EMORRAGIA DA DERIVATI: L’INTRECCIO TESORO-BANCHE D’AFFARI (Prima parte)

albertomicalizzi / 13 febbraio 2017

C’è un’emorragia finanziaria in corso che sta sottraendo decine di miliardi all’anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d’affari. L’esplosione del caso “derivati di Stato” è del Gennaio 2012, quando il Governo Monti eseguì un pagamento di 3,1 miliardi di euro a favore della Morgan Stanley che chiese l’estinzione anticipata di un derivato sottoscritto nel 2004 e più volte rinegoziato.

Sulla scorta di ciò, il 10 Febbraio 2015 Maria Cannata, oggi capo della direzione del debito pubblico del Tesoro, rilasciò alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati un’audizione che fornisce particolari importanti sul sistema ricattatorio al quale il Tesoro è soggetto da parte di una ventina di banche d’affari tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura, UBS ed il gotha delle famigerate banche “troppo grandi per fallire”.

Da allora abbiamo assistito al tentativo ostinato da parte del Tesoro di nascondere sino ad oggi i contratti incriminati, resistendo ad interrogazioni parlamentari, indagini conoscitive ed istanze di ogni genere. Tentativi bizzarri, peraltro, dato che almeno dal 2016 la Corte dei Conti sta indagando su cospicui danni erariali subiti dalla pubblica amministrazione in tema di derivati ed ha già ascoltato, tra gli altri, Maria Cannata, Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco.

Il casus belli è quello del derivato con la Morgan Stanley estinto anticipatamente nel 2012 che si inserisce all’interno di un percorso iniziato almeno nel 1994, anno in cui vi è evidenza di un accordo quadro con la Morgan Stanley (detto “ISDA”) che regolamenta i principi di fondo a cui ispirare la sottoscrizione dei contratti specifici siglati di volta in volta tra le due parti. In questo accordo quadro vi è peraltro la clausola che spiega l’estinzione anticipata al 2012 di cui parleremo, limitandoci per ora ad anticipare che tale clausola era già scattata qualche anno prima, pertanto la Morgan Stanley poteva estinguere a proprio gradimento questo ed altri contratti in qualsiasi momento.

Alcuni numeri di fondo fanno capire la dimensione del problema di cui ovviamente quello della Morgan Stanley è soltanto un piccolo tassello. Nel periodo 2011-2015 il Tesoro ha trasferito alle banche d’affari 23,5 miliardi di euro per interessi e oneri vari. Tale valore va sommato alla valorizzazione di mercato dei contratti esistenti (il cosiddetto “mark to market”) che indica il valore della perdita potenziale che potrebbe ancora verificarsi sui contratti in essere. Nel caso del Tesoro, nel 2015 la perdita attesa ammontava a 31,3 miliardi di euro (dati Unimpresa).

Questi dati forniscono solo uno spaccato parziale del problema. Secondo gli stessi dati di Unimpresa, utilizzati in una recente interrogazione parlamentare, a fine 2015 il totale delle perdite attese da derivati del sistema Italia verso banche d’affari era pari a 160,3 miliardi di euro e corrispondevano al 9,8% del PIL, ripartiti tra imprese (8 miliardi), banche (114,07 miliardi), assicurazioni e fondi pensione (5,7 miliardi), Tesoro (31,3 miliardi) ed enti locali (1,1 miliardi).

Per avere qualche raffronto, ricordiamoci che il salvataggio di MPS costa circa 8 miliardi, che in questi giorni è in discussione una manovra correttiva chiesta dall’UE di 3,4 miliardi…e che per la tragedia dell’ultimo terremoto Gentiloni ha stanziato 30 milioni! Questi numeri gridano vendetta..

Dunque, tra Novembre e Dicembre 2011 Morgan Stanley chiese al Tesoro italiano di risolvere anticipatamente un pacchetto di 4 contratti derivati, rinegoziati più volte negli ultimi 7 anni. Il più importante dei 4 derivati era un contratto di copertura dal rischio tasso (cosiddetto IRS, “interest rate swap) dal quale il Tesoro avrebbe guadagnato se i tassi fossero saliti, e perso se i tassi fossero scesi. Siccome i tassi sono notoriamente scesi negli anni precedenti al 2012, tale pacchetto di derivati aveva accumulato alla fine del 2011 un valore di mercato di 3,1 miliardi di euro a vantaggio della Morgan Stanley, che corrispondeva ad una perdita di pari importo per il Tesoro italiano.

