Deep State: annientare le Nazioni facendone marcire la gioventù

La droga come strumento di politica globale

TaoTao
modificato settembre 2012 in Opinioni

Sulla scia della Seconda Guerra mondiale, le elite politiche statunitensi e britanniche si ritrovarono ad affrontare la minaccia del socialismo su scala globale. Nonostante le incombenti perplessità circa il futuro, decisero di reagire mobilitando risorse – pubbliche e nascoste – al fine di implementare un programma di “Roll Back” atto a invertire l’avanzata comunista mondiale.

Un vero e proprio blocco sulla strada della mobilitazione anti-comunista era rappresentato dal fatto che la maggior parte della popolazione statunitense era diffidente verso un progetto di politica estera di così ampia portata. Per lo statunitense medio il mondo era rappresentato unicamente dall’America del Nord e l’interesse per la politica estera era minimo. A causa di questo radicato isolazionismo, negli Stati Uniti, agli esordi della Guerra Fredda, spese governative ingenti nella politica estera erano fuori questione. Inoltre la CIA, principale fonte economica nel reame della politica estera americana, rappresentava, per la maggioranza degli americani nell’epoca post-bellica, un’agenzia come un’altra, mentre in realtà questa stava diventando un protagonista chiave. Pur perseguendo l’impegno di portare a termine massicce operazioni mondiali, la CIA chiese alla Casa Bianca una licenza per inserirsi in fonti di finanziamento alternativi. La droga figurava come il business più remunerativo tra quelli più noti. La natura criminale del business dettava quindi le regole del gioco. Mentre alcuni dei guadagni erano effettivamente utilizzati a supporto di operazioni sotto copertura, altri erano deviati verso l’arricchimento personale di agenti e dirigenti dell’agenzia oppure rimanevano nelle mani di gruppi finanziari con potere di lobby nell’amministrazione statunitense. Di conseguenza, la complicità nel business della droga iniziò a diffondersi verso il livello più alto dell’establishment nordamericano.

Il primo caso rappresentante le connessioni tra la CIA e il business della droga risalgono al 1947, anno in cui Washington, preoccupato dell’ascesa del movimento comunista nella Francia post-bellica, si associò con la nota e spietata mafia corsa nella lotta contro la sinistra. Dal momento che il denaro non poteva essere riversato nella sgradevole alleanza attraverso canali ufficiali, una grossa fabbrica di eroina venne istituita a Marsiglia con l’assistenza della CIA, che alimentava l’affare. L’iniziativa imprenditoriale impiegava abitanti del posto, mentre la CIA organizzava il ciclo degli approvvigionamenti, ed il terrore fisico e psicologico contro i comunisti in Francia alfine impedì loro di raggiungere il potere.

Successivamente lo schema adottato è stato replicato nel mondo. All’inizio degli anni ’50 la CIA dirigeva un network di fabbriche di eroina nel Sud Est Asiatico e con parte dei guadagni sosteneva Chiang Kai-shek, che combatteva contro la Cina comunista. La CIA iniziò quindi a patrocinare il regime militare in Laos, rafforzando i propri legami nella regione del Triangolo d’oro comprendente Laos, Tailandia e Birmania, Paesi che hanno contribuito per il 70% della fornitura globale di oppio. La maggior parte della merce era diretta a Marsiglia e in Sicilia per il trattamento effettuato dalle fabbriche gestite dalla mafia corsa e siciliana. In Sicilia, l’associazione criminale che gestiva diverse fabbriche di droga era stata fondata da Lucky Luciano, un gangster americano nato in Italia e rideportatovi dopo la Seconda Guerra mondiale. Le informazioni non classificate non lasciano alcun dubbio circa il lavoro che Luciano svolgeva per l’intelligence americana. L’uomo è stato, senza grosse motivazioni, rilasciato dalla prigione americana nel 1946 prima di aver scontato la sua condanna; l’associazione criminale italiana che operava sotto il controllo statunitense condivideva i guadagni con i patroni americani, i quali utilizzavano il denaro per portare avanti una guerra segreta contro il partito comunista italiano.

La CIA continuò a prelevare denaro dal Triangolo d’oro durante la Guerra del Vietnam. La droga proveniente da questa regione veniva trafficata illegalmente negli Stati Uniti e distribuita a basi militari americane all’estero. Ne deriva che molti dei veterani della Guerra del Vietnam sono rimasti segnati non solo dalla guerra, ma anche dall’uso di narcotici. Le attività legate al traffico della droga portate avanti dalla CIA dovevano rimanere segrete, ma evitare di venire a conoscenza di azioni così gravi era difficile. Uno scandalo enorme scoppiò infatti negli anni ’80 coinvolgendo la banca Nugan Hand di Sydney, con filiali registrate alle isole Cayman, e il precedente direttore della CIA W. Colby avente funzione di consigliere legale. La CIA ha utilizzato la suddetta banca per operazioni di riciclaggio di denaro sporco nella gestione dei proventi derivanti dal traffico di droga e armi in Indocina.

La geografia dei traffici di droga appoggiati dalla CIA si ampliò costantemente. Negli anni ’80, lo scambio armi per droga è stato replicato per finanziare i Contras del Nicaragua, ma dopo essere stato scoperto il Comitato delle relazioni estere del Senato americano ha dovuto aprire un’inchiesta. Una frase del rapporto del Senato sul famoso accadimento affermava: “I decisori statunitensi non erano immuni all’idea che i soldi della droga fossero una soluzione ideale al problema del finanziamento del Contras”. Questa dichiarazione, in linea generale, potrebbe dimostrare che le attività della CIA erano strettamente collegate alla politica estera americana. Il business della CIA nel narcotraffico si è diffuso senza precedenti quando gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica entrarono indirettamente in conflitto in Afghanistan. La comunità dell’intelligence americana finanziò generosamente i Mujahiddin, in parte con i soldi derivanti dal narcotraffico. Gli aerei statunitensi che consegnavano armi alla nazione rientravano carichi di eroina. Secondo giudizi indipendenti, all’epoca, circa il 50% del consumo di eroina negli Stati Uniti proveniva dall’Afghanistan.

