STUPIDARIO LAICISTA E MERCANTILE DELL’OCCIDENTE. A PROPOSITO DELLA NASCITA DELLA FILOSOFIA.

CON SAGGIO SULLE RADICI SANSCRITE DELLA CIVILTA’ EUROPEA
Posted on luglio 18, 2010 di debernardi
Paolo De Bernardi
Pubblicato su Splinder giovedi 12 novembre 2009

Nei manuali di storia della filosofia europei e americani, per scuole superiori (dove la si insegna) e università, a proposito della nascita della filosofia circolano da tempo i seguenti luoghi comuni: 1. la filosofia nascerebbe ad Atene e nelle colonie, ma non a Sparta perché questa è una società chiusa, mentre quelle sono società aperte. 2. la filosofia per nascere dovrebbe tenersi lontana da religioni e tradizioni, il suo humus sarebbe un ambiente laico e antitradizionalista. 3. la filosofia nasce in Grecia e non da altre parti.
–A questo punto prendiamo le fonti e vediamo se è vero quello che i docenti di filosofia occidentali fanno ripetere a memoria ai loro studenti (non più abituati a riflettere, né abituati a consultare le fonti)
1. Che la filosofia nascerebbe ad Atene e non a Sparta
Sentiamo con quali parole questo luogo comune risuona in uno dei più diffusi manuali scolastici (licei e università) in Italia (ABBAGNANO-FORNERO, Itinerari di filosofia, Milano 2002, vol I, p.22) :“Questa affermata connessione tra filosofia greca e società dinamica (che è la consapevole ripresa di una tesi “classica”, oggi nuovamente apprezzata dagli studiosi), ci permette anche di capire, come controprova, 1) perché la filosofia, ad esempio, non si sviluppa in una società come quella spartana; 2) perché la filosofia greca sia nata prima nelle colonie che non nella madrepatria. Una società militarista e autoritaria come quella spartana, caratterizzata da una ferrea staticità conservatrice, non è certo l´ambiente ideale atto a produrre il rigoglio della filosofia. E non lo è neppure, in un primo tempo, Atene, che mantiene ancora il volto di un´antica città chiusa nei propri atavici modi di vivere e pensare, che appare ben lontana da quella plastica capacità di rinnovamento che la caratterizzerà in seguito. Infatti nella Ionia troviamo quella dinamica circolazione di merci, idee ed esperienze, e quelle libere istituzioni che concorrono a  determinare, prima ancora che in madrepatria, quel tipo di società aperta che abbiamo descritto come specifica della Grecia in rapporto agli altri popoli e come stimolante terreno di germoglio di razionalità filosofica.”

Sentiamo ora come la pensano le fonti, leggendo un passo del Protagora di Platone (342 d), dove a parlare è Socrate: “Che quanto dico è vero e che nei ragionamenti filosofici gli Spartani hanno un’ottima formazione, lo saprete in questo modo: se qualcuno voglia intrattenersi col più inetto degli Spartani, nella maggior parte dei casi troverà che lo Spartano dai suoi discorsi apparirà davvero uomo di nessun valore, solo che, poi, dove gli si presenterà l’occasione del discorso, scaglierà, come ottimo arciere, una frase significativa, breve e densa, sì che il suo interlocutore farà la figura di non esser da più di un bambino. Di questo, appunto, c’è chi si è accorto, sia tra i contemporanei sia tra gli antichi, cioè che ‘laconizzare’ significa filosofare molto più che andar pazzi per la ginnastica, poiché si sono resi conto che pronunciare tali frasi è da uomini che hanno ricevuto una perfetta paidéia.Chi ben comprese questo furono Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Briene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, e tra questi si narra che settimo sia Chilone di Sparta. Essi furono tutti emuli, ammiratori, seguaci della paidéia spartana e chiunque può comprendere che la loro sapienza è dello stesso stampo di quella spartana: ciascuno di loro ha pronunciato brevi, memorabili sentenze. Ed anche quando si trovarono riuniti insieme, consacrarono la primizia della loro sapienza ad Apollo, iscrivendo nel tempio di Delfi le sentenze da tutti celebrate: ‘Conosci te stesso’ , ‘Nulla di troppo’. Per quale ragione dico questo? Per mostrare quale fosse l’ambito della filosofia antica: una certa qual brachilogia spartana”. Ebbene, Socrate, Platone e i Sette Savi  (ben nove autorità di non poco peso, anche per la vicinanza cronologica ai fatti che indaghiamo) affermano che la culla della filosofia in Grecia è stata Sparta e non Atene e le sue colonie. L’esatto contrario di quello che raccontano gli storici della filosofia occidentali. Che poi molti filosofi siano nati nelle colonie o ad Atene, non smentisce questo fatto, perché, come vedremo sotto, pressoché tutti si rifanno alla tradizione e alla sapienza delfica, proprio quella che sta a fondamento della costituzione e paideia spartane.

