LA MACCHINA DELLA MORTE.

Paolo De Bernardi
Pubblicato su Splinder venerdi 16 aprile 2010
DALLA MEDICINA DELLA VITA ALLA MEDICINA PER LA MORTE.
Dopo la fame, la seconda arma di sterminio in mano all’élite che domina in Occidente si chiama medicina
Se l’idraulico che chiamate per la riparazione della vostra rete idrica venisse e sfasciasse tutto l’impianto, voi come minimo lo denuncereste. Se invece venisse e riparasse la rottura ma guastasse la rete fognaria, voi come minimo non lo paghereste. Altro esempio: se chiamate il muratore per la riparazione del pavimento e questo vi sfascia casa, voi lo denunciate. Se invece per riparare il pavimento vi guasta l’intonaco, anche qui non lo pagate. Così con il meccanico: se vi sfascia l’auto, rendendola inutilizzabile, lo denunciate. Se invece vi ripara la pompa dell’acqua, ma vi danneggia il radiatore, non lo pagate. Ecc..Abbiamo così individuato due norme fondamentali del codice deontologico dei meccanici, degli idraulici e dei muratori. Loro sanno, e non c’è bisogno di metterlo per iscritto, che non possono comportarsi in quei due modi, se vogliono farsi chiamare: meccanico, muratore o idraulico. Forse perché la medicina è un’ arte più importante di quei mestieri, che il suo padre fondatore, in Occidente, Ippocrate, ha voluto mettere nero su bianco, comportamenti che il medico deve tenere nell’esercizio della sua professione. Due dei capisaldi del codice deontologico medico, per più di due millenni (visto che fino a qualche decennio fa i medici occidentali facevano il cosiddetto “Giuramento di Ippocrate”) hanno prescritto quanto segue:
1) “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.”
2) “In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.”
Questo secondo punto era sintetizzato dal motto latino: “primum non nocere”, che significa: per prima cosa nell’esercizio della tua arte devi evitare di arrecare danno, per seconda cosa cerca di guarire il paziente. Es: non può esser considerato atto medico quel modo di riparare la spalla che comporti la rottura di tre costole; non è atto medico quel modo di curare una polmonite che comporti l’insorgere di un ittero. Se per riparare la pompa dell’acqua dell’auto il vostro meccanico non sa evitare di danneggiare il radiatore, allora voi gli dite: “stai fermo, lo faccio fare da un altro”.
Questo tipo di medicina alla quale hanno giurato fedeltà , per duemila e più anni, i medici occidentali, prima di iniziare ad esercitare, la chiamerò “medicina bianca”, ossia medicina per la vita, medicina a tutela della vita , per la quale non è atto medico quello che danneggi la vita o che addirittura la sopprima. Se a un medico del Cinquecento dite che è atto medico somministrare la morte, quello si mette a ridere e vi dice: “messere, voi siete insensato o ebbro, perché colui che somministra legittimamente la morte si chiama boia, come chiunque vi può confermare. Ma da che landa venite, di grazia, ditemi.”
Il tale viene da una landa oscura che si chiama Civiltà Occidentale, dove si include ormai regolarmente e senza senso di vergogna o stupore, la somministrazione della morte sotto la categoria “atto medico”. La medicina da bianca è divenuta nera, da medicina per la vita è divenuta “medicina per la morte”. La medicina svolge ora legalmente, quelle che un tempo erano funzioni da boia.
1. Quanto al punto primo del giuramento di Ippocrate, che è quello che si impegna a non somministrare ad alcuno un farmaco mortale, neppure se richiesto, ecco che accade in Occidente.
“Caro Direttore, non avrei mai pensato di scegliere la cassa da morto di mia madre mentre il suo cuore ancora batteva. Eppure la legge me lo ha imposto, quella stessa legge che obbliga i medici a staccare improrogabilmente le macchine, quando un paziente viene definito’clinicamente morto’, perché il suo encefalogramma risulta piatto. Eppure il volto di mia madre era disteso e sereno, lei respirava, anche se aiutata artificialmente. Domenica scorsa era stata ricoverata d’urgenza al Policlinico Umberto I per un’emorragia cerebrale. Ma il suo codice giallo in tre ore è diventato rosso. Entrata in terapia intensiva, gi non era più cosciente, ma in coma. Così la mattina seguente, alle 11, dopo il nuovo risultato piatto dell’elettroencefalogramma, viene emessa la sentenza di morte. Da qui scattano le ultime sei ore, durante le quali una commissione medica deve verificare eventuali reazioni e confermare il responso, per poi staccare le macchine. Improrogabilmente. Un vero incubo per i familiari. Il tutto confermato dalla imperturbabilità dei medici che, abituati a questa prassi, rispondono con tono fermo e impassibile. Mentre speravo ancora che mia madre prima o poi potesse svegliarsi, dall’altra parte c’era gi chi la considerava morta. E mi spingeva a pensare alla cassa, ai fiori, al necrologio. E così ho fatto, mentre il cuore della mia adorabile mamma ancora pulsava, mentre le tenevo la mano calda e le parlavo sottovoce, invitandola a svegliarsi. Non credevo a quello che stava accadendo. Mi chiedevo perché… mi trovavo nell’auto dell’agente delle pompe funebri…Cassa da morto? Ma se mamma è viva non facevo che ripetermi. Intanto il tempo passava inesorabile, quasi una condanna…Un paziente in terapia intensiva può costare anche tremila euro al giorno…Troppo per chi ha l’encefalogramma piatto..E’ la stessa legge che va incontro anche all’espianto di organi –prima si tolgono meglio è- e che in futuro, così mi ha detto qualcuno in ospedale, intende accorciare i tempi della commissione di morte, da sei ore a tre ore. Sempre a beneficio degli espianti e dei minori costi….Perdonami mamma se non sono riuscita a impedire che ti staccassero le macchine..” (“Il Giornale” 21 I 2010)
