Come deindustrializzare una nazione, specie nei settori dell’energia, militare e aerospaziale, trasformandola in un innocuo paese che viva di turismo, moda, bed and breakfast e pecore. Il caso della Francia dove Attali e Henri Levy danno “preziosi suggerimenti” al pupazzetto ( primo fra tutti quello di tagliare le spese militari)

Il loro motto dice :” Anzichè costruire un’arma per distruggere la portaerei di un paese nemico, lavora per impedire che il paese nemico possa costruire una partaerei”

BRANI TRATTI DAL DOCUMENTARIO DI RT (RUSSIA TODAY) SULLA VICENDA DELL’AZIENDA FRANCESE ALSTOM
L’Alstom è divisa in tre settori: produzione di energia idraulica, eolica e nucleare.
I 58 reattori nucleari nella Francia producono il 75% dell’energia elettrica del paese.
Le turbine Arabelle, prodotte dall’azienda, vengono impiegate dal 50% dell’industria nucleare nel mondo.
Il Ministero di Giustizia americano accusò l’Alstom di corruzione negli appalti per la costruzione di centrali energetiche in diversi paesi e gli impose una multa di 772 milioni di dollari. L’Alstom rispose che avrebbe pagato a patto che l’azienda americana General Electric pagasse, per l’acquisto del 75% di Alstom, 12 miliardi e mezzo di dollari.
La vendita dell’Alstom è stata presentata ai francesi come se si fosse trattato una alleanza, affermando che le aziende si erano associate, anziché dire che l’Alstom era stata incorporata. Prima della vendita, si diceva che l’Alstom sarebbe stata controllata in maniera equa da entrambe le aziende, ma stando ai fatti la General Electric è rimasta proprietaria col 51% dell’energia idraulica e di quella eolica, e con l’80% dell’energia nucleare, dell’azienda francese.
Dopo la vendita, i dirigenti che erano stati accusati di corruzione non sono stati arrestati, e la General Electric ha strappato all’Alstom i servizi post-vendita, il cui guadagno raggiunge il 35% dell’intero fatturato.
Adesso le turbine Arabelle sono di proprietà della General Electric, per cui è in gioco l’autonomia energetica francese. Se gli americani si rifiutassero di dare ai francesi i ricambi, anche per la modernizzazione delle centrali, i francesi diventerebbero vassalli degli americani
Sta di fatto che attualmente 4 aziende francesi su 5 sono obiettivo degli interessi americani, che vorrebbero appropriarsene. Ciò che è successo all’Alstom è anche successo alle aziende francesi Areva, Alcatel e Airbus.

(traduzione dell’articolo da Le Figaro a cura di Maria Schiaffino)

Alstom: un suicidio francese
Eléonore de Vulpillières
Le Figaro, 11/9/2015
http://www.lefigaro.fr/vox/economie/2015/09/11/31007-20150911ARTFIG00364-alstom-retour-sur-un-suicide-francais.php
Intanto il settore energetico del gruppo Alstom è rimasto in mano all’azienda americana General Electric, Jean-Michel Quatrepoint denuncia nel suo libro Alstom, uno scandalo di Stato l’abbandono e la situazione predatoria di cui è vittima l’industria energetica francese.

Jean-Michel Quatrepoint è giornalista specializzato in economia e ha lavorato presso diversi giornali come “Le Monde”, “La Tribune” e “Le Nouvel Economiste”. Inoltre, ha scritto diversi libri, tra cui La crisi globale nel 2008, dove annunciava la crisi finanziaria imminente. Il suo ultimo libro, Alstom, uno scandalo di Stato. L’ultima liquidazione dell’industria francese, è stato pubblicato il 9 Settembre 2015 da Edizioni Fayard.
LE FIGARO. – Il Suo libro si occupa della vendita del settore energetico del gruppo francese Alstom all’azienda americana General Electric. In quale senso possiamo parlare di “scandalo di Stato”?