Ciò che rendeva tale pacchetto estinguibile anticipatamente è una clausola contenuta in un contratto quadro del 1994, al quale il pacchetto del 2012 faceva riferimento, che fissava a 50 milioni di euro (si, 50 milioni, non miliardi!) il limite oltre il quale Morgan Stanley aveva il diritto unilaterale di estinguere il contratto in anticipo ed incassare il profitto.

Fin qui i fatti. Ora, cerchiamo di capire dove sono i nodi, e affrontiamo almeno tre ordini di questioni secondo un ordine crescente di gravità.

Anzitutto, mi chiedo come mai tale diritto di estinzione anticipata non fosse simmetrico, cioè fosse a beneficio della banca ma non del Tesoro. Una soglia di 50 milioni di euro su un derivato il cui valore di riferimento è espresso in qualche decina di miliardi scatta con probabilità elevatissima, e quindi conferisce alla banca la pressoché certezza di catturare il profitto in qualsiasi momento la banca ritenga vantaggiosa l’estinzione anticipata, considerando peraltro che il contratto aveva scadenza ultra-decennale! Si tratta, cioè, di una clausola palesemente iniqua.

In secondo luogo, mi chiedo come mai nel corso degli anni 2000 il Tesoro abbia sottoscritto numerosi altri contratti derivati con la Morgan Stanley, come risulta dalla citata audizione di Maria Cannata, nonostante la clausola di estinzione anticipata fosse già in essere. Ciò vuol dire che la banca americana ha sempre avuto sin dal primo minuto di vita di questi contratti la possibilità unilaterale di estinguerli a proprio vantaggio. Così facendo, contratti a termine, che conferiscono diritti simmetrici tra le parti, sono stati di fatto trasformati in contratti di opzione, che hanno natura A-simmetrica, senza però che la Morgan Stanley pagasse al Tesoro il premio che le opzioni prevedono! In Altre parole, la Morgan Stanley aveva diritti che il Tesoro non aveva, ma per questi maggiori diritti non aveva pagato alcun premio, come invece avrebbe dovuto.

A tale proposito, è credibile, come ha detto Cannata ed altri dirigenti del Tesoro, che i nostri dirigenti non si fossero accorti di questa clausola fino al 2007? E’ credibile, come hanno sostenuto, che si sia verificata una “mancata enfasi” sull’importanza di questa clausola da parte della banca americana? Per carità, pochi hanno in simpatia le banche d’affari, su questo non ci piove. Ma vogliamo almeno ipotizzare una “collusione” tra mancata enfasi da parte della banca d’affari e grave negligenza da parte dei dirigenti del Tesoro?

Terzo punto, che definirei l’aspetto più strategico della questione: perché mai il Tesoro ha sottoscritto questi contratti? La versione del Tesoro secondo la quale avevano deciso di scommettere sul rialzo dei tassi di mercato, e quindi desideravano coprire il rischio di aumento dei tassi, non sta in piedi per una semplice ragione: se i tassi fossero saliti, la perdita in conto capitale sarebbe ricaduta sui sottoscrittori di BTP, in questo caso sulla Morgan Stanley, questo perché come è noto quando i tassi salgono, il prezzo di un BTP scende e viceversa. Quindi, senza la necessità di alcun derivato, nel caso di aumento dei tassi vi era una naturale copertura del rischio attuabile dal Tesoro con il semplice riacquisto delle obbligazioni emesse in precedenza a prezzi più bassi! (trattasi di una delle tecniche più banali di copertura dei rischi).

Mettendo insieme questi primi tasselli si ha la sensazione che 2.300 miliardi di debito pubblico italiano, quarto al mondo per dimensione assoluta, sia in mano a un gruppo di amministratori di condominio, un po’ burocrati, un po’ giocatori d’azzardo, che si divertono a scommettere con decine di miliardi di nostri denari, ma che non sbagliano mai quando si tratta di accomodare gli interessi delle grandi banche d’affari.