Il somministrare la morte rientra ora nell’ “atto medico”. Il “ragionamento” sotteso al concetto di morte cerebrale è il seguente: prima di demolire la casa di Mario, dobbiamo accertarci che Mario non sia all’interno. Perciò suoniamo il campanello (elettroencefalogramma). Mario non risponde (elettroencefalo piatto), dunque Mario non è in casa, quindi possiamo demolire. Gloria. Bravi gli insegnanti occidentali, che a forza di ripetere che il pensiero è debole, che non ci sono punti di riferimento fermi, che 2 + 2 può non fare 4; che non ci sono criteri, né certezze in arte, in morale, e neppure in matematica, anch’essa un’opinione, hanno rincretinito generazioni di ricercatori, medici, sedicenti scienziati, gente comune, che ora è talmente smarrita, anzi persa, da non saper riconoscere il vivo dal morto; non arrivano neppure a sospettare che Mario è in casa e non risponde. Che scienza! Che rigore logico! Bravi docenti. Dite agli studenti che è tutto un’opinione, che tutto è una interpretazione, e che quindi per andare da Roma a Berlino ha lo stesso valore e convenienza passare per Milano o passare per Atene. E’ solo questione di interpretazione, di punti di vista. Scegli ciò che più ti piace. Il Cane questo voleva. Gente persa. In massa hanno telefonato ai vertici Rai perché licenziassero un Bigazzi che ha osato rivelare la ricetta con cui 70 anni fa si cucinavano i gatti. L’hanno ottenuto. Vi risulta che qualcuno di questi mentecatti (vedi cosa è la mentecazzia, sotto la categoria “psicologia”) sia andato sotto l’Umberto I e altri ospedali a gridare che non si può considerare morto un cuore che batte e una mano calda? I 3000 euro die che costa un individuo in terapia intensiva, vanno principalmente al personale che assiste. Questo il Cane non vuole, perché i soldi lo stato li deve restituire alla banca centrale privata, che è del Cane. Ma quando si tratta di spendere 1000 euro die per la chemio (veleni letali venduti dalle case farmaceutiche del Cane e fatti passare per “medicine”), allora non ci sono leggi che impongano tagli e risparmi. Ma son considerazioni troppo sottili per un politico italiota divenuto ministro o funzionario asl. Troppo accecato dalla sensazione di potere che gli viene dalla carichetta. Non educato da genitori e insegnanti a veder il cosiddetto “potere” come servizio e drammatica responsabilità. Altrimenti lo fuggirebbe, anzichè agognarlo, come solo un superficiale potrebbe fare. E un superficiale non può capire perché si può spendere per un malato oncologico terminale, mentre bisogna tagliare per un paziente assolutamente indifeso, in cosiddetta “morte cerebrale” .
Se ostinatamente continuate a pensare che le macchine sono in grado di stabilire la morte e che il nuovo concetto di “morte cerebrale” sia clinicamente superiore a quello tradizionale (questo diceva che una persona può dirsi morta solo quando cessano tutte e tre queste funzioni: battito cardiaco, respirazione, circolazione), allora trovate il coraggio di leggere questo documento: “Don Giovanni Benedetti, il 31 XII 1992 fu dichiarato clinicamente morto. ‘Per 5 giorni sono rimasto in coma profondo…dopo l’incidente automobilistico..Per primi i carabinieri dissero che ero morto. La sentenza si ripete all’ospedale di Norcia. Anche per i medici ero morto. Non reagivo alle stimolazioni, non davo alcun segno di vita. C’erano solo delle fibrillazioni sull’elettrocardiogramma, quelle che, ripetevano fra loro i medici, possono durare 4-5 ore dopo la morte’. Per un caso che nessuno ha saputo spiegare Don Benedetti non poteva vedere, non parlava, era immobilizzato,ma capiva. Nei 5 giorni di coma profondo ha mantenuto un alto livello di coscienza. ‘Per fortuna a Norcia non erano attrezzati per l’espianto di organi, così come non lo erano all’ospedale di Spoleto, altrimenti mi avrebbero smontato pezzo per pezzo’. E così al sacerdote è capitato di captare la conversazione al suo capezzale tra i sacerdoti suoi colleghi e gli addetti alle pompe funebri…due milioni e mezzo per una bara senza pretese…fui portato all’ospedale di Spoleto, per render meno duro l’impatto ai miei parenti….anche qui dopo una tac, la diagnosi resta invariata: morto. Fino al 5 gennaio. Quella mattina intorno al letto si radunarono 4 o 5 medici. Li sentivo parlottare con fastidio, quasi con disprezzo, del persistere delle fibrillazioni. Uno è arrivato a dire che se per pura ipotesi, fossi resuscitato dal coma non sarei stato buono non per la carrozzella, ma nemmeno per vegetare su una barella. E non so cosa sia successo. Ho il ricordo di una reazione fortissima che mi ha scosso tutto il corpo. Mi sono alzato, mi sono ritrovato seduto sul letto. E ho fatto quel che un sacerdote non deve fare: li ho mandati a quel paese. E loro sono scappati…In pochissimo tempo son tornato quello che ero prima” (“Libero” 4 V 2001).
