorda infatti lo stupro subito dalla clochard tedesca nel parco di Villa Borghese lo scorso 18 settembre. La donna infatti è stata trovata legata nuda a un palo. Per il momento non c’è nessuna prova che leghi l’uomo a questo caso, ma gli inquirenti non escludono nessuna pista.

Notte di terrore a Genova: marocchino clandestino stupra una 24enne in auto e sfregia il fidanzato
Inserito in Cronaca

Notte di terrore a Genova, un marocchino clandestino aggredisce una coppia in auto, lei stuprata, lui sfregiato al volto e rapinato. La bestia è stata arrestata.

Un marocchino clandestino ha obbligato un ragazzo a scendere dalla macchina e ha stuprato la sua fidanzata di 24 anni. E’ successo a Genova, riporta il Giorno. Lo straniero, 27 anni, è stato accusato di violenza sessuale.

Alle quattro del mattino della notte tra sabato e domenica a Sestri Ponente il marocchino, pluripregiudicato, ha finto di avere una pistola e ha quindi minacciato e costretto il ragazzo a uscire dall’auto e andare a prelevare dei soldida consegnargli. Prima dell’aggressione il magrebino aveva rapinato e ferito al volto con i cocci di una bottiglia due ventenni e ha poi minacciato cinque amicisempre ventenni di consegnare il telefonino e tutti i loro soldi.

Allertati dopo la prima rapina gli agenti delle volanti hanno quindi intercettato la macchina dei due fidanzati subito dopo la violenza sessuale. La ragazza, vittima dello stupro, si trova sotto choc.

Con fonte Libero Quotidiano

VARESE, PRETE FA LE ORGE CON I MIGRANTI OSPITATI IN CANONICA

OTTOBRE 10, 2017 VOX LASCIA UN COMMENTO

Due giovani migranti in fuga dalla guerra in Siria, uno marocchino e l’altro tunisino, sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Varese in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Busto Arsizio (Varese), con l’accusa di estorsione, rapina e lesioni personali ai danni di un sacerdote di Saronno (Varese).

Ma è il motivo dell’estorsione di questi due cosiddetti profughi ad essere interessante, e a rivelare cosa si cela dietro l’ossessione di alcuni preti, e non solo preti, per lo ius soli.

Anche a Pistoia i profughi convivono con il prete

I due migranti avrebbero estorto al prete circa 11 mila euro, in cambio del silenzio sul sesso tra loro e lui nel periodo in cui il sacerdote li ha ospitati nel suo appartamento.

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Prima ha pagato, ma nel maggio scorso, a seguito di una nuova richiesta di denaro sfociata in aggressione da parte di uno dei due giovani migranti, il sacerdote aveva deciso di sporgere denuncia. Le indagini dei carabinieri hanno portato stamane all’arresto dei due presunti responsabili delle estorsioni, che vivono nel Varesotto. Ma ci piacerebbe conoscere il nome di questo sacerdote che accoglie. Lo fanno per portare nuovi e giovani membri nel cu cuore della Chiesa.

Del resto c’è da comprenderli, dopo tanto digiuno per lo ius soli, viene fame.

Prima, gli amanti della sodomizzazione esotica, dovevano confondersi tra i missionari, ora il PD li rifornisce direttamente in canonica. I preti, quelli veri, quelli che difendono territorio e tradizione, finiranno per essere assimilati a questi dietologi.

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