Dobbiamo ora chiederci come si sia formato questo infondato luogo comune. Esso è venuto fuori dopo che Karl Popper e George Soros hanno lanciato il proclama della “società aperta”; entrambi sono ebrei americani, favorevolissimi alla globalizzazione e al liberismo economico, il primo, da filosofo, li teorizza  nel libro La società aperta e i suoi nemici, il secondo, finanziere, li pratica con la “Open society foundation” e fa pressioni, con convegni, pubblicazioni, manifestazioni di piazza in tutti quei paesi che si mettono al riparo dai danni della globalizzazione e del liberismo sfrenato (come fa ora la Russia). Popper ovviamente non conosce la filosofia antica, lui più che un filosofo è un politico, che intelligentemente difende un modus vivendi e un tipo di società civile dove gli ebrei possono svolgere i loro traffici, commerci e attività bancarie, come hanno fatto nei secoli della diaspora. Il tipo di società di cui hanno sempre avuto bisogno è stata una società aperta; ovvio e comprensibile. Quello che non è comprensibile è la stupidità degli studiosi di filosofia non ebrei, che potendo aver accesso alle fonti in originale molto più di Popper, ripetono e fanno ripetere ai loro studenti un topos che non ha alcun fondamento storico, bensì solo politico. E’ chiaro che se chiedete a Popper e Soros dove è nata la buona cucina o il bel canto, provate a indovinare che cosa vi risponderanno?

2. Che la filosofia per nascere dovrebbe tenersi lontana da religioni e tradizioni
Sentiamo con quali parole è veicolato questo luogo comune, attingendo dallo stesso manuale citato (Ivi, p. 22):”Ma la discussione e lo scontro critico fra le varie opinioni presuppongono, e nello stesso tempo forgiano, una mentalità che non si accontenta più dell´ossequio passivo e del rispetto cieco della tradizione e delle sue forme culturali (il mito, la religione, la poesia ecc.) ma tende a ricercare motivazioni intellettualmente convincenti alla propria condotta e alle proprie idee, distinguendo fra ciò che è “ragionevole” e ciò che non lo è. In un ambiente socio-politico del genere, caratterizzato dal cambiamento e dalla messa in discussione dei modelli cristallizzati del passato, la filosofia ha modo di emergere e di rafforzarsi in modo mai prima conosciuto, contribuendo essa stessa a un ulteriore svecchiamento e laicizzazione della cultura. Tanto più che in Grecia – e gli studiosi sono ormai unanimi nel riconoscere l´importanza di questo fatto, che non ha pressoché paralleli nella società precedenti  – manca una classe sacerdotale custode di libri sacri ritenuti frutto della parola divina, e quindi il libero pensiero dei filosofi ha modo di affermarsi più facilmente”….”Quali sono i fattori che spiegano il sorgere del pensiero greco? A questo interrogativo non si può certo rispondere allegando una serie di ‘cause’ che avrebbero inevitabilmente prodotto la filosofia, ma soltanto chiarendo alcune delle condizioni politiche, sociali, economiche e culturali che ne hanno favorito e permesso il germoglio e la fioritura. Condizioni che si assommano tutte nell´originale tipo di civiltà creato dai Greci nei confronti dei popoli del vicino e del lontano Oriente. Infatti le civiltà pre-greche sono, nella loro quasi totalità, monarchie stataliste e accentratrici, con potenti caste sacerdotali e guerriere che detengono le chiavi del potere e del
sapere, e che rappresentano il basilare strumento di dominio di re assoluti venerati come semi-divinità. Tali civiltà hanno un carattere tendenzialmente autoritario e tradizionalista, e quindi statico, poiché tendono a conservare la loro cultura con le minori mutazioni possibili, presentando come sacri,grazie alla religione, i modi di vivere e di pensare dominanti. In società del genere lo sbocciare di una libera indagine critica e razionale, qual è quella della filosofia, trova ovviamente grossi ostacoli”. Morale della favola, se la filosofia vuole nascere si deve tener lontana da sacerdoti e tradizioni (sembra di aver letto un passo di Voltaire o dell’Enciclopedia illuminista).