L’altro documento riguarda il caso di Salvatore Crisafulli:”Sono vivo per mio fratello, i medici dicevano che non ero in grado di avere sensazioni, ma io sentivo e capivo tutto. E piangevo per la disperazione, lacrime che i sanitari confondevano con i riflessi non condizionati del malato…piangeva dalla rabbia e i medici sostenevano che era un riflesso incosciente… (il fratello Pietro) si è scontrato con i medici che li invitavano a rassegnarsi, ha insistito sul fatto che Salvatore potesse sentire mentre i sanitari negavano anche la possibilità. E aveva ragione lui…ora parla dell’amore smisurato che gli ha consentito di andare avanti” (La Nazione 5 X 2005)
Altro documento: “Roma, 23 nov. 2009(Apcom) – Un belga di 46 anni ha passato 23 anni in un letto di ospedale per quello che gli era stato diagnosticato come un coma profondo. Ma tre anni fa il colpo di scena: da una serie di nuove analisi emerge che è sempre stato cosciente. Un caso che non sarebbe isolato come riporta l’edizione online del francese Le Figaro. Gridavo, ma non mi potevano sentire”. E’ con queste parole che Rom Houben riassume l’assurda esperienza che ha vissuto per 23 anni. Nel 1983, a seguito di un incidente stradale, Rom ventenne, resta paralizzato e finisce in coma profondo secondo i sanitari.Nel 2006 nuove analisi effettuate all’università belga di Liegi, dal dottor Steven Laureys, mostrano che Rom era in effetti pienamente cosciente di quello che accadeva intorno a lui, anche se paralizzato. Lo si apprende solamente oggi tramite una pubblicazione del medico che lo ha salvato sulla rivista di neurologia BMC Neurology. Fin dal 1983, Rom Houben poteva così capire perfettamente quello che dicevano i medici sulle sue condizioni, precisa Le Figaro.”Per tutto questo tempo, sognavo una vita migliore. La frustrazione è una parola troppo debole per descrivere quello che provavo”, racconta. Ormai, Rom Houben può comunicare grazie ad un sistema informatico che gli permette di scrivere dei messaggi su un computer. Per il dottor Steven Laureys, il caso di Rom sarebbe lontano dall’essere isolato. Nello studio da lui pubblicato di recente nella rivista BMC Neurology, Laureys afferma che numerosi pazienti considerati in stato vegetativo sarebbero in realtà vittime di errate diagnosi. Ihr MAZ”
Se pensate che il primo documento letto (della donna e della figlia) sia un caso eccezionale, vuol dire che siete fuori dal mondo, non capite che accade intorno a voi. I vari Corrieri della serva e Tv di stato stanno efficacemente coprendovi gli occhi. Uno studio di quella che è ritenuta la più autorevole rivista medica occidentale, “Lancet” del 2 VIII 2003 calcola che negli ospedali italiani ben una morte su quattro è decisa dal medico (quasi sempre in quella forma di cripto eutanasia che si chiama “sedazione terminale”). Se l’Italia si attesta al 23% di casi, in Svizzera avete addirittura un 51%, in Olanda il 44%, Danimarca 41%, Belgio 38%, Svezia 36%. Cifre da ecatombe, che fanno rivoltare nella tomba Ippocrate e le generazioni e generazioni di medici che hanno giurato il suo codice deontologico. Questo “atto d’amore”, come lo chiamano, dello staccare l’ossigeno, il cibo, oppure del somministrare dosi mortali di sedativo, secondo il Gruppo italiano per la valutazione degli interventi in terapia intensiva, citato al Congresso della società italiana di cardiologia, a Roma, il 16 XII 2007, negli ospedali italiani raggiungerebbe addirittura il 62%! (Gongolano assassini e pedofili: se è atto d’amore quello, tra quanto lo sarà anche il nostro?)
Spostiamoci su un altro fronte per vedere il colore della medicina occidentale (bianco o nero) in fatto di tutela della vita. Uso le parole del ginecologo Valter Tarantini, il quale dal 1978 ha praticato migliaia e migliaia di aborti, forse è il medico che ne ha praticati di più in Italia:”Per molte donne abortire è come togliere una verruca…la legge 194 è ormai un mezzo di controllo delle nascite…la stragrande maggioranza delle donne che vengono da me sono recidive…a Taranto una donna ha abortito 40 volte…questa è l’eccezione, ma quattro o cinque volte è frequente…sono sempre meno le donne che avendo davvero bisogno dell’aborto ne soffrono…per la maggior parte abortire è come togliere una verruca. ..allo stato ogni aborto costa 1280 euro” (“La Nazione” 3 III 2008). Qui non si sta dicendo che qualcuno non sia libero di abortire o uccidersi; qui si sta contestando che il comminare la morte possa rientrare sotto la categoria “atto medico”, così come lo sfasciare un auto non può esser fatto rientrare nell’atto che è proprio di un meccanico riparatore.