Ma appare anche chiaro che la finanza predatoria (cit. Prof. Paolo Maddalena) ha tentacoli infiniti il cui fine ultimo è quello di sottrarre risorse dall’economia reale a vantaggio della sfera finanziaria e che il debito rappresenta l’habitat naturale nel quale la finanza predatoria muta e si riproduce come una colonia batterica inserita in un ambiente umido.

Quando gli intrecci tra derivati truffa, manipolazione da parte delle agenzie di rating, manipolazione dei tassi interbancari e inciuci tra politici, dirigenti pubblici e banchieri d’affari verrà allo scoperto in tutta la sua drammaticità molti capiranno cosa intendo dire quando parlo della “matrice che ci imprigiona”.

Ah, dimenticavo. Il pacchetto di derivati estinto anticipatamente dalla Morgan Stanley a Gennaio 2012 fu sottoscritto nel 2004 quando il Direttore Generale del Tesoro era Domenico Siniscalco. Lo stesso Siniscalco lo ritroviamo poi nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley…ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!!!

Incredibile, lo so…ma c’è di peggio, e ve lo racconto nella seconda parte.

Alberto Micalizzi

L’intreccio Tesoro-Morgan Stanley: una delle più colossali truffe della storia italiana

ECONOMIAIn risaltovenerdì, 9, giugno, 2017

Una delle più colossali truffe della storia italiana, seconda forse solo a quella sulla manipolazione di mercato da parte delle agenzie di rating del 2011-2012, sta venendo alla luce grazie all’opera paziente dei pubblici ministeri della Corte dei Conti, che ha invitato le parti a fornire deduzioni

di Alberto Micalizzi

Le parti hanno nomi e cognomi ben precisi. Da un lato c’è la Morgan Stanley, advisor del Tesoro per la gestione del debito pubblico, accusata dalla Corte dei Conti di “palesi violazioni dei principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione contrattuale“, di violazione dell’obbligo professionale di assistenza “anche mediante attività di consulenza e ricerca” (Dm 13 maggio 1999, n.219) e di aver ingiustamente sottratto €4,1 miliardi allo Stato italiano attraverso contratti derivati truffaldini.

Dall’altro ci sono i dirigenti del Tesoro, Maria Cannata, il suo predecessore Vincenzo La Via e gli ex direttori del Tesoro, Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, accusati di “negligenza”. Insieme sono corresponsabili per il 30% del danno erariale, quindi per circa €1 miliardo.

 

La notizia di oggi, riportata persino dal bollettino della finanza internazionale meglio noto col nome di “Repubblica” (“Derivati, l’accusa della Corte dei Conti: “Tesoro negligente””) riguarda il deposito delle deduzioni delle parti che consente al procedimento guidato dalla Corte dei Conti di avviarsi a conclusione.

Personalmente lavoro da anni su questo filone e l’idea che mi sono fatto è che vi siano commistioni strutturali e durature nel tempo tra i dirigenti del Tesoro e i massimi dirigenti delle banche d’affari, un’idea avvalorata anche dalle evidenze emerse nel filone giudiziario “cugino” relativo alle agenzie di rating, che sono possedute dalle stesse banche d’affari che trattano i derivati con il Tesoro italiano.

A comprova di ciò basti pensare che nonostante queste pesantissime accuse da parte del maggiore organo di magistratura contabile dello Stato, la Morgan Stanley resta stabilmente nella lista degli specialisti selezionata dal Tesoro per la gestione del debito pubblico, e Maria Cannata è tuttora Direttore del dipartimento, oltre ad essere in forza al Tesoro dal 1990 (cioè dalla caduta del muro di Berlino…).

Denunciai la gravità del “problema derivati” già nel 2015, quando pubblicai uno dei primi articoli sul tema “I tassi scendono ma non per l’Italia” (31 Agosto 2015), nel quale rilevavo che nel 2008 l’Italia ha pagato in media il 4,6% di interessi passivi sul debito pubblico e nel 2014 il 4,3%. Negli stessi anni i tassi di mercato interbancario sono crollati dal 3,7% allo 0,4%!