Ora andiamo a sentire come la pensano le fonti, anche ricorrendo alle biografie dei primi filosofi. Premettiamo che tutta quella corrente della filosofia che diremo “catartica” (dove cioè lo scopo della filosofia è liberare l’anima dal corpo) è inaugurata da un movimento religioso-tradizionale che è l’Orfismo (DIELS-KRANZ 1 B, 17-18). A questo si richiamano tanto Pitagora (GIAMBLICO, Vita pitagorica, passim), quanto Empedocle, autore di un opera dal titolo Purificazioni (D-K, 31 A). Ma anche Socrate e Platone si allineano all’ideale catartico inaugurato dall’orfismo (PLATONE, Fedone, XI). Per capire quanto la filosofia per nascere debba guardarsi bene da tradizioni e caste sacerdotali ricordiamo che i Sette Saggi sono ispirati alla sapienza delfica, che, abbiamo detto, sta a fondamento della paideia e costituzione spartane. Il “conosci te stesso” non sono andati a scolpirlo in qualche piazza del mercato di Rodi, dove con le merci circolerebbero anche le idee filosofiche, bensì nella sacra Delfi. Eraclito si allinea a questa tradizione delfica, quando nei frammenti D-K 22, 101 e 116 e dice “ho indagato me stesso” e “ad ogni uomo è dato conoscer se stesso e divenire saggio”. Socrate, il maggior rappresentante della filosofia greca, si definisce un inviato di Apollo (PLATONE, Teeteto, 148 ac) e non del pensiero laico. Io, dice Socrate, sono il dono che Apollo ha fatto ad Atene (PLATONE, Apologia, XVIII d) Sulla assoluta fedeltà di Socrate al delfismo non ci sono dubbi: “Tra tutte le iscrizione di Delfi la più divina è stata sempre ritenuta il ‘conosci te stesso’, e da qui prese avvio il dubbio e la ricerca di Socrate” (ARISTOTELE, fr 1 Rose). Gli studiosi, ho notato, poco gradiscono riportare il fatto che per l’educazione del figlio il padre di Socrate si è rivolto, indovinate a chi? Nientemeno che alla casta sacerdotale del tempio di Delfi (PLUTARCO, Il demone di Socrate, 21). Quanto alla pietas socratica, cioè alle continue esortazioni a onorare gli Dei, coi sacrifici e obbedendo ai loro comandi, si potrebbero riempire pagine di citazioni (una per tutte: SENOFONTE, Memorabili, I , 3-IV, 3). Quando Pitagora è andato a trovare Talete ormai vecchio, sapete che invito gli ha fatto il fondatore della filosofia greca? Di andare, come già lui aveva fatto, presso i sacerdoti egizi se voleva acquistare un vero sapere (D-K 11 A 3 e 11 A 11). Si avete letto bene Talete e Pitagora sono andati dai sacerdoti egizi per la loro paideia e non dai mercanti. Per quanto riguarda la religiosità dei pitagorici, si potrebbero portare centinaia di citazioni; basti dire che per entrare nella scuola la pietas religiosa era conditio sine qua non (anzi, già il mancato rispetto per i genitori era visto come premessa di mancata pietas agli Dei, ed era elemento per la non ammissione nella Scuola). Perfino Democrito   Protagora (D-K, 80 A 2)  e Platone (DIOGENE LAERZIO, Vita di Platone, 6) vanno a cercare contatti in Egitto, Persia e India  coi sacerdoti e le loro tradizioni. Per darvi la misura delle atmosfere laiciste e antitradizionali in cui nasce e si sviluppa la filosofia, vi riporto una norma pitagorica: “Bisogna generare figli, per lasciare dopo di noi chi onori gli Dei” (GIAMBLICO, op cit, XVIII, 83). Platone pare darci indicazioni sul tema dell’eutanasia: “Gli uomini sono proprietà degli Dei, quindi non hanno diritto a suicidarsi” (Fedone, 61b);  tra le centinaia di citazioni, vi riporto solo questa: “Il massimo dell’ignoranza consiste nel non sapere che Dio è sommamente giusto, e che compito dell’uomo è assomigliare più che può a Dio” (PLATONE, Teeteto, 176 c). Pirrone di Elide –ritenuto erroneamente, come ho dimostrato, fondatore dello Scetticismo antico, vedi Pirronismo, medicina e scetticismo, in “Sapienza” 46 (1993), pp.191-214.- fa il viaggio con Alessandro per incontrare gli yogi e i brahmani; vedi : Pirrone e i maestri indiani, in “Sapienza” L (1997) 1, pp.83-102, passim. Della laicità di quest’ultimo posso dirvi questo: tornato dal viaggio fu in Elide sacerdote del tempio di Plutone. Penso che vi possa bastare per capire la protervia laicista della stragrande maggioranza dei “filosofi” occidentali odierni, disposti ad andare contro ogni evidenza, tanto le ideologie accecano.