Jean-Michel QUATREPOINT. – È uno scandalo perché questa operazione si fece di nascosto. Patrick Kron, amministratore delegato dell’Alstom, è andato a negoziare senza informare il suo comitato esecutivo, né il suo consiglio di amministrazione, e ancora di meno lo Stato. È anche un scandalo perché il reclamo e la causa fatta dal Ministerio di Giustizia americano contro l’Alstom, per i fatti di corruzione in diversi paesi tra cui l’Indonesia, hanno svolto un ruolo determinante in questa cessione alla General Electric. Inoltre, secondo i dirigenti della Alstom, è altrettanto uno scandalo perché questa vendita è una prova del fallimento del consiglio di amministrazione dell’azienda.
Patrick Kron si è ritrovato a dover risolvere diverse difficoltà, come il crollo delle vendite delle turbine a gas, che da ben 25 anni erano diventate un problema per l’Alstom, a causa dei molteplici errori fatti in quel settore. Kron aveva degli azionisti che desideravano uscire perché lui non aveva piú delle sinergie con l’Alstom e la filiera nucleare. Bouygues è entrato nel capitale dell’Alstom in sostituzione dello Stato, perché così è stato voluto dalla Commissione Europea nel corso del salvataggio dell’Alstom nel 2003. Comunque, ciò è stato senz’altro un errore. Se lo Stato avesse avuto la volontà e le capacità avrebbe fatto una miglior gestione dell’azienda, e sarebbe anche stato in grado di evitare la lotta dei diversi enti presso il club dell’energia nucleare francese, composto dalla azienda EDF (Elettricità della Francia), l’Areva e l’Alstom.
Se lo Stato fosse un azionista solido, forse non ci ritroveremmo in questa situazione. Di fatto lo Stato non è necessariamente un azionista cattivo… a patto che abbia una visione strategica a lungo termine .
Arabelle, l’importante turbo alternatore, è stato sviluppato grazie agli sforzi della collettività nazionale, per cui l’Alstom Power non appartiene soltanto agli azionisti dell’Alstom, ma anche un po’ a tutti noi. Ecco un’altra ragione per cui questa vendita è uno scandalo di Stato.
Il settore energetico dell’Alstom faceva parte del patrimonio nazionale. Tutti noi abbiamo investito collettivamente nell’azienda, fatto che non sarebbe stato possibile senza i crediti pubblici, la Coface (l’azienda francese di assicurazioni per il commercio estero), i mercati pubblici privilegiati e le commesse dell’EDF (l’Azienda francese di produzione di elettricità).
Infine, questa cessione è uno scandalo di Stato perché dalla fine Giugno 2014 questi accordi sono stati presentati come se fossero equilibrati. Comunque, non lo sono, così come dimostrato dalla lettura dei contratti. Avremmo potuto negoziare meglio con la General Electric e anche avremmo potuto accorgerci del posto importantissimo che occupa la nostra filiera nucleare, in particolare la turbina Arabelle, oppure forse avremmo dovuto trovare un altro socio. L’ultima offerta fatta dal duo Siemens-Mitsubishi è stata ben piú interessante di quella della General Electric.
Patrick Kron immaginò che l’unica soluzione che gli avrebbe permesso di risolvere diversi problemi contemporaneamente sarebbe stata la General Electric, una delle aziende americane piú potenti. Difatti Kron intendeva vendere tutta l’Alstom Power, ovvero, il 70% dell’attività del gruppo, sperando che la General Electric pagasse la sanzione di 772 milioni di dollari imposta dal Ministero di Giustizia americano.

Questo accordo porta alla luce qualcosa sulla strategia energetica e industriale dello Stato francese?

Che evidentemente non ce n’è alcuna.

Quali saranno le conseguenze di questo cambiamento di orientamento per i singoli cittadini?

