UNGHERIA, MIRACOLO ORBAN (not Open Society): più crescita, no disoccupazione, poche tasse, no debito pubblico, aiuti a famiglie, no caos immigrazione, no criminalità.

SPETTACOLARE BOOM ECONOMICO DELL’UNGHERIA DI ORBAN: PIL +4% DISOCCUPAZIONE AL 4,3%, STIPENDI +10% INVESTIMENTI +16%

giovedì 23 marzo 2017     FONTE “IL NORD”

BUDAPEST – L’economia ungherese e’ destinata a crescere a un tasso superiore al 4 per cento nel 2017 grazie a una crescita degli investimenti e dei consumi superiore di molto alla media dell’eurozona, della quale per sua fortuna – e scelta – non fa parte.

E’ quanto riferisce la societa’ di ricerca economica Penzugykutato in un rapporto sulle previsioni di crescita. Anche un afflusso dei finanziamenti europei potrebbe stimolare la crescita di quest’anno, riferisce il rapporto, che potrebbe essere ulteriormente alimentata da un allentamento della politica fiscale prima delle elezioni generali del prossimo anno. Politica fiscale che è già su livelli che sono mediamente del 50% più bassi dei paesi che usano l’euro. Il governo Orban, inoltre, ha abbassato l’Iva su molti prodotti alimentari, ridotto di più del 30% i costi delle bollette di luce-gas-acqua, aumentato del 20% le pensioni e del 25% gli stipendi dei lavoratori riducendo la tassazione sulle buste paga.

La crescita economica dell’Ungheria potrebbe ricevere un grande impulso nel 2017 da una crescita degli investimenti, per cui si prevede un aumento del 16 per cento. Persistono tuttavia dei problemi strutturali che frenano ancora un po’ la crescita, riferisce il rapporto, altrimenti il livello per il 2017 supererebbe anche il 4% previsto, arrivando ad insidiare i target della Cina.

L’inflazione media potrebbe attestarsi a circa il 2,7 per cento quest’anno, se la Banca centrale consolidera’ il tasso di riferimento allo 0,9 per cento, banca centrale che non risponde più alla Bce, ma decide autonomamente dopo che il governo Orban tre anni fa letteralmente cacciò dall’Ungheria l’Fmi e l’allora governatore della Banca centrale d’Ungheria, che era agli ordini della Bce, sotituendolo con un altro in sintonia con le politiche del governo. E il risultato è stato spettacolare.

Il rapporto di Penzugykutato inoltre sostiene che il debito pubblico potrebbe calare al 72,4 per cento del Pil entro la fine dell’anno, facendo dell’Ungheria uno die paesi più virtuosi d’Europa anche dal punto di vista dei conti pubblici.

Per i salari medi si prevede per il 2017 una crescita del 10 per cento, mentre quelli reali dovrebbero salire del 7,1 per cento. Il tasso di occupazione dovrebbe toccare le 4.450.000 unita’ nel 2017, mentre 200 mila dovrebbero essere le persone in cerca di lavoro: un dato che si traduce in un tasso di disoccupazione del 4,3 per cento, il più basso d’Europa.

Le esportazioni in euro, secondo quanto riferisce il rapporto della societa’ ungherese, si prevede che aumenteranno del 4 per cento mentre le importazioni sono destinate a crescere del 6 per cento, il che significa che il surplus del commercio estero potrebbe ridursi rispetto allo scorso anno, quando le esportazioni sono cresciute del 2,9 per cento mentre le importazioni sono aumentate del 1,5 per cento, ma il dato è del tutto marginale, in un quadro roseo come questo.

Ovviamente, nella Ue tutti questi dati positivi dell’Ungheria passano sotto silenzio, perchè al governo legittimamente eletto c’è Viktor Orban, un leader che da quando è al potere non ha fatto altro che lavorare per gli interessi del suo popolo, prima di ogni altra cosa.

Redazione Milano


GOVERNO UNGHERESE TAGLIA LE TASSE E AUMENTA GLI AIUTI A FAMIGLIE, SCUOLA E SICUREZZA (CON RAPPORTO DEBITO-PIL AL 2,4%)

mercoledì 24 maggio 2017

LONDRA – In diverse occasioni abbiamo parlato di miracolo economico ungherese perche’, al contrario delle nazioni dell’area euro, l’Ungheria ha ridotto le tasse e le bollette di luce, acqua, gas e nettezza urbana e ha aumentato la spesa sociale e anche la prossima finanziaria che sara’ presentata in parlamento introduce misure che alcuni definiscono populiste ma in realta’ seguono solo il buon senso.