Se questi sono gli “atti d’amore” che la medicina occidentale riserva alla vita, ora andiamo a vedere quali sono gli “atti d’amore” riservati alla salute umana, andiamo cioè a vedere che fine ha fatto il punto 2 del giuramento di Ippocrate, che dice: primum non nocere
I chemioterapici usati per le 270.000 persone che ogni anno, secondo il Ministero della salute, si ammalano di cancro, in Italia, (dati del 2005) sono sostanzialmente e in origine agenti vescicanti usati nella guerra chimica (i nomi militari sono HN-1, HN-2, ecc). Per la eliminazione dell’Alkeran, uno dei più usati chemioterapici, il personale infermieristico deve procedere ad un incenerimento a 1000 gradi, dopodichè le ceneri mantengono ancora proprietà mutagene. La Procabarzina (c’è scritto sul foglietto illustrativo, è “cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione del feto). Sul foglietto degli Antraciclinici c’è scritto che sono “potenzialmente mutageni e cancerogeni”. L’infermiera che somministra un chemioterapico nella vena di una paziente deve indossare guanti protettivi, perché se solo una goccia di quel liquido l’avesse toccata, le avrebbe provocato ustioni! (Dice una testimone: “se precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo? Dalle 19 di quella sera vomitai per due giorni e mezzo, persi manciate di capelli, l’appetito, la colorazione della pelle. Ero una morta che camminava”; da PAMIO M., Cancro spa, Padova 2008, p.31). Come prove potete andare da uno studio del Lancet del 13 XII 1975, dove si dimostra che i malati di cancro non trattati con la chemio vivono più a lungo e meglio di quelli trattati; alla più recente inchiesta del governo australiano, del 2005, condotta dal Cancer Information e Support Society di Sidney, secondo la quale 64 su 79 medici hanno detto che non ricorrerebbero al chemioterapico se si ammalassero di cancro (PAMIO, p.40). Un malato di cancro che in Italia segua le terapie ufficiali costa mediamente allo Stato 200.000 euro; moltiplicate questo per 270.000 e ottenete una cifra spaventosa. Questo spiega perché la ricerca sul cancro è depistata metodologicamente. Vi dirò come in un altro articolo.
Quanto all’Aids gli “atti d’amore” verso la salute umana sono peggiori, visto che il chemioterapico AZT è stato proibito nei paesi occidentali perché troppo velenoso. Lascio parlare il biochimico Mullis, Nobel per la chimica nel 1993: “Può darsi che l’AIDS riesca talvolta ad uccidere, in ogni caso al pari dell’AZT, che certamente da solo fa ammalare il soggetto. L’AZT impedisce infatti la proliferazione nell’organismo di qualsiasi cellula soggetta ad una crescita veloce, ivi comprese le cellule immunitarie CD4, che adesso, secondo quanto dicono i medici, sarebbero necessarie più di qualsiasi altra cosa. … Ma può darsi che il soggetto non riesca mai a guarirsi. Forse è già stato danneggiato irrimediabilmente, indipendentemente da che cosa lo abbia danneggiato. …
Ma questo farmaco non viene somministrato al soggetto in dosi limitate alla pari della chemioterapia del cancro, dove è possibile che, nonostante il danno arrecato al soggetto, il danno arrecato al cancro sia maggiore, e quindi può darsi che il soggetto riesca a sopravvivere più a lungo. Nell’altro caso invece non c’è la stessa possibilità, poiché nessuno è mai guarito dall’AIDS. Non si può sperare nel ristabilimento del soggetto, e tuttavia gli si chiede di ingoiare questo veleno finché muoia.
Circa mezzo milione di persone ha preso questo farmaco ma nessuno è stato mai guarito, e addirittura la stragrande maggioranza di quella gente è gia morta….
Poco tempo fa volevo parlare di questi argomenti agli scienziati che parteciparono nel North Carolina ad un seminario organizzato dalla Glaxo, prima denominata Burroughs Wellcome, e dall’Università del North Carolina; il seminario si chiamava “Le frontiere della chimica e della medicina”. Espressi l’idea che questa modalità di uccidere attraverso questo farmaco, capace di provocare la morte in un modo che praticamente non differisce da quello della stessa malattia, e anzi ancor più veloce, era un qualcosa che praticamente si collocava al confine della vera medicina.
In diverse interviste e seminari precedenti avevo detto che pensavo che l’AZT non solo era inutile contro l’AIDS, ma che difatti avvelenava la gente. In Europa erano stati condotti degli studi medici di grande ampiezza, e uno di questi, chiamato studio Concorde, segnalò esattamente quel che ho appena spiegato: che l’AZT è inutile contro l’AIDS e che causa danno persino alla gente sana. Questa conclusione è stata raggiunta nonostante che lo studio fosse stato pesantemente finanziato dalla Glaxo.” (MULLIS K.,Dancing Naked in the Mind Field, London 2000, pp.184-186, trad. di Maria Schiaffino).