Per il momento ciò non cambierà nulla per noi, contrariamente agli stipendi nella Alstom. Comunque, a lungo andare, ciò significa che una componente molto importante della filiera nucleare francese diventerà americana. Per quelli che pensano che la filiera nucleare francese dovrebbe essere salvaguardata, nonché in generale il settore energetico –perché l’Alstom è la leader mondiale nel settore idraulico ed è competente nel settore delle risorse intelligenti (smart grid) e anche in quello delle turbine a vapore– l’accordo costituisce un tradimento.
L’energia è un settore estremamente sensibile. Hillary Clinton e gli Stati Uniti hanno fatto dell’energia l’asse privilegiato del proprio sviluppo per il secolo XXI. La General Electric è un gioiello di quella politica energetica. La Clinton è andata in Algeria a vendere turbine a gas della General Electric e avrebbe dovuto vendere quelle che erano state prodotte nella centrale francese della General Electric a Belfort, ma alla fine scelse di vendere quelle che vengono prodotte negli Stati Uniti; questo è significativo. Ciò vuol dire che la Clinton favorisce le aziende degli Stati Uniti piuttosto che le aziende della Francia.

Lei sostiene che questa vendita è la conseguenza “di una offensiva giudiziaria americana  di grossa portata”: “Gli Stati Uniti impongono al mondo occidentale nuove regole nella legislazione degli affari commerciali”. Il diritto continentale e il diritto europeo si allineano sulle leggi del diritto americano?

Certo, è difficile lottare contro la legge americana sulla corruzione all’estero (Foreign Corrupt Practices Act). Così spiego nel mio libro che il ricorrere alla corruzione è l’arma dei deboli, mentre riuscire a influenzare facendo da esempio e guida è arma dei forti. Le grosse banche d’affari americane che si sono stabilite a Parigi riassumono come propri amministratori gli alti dirigenti statali francesi. Gli Stati Uniti eccelleno nella capacità di condizionare gli stati sotto l’aspetto politico ed economico. A Febbraio 1996 Bill Clinton dichiarò in un discorso presso la Casa Bianca che “i servizi di intelligence americani sono al servizio della strategia di espansione economica del paese e collaborano con le aziende”.
Ai dirigenti della BNP Paribas è successo lo stesso che a quelli dell’Alstom, ovvero, loro non hanno capito la gravità dell’offensiva degli americani, che hanno deciso di imporre la propria legislazione in tutto il mondo. Questo principio di extraterritorialità è stato reso possibile grazie alle nuove tecnologie, ovvero, ad Internet, nonché al dollaro, perché tutte le transazioni in dollari passano per gli Stati Uniti, ciò che costituisce una spada di Damocle per i paesi che usano il dollari nelle transazioni internazionali, cioè, se loro non dovessero collaborare con la giustizia americana, le proprie attività sul territorio americano e anche su molti altri paesi verrebbero intralciate mediante le procedure di estradizione iniziate dagli Stati Uniti.

L’Alstom è stata presa in pugno dalla General Electric, un’azienda americana, anziché dalla Siemens, un’azienda europea. Ciò smonta il mito della solidarietà europea naturale?

Difatti non è la prima volta. Mettiamo l’esempio dell’Airbus, una multinazionale europea, che è stata avviata in Francia. Comunque, nel contesto europeo odierno, l’Airbus non potrebbe esistere, perché la Commissione europea impedisce qualsiasi iniziativa in questo senso, a causa della sua visione ultraliberale del mercato europeo. In nessun caso essa vuole istituire un tutor europeo, perché privilegia una visione concorrenziale del mercato, ovvero, poco importa la nazionalità dei soggetti chiave. Con il pretesto di difendere i consumatori, di fatto essa danneggia i produttori. Ecco un altro esempio: quando la azienda Schneider e la Legrand volevano fondersi, la Commissione le bloccò, perché la nuova azienda avrebbe avuto una fetta troppo importante del mercato europeo, e anche perché la Siemens aveva sabotato l’accordo di nascosto. C’è un’ostilità spietata tra i gruppi francesi e gli altri gruppi europei, specie i tedeschi, in particolare nella filiera elettronica, elettrica, energetica e ferroviaria. Non c’è mai stata alcuna collaborazione tra l’Alcatel e la Siemens nel settore telefonico. Negli anni, la Francia ha rotto settantun accordi nell’ambito informatico, perché per l’appunto scelse piuttosto di fare gli accordi con gli americani.
L’Areva, la centrale francese di trattamento di rifiuti nucleari a L’Aia, ha subito il ritiro unilaterale dei tedeschi dalla filiera nucleare. Secondo Patrick Kron e gli amministratori dell’Alstom, non si poteva parlare nemmeno di fare qualsiasi accordo con la Siemens. L’ostilità tra i due paesi è qualcosa di antico, di viscerale.