Ma cosa contiene nello specifico la finanziaria ungherese?

Ebbene uno degli aspetti piu’ interessanti e’ che la tassa per le piccole aziende sarà portata al 13%, con una riduzione dell’1% mentre la tassa societaria generale rimarrà invariata (9%).

Conformemente alle promesse precedenti i contributi a carico del datore di lavoro saranno ulteriormente diminuiti e portati dall’attuale 22% al 20%. Saranno aumentate le agevolazioni per le famiglie che hanno due bambini, che comporteranno un risparmio medio 420.000 HUF annui mentre l’aliquota IVA sui servizi catering, sui prodotti ittici e sui servizi internet sarà ridotta al 5%.

La finanziaria stanzierà inoltre 81 miliardi di fiorini (ca. 270 milioni di euro) in più per l’istruzione, 287 miliardi di fiorini (ca. 960 milioni di euro) in più per le pensioni ed i servizi sociali, 83 miliardi di fiorini (ca. 277 milioni di euro) in più per la polizia e sicurezza e 205 miliardi di fiorini (ca. 683 milioni di euro) in più per lo sviluppo economico.

La finanziaria prevede un deficit di 1.360,7 miliardi di fiorini (ca. 4,5 miliardi di euro) con entrate pari a 18.740,7 miliardi di fiorini (ca. 62,5 miliardi di euro) e spese di 20.101,4 miliardi di fiorini (ca. 67 miliardi di euro).

L’obiettivo di deficit, calcolato secondo le regole contabili comunitarie, è pari al 2,4% del PIL.

Tutto questo puo’ sembrare un sogno ma invece e’ una solida realta’ e tutto grazie alla lungimiranza della classe politica ungherese e del primo ministro Viktor Orban che mette al centro delle proprie politiche gli interessi dei cittadini.

Ovviamente lo stesso potrebbe esse fatto in Italia se solo ci fosse la volonta’ politica e non a caso questa notizia e’ stata completamente censurata perche’ creerebbe parecchio imbarazzo alla nostra classe politica. Per incamminarsi sulla strada virtuosa che sta seguendo l’Ungheria, l’Italia dovrebbe abbanonare l’euro, avere quindi una propria valuta sovrana, respingere le immaginabili intromissioni dell’Fmi e per ultimo rintuzzare l’aggressione della Ue, che non sarebbe per nulla felice che l’Italia tornasse a essere un Paese sovrano. Le oligarchie burocratiche e finanziarie di Bruxelles non gradirebbero.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo deciso di divulgare questa notizia perche’ vogliamo che l’Italia segua l’esempio ungherese.


Miracolo Orbán: con la flat tax, boom economico e disoccupazione annullata

Il governo magiaro, invece di importare migranti, preferisce incentivare gli ungheresi a fare figli: numerosi i contributi economici, per le giovani coppie

Redazione   il populista

di Redazione

– 23 Novembre 2017 alle 20:49

Miracolo Orbán: con la flat tax, boom economico e disoccupazione quasi annullata

Il premier magiaro Viktor Orbán

La mancanza di lavoro è un problema cronico per molti paesi tra i quali l’Italia, dove migliaia di giovani e meno giovani, sono costretti a fare le valigie per cercare fortuna all’estero. Non tutti i Paesi hanno però questo tipo di problemi, anzi alcuni hanno quello esattamente opposto. Basta fare un giro a Budapest per rendersi conto che nella maggior parte delle attività commerciali sulla porta d’ingresso c’è affisso un cartello con la scritta “cerchiamo dipendenti”. Viktor Orbán, una decina d’anni fa, aveva ereditato un Paese allo sfascio, con un’economia distrutta da decenni di socialismo. In un paio di legislature, abbassando la pressione fiscale e semplificando le tasse accorpandole in una sola, uguale per tutti (la flat tax, esattamente quella che da noi propone Matteo Salvini) è riuscito in un vero e proprio miracolo.

