“Forget the rules, just have fun”. Virus mentali nel circuito di idee di un popolo, al fine di troncarne le radici che lo uniscono al sapere dei Padri

Paolo De Bernardi

(articolo complementare a “Fenomenologia dell’individuo globalizzato” https://debernardi.wordpress.com/2018/08/15/4355/)

Forget the rules, just have fun”. Questo motto lo incontro per caso sulla copertina della rivista di moda “Vogue”, mi pare del mese di ottobre 2018. L’ho memorizzato perchè ha la straordinaria capacità di sintetizzare in pochissime parole il principio guida che regge il sistema di “valori” dei paesi occidentali negli ultimi due secoli. O se volete, esso incarna il principio apripista di tanti movimenti politici, culturali, artistici e d’avanguardia che hanno poi permeato tanti aspetti della vita quotidiana dei popoli occidentali: educazione scolastica, educazione familiare, principi della terapia psicologica, psicanalitica e delle riabilitazioni psichiatriche. Certo, sulla rivista menzionata il motto compare in un contesto di moda-costume, sotto la foto di Lady Gaga, nota icona di Hollywood, idolo di tantissimi giovani e non. Hollywood è una fucina “culturale” non da poco, con una influenza enorme, non solo nei paesi occidentali, ma ormai in quasi tutto il mondo ed ha una sua precisa “filosofia”, che questo motto sintetizza alla perfezione. La traduzione è la seguente: “Dimentica le regole e pensa solo a divertirti”.

1 Prendiamo ad esempio il caso della premiazione internazionale del mestiere del docente (Varkey Foundation, promotrice del premio Global Teacher Prize, con sede a Dubai). Quali sono i criteri per stabilire il valore di un docente, farne una graduatoria e infine una premiazione? In che consiste questo metodo didattico vincente? In che consistono queste innovazioni? Eccone alcune: ( https://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/12/news/una_professoressa_da_nobel_ecco_l_unica_italiana_finalista_al_premio_come_migliore_docente_del_mondo-183915273/) nella nuova metodologia vincente sono i ragazzi stessi che si correggono i compiti tra loro (non lo fa più l’insegnante); quel che resta della figura del docente spiega la matematica attraverso il teatro (sic! have fun!). Per assegnare i voti non si fa più la media matematica.https://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/12/news/una_professoressa_da_nobel_ecco_l_unica_italiana_finalista_al_premio_come_migliore_docente_del_mondo-183915273/ “Oggi diamo un riconoscimento a insegnanti che hanno saputo fare scuola oltre la scuola, aprendo alle studentesse e agli studenti mondi e orizzonti non tradizionali” (forget the rules), dice la Ministra dell’Istruzione Fedeli nel 2017. Se avete capito i criteri guida per l’assegnazione del premio di miglior insegnante  d’Italia o del mondo (sic!), allora sapete che per vincere dovete insegnare togliendo la cattedra, sedervi tra i banchi coi ragazzi, non facendovi dare del “lei” ma del “tu” e insegnando avvalendovi di brani musicali rock o del genere rapper (have fun), per veicolare i contenuti culturali e ottenere la formazione.