3        Che la filosofia nascerebbe in Grecia
Andiamo a sentire con quali parole il solito manuale accredita una tesi ripetuta in tutte le università occidentali (Ivi, p. 20):”L´originalità del filosofare ellenico emerge in antitesi alla cultura dell´Oriente. La sapienza orientale è di tipo religioso e tradizionalistico, poiché da un lato è privilegio e patrimonio di una casta sacerdotale e dall´altro lato è ancorata a una tradizione ritenuta sacra e immodificabile. Invece la sapienza greca si presenta,in quanto filosofia, come una ricerca razionale che nasce da un atto fondamentale di libertà di fronte alla tradizione, al costume e ad ogni credenza accettata come tale”.

Qui, stando anche a quanto detto contro tradizioni e religioni, si fa capire che non può esserci una filosofia in Oriente (sic! L’Oriente è così grande!); quella terra è troppo contaminata dalle religioni, caste sacerdotali e tradizioni. Eppure tornate a vedere sopra per rendervi conto di come gli antichi filosofi facessero a gara per recarsi in Oriente, Medio ed Estremo, in un’epoca in cui i viaggiatori, prima di partire, di solito, facevano testamento, tanti erano i pericoli, come testimoniato dalle biografie di Pitagora e Platone, al punto che si ritrovarono ridotti in schiavitù o ripetutamente in pericolo di vita. Per farvi capire quanta faccia tosta ci voglia per dire sic et simpliciter che la filosofia è nata in Grecia, vi riporto un dato. Dopo che il fondatore della filosofia greca, Talete, è andato dai sacerdoti di Sais, come già fece Solone (un altro dei Sette Savi) e dopo che consigliò Pitagora di recarvisi, sapete quanto tempo quest’ultimo vi soggiornò? Ben 22 anni! Dopodichè si recò presso i Magi di Persia (anche questi son sacerdoti e non mercanti) e vi stette 12 anni (GIAMBLICO, Vita pitagorica, IV)! In quell’Oriente che impedirebbe alla filosofia di nascere Pitagora c’è stato 34 anni, e parlava l’egiziano meglio del greco! Non dimentichiamo che anche da un punto di vista grossolanamente quantitativo, la scuola pitagorica conta un numero di 218 filosofi, secondo il catalogo di Giambico (D-K, 58 A), letteralmente imbevuti di cultura magico-egizia; e chissà quanto influsso avranno avuto queste centinaia su filosofi successivi, che, anche non appartenenti alla Scuola, si sono ispirati e hanno tratto insegnamento dai centinaia. I testi della Scuola pitagorica Platone andò a elemosinare in Magna Grecia, a rischio di vita. Platone volle anche recarsi in Egitto (non credo a prender il sole o a fare il turista, in tempi dove a viaggiare si rischia la vita o la schiavitù), e aveva in programma di andare anche presso i Magi, se non avesse trovato gravi ostacoli (DIOGENE LAERZIO, Vita di Platone, 6-7: “..andò a Cirene da Teodoro il matematico, indi in Italia dai pitagorici Filolao ed Eurito. E di qui in Egitto dai profeti…Platone aveva anche deciso di incontrarsi coi Magi, ma le guerre d’Asia lo costrinsero a rinunciarvi”). Socrate da vecchio studiava e praticava la danza egizia (SENOFONTE, Simposio, II,11-19; ATENEO, I, 20 F) che, molto verosimilmente, doveva esser qualcosa di simile a quello che oggi conosciamo come Tai Chi, oppure I cinque tibetani . Perfino Protagora, considerato in Occidente come maggior campione del laicismo in età classica si è andato a compromettere cercandone contatti coi Magi di Persia. Dire poi che in Oriente non ci sarebbe filosofia, perché lì c’è troppa religione, significa non solo aver faccia tosta, ma