La mafia, la CIA e George Bush di Pete Brewton (New York: S.P.I. Books, 1992) offre una serie di dati concreti che provano i legami esistenti tra il direttore della CIA e il Presidente americano G. Bush e la mafia. Lo stesso Presidente, in certe fasi della sua carriera, combinò la propria funzione pubblica con la politica e il business della droga. L’establishment americano ha concluso che la droga oltre ad essere stata impiegata per circostanze politiche, potrebbe tornare utile nel raggiungimento di obiettivi geopolitici di lungo termine. Quando P. Brenner divenne capo di Baghdad con un’autorità che nemmeno S. Hussein si sognava, non fece alcun tentativo per innalzare una barriera contro l’ondata del narcotraffico che travolse l’Iraq. Inoltre è importate notare che il business della droga, durante il governo di S. Hussein, era un problema inesistente nel paese. “Questa è la panacea di ogni rivolta. Drogateli, rendeteli dipendenti come pesci affamati. In seguito, dopo aver preso il controllo della loro radio e televisione, storditeli con la propaganda…”. BAGHDAD: la città che non ha mai visto l’eroina, una dipendenza mortale, fino a Marzo del 2003, ora è sommersa di stupefacenti, inclusa l’eroina.

Secondo un rapporto pubblicato dal giornale “The Indipendent” di Londra, i cittadini di Baghdad si lamentavano che la droga, come l’eroina e la cocaina, erano smerciate per le strade delle metropoli irachene. “Alcune relazioni suggeriscono che il traffico di droga e armi era sostenuto dalla CIA, al fine di finanziare le sue operazioni segrete internazionali”, scrive Brenda Stardom. Nel suo rapporto, un abitante di Baghdad spiegava: “Saresti impiccato per il traffico di droga. Ma ora si può ottenere eroina, cocaina, qualsiasi cosa”. I civili tossicodipendenti non hanno nessuna volontà di resistere, mentre la trionfante Washington, che ottenne le risorse del paese, è incurante del fatto che questa gente è condannata all’estinzione.

* * *

L’operazione anti-terroristica lanciata immediatamente dopo il dramma dell’11 Settembre è giunta a conclusione in Afghanistan 11 anni dopo. Washington tratta la questione come un successo, ma evitare l’opinione pubblica genera gravi effetti collaterali. L’Afghanistan è stato abbandonato in uno stato di distruzione, con interi villaggi annientati, migliaia di persone decedute, prigionieri, campi di concentramento e rifugiati in tutto il paese.
Sconfiggere il business della droga era l’obiettivo più pubblicizzato dell’intera Guerra al terrore americana, ma il risultato e gli obiettivi della campagna erano completamente diversi. Nelle mani della coalizione occidentale, l’Afghanistan si è trasformato nel principale produttore mondiale di droga. Gli USA e il business della droga si sono intrecciati sin dalla fine del secondo conflitto mondiale. Per Washington, la droga è stata a lungo un elemento strutturale della politica estera, oltre all’enorme mercato nero mondiale che alimenta l’economia “legittima” dell’Occidente… Un dollaro destinato al commercio della droga rende fino a $12.000, nella migliore delle ipotesi. Il costo dell’eroina afgano aumenta nettamente man mano che ci si sposta a nord del Paese – in Pakistan ammonta a circa $650 al chilo, $1.200 in Kyrgyzstan, raggiungendo i $70 al grammo nella città di Mosca. Un chilo di eroina equivale a 200.000 dosi e una dipendenza disperata inizia dopo 3 o 4 dosi.

Il capitale “legittimo” sarebbe temporaneamente insostenibile senza il trascinante mercato nero globale. Entrambi i componenti dell’economia mondiale sono incentrati sugli Stati Uniti. Washington è consapevole che la produzione di droga può essere messa in atto solo dopo aver soddisfatto il requisito principale, cioè che gli utili finali non creino un effetto a cascata sul produttore. Diversamente, il mercato nero si sgretolerebbe all’istante. La mafia che gestisce il traffico di droga in linea riesce ad ottenere il 90% dei ricavi dall’eroina. Accanto ad altri soggetti coinvolti nel traffico, coloro che lavorano la materia prima ricevono il 2% del guadagno, gli agricoltori di papavero il 6% e i commercianti di oppio il 2%. La produttività del mercato nero utilizza anche aree coltivate a prezzi marginali. Promuovere un conflitto armato nella zona agricola è il modo più semplice per attenuare i costi richiesti dagli agricoltori, considerando che le armi sono la merce con più alto valore equivalente. La formula è che più sanguinoso è il conflitto e più alti sono i ricavi dalle vendite di armi e droga. L’instabilità, associata al controllo del disordine, rappresenta il motore del mercato nero. I due fattori armonizzano la domanda e l’offerta, tuttavia per assottigliare i costi e non avere difficoltà occorre diffondere aspirazioni separatiste. Il comandante della situazione dovrebbe impegnarsi con gruppi etnici, clan o fazioni religiose piuttosto che con enti statali.

