Una storia dal punto di vista popolare e tradizionale

Cultura

“Storia di Perugia”, di Paolo De Bernardi

| Una ricostruzione ricca di dettagli |

di Roberto Formica

pubblicato il 28 agosto 2017 11:14:24

Finalmente, una “Storia di Perugia” che non si cura solo dell’aspetto istituzionale e della macrostoria fatta di guerre, trattati, politica e istituzioni, ma anche della microstoria fatta di aneddoti, dicerie popolari, leggende e superstizioni, insomma di quell’aspetto della storia che merita di essere salvata.

Facciamo degli esempi.
A Ferro di Cavallo esiste una via detta “sabatina”, ma che è ormai smarrita dalla memoria storica dei cittadini.
Chi sa oggi cos’era la “sabatina”?

Perugia in un racconto cavalleresco del XIV secolo è inserita in un contesto “tradizionale-metafisico”: le forze del bene sono rappresentate dal Paladino Orlando, che, stabilito il suo quartier generale nel Tempio di San Michele Arcangelo, libera la Città dalla tirannia di un pagano (incarnazione delle forze del male) e la restituisce alle consuete libertà popolari (topos cavalleresco tipico delle giostre medievali, ancor oggi rievocate, come la Quintana, dove l’anello da infilare col giavellotto è tenuto da un pagano).

Una “legenda” del XIV secolo (Conto di Corciano e di Perugia) fa risalire lo stemma del Grifo perugino alla figura e vicenda del Paladino Orlando, che venne a Perugia per liberare Olivieri, che era tenuto prigioniero, presso l’Arco Etrusco da un Pagano.

Orlando diceva che l’Arcangelo Michele lo aveva incaricato di tale missione, tant’è che stabilì il suo quartier generale dove ora trovasi il Tempio di San Michele Arcangelo, costruito a seguito dell’impresa e detto anche “il padiglion d’Orlando”.

Quando Olivieri fu liberato e “la città rimase a popolo”, questi donò alla Città il suo stemma, un grifo bianco in campo rosso. Perugia era Città rinomata nella Penisola, fino a Età moderna per il possesso dell’unghia del Grifo, dalle dimensioni di un corno di bue, appesa al soffitto del Palazzo Comunale, dono del re di Francia…

Quest’animale, caro ad Apollo, che riunisce in sé la forza terrestre del leone e la regalità celeste dell’aquila, almeno fino al secolo XVII era ritenuto un animale realmente esistito, non solo in base a quanto riferito da autori antichi come Plinio, Virgilio e Dante, bensì anche sulla base della memoria storica.

Felice Ciatti (1592-1642)… scrive: ”Un’unghia di questa zampa [del grifo] è quella che oggi si conserva tra le cose più preziose del Palazzo dei Priori di Perugia , portata qui dal padre maestro Angelo del Toscano, Generale dei Minori Conventuali, che andando in sacra visita, giunto a Parigi ottenne dal re Carlo VII quell’unghia di stupefacente grandezza, forma e colore”. Non si poteva dimenticare l’importanza per la tradizione popolare della Battaglia dei Sassi, che insieme alla potenza militare faceva di Perugia nella Penisola “La Città più bellicosa che ci fusse”.

“Litomachia” per i dotti, “sassaiola” per il popolo (una via le è dedicata a Ponte della Pietra), questo “gioco” era il più feroce e sanguinario che si tenesse in Italia. Si trattava di veri e propri addestramenti al combattimento, a cui tutti gli uomini validi partecipavano, collaudando manovre belliche per manipoli, nelle quali sopravvivevano le tecniche militari che furono della Roma classica.

Potevano parteciparvi anche 2.000 persone, divise in due fazioni (parte de sopra, che raccoglie le porte-rioni della parte alta della Città; parte de sotto, dove accorrono le porte-rioni basse). Anche i fanciulli dovevano combattere, per volontà ostinata dei padri, decisi a sottrarre i figli maschi all’influsso delle madri, per timore che crescessero molli”.

Da un punto di vista della storiografia ufficiale, ricordare che personaggi illustri della scienza, dell’arte e della cultura in generale sono passati per Perugia e vi hanno soggiornato è quantomeno inutile, se non fastidioso, ma per la memoria storica della Città sapere che Galileo, Leopardi, Goethe, hanno soggiornato a Perugia e in che occasione, può essere importante; come ricordare Benedetto Croce che qui scriveva la sua Estetica, D’Annunzio, ecc.

Non solo i famosi, ma anche quelli immeritatamente ignoti andavano ricordati, come Giuseppina Pasqua (Verdi la riteneva la migliore esecutrice delle sue opere e per ascoltarla nell’Aida Wagner fu a Perugia, nel 1880), come Paolo Lancellotti (“il Triboniano del diritto canonico”), il celeberrimo (a livello europeo) cantante Baldassarre Ferri, il fisiologoRuggero Oddi (più famoso all’estero che in patria), ecc.

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3 risposte a Una storia dal punto di vista popolare e tradizionale

  1. indianalakota ha detto:

    Davvero bello,comp

  2. Anonimo ha detto:

    Grazie, molto lusingato. PDB

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