2 E le avanguardie artistiche? Che cos’è che le fa avanguardie e poi rinomate e pluripremiate? Qui è molto più facile vedere come il principio del “forget the rules, just have fun” faccia da guida all’avvento di tanti movimenti artistici nel Novecento. Da “Die Bruecke” attraverso Cubismo, Dadaismo, Surrealismo si arriva fino alla Pop Art e alle scenpiaggini contemporanee, che deturpano le piazze e i giardini delle nostre città, inesorabile esito di un’ideologia che doveva “distruggere per ricostruire” (Nietzsche), procedendo a deformare colori, forme, figura umana; con esiti catastrofici sin dall’inizio, tanto da costringere, ad esempio, i cubisti a mettere sottotitoli alle loro “opere”, perchè risultavano incomprensibili. Qui, tutte le regole vengono dimenticate e sovvertite (forget the rules), da quelle prospettiche in generale ai canoni di bellezza nella raffigurazione umana. Le opere di molti di questi “artisti” sono talmente insulse che qualsiasi ragazzaccio in vena di burle può realizzarne di identiche al maestro, ingannando critici e mass media, come è accaduto per le teste di Modogliani nel 1984, il cui rinvenimento in un fosso fece ridere il mondo e divertire, dando loro momentanea fama, i monelli che le avevano scolpite. Non parliamo delle “opere” dei Burri ecc. E si arrivano a sovvertire perfino le regole del buon gusto e del pudore con “artisti”, che capita l’antifona, “innovano” mettendo in primo piano nella raffigurazione “artistica” latrine, spazzatura, giungendondo a mettere in vendita come “opera artistica” le proprie feci (trovando pure chi gliele compra). Ovviamente si produce un fenomeno di menzogna sociale generalizzata, dove tutti fingono apprezzamento per questi capolavori dell’arte contemporanea, che senza il valore che trovano nelle aste e senza il sostegno di tanto conformismo sociale si rivelerebbero per quel che sono: spazzatura. E comunque qui è evidente come già la semplice ossessione ideologica dello stravolgere le regole e le tradizioni ad ogni costo (con i penosi risultati che abbiamo) sia considerata tout-court “arte”. Non può essere arte quella che non metta in atto la cosidetta “provocazione”, che consiste nello stravolgimento delle norme, anche quelle del buon senso e del pudore, coi disgustosi risultati che sappiamo. Riconosco che vi sono stati esponenenti di queste avanguardie che sono stati veri maestri; ma sono stati talmente succubi di questo virus mentale del “distruggi a ogni costo per ricostruire” da aver accettato di produrre deformazioni, anziché opere d’arte, come avrebbero potuto fare.

3 Come si presenta l’elemento sovversivo e diseducativo nei cartoni animati per bambini, quelli che portano il marchio della regia satanista che li ha prodotti, ossia la costante presenza del teschio? Il bambino o il personaggio principale di questi cartoni è uno che si diverte e fa divertire (have fun) infrangendo tutte le regole e disubbidendo sistematicamente ai genitori (forget the rules). Il teppista delle violente gang minorili metropolitane che conosciamo è uno che ha avuto la sua “formazione” su questo genere di cartoni animati e/o su simili videogiochi.

4 Nella terapia psicanalitica o anche solo psicologica del giovane, il “terapeuta” imputa quasi sempre ai genitori la responsabilità del disagio del ragazzo. I genitori rappresentano le regole. Il ragazzo o la ragazza ovviamente sta male perchè oppressa dalle regole. I traumi psicologici se li procura in famiglia, mica altrove. Perciò ha bisogno di andare a vivere un periodo con un parente o con amici. Qui, dove non ci sono regole, tutte le sere a mezzanotte può andare in discoteca, luogo dell’assenza di regole per antonomasia (have fun), dove ci sono tanti alcolici e droghe e nessuno che si sogna di dire all’infelice che è meglio astenersi e andarsene da quel posto. La teoria psicologica o psicanalitica o la clinica psichiatrica, vittime di questo virus mentale, neppure si sognano di riconoscere patologie del comportamento legate all’assenza di regole e ovviamente non se ne contempla nessuna forma di terapia.

5 Che cosa dice la psicologa o la psicanalista a tua moglie? Come fa a superare il disagio e a rafforzare l’autostima? E’ ovvio, si deve emancipare da te, perchè rappresenti e poni le regole, come quando raccomandi di non spendere più di quello che si guadagna; o quando dici che non serve comprare un’auto da 35000 euro finché quella che abbiamo funziona, anche se vale solo 5000 euro. Raccomandare di non buttare le cose vecchie che si possono riparare incrina l’autostima. Lavare la verdura, sceglierla e poi cuocerla (si tratta di quella dell’orto dei suoceri o del vicino), con tutto il tempo e il lavoro che ci vogliono è roba da masochisti; meglio comprarla già cotta al supermercato o andare direttamente a mangiare al ristorante. Per guarire dalla depressione tua moglie si deve separare da te (non dal tuo portafoglio); ha bisogno di un concreto “forget the rules, just have fun”; di uscire con le amiche, con una carta di debito, senza troppi limiti di spesa.