esser anche gravemente ignoranti delle Upanishad, dei dibattiti delle innumerevoli accademie brahminiche, del dibattito filosofico all’interno del buddhismo, del lamaismo, del taoismo, dello zen, ecc, ecc. Il laicista obietta che queste non sono filosofie ma religioni perché il loro scopo è catartico, ossia liberare l’anima dal corpo; ma allora non è filosofia neppur quella greca che dall’orfismo a Platone e Pirrone di Elide ha come obiettivo la catarsi! Con Aristotele la filosofia non ha più questo obiettivo, e infatti l’Occidente si merita Aristotele, che con ironia Platone chiamava “nous” e ai suoi tempi, da scrittori contemporanei era considerato una nullità; scriveva Timone di Fliunte “di Aristotele non curiamoci, perché è di  una penosa superficialità” (fr 36 Diels). Quando perciò i cosidetti “studiosi” dicono che “la filosofia è nata in Grecia perché qui non c’erano caste sacerdotali custodi di libri sacri ritenuti frutto di parola divina”, dovrebbero anche aggiungere che proprio per questo i filosofi greci furono così sensati e umili da andarsele a cercare altrove le caste sacerdotali detentrici dei libri sacri. Ma è falso dire che in Grecia non ci furono tali caste. Prova ne è l’autorevolezza del Collegio Sacerdotale Delfico, l‘ Orfismo, per non parlare dei sacerdoti che presiedevano ai Misteri (Socrate dichiarava beati e divini coloro che furono iniziati ai Grandi e Piccoli Misteri, e lui stesso disposto a farsene discepolo: PLATONE, Gorgia, 497 c, e Eutidemo 271 c). I primi filosofi greci erano talmente affamati di caste sacerdotali e loro testi divini che non gli bastavano quelli che avevano in Grecia, disposti a spender fortune e a rischiar la vita in lunghi e pericolosi viaggi. Perciò rovescio la tesi dei cosidetti “studiosi” dicendo che la filosofia ben fiorisce in Grecia (non dico “nasce”) perché i primi filosofi vollero farsi discepoli delle più importanti caste sacerdotali della Grecia, della Fenicia e dell’Egitto, inclusi i Magi e i maestri del lontano Oriente (come Pirrone e Democrito il quale spese una fortuna per i suoi viaggi in Egitto, Persia ed India, DIOGENE LAERZIO, Vita di Democrito, 35: ” Demetrio negli Omonimi e Antistene nelle Successioni dei filosofi narrano che egli viaggiò anche verso l’Egitto per apprendere la geometria dai sacerdoti e fu in Persia dai Caldei…Vi è una tradizione che Democrito abbia avuto rapporti coi Gimnosofisti in India”). D-K 11 B14: “Empedocle lo stesso Pitagora e Democrito che frequentarono i Magi …..Certamente Empedocle, Pitagora, Democrito e Platone navigarono per apprendere quest’arte (magica-iniziatica) affrontando dei veri e propri esili, piuttosto che viaggi”

Nelle Argonautiche orfiche, Orfeo, che si accinge a cantare l’impresa, invoca Apollo, affinchè lo guidi e lo aiuti a narrare e cantare, tra le altre cose: “…i canti funebri degli Egizi e le sacre libagioni di Osiride…” (Orphei Argonautica, 32). E più sotto, continua Orfeo:”….io narrai i discorsi sacri degli Egizi, allorchè mi recai a Menfi divina e alle sacre città di Apis che il Nilo impetuoso intorno cinge…” (Ivi, 43-45). E ancora: “…fatiche e affanni mi toccarono quando percorsi l’immensa terra e le città in Egitto e in Libia svelando agli uomini gli oracoli divini..” (Ivi, 100-103). Vedete dunque come Talete, Pitagora, Democrito, Platone, ecc. ecc., col viaggio in Egitto, ripercorrono una tradizione inaugurata da Orfeo. E’ li che si attingono i sacri misteri e la vera filosofia.