In Ungheria, oramai da diversi anni, ci si trova a vivere con il problema, anche questo molto serio, della mancanza di lavoratori. Certo sono problemi differenti tanto che il sottosegretario ungherese János Lázár ha dichiarato che il problema della carenza di lavoratori è comunque un problema migliore. Ma per l’Ungheria non è stato sempre così: nel 2010, quando andò al governo Viktor Orbán, la disoccupazione era al 11,3% mentre oggi, ufficialmente, è scesa al 4,1%. Questo crollo è conseguenza della politica economica di Fidesz e del favorevole ciclo di crescita economica che ha riguardato, e sta riguardando, tutta l’Europa centrale. Negli ultimi otto anni la tassazione sul profitto è stata ripetutamente tagliata favorendo gli investitori stranieri che hanno creato numerosi posti di lavoro, soprattutto a Budapest.

Ad esaltare le prestazioni economiche del Paese sono stati differenti fattori, tra i quali anche l’exploit delle costruzioni (dai complessi residenziali a quelli sportivi), la crescita sostenuta del turismo e quella del settore automobilistico. Crescita economica che ha prodotto un numero di posti di lavoro superiore alle capacità della società ungherese. Come compensare la necessità di forza lavoro? Certo, in parte coi “migranti” ma non certo quelli che invadono le coste italiane: qui gli stranieri provengono dall’Europa occidentale o meridionale e costituiscono una fetta importante dei dipendenti. Le campagne governative per chiamare lavoratori, soprattutto operai, dall’Ucraina hanno avuto successo. I flussi migratori verso l’Ungheria escludono, per chiara volontà del governo, i paesi arabi o africani.

Nonostante questo afflusso rimane scottante però il problema della carenza di lavoratori. Ad ottobre una compagnia edile che aveva già progettato un complesso residenziale e venduto gli appartamenti ha dovuto rimborsare i clienti e chiudere il progetto a causa di “mancanza di forza lavoro per la costruzione“. Alcune aziende lasciano il paese per mancanza di figure professionali. Numerosi lavoratori sono costretti agli straordinari per mantenere i servizi, spesso pubblici. Basti pensare che la BKK (Azienda dei trasporti di Budapest) per mantenere il servizio (mancano 250-300 autisti) non solo aveva lanciato una grande campagna per cercare nuovi autisti, ma sta pensando addirittura di mettere al volante dei mezzi gli stessi impiegati della compagnia, sottraendoli ai lavori d’ufficio e mettendoli alla guida dei mezzi.

Quale soluzione ha quindi trovato il governo magiaro? Quella di incentivare in ogni modo le giovani coppie ungheresi a sposarsi e fare figli. Se i novelli sposi si impegnano, sottoscrivendo un contratto ufficiale con lo Stato, a fare almeno tre figli nel corso dei primi tre anni di matrimoni, lo Stato ripaga in toto l’abitazione della coppia, che deve essere di almeno 100 metri quadrati per garantire il benessere dei figli. Allo stesso modo, se una coppia ha il primo figlio il marito può chiedere fino a tre mesi di paternità e la moglie fino a tre anni, ovviamente pagati; idem per il secondo figlio. Dal terzo figlio in poi, la moglie può decidere di rimanere a casa fino all’età della pensione, stipendiata dallo Stato per fare la mamma, esattamente come se facesse un qualsiasi altro lavoro, regolarmente retribuito.

Questa grande offerta di lavoro ha altre conseguenza positive: non è un segreto che nell’ultimo anno gli stipendi siano aumenti in maniera costante, recuperando potere d’acquisto (l’aumento medio è stato del 13,1%). Certo si partiva da un livello molto basso, ma nel luglio del 2017 lo stipendio medio è arrivato a circa 200mila fiorini (quasi 700 euro). Nella capitale questa cifra è più alta e ormai in numerose compagnie i lavoratori godono di un maggior potere di contrattazione, proprio grazie alla mancanza di manodopera. Non è un caso se negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente l’utilizzo delle giornate di malattia da parte dei dipendenti: è difficile infatti essere puniti o licenziati per eventi simili con questa carenza di lavoratori, rappresenta una buona occasione per riequilibrare stipendi e diritti.

La politica di Orbán è rivolta in primo luogo a richiamare in patria gli ungheresi che risiedono all’estero, che si sono trasferiti o che fanno parte di minoranze storiche. In secondo luogo il premier si è sempre detto disponibile ad accogliere manodopera dai paesi occidentali o comunque cristiani, come dimostra anche il caso dell’Ucraina. Negli ultimi mesi inoltre sono stati promossi interventi legislativi atti a richiamare al lavoro i pensionati tramite incentivi fiscali. Infine per il governo un elemento fondamentale dello sviluppo economico ungherese deve’essere la crescita dei tassi di natalità. Insomma, nonostante lo sviluppo della robotica, sembra ancora lontana la possibilità che vengano utilizzati i robot per coprire i lavoratori mancanti, anche se a Szolnok uno di questi fa il portavoce della polizia.