6 Non parliamo dei messaggi, perlopiù satanisti della musica rock e simili. Lì il “forget the rules, just have fun” si concretizza non solo nell’esaltazione continua delle droghe e del suicidio, ma si istiga apertamente all’omicidio. Perché debbono esistere regole che proibiscono quest’ultima frontiera del divertimento esasperato e annoiato, sempre in cerca di nuovi confini del proibito da infrangere?

7 Nei film di Hollywood abbiamo il capolavoro di applicazione sistematica del principio del “forget the rules”, come marchio di innovazione, criterio di riconoscimento delle opere dotate di genio ed originalità, premiate con Oscar, Golden globe, ecc. E allora abbiamo una serie di film dove il personaggio principale “infrange i tabù” della società in cui ha sempre vissuto; nell’altro film si vede una moglie casalinga, come tale segnata da una vita fatta di regole e doveri, che, finalmente, se ne libera trovandosi come amante…ecc. E quando è il militare o un poliziotto a fare il personaggio principale, che fa? Ovvio infrange le regole naturali del suo personaggio e allora smette di avere come valore fondamentale dei suoi comportamenti la difesa della Patria e dei suoi confini (rules). Se Hollywood decide di sfornare un film avente come personaggio principale una suora che vive in un convento di clausura, provate a indovinare come sarà il copione? Indovinato…potete continuare da soli con gli esempi.

8 Sul piano letterario è altrettanto facile capire come si fa a vincere il noto premio letterario, dove la giuria quasi inconsciamente e meccanicamente, grazie al virus mentale di cui è affetta, premia il romanzo o la raccolta di poesie dove si racconta come un insegnante, quasi in pensione, si innamora (have fun) di una ragazzina di scuola media e quest’ultima, ecc.; oppure si racconta di come degli esploratori del deserto X, un bel giorno, ridotti alla fame, decidano di infrangere il tabù del cannibalismo, ecc. E poteva mancare il romanzo, strepitosamente innovativo, dove una madre depressa guarisce dalla depressione attraverso rapporti sessuali (have fun) incestuosi con il …ecc? E che dite dell’altra opera geniale dove un sacerdote decide di spretarsi e poi cambiare sesso e, attraverso esperienze anche di droga, arrivare a capire cose della vita (benefici del solo “to have fun”) che stando in una tonaca (rules) non arrivava a capire? Fermiamo qui la stucchevole e ripetitiva elencazione di modelli di opere letterarie destinate a vincere i maggiori premi del settore e a trovare ampia diffusione mediatica anche tra i più giovani. I quali, divenendo adulti e autori a loro volta di testi teatrali, favole per bambini, opere cinematografiche, non mancano di ripetere come robots il principio guida di ciò di cui si son nutriti culturalmente: forget the rules, just have fun. Ed eccoti l’opera teatrale rivoluzionaria, dove due dei personaggi principali si esprimono affettività vomitandosi addosso. Non volete premiare questa opera per la sua originalità ?

9 Evitiamo di toccare il settore moda dove quel principio conduce a forme di abbigliamento a dir poco ridicole. In nessuna epoca storica dell’Occidente, come l’odierna, proprio perchè governata da questo principio sovversivo, la nuova generazione si veste così indecentemente, con brache quasi calate e strappate che ostacolano perfino i movimenti di individui inetti, non solo all’autodifesa, ma perfino alla più elementare forma di lotta, che è quella per procacciarsi-produrre cibo. Animali da allevamento che non avvertono nessuna sconvenienza nel vestire in modo da avere limite e difficoltà di movimento, con l’aggiunta dell’indecenza estetica.