L’Afghanistan ha distribuito un totale di circa 50 tonnellate di oppio durante la metà degli anni ’80, ma la cifra è balzata a 600 tonnellate entro il 1990, un anno dopo il ritiro dei sovietici. Dopo aver sequestrato il 90% del territorio afgano e preso controllo della coltivazione di papavero locale, i talebani si sono scrollati di dosso la presa della CIA e del dipartimento di Stato americano, causando la perdita della quota statunitense dei circa 130 miliardi di dollari di profitto che la mafia poteva ottenere se le forniture venivano incanalate con successo in Asia centrale. Riprendere il controllo della produzione di eroina dal potere dei talebani era l’obiettivo fondamentale dietro la campagna statunitense in Afghanistan. Al momento la missione è compiuta, gran parte dell’eroina viene acquistata e trasmessa dalla CIA e dal Pentagono ad altri paesi. Dopo aver costruito le basi militari in Kyrgyzstan, Uzbekistan e Tagikistan e insediato il governo di H. Karzai, Washington ha aperto nuove rotte di approvvigionamento, eliminando i concorrenti e facendo sì che la capacità degli stabilimenti di trasformazione dell’oppio in eroina non siano mai privi di lavoro.

Al momento, l’Afghanistan rappresenta il 75% del mercato globale di eroina, l’80% del mercato europeo e il 35% del mercato statunitense. Circa il 65% del rifornimento di droga dell’Afghanistan attraversa l’Asia centrale post-sovietica e anche se questa disposizione sarà leggermente modificata, il traffico persisterà anche dopo il ritiro della coalizione occidentale dall’Afghanistan. L’alleanza criminale tra la CIA e i talebani è un fatto noto e non svanirà. Attualmente, i gruppi criminali albanesi del Kosovo possiedono un ruolo di primo piano nel commercio internazionale della droga. L’indipendenza del Kosovo dalla Serbia ha permesso agli Stati Uniti di pianificare un nuovo punto di appoggio per il business della droga, con particolare riguardo all’Europa. Oltre un milione di albanesi risiedono in Europa occidentale e la maggior parte di loro sopravvive grazie a diversi affari illegali, soprattutto quello della droga. Senza dubbio, gli Stati Uniti hanno deliberatamente presentato all’Europa un problema che d’ora in poi aumenterà.

Secondo l’agenzia anti-narcotici russa, circa 100.000 persone in tutto il mondo – più di quante uccise dall’esplosione nucleare che distrusse Hiroshima – muoiono ogni anno a causa degli stupefacenti provenienti dall’Afghanistan. In questo contesto, in Russia, il bilancio è di circa 30.000 vittime. L’agenzia russa sul controllo della droga afferma che la produttività è raddoppiata negli ultimi dieci anni e ad oggi il 90% delle dosi di droga consumate globalmente – un totale di 7 miliardi – rappresentano eroina. La tossicodipendenza sta invadendo l’odierna Russia e nel mix con l’abuso di alcool sta mettendo in pericolo l’esistenza stessa della nazione. La Russia è molto attiva nell’incoraggiare la lotta internazionale contro la droga – il Ministro degli esteri S. Lavrov, per esempio, ha ricordato al forum anti-droga 2010 che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite osserva il problema della droga come una minaccia alla pace e alla sicurezza globale. Il suo punto di vista era che il mandato della coalizione in Afghanistan dovrebbe essere aggiornato per includere delle misure ben più robuste, incluso lo sradicamento dei campi di oppio e lo smantellamento delle fabbriche di droga. I passi per contrastare la produzione di stupefacenti in Afghanistan dovrebbero essere altrettanto decisi di quelli scattati in America Latina contro il traffico di cocaina, afferma Lavrov sottolineando anche, che un coordinamento in tempo reale tra la Russia e la NATO, lungo il confine con l’Afghanistan, potrebbe essere di grande aiuto. Mosca ha mandato per anni segnali in merito, ma l’atteggiamento della NATO sembra essere impassibile.

Il capo dell’agenzia russa del controllo della droga V. Ivanov ha affermato nel 2010 che la Russia ha fornito delle informazioni riservate agli Stati Uniti e all’amministrazione afgana riguardo 175 stabilimenti di droga in Afghanistan, eppure nessuno di questi è stato smantellato. I fondi continuano quindi ad accumularsi sui conti bancari di coloro che gestiscono questi traffici ed è chiaro che questa condizione richiede un fronte anti-narcotico molto più ampio. Mosca perderà solo tempo e vedrà sempre più russi morire se attende una mossa dell’Occidente per sottoscrivere tali iniziative. È giunto il momento di adottare misure drastiche contro coloro che diffondono la morte confezionata in dosi.

Versione originale:

Dimitry Sedov
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2012/08/05/drugs-an-instrument-of-global-policy.html
5.08.2012

Versione italiana:

Fonte: http://www.geopolitica-rivista.org
Link: http://www.geopolitica-rivista.org/18750/la-droga-uno-strumento-di-politica-globale/
28.08.2012

Traduzione a cura di Angela De Martiis

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Nessun riscaldamento anomalo, meno che meno di origine antropica


GLI SCIENZIATI ITALIANI SMASCHERANO LA BUFALA DELL’UOMO RESPONSABILE DEL RISCALDAMENTO GLOBALE (FATE LEGGERE A GRETA!)
Un centinaio di scienziati rivolgono una petizione ai politici per non aderire alla propaganda ambientalista (tra i firmatari Uberto Crescenti e Antonino Zichichi)
di Riccardo Cascioli