E mentre i sapienti occidentali non si stancano di ripetere che la filosofia occidentale è nata in Grecia e basta, Plutarco, sacerdote a Delfi agli inizi del II sec. d.C., addirittura tramanda i nomi dei filosofi egizi presso i quali i primi filosofi greci si recarono come discepoli: “…è attestato anche dai più sapienti tra i Greci:Solone, Talete, Platone, Eudosso, Pitagora e, a quanto pare, anche Licurgo, i quali vennero in Egitto e s’incontrarono con i sacerdoti. Dicono che Eudosso fu discepolo di Chonufis di Menfi, Solone di Sonchis di Sais, Pitagora di Enufis di Eliopoli. Pare che soprattutto Pitagora sia rimasto colpito e tanto abbia ammirato quegli uomini da trasfondere la loro tensione simbolica e misterica nelle sue dottrine, adattandole a una forma enigmatica. E in effetti la maggior parte dei precetti pitagorici non si discosta da quegli scritti chiamati geroglifici…” (De Iside et Osiride, 10, ).

Socrate e Platone hanno tramandato che il senso e l’essenza di tutta la filosofia è concentrata in una sola parola, il resto, come avverte Socrate, sono tutte chiacchiere. Questa parola, sacra e “ antica” (Fedone, 67 c), centrale nei misteri egizio-orfici, fa riferimento alla Catarsi, cioè allo scioglimento dell’anima dal corpo (non è questo il luogo e il momento per chiarire in che consista), solo e “vero ufficio della filosofia” (Ivi 84 a), fecondata e ispirata ai misteri sacri.

PS .Il principale dei motivi per cui gli studiosi occidentali di filosofia ripetono all’unisono che la filosofia occidentale è nata in Grecia è di carattere geopolitico. Chi segue questo blog sa cosa intendo. Così come le vostre scuole o città non si gemelleranno mai con scuole e città russe, così come non vedrete o sentirete musiche o films indiani o russi, così come bisogna far di tutto perché l’Europa non si leghi energeticamente alla Russia perché ne verrebbe fuori la maggior superpotenza mondiale, altrettanto sul piano culturale bisogna nascondere o negare i legami dell’Europa con l’Asia, negando ad esempio, o nascondendo che le lingue europee hanno un vastissimo retroterra sanscrito, oppure negando, come fanno i nostri codini intellettuali che alla nascita della filosofia greca ha molto contribuito l’Oriente delle caste sacerdotali, religiose e tradizionaliste. Questo black out serve a mantenere l’Europa rivolta ad ovest e ai suoi patti atlantici. L’Oriente le è geopoliticamente e in buona parte culturalmente precluso.
Tra il 1984 e il 1994 il filologo Giovanni Semeraro pubblica a Firenze presso Olschki il volume Le origini della cultura europea, opera nella quale dice di aver mostrato come le radici della cultura europea non starebbero nel sanscrito, ma nella civiltà mesopotamica, quindi nella lingua accadica, il sanscrito non c’entra nulla!. Tale opera trova apprezzamenti in Italia presso Severino, Galimberti, Cardini, presso Zolla (ahimé, il caro amico), Cacciari, Canfora… Andiamo a vedere..

Sanscrito                           Italiano                                     Latino
Me                                      me                                                 me
Matar                                 madre                                           mater
Cvas (=domani)                 (pro) cras (tinare)                       cras
Dacan                                 dieci                                              decem
Dacamas                            decimo                                           decimus
Dvi                                      due                                                    duo
Vas                                       voi                                                   vos
Vid                                       vedo                                               video
Viras (=uomo)                     virile                                               vir
Na, nau                                 non                                                 non
Namen                                 nome                                              nomen
Nidas                                    nido                                                 nidus
Malas (=cattivo)                 mala (mente)                                   malus
Calamus                                calamo                                            calamus
Musas (=topo)                     mus (telidi)                                      mus
Pacus (=pecora)                   pecu (niario)                                    pecus
Dantas                                   denti                                                  dentes
Galas                                       gola                                                   gula
Nasas                                       naso                                                  nasus
Pad                                         piede                                                   pes
Yuvan                                      giovane                                               juvenis
Antran                                     antro                                                   antrum
Idam (=stesso)                          identico                                             idem
Pitar                                          padre                                                  pater
Tri                                                tre                                                      tres
Sapta                                            sette                                                 septem
Ecc. ecc.

Aggiungiamo che in sanscrito, quanto in greco e italiano, l’alfa ha valore privativo (a-tanathos in greco vuol dire non-mortale; in sanscrito a-dvaita vuol dire non-diviso, non-duale; a-janma vuol dire non-nato, sat = essere, asat = non essere;ecc.; in italiano abbiamo a-tipico; a-fasico, ecc.)