Il nostro corpo è fatto per assimilare verdure, latticini, frutta, uova, cereali ecc; non c’è bisogno di essere medici per capire che sostanze come la desclorfeniramina, il flurbibiprofene, il metile para-idrossibenzoato, oppure il dioctilsodiosulfosuccinato, ecc. ecc., non possono non avere effetti collaterali indesiderati più o meno gravi
Da una indagine del 2002-03, fatto da Edra insieme all’Istituto M Negri, su 12 mila medici solo uno su tre compie farmacovigilanza (Messaggero 26 III 2003), cioè denuncia, come sarebbe obbligato a fare, i danni e i morti per effetto collaterale di farmaci. Solo il caso del farmaco Vioxx, l’antinfiammatorio della Merck, avrebbe causato 140.000 morti; questo insieme al Lipobay, anticolesterolo della Bayer, ha fatto vere stragi. Non parliamo dei vaccini, del Viagra, Aulin, Baktrim, Talidomite, Interferone, ecc. ecc. avremmo cifre da ecatombe se ci fosse vera farmacovigilanza. Ebbene la iatrochimica occidentale, del tutto similmente a quel muratore che per ripararvi il pavimento vi sfascia l’intonaco e poi le scale, produce guasti incalcolabili alla salute umana, solo che, mentre il muratore non viene pagato ed è anzi buttato fuori a calci o denunciato, essa si mangia enormi fette di denaro pubblico, anzi è una voragine, se solo per le “terapie”, presunte anticancro, l’Italia spende, ogni anno, per i suoi 270.000 nuovi malati (in totale ce ne sono circa 1.700.000) qualcosa come 54.000.000.000 di euro. In America, se ne ammalano ogni anno 1.372.910, provate a moltiplicare per 200.000 euro! E solo per il cancro (PAMIO, cit., p.53). Se si dovesse sommare questo alla spesa per altre patologie, che numeri avremmo? Nei paesi occidentali un meccanico che ti sfascia la macchina, anziché ripararla, è strapagato!
Ma giornali e istituzioni al servizio dell’elite che ha fatto della medicina una macchina di morte sanno furbescamente depistare, cercando di scaricare sulla classe medica (anch’essa vittima e inconsapevolmente collaborazionista) quelle devastazioni che la macchina produce e che non sempre si riesce a tenere nascoste. Perciò, con una quasi regolare cadenza, arrivano le sdegnate reprimende di “Repubblica” che dà voce all’Associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri, secondo i quali, per errore medico, in Italia muoiono 14000 persone l’anno, mentre Assinform (servizi informatici per ospedali) alza la cifra a 50.000 casi (Venerdi di Repubblica, 19 IV 2002; Messaggero, 27 XI 2002). All’Associazione italiana di oncologia dà forte voce il Corriere della Sera (24 X 2006), riportando che in corsia ogni giorno muoiono 90 persone, anche qui per errore dei medici. Nessuna di queste denunce ovviamente addita la struttura della medicina nera, nella quale qualsiasi medico non può non fare danno, visti i mezzi che gli hanno messo in mano. Anzi, moltissimi di questi andrebbero non solo lodati, ma anche premiati, sia per gli altissimi livelli a cui hanno portato le tecniche chirurgiche, sia perché riuscire a curare coi mezzi che hanno è come un parrucchiere che riuscisse a fare una bellissima acconciatura dotato di coltello e forchetta.
Quando è accaduto che la medicina occidentale ha cambiato colore, prendendo la gloriosa strada della chimica, che come tale non può non avere effetti collaterali? Facciamo un po’ di storia. I più credono che la medicina occidentale sia ormai planetaria per il fatto che è scientifica ed efficace; mentre le cose stanno un po’ diversamente: “Dal 1910 al 1925, in base alle regole stabilite dal Rapporto Flexner, l’American Medical Association e l’Association of American Medical Colleges eliminarono la maggioranza dei terapisti non ufficiali, in particolare le donne e i neri. In nome della scienza e della qualità terapeutica, si imponeva alle scuole di medicina di attenersi ai dettami del Rapporto Flexner: un vero regime del terrore sanitario. Le università dovevano assumere l’impostazione ‘scientifica’ stabilita da questo rapporto e finanziata dalla Fondazione Rockefeller, altrimenti erano minacciate di chiusura…le fondazioni Carnegie e Rockefeller avevano infatti sovvenzionato il Rapporto Flexner e la sua applicazione. La grande finanza assunse quindi il controllo della salute…Nel 1977 la Dichiarazione di Alma Ata attribuiva all’Organizzazione Mondiale della Sanità la facoltà di estendere l’applicazione del Rapporto Flexner al mondo intero. Proclamando il diritto alla salute e al benessere per tutti i popoli della terra, si stabilivano criteri e regole internazionali per le pratiche terapeutiche. Il controllo della salute passava così dai governi nazionali al governo mondiale. I singoli paesi venivano insomma spossessati della sovranità in campo sanitario, che veniva attribuita a un potere internazionale, il cui ministero era l’OMS. Ma chi è a capo dell’OMS? Nient’altro che i finanzieri mondiali, i responsabili del Rapporto Flexner e della sua applicazione. E cosa significa diritto alla salute? Vuol dire diritto alla medicalizzazione”. (G. LANCTOT, La mafia médicale, tr. It. S. Martino di Sarsina, 1997, pp. 39.41). Perché la medicina occidentale doveva prendere e mantenere la sana via chimica? E’ presto detto:1, perché i medicinali chimici, a differenza di quelli erboristici e naturali, sono brevettabili e difficilmente producibili col fai da te domestico; 2, la persistente polluzione chimica consente di tenere la gente nella malattia cronica; 3, l’incontrollata polluzione chimica consente di tenera alta la mortalità, realizzando così l’obiettivo maltusiano di chi ha imposto al globo questo tipo di medicina.