10 Sul piano alimentare il principio del “forget the rules, just have fun” si concretizza, come era da aspettarsi, in uno sconvolgimento delle norme fondamentali del prendere i pasti: si osserva un mangiare companatico senza pane (a che serve il pane?), come affettati mangiati da soli; oppure carne mangiata senza essere accompagnate da verdure, per puntare a mangiare solo ciò che piace, privilegiando con ciò solo i sapori salato-intenso e dolce, tanto dolce. Procedendo anche in questo a imitazione della scimmia, che cerca solo ciò che le piace. Una persona intelligente cerca di mangiare anche ciò che poco piace, ma che giova. Esempio: un minestrone di verdure con cicoria è un po’ amaro e poco piacevole al gusto, ma una persona un po’ intelligente 1 o 2 volte a settimana lo mangia lo stesso, perchè ripulisce il sangue e l’apparato digerente. Quando si mangia la bistecca, la regola-consuetudine vuole che sia accompagnata dall’insalata ed è cosa molto sensata e profonda dal punto di vista medico-igienico, in quanto il fegato viene aiutato dal verde della foglia nella faticosa digestione della carne; stessa funzione del pungente-amaro prezzemolo, anche stimolante della bile, ecc. Così la regola-consuetudine vuole che non si associno in un pasto pesce e latticini, perchè l’associazione è tossica. Il risultato del seguire ai pasti solo il ciò che piace è un livello di intossicazione elevato dell’organismo, con conseguente minore energia e lucidità (e diffusissima, ma non riconosciuta, dipendenza dallo zucchero, che rende le persone instabili emotivamente). Obiettivi raggiunti (dagli occulti belligeranti che lo hanno inoculato) mediante il virus mentale delforget the rules, just have fun”!

Il “divertimento” (have fun) si conferma un vero feticcio e un quasi imperativo, del sabato sera, della festa di Halloween, ecc; una vera risposta alla domanda “che senso ha la vita se non ci divertiamo?”. Il suo valore oggi è molto diverso da quello di un paio di generazioni fa, quando il divertimento era un semplice mezzo e non un fine, per alleviare la durezza delle fatiche quotidiane, consacrate al benessere della famiglia, della comunità o della Nazione. Insomma un paio di generazioni fa il divertimento veniva dopo i doveri e per alleviare la tensione che l’esecuzione dei doveri comportava. Ma il divertimento, posto come prima istanza (ontologica e cronologica rispetto al dovere) e posto come fine è roba da scimmie. Non solo non ha senso, ma il divertimento divenuto imperativo è pure nauseante. E’ come mangiare il tiramisù, dopo aver scoperto che è buono, a pranzo, a cena, e poi di nuovo a colazione..; e non limitarsi a mangiarlo solo la domenica.

Questa falsificazione tra regola e divertimento (tra dover dare e diritto ad avere) la ritroviamo ricalcata e anticipata dalle due capitali dichiarazioni di principio alla base della civiltà occidentale. Le dichiarazioni dei diritti dell’uomo, quella francese del 1789 (“Dichiarazione dei diritti dell’uomo”) e quella delle Nazioni Unite del 1948 (“Dichiarazione universale dei diritti umani”), sono entrambi unilaterali e false, perchè non precedute da ciò che di diritto dovrebbe precederle, ossia una “Dichiarazione dei doveri dell’uomo”. Questi sì che hanno consistenza e fondamento nella legge naturale e nella tradizione filosofica e religiosa. Molti più dubbi sono da esprimere sulla fondatezza di tutta quella sequela di diritti che la contemporaneità ha voluto esprimere. E comunque, affermare l’esistenza di diritti senza corrispettivi doveri è insensato quanto l’affermare l’esistenza di crediti senza che vi sia chi abbia debiti.

Da un punto di vista storico il primo grande tentativo di inoculare questo virus mentale nei Paesi occidentali risale al XVII secolo, cioè al “Libertinismo filosofico”, quando vengono ripresi aspetti dello scetticismo antico e dell’epicureismo, con cui attuare un abbattimento dei dogmi teologico-filosofici, che precorre l’abbattimento di regole e sapere tradizionali, che sarà dell’Illuminsmo nel secolo successivo. Questo riguardava le élites intellettuali europee, che avevano il compito di introdurre materialismo e atomismo, nella filosofia e nella scienza (operazione che si conclude agli inizi del Novecento con Einstein). Mentre il pieno ingresso del virus mentale nella società di massa lo abbiamo col Movimento del ’68, quando il noto slogan “vietato vietare” significava la sistematica applicazione del “distruggi (tutte le regole) per ricostruire”, che già aveva permeato le avanguardie artistiche del Novecento. E qui si è avuta la demolizione della famiglia, della figura del padre e la rescissione di ogni legame con gli antenati e i valori patri (ma la promessa ricostruzione non si è vista). Da questa rescissione è nata la generazione dei borderline, segnati da un perenne senso di smarrimento. Il loro vagabondare continuo, da una nazione ad un altra, da un continente all’altro, mai paghi di stare qui, inquieti e in perenne proiezione verso l’altrove, non ne fa dei nomadi (che pur muovendosi rimangono radicati nel loro ancestrale sistema di valori, che li difende dal potere annichilente della globalizzazione) bensì dei girovaghi, la cui costante è il vuoto, umano, culturale e spirituale.