————-

GIUSEPPE DE SANTIS


di Antonio Brandi – informareperresistere    (Ottobre 2015)

Le politiche pro vita, pro famiglia e per l’incremento demografico non riscuotono certo il consenso politicamente corretto dei grandi media e delle Istituzioni internazionali.
Frequentemente, per esempio, leggiamo sulla stampa attacchi contro Viktor Orban, il capo di Stato Ungherese, spesso presentato come un dittatore.
Vediamo ora cosa ci dicono i fatti, dai quali si potranno dedurre le ragioni della propaganda internazionale contro l’Ungheria ed il suo Presidente.
Il parlamento Ungherese ha inserito nella Costituzione la protezione della Vita dal concepimento.
Il Governo fa uscire il paese dalla crisi, manda a casa il Fondo Monetario Internazionale e rende la Banca Centrale indipendente dalle pressioni finanziarie internazionali.
Più bambini sono nati nel 2014 che negli ultimi cinque anni. Il tasso di fecondità totale è 1,41, il valore più alto dal 1997, anche se ancora non è abbastanza alto. Il numero dei matrimoni è aumentato costantemente dal 2010, del 9% nel solo 2014. Ricordiamo che tra il 2002 e il 2010 il numero dei matrimoni in Ungheria era sceso del 23%. Il numero dei divorzi è diminuito del 15% tra il 2010 e il 2013. Il numero di aborti è in continuo declino, ed è diminuito del 20% dal 2010. Grazie ai sussidi alle famiglie 236 miliardi di HUF (fiorini ungheresi) sono rimasti alle famiglie nel 2014. Le pensioni sono aumentate del 19% dal 2011 al 2014.
Dietro a queste cifre vi sono i numerosi vantaggi fiscali per le famiglie: diminuzione delle tasse sul reddito per famiglie con più di due figli, l’indennità di maternità, l’indennità per gli acquirenti della prima casa, l’aumento del 25% nei posti in asili nido e le misure sulla tutela del lavoro.
Numerosi anche i miglioramenti generali dell’economia: 210.000 posti di lavoro in più nel 2014. La disoccupazione al 7.1% (contro il 13.1% in Italia). Il PIL è aumentato del 3.5% l’anno scorso (quasi il doppio della media europea). I salari sono anche in continuo aumento: 4% nel 2014. Con l’eliminazione dei prestiti in valuta estera, sono stati convertiti prestiti per un valore di 3.600 miliardi di HUF, e sono state quindi protette le case di mezzo milione di famiglie. L’ anno scorso il turismo è aumentato del 13% e gli investimenti esteri del 14%.
Questo vero e proprio miracolo è il diretto risultato di una politica di indipendenza monetaria e di supporto alle famiglie che sono il nerbo di ogni nazione.
Riflettiamoci!
Fonte: Notizie pro Vita

L’UNGHERIA HA CACCIATO L’FMI E ADESSO CONTROLLA E STAMPA MONETA SENZA GENERARE DEBITO PUBBLICO.  (informareoverblog)

L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri. Dopo che è stato ordinato all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia.
Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania, un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria.
Già nel 2011 il primo ministro ungherese, Viktor Orbán promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano venduto il popolo della nazione alla schiavità di un debito infinito con i vincoli del FMI (IMF) e lo stato …. d’Israele. Queste amministrazioni precedenti erano infiltrate da israeliani nelle alte cariche, in mezzo al furore delle masse che alla fine, in reazione, hanno votato il partito Fidesz di Orban.
Secondo una relazione sui siti germanofoni del “National Journal”, Orbán si è accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza” ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili.
Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista.
Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la “crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che assume realmente le persone e ne migliora la vita.
Con l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre, il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la nazione.
L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con l’estero come esisteva in Germania con i nazional socialisti e come esiste oggi in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti BRICS, una coalizione economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un ritorno a una pacifica prosperità.
Articolo scritto da Ronald L. Ray – Traduzione a cura di N. Forcheri
Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2013/09/lungheria-emette-moneta-senza-debito.html

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