Alleati di questo potere sono quelli che strillano affinché il giuramento di Ippocrate sparisca del tutto dalle facoltà di medicina. Si vedano qui sotto i fans dell’iniziativa
http://archiviostorico.corriere.it/2007/dicembre/09/Giuramento_Ippocrate_Vecchio_vieta_aborto_co_9_071209083.shtml
per chi volesse conoscere le istituzioni internazionali, pubbliche e private che mirano a realizzare “atti d’amore” verso la vita umana, riportiamo una ricostruzione abbastanza buona qui sotto
http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=561

Versione inglese
THE DEATH MACHINE
FROM MEDICINE FOR LIFE TO MEDICINE FOR DEATH: THE PERVERSION OF WESTERN MEDICINE
Chapter Four
Paolo De Bernardi

(Translation perfected by Anthony Brink, http://www.tig.org.za)

After famine, the second weapon of extermination in the hands of the elite dominating Western societies is Medicine.
If a plumber called to fix a leaking pipe wrecked the plumbing system, you’d report him. If he fixed the leak but at the same time damaged the sewer pipes, you wouldn’t pay him. Similarly, if a builder called to fix the floor smashes up the house, you’d report him. But if he damages the plaster while fixing the floor, you won’t pay him. The same applies to a mechanic: if he smashes your car, making it unusable, you’d report him. If he fixed the water pump but damaged the radiator, you won’t pay him. And so on.
Thus, we have identified two fundamental rules of the deontological code of mechanics, plumbers and builders. They are perfectly aware of it, and it is unnecessary to put it in writing: they cannot behave in these two ways if they want to be called mechanic, builder or plumber. Perhaps because Medicine is perceived to be an art superior to those trades, its founder in the Western world, Hippocrates, wished to codify in writing the good conduct of doctors when practising their profession. Although Western doctors quit taking the “Hippocratic Oath” some decades ago, for over two centuries the two fundamental rules of the medical deontological code prescribed the following:

1) “I will not administer any deadly drug, not even if required, nor I will recommend it. By the same token I will never give any woman an abortifacient drug.”
2) “Whatever house I enter, my purpose will be to relieve the sick, and I will not do any harm or take any action that corrupts the body of women and men, whether free or enslaved.”
This second point is summarized by the Latin motto “primum non nocere”, meaning, in the first place, in the practice of your art you must avoid causing damage, and in the second, try to heal the patient. For instance, it cannot be considered medical practice to fix a shoulder in such a way as to break the ribs. It is not medical practice to treat pneumonia in such a way as to cause jaundice. If to fix your car’s water-pump the mechanic can’t avoid damaging the radiator, you’ll tell him: “Stop right there, I’ll get someone else to fix it.”
This is the kind of Medicine that Western doctors took an oath to practise at the beginning of their careers for more than two thousand years; and I will call it “White Medicine”, that is, Medicine for life, Medicine for the care of life, in which a treatment is not considered Medicine if it harms life or even ends it. If a doctor of the 16th Century were told that dealing death is part of medical practice, he would have laughed and said: “Sir, you’re either mad or drunk. Everyone knows that a people who lawfully kill others are called executioners. Where do you come from?!”
Our doctor comes from a dark place called Western civilization, in which people are routinely killed without any embarrassment or amazement under the mantle of Medicine. White Medicine has turned black, and Medicine for life has become Medicine for death. Doctors now do quite legally the job formerly reserved to executioners.
1. Regarding the first part of the Hippocratic Oath, the undertaking not to administer any deadly drug, here’s an everyday scenario in Western society:
“I would never have thought of choosing my mother’s coffin while her heart was still beating. However, the law compels me to do so, the same law that compels doctors to unplug the life support machines within a fixed time when patients are defined “clinically dead” because their encephalogramme flatlines. But the face of my mother was relaxed and quiet, and she was breathing, even if helped to do so artificially. Last Sunday she was taken in haste to Hospital Umberto the First due to a brain haemorrhage.
Her yellow code became red within three hours. As soon as she was taken to the intensive care ward, she lost consciousness and went into a coma. The following day, at 11, after the first reading of the electroencephalogramme, which was flat, a death sentence was pronounced. At this point the count of her last six hours began, during which a medical committee had to check possible reactions and to confirm responses, in order to be able to unplug the machines later on. The six-hour time-frame cannot be extended. It’s a real nightmare for the relatives. And all is confirmed by the aplomb of the doctors, accustomed to this procedure, who reply firmly and impassively. I expected my mother to wake sooner or later, even though there were people who already considered her dead. And this moved me to think about the coffin, the flowers and the obituary.