È di grande importanza la petizione firmata da decine di scienziati italiani che demolisce la teoria del riscaldamento globale antropico. Finalmente in tanti trovano il coraggio di sfidare il Potere e dire apertamente ciò che fino a poco tempo fa soltanto in pochi avevano il coraggio di affermare. La teoria del riscaldamento globale antropico è una truffa ideologica e segna l’asservimento della scienza alla politica.
Due sono gli aspetti che vale la pena sottolineare, oltre a quelle nozioni elementari che smontano la vulgata corrente sui cambiamenti climatici e che sono facilmente verificabili.
Il primo aspetto è la richiesta iniziale di serie politiche contro l’inquinamento. Seppure la lotta contro i cambiamenti climatici si combatta in nome della difesa dell’ambiente, la verità è che proprio queste battaglie danneggiano l’ambiente. Perché concentrano enormi risorse su obiettivi fasulli e così facendo si dimenticano i veri problemi ambientali. Ci sono conoscenze scientifiche disponibili per limitare l’emissione di veri inquinanti, ci dicono gli scienziati, ma vengono ignorate per questa caccia alla CO2. Trattare l’anidride carbonica (CO2) da pericoloso elemento inquinante è una grave distorsione della realtà, eppure oggi tutte le risorse, umane ed economiche, vengono concentrate su questo obiettivo nella convinzione (illusoria) che questo freni l’aumento delle temperature.
Si conferma cioè che questo ambientalismo è nemico dell’ambiente.
Il secondo aspetto da sottolineare si ricava dall’appello finale. Il principale obiettivo delle campagne contro i cambiamenti climatici sono i combustibili fossili, cioè la principale fonte energetica mondiale (costituiscono l’86% circa dell’energia consumata globalmente). Checché ne dica la propaganda ecologista, non c’è alcuna possibilità che queste fonti energetiche nei decenni a venire siano sostituite dalle energie rinnovabili, in particolare sole e vento. Una transizione energetica violenta, che si vorrebbe imporre brandendo la minaccia della catastrofe climatica, può solo provocare una crisi energetica mondiale. Il che vuol dire l’impoverimento dei paesi industrializzati e l’impedimento allo sviluppo dei paesi poveri. E non sarebbe un effetto collaterale, ma esattamente l’obiettivo che certi movimenti si prefiggono, perché considerano l’uomo una iattura per la Terra, per cui si fa di tutto per rendergli la vita difficile e sconsigliata.
Questo ambientalismo infatti, prima che nemico dell’ambiente, è nemico dell’uomo.
La cosa però più drammatica in tutto questo è constatare che la Chiesa o, meglio, i suoi attuali vertici, si sono messi alla guida di questo movimento distruttivo. La Chiesa, che fino a pochi anni fa, rappresentava l’ultimo baluardo a difesa della dignità umana contro la potenza e la violenza di un potere disumanizzante, oggi sembra passata armi e bagagli dall’altra parte, addirittura rappresenta la principale spinta morale all’adozione di politiche ecologiste estreme.
L’impostazione del prossimo Sinodo dell’Amazzonia è l’esempio più eclatante di questa deriva che lascia l’uomo indifeso e tradito.
Ben vengano allora iniziative come questa degli scienziati italiani, che peraltro si uniscono a tanti altri scienziati nel mondo che da anni stanno cercando di spiegare la follia di questo fanatismo climatico. Se c’è un grido di allarme da ascoltare è proprio questo.

Nota di BastaBugie: ecco il documento completo pubblicato a Roma il 17 giugno 2019. Alla fine il comitato promotore e i firmatari.

