SPECIE DOPO LA BRUCIANTE SCONFITTA DELLA LORO HILLARY, I MEDIA OCCIDENTALI -sotto un solo padrone- SONO ORMAI PENOSI BUGIARDI SERIALI (non c’è da fidarsi neppure a chiedere che ore sono)

Credibilità delle notizie nel mondo delle fake news e della “propaganda”

© flickr.com/ fliegender

OPINIONI

12:23 25.05.2017URL abbreviato
Mario Sommossa
0 19560

Dopo essere stato a lungo un esempio di professionalità per la stampa di tutto il mondo, anche il giornalismo anglosassone è diventato superficiale, fazioso e organo di propaganda per vari gruppi di potere.

Dopo una qualunque intervista, era uso per le testate più serie, verificare attraverso altri impiegati del giornale la correttezza dei dati che erano citati e soprattutto quelle frasi che sarebbero state virgolettate. Prima della pubblicazione due persone, una che si occupava delle cifre e l’altra dei contenuti, richiamavano l’intervistato e controllavano con lui se non ci fossero imprecisioni.

Ben altri tempi! Oggi, come da sempre accade su molta della nostra stampa, anche in Usa e Gran Bretagna le notizie sono pubblicate senza alcun controllo e, spesso, addirittura inventate. Naturalmente, oggi come allora, nascono furenti campagne di stampa ma l’obiettivo non è più necessariamente la ricerca della verità, bensì la propaganda o la demonizzazione di qualcuno.

L’esempio più evidente di quest’andazzo è la battaglia condotta dai media più importanti contro Donald Trump. La sua vera colpa? Essere stato eletto contro i desideri della classe dominante. Poco importa se le elezioni siano state libere e corrette. Era Hillary Clinton la beniamina dell’establishment e la sua garanzia di continuità e il Tycoon sono solo un “intruso” che va eliminato. E’ chiaro che l’obiettivo perseguito è quello di raccogliere sufficienti elementi, veri o presunti tali, per aprire una procedura d’impeachment contro di lui perché la democrazia è bella e la volontà popolare sovrana, ma solo quando i suoi esiti collimano con quelli dei gruppi di interesse più potenti. Oltre a non essere il candidato gradito da “chi può”, ha anche contraddetto i nostalgici fanatici della guerra fredda affermando in campagna elettorale di voler ristabilire buoni rapporti con la Russia. Ora, è notorio a tutti che i mali del mondo, la sua instabilità, i rischi di guerra sono tutta colpa di Mosca e in particolare del “despota” Putin. Se ci si vuole sbizzarrire, si può, al massimo, invocare le responsabilità dell’Iran o la “pazzia” dei coreani del nord. Che importa sia stato dimostrato che i maggiori sponsor del terrorismo sono i “cari alleati” sauditi? Quale importanza ha l’aver scoperto che la famiglia di Erdogan era in affari economici con l’ISIS? Ciò che conta è indicare la Russia e i suoi alleati come il nemico e agire di conseguenza. La pressione sul neo Presidente è tale che l’ha perfino obbligato a cercare in tutti i modi di dimostrare di non essere meno anti-russo della stampa che lo accusa. E la pace del mondo è messa in pericolo. Trump è sempre descritto come inadatto, incompetente, bugiardo e le sue dichiarazioni sono sempre riferite come non credibili. L’unica volta in cui perfino il New York Times ha dichiarato affidabili le sue parole è stata quando il portavoce del Presidente ha attribuito all’esercito di Assad la responsabilità dell’uso di gas venefico contro la popolazione civile. Purtroppo, anche in questo caso la stampa “indipendente” (SIC!) non ha fatto il suo mestiere di “guardiano della verità” perché l’attribuzione a Damasco dell’uso del gas è tuttora da dimostrarsi.