Come è stato possibile tutto ciò? Proprio a causa dei derivati. Infatti non mi sfuggì una dichiarazione di Maria Cannata che affermò che a fine 2014 questi contratti derivati generavano 42,6 miliardi di perdita per il Tesoro. Infatti, mentre il Tesoro si faceva prestare la moneta dalle banche internazionali attraverso la vendita di BOT e BTP, si impegnava anche a pagare degli extra-premi nel caso i tassi di mercato fossero scesi, rinunciando quindi volontariamente a beneficiare della discesa dei tassi. Ecco perché in Italia la spesa per interessi continua ad essere di decine di miliardi di Euro nonostante i tassi rasentino lo zero.

Dunque, sappiamo che la Morgan Stanley è tuttora messa a “protezione” del debito pubblico italiano, ed una compagnia di negligenti è incaricata di interagire con essa! Che dire?

Successivamente alle mie analisi ed indagini sui derivati compresi che il problema era molto più profondo, e riuscii a metterlo pienamente a fuoco soltanto pochi mesi fa quando ebbi modo di visionare alcuni dei famigerati contratti derivati oggetto dello scandalo.

Così lo scorso 13 Febbraio 2017 scrissi e feci circolare l’articolo “L’emorragia da derivati: l’intreccio Tesoro-banche d’affari (prima parte)” che invito tutti a rileggere perché contiene spunti decisivi per capire cosa sta accadendo, anche al di là di quanto i pubblici ministeri della Corte dei Conti hanno fatto trapelare sino a questo momento.

 

In un passaggio chiave dell’analisi accennavo alla possibilità di una “simulazione contrattuale” dato che l’estinzione anticipata di questi contratti, fruttati alla Morgan Stanley €3,1 miliardi nel solo mese di Gennaio 2012, fu possibile grazie ad una clausola unilaterale che scattava al superamento di una soglia di €50 milioni oltre la quale Morgan Stanley aveva il diritto unilaterale di estinguere il contratto in anticipo e di incassare il profitto. Dunque, contratti a termine, che conferiscono diritti simmetrici tra le parti, sono stati di fatto trasformati in contratti di opzione, che hanno natura a-simmetrica, a vantaggio della Morgan Stanley, senza però che la banca pagasse al Tesoro il premio che le opzioni prevedono!

Relativamente all’intreccio tra dirigenti pubblici e banchieri d’affari rilevavo che nel corso degli anni 2000 il Tesoro abbia sottoscritto numerosi altri contratti derivati con la Morgan Stanley, come risulta dalla citata audizione di Maria Cannata, nonostante la clausola di estinzione anticipata unilaterale fosse già in essere (a questo proposito Cannata, nei documenti raccolti dalla Corte dei Conti, ha affermato di non essersene accorta…).

Ecco dunque profilarsi un quadro di intrecci, di conflitti di interessi permanenti, di manipolazione, di abuso di posizioni e ruoli consolidatisi nel tempo come le peggiori monarchie ereditarie.

Non pensavo che un giorno sarei arrivato a citare Repubblica, ma lo faccio volentieri quando ricorda che  “La situazione di deferenza del Tesoro è evidente…..Chi ha debiti, è da sempre in mano alle banche. Come vadano, poi, le carriere dei direttori del Tesoro è sotto gli occhi di tutti: Draghi approdò in Goldman Sachs, Siniscalco in Morgan Stanley e Grilli in Jp Morgan”.  Qualche magistrato in ascolto coglierà questa poco velata denuncia di conflitto di interessi rivelata persino da Repubblica?

Già, quel Siniscalco che, lo ricordavo 5 mesi fa, nel 2004 sottoscrisse il derivato con la Morgan Stanley quando era Direttore Generale del Tesoro, e che poi ritroviamo nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley…ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!

Verrebbe quasi da pensare che Repubblica abbia letto il mio articolo dove sostenevo che la finanza predatoria ha tentacoli infiniti il cui fine ultimo è quello di sottrarre risorse dall’economia reale a vantaggio della sfera finanziaria e che il debito rappresenta l’habitat naturale nel quale la finanza predatoria muta e si riproduce come una colonia batterica inserita in un ambiente umido.

Già, il debito, l’invenzione più tragica, astratta e predatoria che l’uomo abbiamo potuto concepire, senza la quale nessuna speculazione finanziaria, rating, derivati, manipolazione avrebbero più la possibilità di attaccare il tessuto sociale ed economico, e senza la quale i popoli, ovvero le comunità politiche di donne e uomini liberi, prospererebbero senza terrore, senza sopraffazione, senza catene.

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