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Consiglio

PETIZIONE SUL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPICO
I sottoscritti, cittadini e uomini di scienza, rivolgono un caloroso invito ai responsabili politici affinché siano adottate politiche di protezione dell’ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche. In particolare, è urgente combattere l’inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore. A tale proposito è deplorevole il ritardo con cui viene utilizzato il patrimonio di conoscenze messe a disposizione dal mondo della ricerca e destinate alla riduzione delle emissioni antropiche inquinanti diffusamente presenti nei sistemi ambientali sia continentali che marini.
Bisogna però essere consapevoli che l’anidride carbonica di per sé non è un agente inquinante. Al contrario essa è indispensabile per la vita sul nostro pianeta.
Negli ultimi decenni si è diffusa una tesi secondo la quale il riscaldamento della superficie terrestre di circa 0.9°C osservato a partire dal 1850 sarebbe anomalo e causato esclusivamente dalle attività antropiche, in particolare dalle immissioni in atmosfera di CO2 proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Questa è la tesi del riscaldamento globale antropico promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite, le cui conseguenze sarebbero modificazioni ambientali così gravi da paventare enormi danni in un imminente futuro, a meno che drastiche e costose misure di mitigazione non vengano immediatamente adottate. A tale proposito, numerose nazioni del mondo hanno aderito a programmi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e sono pressate, anche da una martellante propaganda, ad adottare programmi sempre più esigenti dalla cui attuazione, che comporta pesanti oneri sulle economie dei singoli Stati aderenti, dipenderebbe il controllo del clima e, quindi, la “salvezza” del pianeta.
L’origine antropica del riscaldamento globale è però una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici, cioè complessi programmi al computer, chiamati General Circulation Models. Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che i modelli non sono in grado di riprodurre. Tale variabilità naturale spiega una parte consistente del riscaldamento globale osservato dal 1850. La responsabilità antropica del cambiamento climatico osservato nell’ultimo secolo è quindi ingiustificatamente esagerata e le previsioni catastrofiche non sono realistiche.
Il clima è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, per cui occorre affrontarlo con metodi adeguati e coerenti al suo livello di complessità. I modelli di simulazione climatica non riproducono la variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni. Questi si sono ripetuti ogni mille anni circa e includono il ben noto Periodo Caldo Medioevale, il Periodo Caldo Romano, ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene. Questi periodi del passato sono stati anche più caldi del periodo presente, nonostante la concentrazione di CO2 fosse più bassa dell’attuale, mentre sono correlati ai cicli millenari dell’attività solare. Questi effetti non sono riprodotti dai modelli.
Va ricordato che il riscaldamento osservato dal 1900 ad oggi è in realtà iniziato nel 1700, cioè al minimo della Piccola Era Glaciale, il periodo più freddo degli ultimi 10.000 anni (corrispondente a quel minimo millenario di attività solare che gli astrofisici chiamano Minimo Solare di Maunder). Da allora a oggi l’attività solare, seguendo il suo ciclo millenario, è aumentata riscaldando la superficie terrestre. Inoltre, i modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni. Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l’aumento previsto dai modelli di circa 0.2°C per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica che è stata sporadicamente interrotta dalle rapide oscillazioni naturali dell’oceano Pacifico equatoriale, conosciute come l’El Nino Southern Oscillations, come quella che ha indotto il riscaldamento momentaneo tra il 2015 e il 2016.
Gli organi d’informazione affermano anche che gli eventi estremi, come ad esempio uragani e cicloni, sono aumentati in modo preoccupante. Viceversa, questi eventi, come molti sistemi climatici, sono modulati dal suddetto ciclo di 60 anni. Se ad esempio si considerano i dati ufficiali dal 1880 riguardo i cicloni atlantici tropicali abbattutisi sul Nord America, in essi appare una forte oscillazione di 60 anni, correlata con l’oscillazione termica dell’Oceano Atlantico chiamata Atlantic Multidecadal Oscillation. I picchi osservati per decade sono tra loro compatibili negli anni 1880-90, 1940-50 e 1995-2005. Dal 2005 al 2015 il numero dei cicloni è diminuito seguendo appunto il suddetto ciclo. Quindi, nel periodo 1880-2015, tra numero di cicloni (che oscilla) e CO2 (che aumenta monotonicamente) non vi è alcuna correlazione.
Il sistema climatico non è ancora sufficientemente compreso. Anche se è vero che la CO2 è un gas serra, secondo lo stesso IPCC la sensibilità climatica ad un suo aumento nell’atmosfera è ancora estremamente incerta. Si stima che un raddoppio della concentrazione di CO2 atmosferica, dai circa 300 ppm preindustriali a 600 ppm, possa innalzare la temperatura media del pianeta da un minimo di 1°C fino a un massimo di 5°C. Questa incertezza è enorme. In ogni caso, molti studi recenti basati su dati sperimentali stimano che la sensibilità climatica alla CO2 sia notevolmente più bassa di quella stimata dai modelli IPCC.
Allora, è scientificamente non realistico attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella indotta dal sole, dalla luna, e dalle oscillazioni oceaniche.
Infine, gli organi d’informazione diffondono il messaggio secondo cui, in ordine alla causa antropica dell’attuale cambiamento climatico, vi sarebbe un quasi unanime consenso tra gli scienziati e che quindi il dibattito scientifico sarebbe chiuso. Tuttavia, innanzitutto bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata.
In ogni caso, lo stesso preteso consenso non sussiste. Infatti, c’è una notevole variabilità di opinioni tra gli specialisti – climatologi, meteorologi, geologi, geofisici, astrofisici – molti dei quali riconoscono un contributo naturale importante al riscaldamento globale osservato dal periodo preindustriale ed anche dal dopoguerra ad oggi. Ci sono state anche petizioni sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno espresso dissenso con la congettura del riscaldamento globale antropico. Tra queste si ricordano quella promossa nel 2007 dal fisico F. Seitz, già presidente della National Academy of Sciences americana, e quella promossa dal Non-governmental International Panel on Climate Change (NIPCC) il cui rapporto del 2009 conclude che «La natura, non l’attività dell’Uomo governa il clima».
In conclusione, posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima.

COMITATO PROMOTORE
1. Uberto Crescenti, Professore Emerito di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara, già Magnifico Rettore e Presidente della Società Geologica Italiana.
2. Giuliano Panza, Professore di Sismologia, Università di Trieste, Accademico dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, Premio Internazionale 2018 dell’American Geophysical Union.
3. Alberto Prestininzi, Professore di Geologia Applicata, Università La Sapienza, Roma, già Scientific Editor in Chief della rivista internazionale IJEGE e Direttore del Centro di Ricerca Previsione e Controllo Rischi Geologici.
4. Franco Prodi, Professore di Fisica dell’Atmosfera, Università di Ferrara.
5. Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica, Università di Modena; Movimento Galileo 2001.
6. Mario Giaccio, Professore di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara, già Preside della Facoltà di Economia.
7. Enrico Miccadei, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara
8. Nicola Scafetta, Professore di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia, Università Federico II, Napoli.