Chi sia stato davvero a usarlo passa politicamente in secondo piano perché Trump aveva bisogno di un pretesto per dimostrarsi diverso da Obama e per riguadagnare un qualche protagonismo nell’area ma, da ingenuo ex-ammiratore della libertà di stampa americana mi aspettavo che qualche giornale importante, analizzando i fatti, volesse considerare anche gli indizi che portavano a pensare altrimenti. Si deve invece andare a cercare sui siti internet che non fanno parte del mondo “importante” per trovare qualche voce, non dico critica, ma almeno dubbiosa. Si scoprirebbe così che perfino la CIA fosse tutt’altro che convinta che l’uso del gas fosse attribuibile ad Assad e che il direttore della stessa CIA, Michael Pompeo, il 6 Aprile aveva personalmente informato Trump della probabile non responsabilità del governo siriano. Nessuna testata ha citato, e tanto meno spiegato il perché, il capo della CIA, contrariamente alle consuetudini, fosse stato escluso dalla riunione in cui Trump decise il lancio dei missili Tomahawk. Quest’assenza avrebbe dovuto attirare attenzione e commenti da ogni serio giornalista perché, perfino quando Colin Powell presentò nel 2003 le false informazioni in merito al possesso iracheno di armi di distruzione di massa, l’allora direttore CIA George Tenet era al suo fianco, proprio per rendere credibili quelle falsità.

Il presidente siriano Bashar al-Assad
© FOTO: IL DIPARTIMENTO DELLE RELAZIONI PUBBLICHE SIRIANO

Sempre attingendo qui e là si scopre qualcosa d’altro che le grandi testate hanno taciuto. Innanzitutto la notizia che fossero stati aerei del regime a sganciare il gas fu fornita dagli stessi ribelli vicini ad Al Qaeda e questo già doveva far nascere qualche sospetto. Poi, come ha scritto il giornalista investigativo indipendente Seymore Hersch, un poliziotto e politici turchi dell’opposizione hanno dichiarato che pochi mesi prima un certo quantitativo di gas (Sarin?) era stato fornito dall’esercito turco ai ribelli. Ancora: la Casa Bianca ha sostenuto di aver rilevato l’aereo che ha sganciato il gas attraverso i propri satelliti spia ma che non avrebbe mostrato il video per “proteggere le fonti”. Di quali fonti segrete si può parlare, se è a tutti già palese che gli USA possano contare su una perfetta rete di satelliti in grado di monitorare tutto il globo? Perché quel video non è stato mostrato al mondo?

Infine, il giornalista investigativo Robert Parry scrive (su di un sito USA di controinformazione) che analisti americani da lui interpellati avevano in precedenza escluso di aver mai potuto identificare un aereo sopra l’area della provincia di Idlib all’ora presunta del lancio. Gli stessi analisti hanno invece dichiarato a lui di avere notato, in quell’area e a quell’ora, un drone che potrebbe aver fatto l’operazione. Sfortunatamente, dopo aver faticosamente ricostruito il tracciato di quel velivolo, sembrerebbe fosse partito dalla Giordania ed esattamente da una base saudita-israeliana che opera a supporto dei ribelli siriani. La stessa fonte trovava questa possibilità realistica per la semplice ragione che l’uso di quel gas contro civili poteva servire a creare un incidente tale da obbligare l’amministrazione Trump a invertire l’annuncio, fatto alla fine di Marzo, in cui si faceva capire che la rimozione di Assad non era più necessaria.

Nessuno di noi, poveri europei, è in grado di confermare o smentire l’una o l’altra, o l’altra ancora delle possibili versioni ma credo che, se un giornale volesse mostrarsi veramente indipendente e non organo di propaganda, davanti a più ipotesi equipollenti il minimo è di menzionarle tutte. Perché non è stato fatto? Perché è stata passata sotto silenzio la richiesta di Mosca e di Teheran di una commissione d’indagine neutra e indipendente che faccia luce sulle vere responsabilità? Forse perché il possibile risultato non farebbe comodo né ai Governi alleati né a quei giornali che, troppo precipitosamente, avevano comunicato la “verità”?

Nel mondo delle fake news e della “propaganda”, i giornali americani e britannici di un tempo avrebbero saputo distinguersi per la loro grande professionalità e affidabilità. Oggi sono ancora “maestri”, ma solo nella malafede.

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