Il testo sacro fondatore della civiltà ariana di quella che noi chiamiamo India, ma il cui vero nome è Aryawarta, cioè il Manava Dharmasastra (Manu Smriti, trad. italiana Roma, 1972) , quello che ha impostato la vita civile, giuridica, politica e culturale di un popolo su una concezione spirituale dell’esistenza, prescrive al novizio (colui che studia i Veda per divenire un brahmano esperto di sacre scritture): “Abbia sempre il braccio destro scoperto” (Manava, II 193). Ebbene se andate a vedere abiti dell’antica Roma e dell’antica Grecia vedete che tanto la Toga, quanto lo Himation prevedono il braccio destro scoperto.

In Manava V 105 abbiamo l’elencazione di quelli che sono gli agenti di purificazione degli esseri vivente, tra questi è indicata la pratica di fare l’intonaco delle abitazioni con sterco di vacca. Ebbene questa pratica era diffusa nel mondo germanico fino alla II guerra mondiale.

Pressochè ovunque nel Manava trovate ripetuto che uno dei principali doveri del Brahmano è quello di tenere perennemente acceso il fuoco sacro. Non è questo ufficio delle Vestali a Roma?

Le età dell’uomo. Nella cosmologia ariana avete 4 età dell’umanità; nella cosmologia esiodea ne avete 5. Ma se si osserva bene si nota in comune la descrizione di una decadenza progressiva dell’umanità secondo una scala descritta da metalli pregiati e poi vili. La prima età, tanto in Esiodo (Le opere e i giorni, I, 106-201) che nella cosmologia indù (Krita) è quella dell’oro. La seconda età, peggiore della prima, è per entrambi (Treta) quella dell’argento. La terza età in Esiodo è del bronzo, nel Manava è del rame (Dvapara); anche se il rame è contenuto nel bronzo. Infine l’ultima, attuale e peggiore di tutti, è per entrambi l’età del ferro (Kali)!

Dice Talete che l’acqua è principio di tutte le cose (D-K 11, A 1); sentiamo cosa dice il Satapatha-brahmana, VI, 8,2,3: “Dalle acque è prodotto questo Universo”, e in XII, 5,2,14: “Le acque sono il fondamento di tutto questo Universo”; in XI,1,6,1: “In principio, in verità, questo mondo era acqua, null’altro che un mare d’acqua”. In Rig-veda X 129, 1-3: “In principio non vi era essere né non essere. Non vi era l’aria né ancora il cielo al di là…..Tenebra vi era, tutto avvolto da tenebra, e tutto era Acqua indiffrenziata”

La sposa fecondata (Manava IX 8) è detta Giaya, perchè il marito nasce (giayate) in lei una seconda volta. In greco (ESIODO, Teogonia, 123) il termine Gaia indica la Terra, divinità che dà nascita a tutti i viventi.

In sanscrito il figlio maschio viene chiamato dal padre Puttra (il perchè non ci interessa; Manava IX 137), da cui deriva il nostro Putto e toscano Potto

Prosit: guardate la vicinanza tra questa voce verbale latina (il cui infinito è prodesse) e il Prasita sanscrito che significa “buon pasto”; l’espressione latina si usa a fine di un pasto per dire “ti giovi”.

La divisione platonica della società in classi ricalca esattamente quella prospettata nel Manava; ciascun individuo appartiene a questa o quella classe in base alla sua natura-temperamento, che sia in Manava che in Platone è di tre tipi: La qualità naturale Tamas (=ignoranza, oscurità), corrisponde in Platone.. alla parte più bassa dell’anima, la vegetativa (concupiscibile) e corrisponde alle classi lavoratrici: artigiani, contadini, commercianti e intoccabili. Al secondo livello abbiamo i guerrieri, ai quali appartiene la qualità naturale del Rajas (animosità, azione, coraggio), che in Platone corrisponde a quella parte dell’anima detta volitiva (irascibile). In cima alla piramide abbiamo la prima classe, quella dei Brahmani, che partecipano della qualità naturale Sattva, che in Platone è la parte razionale dell’anima e corrisponde ai filosofi. (Manava I 31, PLATONE, Repubblica, IV, XIII-XVI).