FIRMATARI
9. Antonino Zichichi, Professore Emerito di Fisica, Università di Bologna, Fondatore e     Presidente del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana di Erice.
10. Renato Angelo Ricci, Professore Emerito di Fisica, Università di Padova, già    Presidente della Società Italiana di Fisica e della Società Europea di Fisica;     Movimento Galileo 2001
11. Aurelio Misiti, Professore di Ingegneria sanitaria-Ambientale, Università LaSapienza di Roma, già Preside della Facoltà di Ingegneria, già Presidente del Consiglio Superiore ai Lavori Pubblici.
12. Antonio Brambati, Professore di Sedimentologia, Università di Trieste, Responsabile Progetto Paleoclima-mare del PNRA, già Presidente Commissione Nazionale di Oceanografia.
13. Cesare Barbieri, Professore Emerito di Astronomia, Università di Padova.
14. Sergio Bartalucci, Fisico, Presidente Associazione Scienziati e Tecnolgi per la Ricerca Italiana.
15. Antonio Bianchini, Professore di Astronomia, Università di Padova.
16. Paolo Bonifazi, già Direttore Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario, Istituto Nazionale Astrofisica.
17. Francesca Bozzano, Professore di Geologia Applicata, Università Sapienza di Roma, Direttore del Centro di Ricerca CERI.
18. Marcello Buccolini, Professore di Geomorfologia, Università Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
19. Paolo Budetta, Professore di Geologia Applicata, Università di Napoli.
20. Monia Calista, Ricercatore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
21. Giovanni Carboni, Professore di Fisica, Università Tor Vergata, Roma; Movimento Galileo 2001.
22. Franco Casali, Professore di Fisica, Università di Bologna e Accademia delle Scienze di Bologna.
23. Giuliano Ceradelli, Ingegnere e climatologo, ALDAI.
24. Domenico Corradini, Professore di Geologia Storica, Università di Modena.
25. Fulvio Crisciani, Professore di Fluidodinamica Geofisica, Università di Trieste e Istituto Scienze Marine, Cnr, Trieste.
26. Carlo Esposito, Professore di Telerilevamento, Università La Sapienza, Roma.
27. Mario Floris, Professore di Telerilevamento, Università di Padova.
28. Gianni Fochi, Chimico, Scuola Normale Superiore di Pisa; giornalista scientifico.
29. Mario Gaeta, Professore di Vulcanologia, Università La Sapienza, Roma.
30. Giuseppe Gambolati, Fellow della American Geophysica Union, Professore di Metodi Numerici, Università di Padova.
31. Rinaldo Genevois, Professore di Geologia Applicata, Università di Padova.
32. Carlo Lombardi, Professore di Impianti nucleari, Politecnico di Milano.
33. Luigi Marino, Geologo, Centro Ricerca Previsione e Controllo Rischi Geologici, Università La Sapienza, Roma.
34. Salvatore Martino, Professore di Microzonazione sismica, Università La Sapienza, Roma.
35. Paolo Mazzanti, Professore di Interferometria satellitare, Università La Sapienza, Roma.
36. Adriano Mazzarella, Professore di Meteorologia e Climatologia, Università di Napoli.
37. Carlo Merli, Professore di Tecnologie Ambientali, Università La Sapienza, Roma.
38. Alberto Mirandola, Professore di Energetica Applicata e Presidente Dottorato di Ricerca in Energetica, Università di Padova.
39. Renzo Mosetti, Professore di Oceanografia, Università di Trieste, già Direttore del Dipartimento di Oceanografia, Istituto OGS, Trieste.
40. Daniela Novembre, Ricercatore in Georisorse Minerarie e Applicazioni Mineralogiche-petrografiche, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
41. Sergio Ortolani, Professore di Astronomia e Astrofisica, Università di Padova
42. Antonio Pasculli, Ricercatore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
43. Ernesto Pedrocchi, Professore Emerito di Energetica, Politecnico di Milano.
44. Tommaso Piacentini, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
45. Guido Possa, Ingegnere nucleare, già Vice Ministro Miur.
46. Mario Luigi Rainone, Professore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara.
47. Francesca Quercia, Geologo, Dirigente di ricerca, Ispra.
48. Giancarlo Ruocco, Professore di Struttura della Materia, Università La Sapienza, Roma.
49. Sergio Rusi, Professore di Idrogeologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
50. Massimo Salleolini, Professore di Idrogeologia Applicata e Idrologia Ambientale, Università di Siena.
51. Emanuele Scalcione, Responsabile Servizio Agrometeorologico Regionale Alsia, Basilicata.
52. Nicola Sciarra, Professore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
53. Leonello Serva, Geologo, Direttore Servizi Geologici d’Italia; Movimento Galileo 2001.
54. Luigi Stedile, Geologo, Centro Ricerca Revisione e Controllo Rischi Geologici, Università La Sapienza, Roma.
55. Giorgio Trenta, Fisico e Medico, Presidente Emerito dell’Associazione Italiana di Radioprotezione Medica; Movimento Galileo 2001.
56. Gianluca Valenzise, Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma.
57. Corrado Venturini, Professore di Geologia Strutturale, Università di Bologna.
58. Franco Zavatti, Ricercatore di Astronomia, Univesità di Bologna.
59. Achille Balduzzi, Geologo, Agip-Eni.
60. Claudio Borri, Professore di Scienze delle Costruzioni, Università di Firenze, Coordinatore del Dottorato Internazionale in Ingegneria Civile.
61. Pino Cippitelli, Geologo Agip-Eni.
62. Franco Di Cesare, Dirigente, Agip-Eni.
63. Serena Doria, Ricercatore di Probabilità e Statistica Matematica, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
64. Enzo Siviero, Professore di Ponti, Università di Venezia, Rettore dell’Università e- Campus.
65. Pietro Agostini, Ingegnere, Associazione Scienziati e Tecnolgi per la Ricerca Italiana.
66. Donato Barone, Ingegnere.
67. Roberto Bonucchi, Insegnante.
68. Gianfranco Brignoli, Geologo.
69. Alessandro Chiaudani, Ph.D. agronomo, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
70. Antonio Clemente, Ricercatore di Urbanistica, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
71. Luigi Fressoia, Architetto urbanista, Perugia.
72. Sabino Gallo, Ingegnere nucleare.
73. Daniela Giannessi, Primo Ricercatore, Ipcf-Cnr, Pisa.
74. Roberto Grassi, Ingegnere, Amministratore G&G, Roma.
75. Alberto Lagi, Ingegnere, Presidente di Società Ripristino Impianti Complessi Danneggiati.
76. Luciano Lepori, Ricercatore Ipcf-Cnr, Pisa.
77. Roberto Madrigali, Metereologo.
78. Ludovica Manusardi, Fisico nucleare e Giornalista scientifico, Ugis.
79. Maria Massullo, Tecnologa, Enea-Casaccia, Roma.
80. Enrico Matteoli, Primo Ricercatore, Ipcf-Cnr, Pisa.
81. Gabriella Mincione, Professore di Scienze e Tecniche di Medicina di Laboratorio, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.
82. Massimo Pallotta, Primo Tecnologo, Istituto Nazionale Fisica Nucleare.
83. Enzo Pennetta, Professore di Scienze naturali e divulgatore scientifico.
84. Franco Puglia, Ingegnere, Presidente CCC, Milano.
85. Nunzia Radatti, Chimico, Sogin.
86. Vincenzo Romanello, Ingegnere nucleare, Centro Ricerca, Rez, Repubblica Ceca.
87. Alberto Rota, Ingegnere, Ricercatore presso Cise e Enel.
88. Massimo Sepielli, Direttore di Ricerca, Enea, Roma.
89. Ugo Spezia, Ingegnere, Responsabile Sicurezza Industriale, Sogin; Movimento Galileo 2001.
90. Emilio Stefani, Professore di Patologia vegetale, Università di Modena.
91. Umberto Tirelli, Visiting Senior Scientist, Istituto Tumori d’Aviano; Movimento Galileo 2001.
92. Roberto Vacca, Ingegnere e scrittore scientifico.