No, il merito non sta nell’innovare; nella maggior parte dei casi e per le questioni fondamentali si tratta di seguire in maniera rigorosa la tradizione. Sì, il genio sta qui. Segue infatti la tradizione chi ne ha compreso il grande valore. E per questa comprensione ci vuole genio, intelligenza e profondità. Innovare è facile e spessissimo controproducente, ove la regola codificata sia sempre stata garanzia di successo o in grado di evitare danni. Ecco perché dico che il “forget the rules, just have fun” è un virus mentale, portatore di una malattia, individuale e sociale. Per fare bene bisogna essere aderenti alle regole, a cominciare dalla maionese, dal come si ferrano i cavalli, fino alle liturgie religiose e al deposito del sapere filosofico, dove non ci può essere innovazione che non sia insensatezza. Per quel che riguarda gli aspetti fondamentali della vita umana: la salute, l’igiene, la morte, la sessualità, le norme della convivenza, il diritto, c’è poco da inventare, le tradizioni hanno gettato le fondamenta di tutto. Se c’è da innovare, questa è la forma storica di presentare questi valori e principi. Faccio un esempio: 2+2=4. Col passare del tempo, col mutare delle prospettive e delle generazioni la stessa cosa per adeguarla ai tempi la si potrà scrivere così: II+II=IV; oppure, se può piacere di più **+**=****. Ecco l’innovazione. Nei paesi dove l’inverno porta tanta neve le case le devi costruire come ha insegnato la tradizione, cioè col tetto molto spiovente, se non vuoi che ti cada in testa. L’innovazione la potrai introdurre nei materiali di costruzione e nei colori della verniciatura. Se mangi solo cibo di provenienza animale questo ha un effetto sull’organismo quasi identico a quello di 10.000 anni fa; e così se mangi cibo solo vegetale; perciò quello che ha detto la medicina tradizionale in fatto di igiene non lo puoi ignorare; potrai introdurre innovazioni nei consigli di prevenzione e nella terapia per ciò che riguarda l’assunzione di cibo industriale e ogm; è questo un aggiornamento coi tempi, ma che non intacca l’impianto essenziale. Il fatto della morte, per l’uomo pone oggi le stesse domande di 3000 o 8000 anni fa. Perciò non puoi ignorare come la tradizione ha posto le proprie domande e come ha risposto ad esse. Il furto è stato condannato come reato 5000 anni fa e oggi. La sostanza è questa. Le innovazioni riguardano una casistica legata a tempi e luoghi; ma non intaccano la sostanza. In cucina riso e lenticchie sono un piatto tradizionale, non a caso. Infatti si è scoperto che le proteine del riso e quelle delle lenticchie si complementano dando vita ad un piatto dal valore nutritivo straordinario. Non la stessa cosa per riso e ceci. Bensì per pasta (di grano) e ceci, che è nei paesi occidentali un piatto tradizionale. La pasta si sposa col pomodoro che ne promuove la digeribilità ed è perciò che è un piatto tradizionale. La tradizione ha scoperto una importante simbiosi tra olmi e viti, ecc.Il “forget the rules, just have fun” che pervade tanti, troppi, aspetti della civiltà occidentale contemporanea è semplicemente una follia e un elemento sovversivo della società, introdotto dal suo nemico (ora non si chieda quale), facendolo passare come un valore culturale fondante; mentre è devastante e caotizzante.L’attenzione e l’amore per le regole, sancite dalla tradizione, devono essere, invece, un caposaldo dell’educazione e della formazione culturale (Bildung) all’interno di una nazione.

“Gli antichi insegnamenti illuminano il cuore, e il cuore illumina gli antichi insegnamenti” , HAKUIN (1685-1768), Maestro del Rinzai Zen giapponese

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