La simbologia filosofica del cigno è la stessa nel Fedone e nelle Upanishad: Socrate spiega poco prima di morire perchè il cigno è l’animale sacro di Apollo. E’ l’unico animale che gioisce all’approssimarsi della morte, tant’è che solo allora emette il suo splendido canto. Il cigno è dunque l’anima che si accinge ad essere liberata da quella tomba che è il corpo e che filosoficamente gioisce di potersi ricongiungere con l’Anima universale (=Apollo che rappresenta la ritrovatà unità, contrapposta alla molteplicità e dispersione dionisiaca; lo smembramento). Lo splendido discorso di Socrate prima di morire riportato da Platone nel Fedone (85a) è il canto filosofico del cigno che è Socrate, caro ad Apollo e suo inviato in Atene. Nelle Upanishad (Brhadaranyaka Up.,IV, III, 11-12) il Cigno è il Purusha, ossia l’anima individuale, il Sè, il cui obiettivo è la liberazione, in sanscrito Moksa, in greco Catarsi, ossia la stessa concezione filosofica: l’obiettivo di tutta la filosofia è la Catarsi, liberare l’anima dal soma-sema, momento di somma gioia per il fiolosofo cigno.

In Isa Upanishad (III, 3-5)abbiamo la stessa simbologia della biga che ritroviamo poi nel Fedro di Platone. Leggiamo da Isa: “Sappi che l’Atman è il padrone del carro e il corpo è il carro, sappi che la ragione poi è l’auriga e la mente le redini. I Saggi chiamano i sensi cavalli….Colui che non possiede la ragione e non ha mai la mente raccolta, costui ha i sensi indocili, come un auriga che abbia cattivi cavalli”. Sentiamo il Fedro (246b): “Si raffiguri l’anima come una potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga….Innanzitutto per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza,mentre l’altro è tutto il contrario e di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è difficile e penoso”. L’anima è auriga, i sensi sono cavalli da tener domi.

In Manava X 78 sono prescritte quelle che devono essere le armi del guerriero (Kchatriya): la spada e il giavellotto. Ebbene ad Atene, Sparta e Roma queste sono le armi del guerriero; e saranno queste le armi lecite per tutto il Medioevo, le sole benedette dalla Chiesa, fino alla battaglia di Crecy, quando gli inglesi violeranno la regola introducendo proditoriamente l’arco da caccia, che esclude il corpo a corpo, misura di forza e coraggio.

La leggenda o tradizione dei Sette Saggi la troviamo in India (Atharva Veda XII 39; essi sono coloro cui furon rivelati i Veda), come in Grecia (D.L.. Vite dei filosofi, Proemio). E’ pura coincidenza vero?

Lo specchio strumento di peccato nel medioevo. In Manava IV 38 è fatto divieto al Brahmano di osservare la sua immagine in uno specchio d’acqua. Per tutto il Medioevo lo specchio è stato ritenuto strumento di peccato (osservare e compiacersi della propria immagine-maschera è la tentazione di Narciso, che porta all’Inferno).

Non parliamo poi del simbolo beneugurale dello svastika, gammadion in greco, che trovate sui templi induisti, quanto sui reperti del museo ercheologico di Atene (anfore, busti, fregio del tempio di Artemide, ecc), lo trovate a Paestum (busto femminile VI sec.), lo trovate sugli antichi simboli dei trulli di Alberobello, lo trovate in Gallia, ecc, ecc.

Tralasciamo le similitudini in campo artistico e architettonico, e le influenze linguistiche nelle lingue sassoni (tedesco, inglese) ci sarebbero da riempire pagine e pagine…..

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2 risposte a STUPIDARIO LAICISTA E MERCANTILE DELL’OCCIDENTE. A PROPOSITO DELLA NASCITA DELLA FILOSOFIA.

  1. Nicola ha detto:

    Salve, il suo articolo mi è piaciuto moltissimo. Condivido in toto.
    Sto scrivendo una tesi di laurea sull’argomento, in cui difendo l’idea della non originalità del pensiero greco.
    Il suo articolo mi sarebbe molto utile, ma così com’è non saprei come citarlo e approfondire.
    Potrebbe inviarmi una bibliografia, indicazione di fonti, suggerimenti e spunti?
    Grazie e buon lavoro.
    A presto.

  2. Anonimo ha detto:

    Mi dia un po’ di tempo e nel frattempo mi faccia avere una mail PDB

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