Titolo originale: A difesa dell’uomo e dell’ambiente
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-06-2019
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Orrori italiani

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Il partito dei dementi e il primo imam divenuto papa

 

di Aldo Grandi

Anche all’interno del partito dei dementi c’è qualche voce fuori dal coro che cerca di far capire come stia andando incontro a un vero e proprio suicidio politico. Tutta la Sinistra, ma a beneficiarne è solo quella antagonista e dei centri (a)sociali, non sa più dove sbattere la testa e quando si getta sul fantasma del fascismo risorgente quando, poi, si butta a capofitto sulla questione immigrati-naufraghi-rifugiati-clandestini leccando il fondoschiena a gente come la Carola alla quale noi non affideremmo nemmeno la custodia di un criceto intento a correre sulla ruota dentro una gabbia.

Un partito, quello dei dementi, che non avendo alcunché di nuovo e originale da proporre, si accoda ad una ragazza la quale dice apertamente di essere nata tedesca, figlia di ricchi e bianca, di essere per nulla o poco teutonica, ma, soprattutto, europeista. Insomma, quello che dovrebbe essere un partito pronto a prendere in mano le redini del paese, non trova di meglio che abbracciare le Ong che pattugliano il Mediterraneo non in cerca di naufraghi, ma pronte a raccattare chiunque si trovi sopra un guscio di noce anche se non in pericolo di morte. Ci prendono per il culo con la scusa del naufragio, ridicoli, dementi e anche bastardi. Ma a credergli sono solo i giornalisti cresciuti a pane e Ideologia che, purtroppo, proliferano da sempre alle corti dei padroni verniciati di rosso con il portafoglio bello gonfio e il Rolex al polso.

Noi, è bene capirci, non crediamo assolutamente al rischio naufragio e al fatto che chiunque, cani e porci compresi, debba essere salvato solo perché sceglie, di propria volontà, di avventurarsi nelle acque di un mare che, in fondo e a pensarci bene, non è uno stagno né un torrente di campagna. Noi che, nostro malgrado, siamo nati a Livorno, una delle città più devastate dai colori di una Sinistra sguaiata e senza alcun senso di appartenenza che non sia quello del non far niente per programmare e far progredire il futuro, sappiamo da sempre, per esserci cresciuti, che se poggiamo le chiappe, durante una mareggiata, sugli scogli di Calafuria e di Romito è possibile anzi, probabile, che un’onda – assassina? No, imbecilli noi – ci trascini in mare e addio a tutti. Sappiamo anche, come dicevano i nostri nonni, che l’acqua del mare non la puoi bere tutta e che il mare è traditore. Non serve e non è mai servita alcuna laurea per comprendere che avventurarsi in mare su un gommone o su una barchetta senza sapere nemmeno, magari, nuotare, non è un rischio, ma una certezza: quella di finire in pasto ai pesci.

Eppure, questi soloni dei quotidiani d’opinione, quelli che una volta vendevano 1 milione di copie perché regalavano anche la mamma del porco e che adesso, al massimo, sono buoni solo per pulirsi il fondoschiena, sono tutti lì a spiegarci, insieme all’unico Imam vestito di bianco riuscito a diventare papa, che la colpa di tutto ciò è nostra, di noi che mangiamo tre e perché no?, anche quattro e cinque volte al giorno – come gli inglesi di fascistica memoria, ricordate? – di noi che pensiamo solo a guadagnare perché, infatti, se non ci pensiamo c’è papa-Imam Francesco pronto ad aiutarci, di noi che siamo ambiziosi e aspiriamo a qualcosa di più che non il semplice stare stravaccati senza fare nulla da mane a sera, di noi che pensiamo al futuro dei nostri – per chi ce l’ha – figli, di noi che invece di prendere in affitto l’utero di qualcuna o di chiedere adozioni anche per gay, transex, lesbo, queen e chi più ne ha più ne metta, riteniamo che la famiglia sia una e una soltanto e che soltanto quella abbia il diritto di poter allevare dei figli.

Ecco, queste merde per le quali tutto è relativo perché niente è assoluto, per le quali la cultura ha ogni diritto e la natura soltanto doveri, vorrebbero dare origine a una società senza differenze, senza identità, anche senza sesso, senza appartenenza, senza confini, senza stati, senza reati, dove ognuno sia libero di drogarsi, di fare sesso con chiunque, anche con chi, vedi un gran numero di seguaci dell’imam di cui sopra, è solo un bambino o, al massimo, un/una adolescente. E poi hanno il coraggio di lamentarsi se l’Islam fa seguaci. A noi la tessera please…

Ma siamo certi e ci auguriamo che non ci sarà bisogno di convertirsi all’Islam – meglio, allora, all’ebraismo – per salvare l’umanità dall’annichilimento cui vogliono condurla i fautori del partito dei dementi con tutto il seguito di idioti, senzadio, tossici, disgraziati, corrotti, depravati, extraparlamentari e via di questo passo.