La Commissione europea ha dato il via affinché la General Electric riuscisse a impossessarsi del polo energetico della Alstom per una cifra pari a circa 12 mliardi e mezzo di euro. Quale ruolo ha svolto la Commissione in questa faccenda?

La cifra di 12 miliardi è qualcosa di relativo, perché difatti alla fine Luglio, Alstom accordò uno sconto di 300 milioni di dollari, perché secondo quanto affermato nel loro communicato, ciò avrebbe facilitato la negoziazione presso la Commissione europea. Comunque, gli azionisti avrebbero dovuto essere stati informati di questo sviluppo, perché loro avevano votato un prezzo di 12 miliardi e 350 milioni di euro, ma alla fine si sono ritrovati col nuovo prezzo di 12 miliardi e mezzo di euro, senza alcuna spiegazione soddisfacente. Siccome la sanzione di 772 milioni di dollari imposta dal Ministero di Giustizia americano verrà pagata dall’Alstom, anziché dalla General Electric, il prezzo di vendita è stato stranamente ridotto.
Io spiego nel mio libro che l’interesse della General Electric per la Alstom Power punta innanzitutto e sopratutto sui contratti di manutenzione. In questo lavoro come anche in altri, il guadagno proviene sopratutto dall’assistenza, che ha un margine pari al 35%, piuttosto che dalla vendita delle turbine stesse, dove il guadagno è pari all’8% circa.
Dunque l’interesse della General Electric è stato quello di entrare in possesso dei contratti di manutenzione dell’Alstom, in particolare di quelli delle 178 turbine Arabelle in servizio. La Commissione europea ha fiutato la formazione di un monopolio e ha quindi esigito dalla General Electric di cedere qualche attivo all’azienda italiana Ansaldo Energia.

Cosa ci dice questo accordo sulla deindustrializzazione della Francia?

Ne è un simbolo, ma purtroppo non è l’unico. È il risultato di un lungo elenco di aziende che la Francia ha perduto. La Lafarge è l’ultima. Agli inizi degli anni 90, l’Alcatel-Alsthom (quest’ultimo è il nome precedente dell’Alstom) è stata la leader mondiale nelle telecomunicazioni, ma poi che cosa è divenuta? Nel 2006, l’Alcatel è sparita nel momento in cui si è fusa con l’azienda americana Lucent. Nel 2015, è sparito il 70% dell’Alstom, inglobata dalla General Electric. Quindi, ci ritroviamo per caso nella situazione in cui si danno incentivi a quelli che fanno una cattiva gestione?

Lei chiama “fallimento strano” il processo di crollo dell’industria francese. Ma chi ne sono i responsabili?