And so I did, as the heart of my dear mother was still beating, and while I held her warm hands and spoke to her in a low voice, asking her to wake up. I could not believe what was going on. I wondered why I was in the funeral services agent’s car with a coffin. Even as I told myself repeatedly that my mother was alive. In the meantime, time passed inexorably as if a condemnation…. A patient in an intensive care ward can cost up to three thousand euros a day…. Too much for a person with a flat encephalogramme…. It’s the same law that regulates organ transplantation – the earlier they are removed, the better – which law, according to some one in the hospital, a committee intends to change to shorten the time of the death from six to three hours. Always for the benefit of transplantations and to reduce costs…. Forgive me, mother, for not succeeding in preventing the hospital staff from unplugging the life support machines….” (Published in Il Giornale, 21 January 2010)
Administering death is now included in what is considered medical practice. The “reasoning” underlying the concept of brain death is the following: Before demolishing Mario’s house, we must check that Mario is not at home by ringing his bell (electroencephalogramme). If he doesn’t reply (flat encephalogramme), it means Mario is not at home, so we can demolish his house. Great!
Good Western teachers, by dint of repeating that thought is weak, that there are no firm reference points, that 2+2 may not make 4, that there are neither criteria nor certainties in art, ethics, or even in mathematics, which is also an opinion, have created brain-dead generations of researchers, doctors, self-styled scientists, and common people, who are now so astray, or rather, lost, that cannot tell the difference between the living and the dead. They cannot even suspect that Mario is at home but doesn’t reply. What science! What logical rigour! With students taught that everything is an opinion, that everything is an interpretation, and that going from Rome to Berlin has the same meaning and convenience as passing through Milan or Athens. It is just a question of interpretation, of points of view. Choose what you like most. This is what the Bitch wants: lost people. The people telephoned en masse to Rai authorities for them to fire Bigazzi since he deared to reveal the recipe for cooking cats 70 years ago, and they succeeded.
Do you think any of these imbeciles (look up the word in the “psychology” textbooks) have ever been to the Umberto the First and other hospitals to declaim that a beating heart and a warm hand cannot be considered dead? The 3000 euro a day, the cost of a person kept in an intensive care ward, are spent mainly on the staff. Since the State has to repay the money to the Bitch’s central private bank, the Bitch doesn’t want this. But when it comes to spending 1000 euro a day for chemotherapeutic drugs (deadly poisons sold by the Bitch’s pharmaceutical companies as medicines) no laws impose spending cuts. This is too subtle to grasp for a simple Italian elevated to minister or officer of the local health services, blinded by his sense of power no matter how low his post, not having been educated by his parents and teachers to appreciate power as a serious responsibility and service, or he would avoid it instead of longing for it, as shallow people do. And such a person cannot understand why money can be spent on someone with terminal cancer, but not on a completely helpless patient suffering from a so-called “brain death”.
If you still think machines can establish death and that the new concept of “brain death” is clinically superior to the traditional one (according to which a person is considered dead only when his heartbeat, breathing and circulation stop), then consider this report: “Father Giovanni Benedetti was declared clinically dead on 31 December 1992. “For five days I was in a deep coma … after a car accident. … The first to say I was dead were the police. This verdict by the doctors at the hospital at Norcia. I did not react to stimulation and showed no life signs. Fibrillations were detected by the electrocardiogramme, but, according to the doctors, they can last for 4-5 hours after death.” For some reason that no one could explain, Father Benedetti was unable to see or to speak and was immobilized, but he could understand. During the 5 days he spent in deep coma he maintained a high level of awareness.
“Fortunately in Norcia they were not equipped for organ extraction, nor in Spoleto hospital, or they would have taken my body to pieces, bit by bit.” The priest heard a conversation at his bedside between his colleagues and the funeral services workers: two and a half million [lires] for a plain coffin…. “I was taken to Spoleto hospital, to ease the shock for my relatives … but even after a Tac, the diagnosis remained unchanged: I was dead. On 5 January in the morning four or five doctors met around my bed.
“I heard them muttering, almost with contempt, about the persistence of fibrillations. One of them said that in the event I came out of my coma, not only would I not be able to sit in a wheelchair, I wouldn’t even be able to vegetate on a stretcher. I do not know what happened next. All I remember is experiencing a strong reaction, my whole body shaking. I woke up and found myself sitting up in bed.