Noi crediamo che la maggior parte degli italiani abbia, finalmente, capito, che la Sinistra con il Pd in testa, vuole ridurre questa povera Italia in una filiale dell’Africa subsahariana anzi, in una replica del Sudafrica di tale Nelson Mandela, uno stato dove, oggi, il razzismo c’è, ma alla rovescia e i bianchi sono costretti a guardarsi le spalle perché è alto il rischio di finire sdraiati per terra e non alzarsi più. Già, ma nero e negro fanno tanto chic e poi vuoi mettere? Per secoli i bianchi hanno ammazzato i neri, se anche oggi succede alla rovescia chissenefrega, noi tanto, dicono a Sinistra, siamo con loro. Va a finire che si tingeranno la pelle come un certo Michael Jackson, ma al contrario.

Guardate Lucca, una città che questa giunta di Sinistra con a capo un certo mister Tambellin Man ha ridotto in uno stato pietoso, dove l’accattonaggio molesto è diventato lo sport più praticato e il regolamento per il decoro urbano approntato dal figlio del notaio non è buono nemmeno come carta da cesso non essendoci più traccia di decoro tantomeno urbano.

Noi non abbassiamo la testa, non ci facciamo condizionare da una Sinistra che pretende di detenere cultura e sapienza mentre, in realtà e al nostro cospetto, al massimo possiede il gusto dell’ignoranza e dell’assenza di ogni buonsenso. Noi diciamo a tutti coloro che ci leggono che fino a quando avremo fiato in gola, ma, in particolare, energia elettrica per il Pc – non partito comunista per favore – continueremo a combattere quello che riteniamo essere il cancro più spaventoso e pericoloso oltreché inguaribile di questa nostra umanità: l’annullamento di ogni differenza in nome di un Pensiero Unico Dominante che releghi l’essere umano alle stesse dimensioni di un atomo e nulla più.

Quanto all’Unione Europea e agli altri organismi sovranazionali che dirigono le sorti dei popoli con uno spostamento di capitali, diciamo chiaro e tondo che arriverà un giorno in cui, se continueremo a riempire il recipienti fino a farlo traboccare, anche il denaro non servirà più a niente e per difendersi occorrerà fare affidamento solamente su se stessi.

www.lagazzettadilucca.it

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No al genocidio dell’Uomo Bianco

Boicottare questa oscenità, che contiene un attacco contro l’uomo bianco, nel progetto generale della sua cancellazione etnica, culturale e soprattutto della sua capacità tecnologica, da soppiantare con le razze negroidi del sud del mondo, che godono ora di una enorme pubblicità sui media, nella moda, nel cinema, nei cartoni animati, negli spot pubblicitari, ecc. dove si esalta all’inverosimile il meticciato  (e i suoi presunti “valori” = caos sociale e genocidio dell’uomo bianco), perseguito in Europa con continue deportazioni di giovani maschi negri dall’Africa, spacciate per azioni umanitarie a beneficio degli idioti.
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Il testo originale dell’Iliade:

“Allora Achille tagliò i suoi BIONDI riccioli e li pose sul corpo di Patroclo… ”

Abbiamo un’immagine di Achille su Netflix…

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/sirenetta-disney-risponde-social-critiche-su-halle-bailey-1722868.html

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Konare

Konare: ”Non è immigrazione, è deportazione di massa. Assassini”

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foto facebook

Mouhamed Konare, leader del movimento panafricanista, scrive su Facebook: “Ci sarà qualcuno che ha il coraggio di aprire un dibattito sulle cause de L’IMMIGRAZIONE di massa che in realtà è una deportazione di massa.. una nuova tratta dagli uomini dal capitalismo criminale..
Certamente no..

Perché siete tutti complici e sottomessi (politici, gionalisti, i cosiddetti intellettuali).. i crimini contro l’umanità perpetrati in Africa e nel mondo da questa oligarchia criminale che non è altro che il potere feudale occidentale che elaborò la tratta degli africani, i lavori forzati, la colonizzazione e il neocolonialismo..

Sarete dannati voi e la vostra discendenza per l’eternità..
ASSASSINI.

Konaré.

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Magistratura italiana

Leggo dal quotidiano “La Verità” del 5 VII 2019, a pag  7 una delle intercettazioni delle telefonate che si facevano tra loro membri dell ‘Associazione Nazionale Magistrati, intercettate a maggio di quest’anno: “(Palamara)…io dovevo andare contro Berlusconi”, riferito all’anno 2008, quando Berlusconi era stato appena eletto, mentre l’intercettato era eletto ai vertici dell’Anm quello stesso anno. Quindi la condizione per scalare allora i vertici di questo sindacato era il dover andare contro Berlusconi. Quest’ultimo, dunque, quando per anni ha denunciato accanimento giudiziario nei propri confronti per provocarne la fine politica, AVEVA RAGIONE. Nei giorni in cui sono stati interecettati, questi signori magistrati stavano orchestrando, col solito metodo, la nomina alla procura di Roma di Marcello Viola. “Evidentemente il nuovo Berlusconi è Matteo Salvini” (Ivi, pag 7). Non proviamo neppure a dire che fanno spudoratamente politica .

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Sperona la Guardia di Finanza: condannato. Ma non si chiamava Carola

“Così, giusto per sapere…”, scrive Salvini su Facebook.
“Sentenza di condanna a 16 mesi di carcere a un uomo che speronò una motovedetta della Guardia di Finanza, considerata nave da guerra.
Ma quella persona non si chiamava Carola.”

Fonte: Matteo Salvini – Instagram

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