I dirigenti che si sono comportati male e lo Stato che ha lasciato fare. Negli anni 90, quando si accelerava il processo di globalizzazione, essi si sono convertiti all’ ideologia della bancarizzazione, della cupidigia e dell’ambizione personale, che ha annientato tutto l’interesse nella preservazione dell’azienda e del benessere collettivo. Loro si sono allineati agli atteggiamenti dei dirigenti americani che guadagnano ben piú dei nostri. C’e´ il detto secondo il quale la cupidigia è qualcosa di buono, ma ai dirigenti non hanno mai fatto notare che essi non sono i padroni delle aziende. Purtroppo, noi non siamo stati capaci di creare nel nostro paese dei gruppi di azionisti solidi. Progressivamente, i nostri grossi gruppi aziendali hanno visto il passaggio del proprio capitale dalle mani dei fondi di investimento –diversi dai fondi di pensione– a quelle dei commercianti, che falsano gli attivi per massimizzare i profitti.
Quando un grosso gruppo francese si lascia assorbire da un gruppo straniero, i manager cambiano e sviluppano una logica e una visione diversa. Loro non privilegiano piú i subappalti nella Francia, perché loro hanno i propri subappaltisti. Dietro ogni grosso gruppo aziendale si nascondono diversi subappaltisti, ma questo tessuto industriale sparisce nel momento in cui il gruppo viene ceduto. Ciò è successo all’azienda Péchiney, nonché all’Arcelor. In 10, 15 anni si pone fine ad una catena di competenze, di capacità. È la deindustrializzazione della Francia, per l’appunto. Abbiamo contato sulle aziende del CAC 40 (Quotazione Continua Assistita, l’indice di Borsa delle 40 aziende francesi principali, che è un riferimento per l’Euronext Paris, infatti il 45% delle proprie azioni sono in mani straniere e il 63% degli impiegati sono all’estero) e abbiamo trascurato l’humus industriale (PME; piccole e medie imprese) da cui esse dipendono, cioè, la classe media. Non abbiamo stimolato la comparsa di aziende private, individuali, ovvero, ci ritroviamo davanti allo stesso problema che noi francesi già abbiamo nell’ambito giuridico-economico, nonché in quello fiscale. Gli italiani, i tedeschi ed i coreani l’hanno fatto. Non saremmo piú una grande potenza economica se liquidassimo la nostra industria e se contassimo soltanto sul turismo e sull’industria del lusso.

Oggi veniamo a sapere che gli aiuti dello Stato ad Alstom per l’esportazione delle centrali a carbone saranno soppressi a beneficio delle energie rinnovabili. Quindi la strategia dello Stato in materia industriale si riassume in un orientamento ecologico?

L’eliminazione di questi aiuti è stato il minimo che lo Stato poteva fare, ma potrebbe fare ancora di piú, ovvero, potrebbe far uscire dagli accordi le turbine Arabelle e la componente nucleare, potrebbe far uscire tutto ciò che spetta alla difesa.

Ma è ancora possibile?

E’ una questione di rapporti di forza, nonché di volontà politica. Constatiamo per forza che siamo stati noi a farci tenere in pugno dagli americani. L’Europa si ritrova sotto una doppia egemonia: l’egemonia americana nell’ambito diplomatico, nel tecnologico ed in quello della difesa; e l’egemonia tedesca nella sfera della macroeconomia. Per quanto riguarda la difesa, neanche a parlarne di opporsi agli americani. Difatti noi dipendiamo dagli orientamenti americani perché quelli che ci governano hanno ridotto da ben vent’anni gli investimenti militari.
Inoltre, noi ci tratteniamo dallo sviluppo dei rapporti privilegiati con altri grossi paesi come la Russia. Siccome la General Electric tiene le redini dell’Alstom Power, l’azienda americana controllerà nei fatti la nostra politica di esportazione, sia nella filiera energetica sia in quella della difesa, perché il gruppo americano deterrà d’ora in poi il monopolio nella produzione delle turbine della flotta di guerra francese. Non illudiamoci: gli americani vogliono farci sparire dal campo dei grossi paesi produttori di armamenti. Il giorno in cui la Francia non avrà piú alcuna politica indipendente di difesa e non deterrà le tecnologie militari, non sarà piú una grossa potenza.

http://www.stopeuro.news/quella-vendita-agli-stati-uniti-che-favori-lascesa-di-macron/?fbclid=IwAR1cp8eRdkLV0LRXw2ICHA2GqqZcnYzgn9c8ViATs7XeC0A_G9-vZ7v3Sag

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