“I did what a priest shouldn’t do: I told them to get lost. They fled…. In a no time I was as I was myself again.” (Libero, 4 May 2001)
Another report describes Salvatore Crisafulli’s case: “I’m alive thanks to my brother, since doctors said I was unable to feel anything, even if I heard and understood everything. When I cried out in despair, my tears were interpreted by the doctors as the non-conditioned reflexes typical of the diseased…. I cried out in anger: the doctors claimed it was an unconscious reflex…” (His brother Pietro) clashed with the doctors over this, who responded that he should resign himself to the facts. When he insisted that Salvatore might hear, the doctors refused to acknowledge the possibility. Yet he was right…. Now he speaks about the boundless love that allowed him to carry on.” (La Nazione, 5 October 2005)
Another report: “A 46 year-old Belgian national spent 23 years in a hospital bed after a diagnosis of deep coma. But three years ago events took a dramatic turn. A series of new analyses showed he had always been conscious. And this is no isolated case, as the online edition of Le Figaro (France) reports. Rom Houben summarized his absurd experience for 23 years: “I cried, but they couldn’t hear me.” In 1983, in his twenties, Rom was paralysed following a car accident and in deep coma according to the doctors. In 2006 an investigation carried out at the Belgian Liege University by Dr Steven Laureys showed that Rom was completely conscious of what was going on around him, even though paralysed. The doctor who saved him reported his case in BMC Neurology. Since 1983, Rom Houben was able to understand perfectly well what the doctors were saying about him, Le Figaro reports. “During all this time, I dreamt of a better life. Frustration is too weak a word to describe what I felt.” Rom Houben is now able to communicate thanks to a computer system which enables him to write messages. According to Dr Laureys, Rom’s case is far from unique. In a recent study published in BMC Neurology, Laureys claimed that numerous vegetative patients are victims of wrong diagnoses. Ihr MAZ.” (Rome, 23 November 2009 (Apcom)
If you think that the above-mentioned document (about the mother and her daughter) concerns an exceptional case, you’re out of touch. The several compliant newspapers like Corriere and government owned TV channels are effectively covering your eyes. A study published on 2 August 2003 in Lancet, considered the most important Western medical journal, estimates that one death out of four in Italian hospitals is decided by doctors (almost always under the shape of crypto-euthanasia, called “terminal sedation”). Italy accounts for 23% of cases, whereas Switzerland 51%, Holland 44%, Denmark 41%, Belgium 38% and Sweden 36%. These mad numbers would turn Hippocrates in his grave, along with generations of doctors who took the Hippocratic Oath. This act of love, as it’s called, comprises stopping oxygen and food or administering deadly overdoses of sedatives. According to the Italian group for the appraisal of intensive care actions, summoned to the conference of the Italian cardiology association in Rome on 16 December 2007, as many as 62% of deaths in Italian hospitals take this route! (Murderers and paedophiles are delighted: if this is an act of love, what’s in store for us?)
Let’s move to another front in the matter of protecting life to see the colour of Western Medicine (whether white or black). I quote the words of gynaecologist Valter Tarantini, who performed thousands of abortions in 1978, and may be the most prolific abortionist in Italy: “For many women aborting is like removing a wart…. the 194 law is by now a means of birth control…. most of women coming to me are recidivists…. In Taranto a woman underwent 40 abortions…. this is an exception, but four or five times is common…. the women who really need an abortion and suffer because of it are increasingly diminishing… for most of them an abortion is like removing a wart. …. the cost for the state of each abortion is 1280 euro.” (La Nazione, 3 March 2008) We are not claiming that people are not free to undergo an abortion or commit suicide. We are challenging the provision of death as a “medical act”, inasmuch as smashing cars is not part of the work of a mechanic whose job it is to fix them.
If these are the “acts of love” Western Medicine offers life, let’s look at the “love acts” reserved for human health; let’s see what happened to the second principle of the Hippocratic Oath: primum non nocere.
The chemotherapeutic substances used on 270 000 Italians with cancer every year, according to the Ministry of Health (data reported in 2005) are fundamentally and originally blistering agents used in chemical weapons (the military names are HV-1, HN-2, and so on). To get rid of Alkeran, one of the most widely used chemotherapeutic substances, nurses have to burn it at 1000 degrees, and even then the ashes still maintain their mutagenic properties. “Procabarzina” according to the package insert is “cancerogenic, mutagenic and teratogenous (causing malformation of foetuses). The package insert of anthracycline drugs states that they are “potential mutagenic and carcinogenic substances”.
Nurses administering a chemotherapeutic drug into a patient’s vein must use protective gloves, since if a single drop touches them, they’d get burnt! (A witness said: “If precautions like these are required for an external contact, what the hell is taking place in my body? From 7 pm that day I vomited for two hours and a half, shed bundles of hair, lost my appetite and the colour of my skin. I was one of the living dead.” (Excerpts from M Pamio, Cancer Spa (The Cancer Industry) Padua, 2008, p.31)
In support of the above-mentioned, a study published in Lancet on 13 December 1975 found cancer patients not been treated with chemotherapy lived longer and better than those treated. A more recent enquiry by the Australian government in 2005, conducted by the Cancer Information and Support Society in Sidney, found 64 out of 79 doctors said they would not resort to chemotherapy if diagnosed with cancer (Pamio, p.40). A cancer patient in Italy given the official treatment cost the state an average of 200 000 euro: multiply that by 270 000, and you get an incredible sum. This is why cancer research is methodologically thrown off the track. I’ll tell you how in another paper.
Regarding AIDS, the “love acts” for human health are worse. South African High Court advocate Anthony Brink points out: “AZT was specifically invented by Professor Richard Beltz in 1961 as a cell poison to kill cells: an experimental cancer chemotherapy for leukaemia. In the mid-80s it was revived as an AIDS drug. Significantly, Beltz himself opposes this, especially for preventing so-called mother to child transmission of ‘HIV’, because of its ‘devastating effects’. (See further http://www.tig.org.za)

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