E’ UNO STATO DEBOLE LA CAUSA DI MISERIE, SCIAGURE E PERFINO GUERRE

 

 

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PAOLO DE BERNARDI

Il flagello planetario si chiama “gigantesco capitale privato” il quale da tempo è molto più potente degli stati. Non dico che non debba esistere, ma di fronte alle piaghe che arreca all’umanità questa si dovrebbe difendere rafforzando gli stati-nazione a tutela della popolazione e dell’ambiente. Questi giganteschi capitali privati, che si incarnano in multinazionali, laddove trovino uno stato debole, tagliano le foreste e inquinano il mare con le loro trivellazioni, dando in cambio allo stato debole che le ospita qualche spicciolo. Quando trovano uno stato debole fanno approvare leggi che consentono loro di comprarsi (le chiamano “privatizzazioni”) le risorse preziose del sottosuolo. Altro che “più mercato e meno stato”, come cianciano i liberali, dando a credere che questa sarebbe la via per dare più libertà al cittadino. Questa è la via per dare potere ai portatori di piaghe, sulla pelle dei popoli e dell’ambiente. Per garantire libertà al cittadino, cari liberali, ci vuole uno stato-nazione forte, che garantisca: pensioni decenti, occupazione, salari minimi, qualità del prodotto messo sul mercato (che liberismo è quello di mettere sugli scaffali scarti e robeaccia avariata camuffati da cibo?!), ferrea tutela dell’ambiente (che liberismo è quello che consente ad una multinazionale di guadagnare  un miliardo di euro sul tuo territorio per estrarre gas, lasciandoti un danno ambientale, incalcolabile , per la bonifica parziale del quale lo stato dovrebbe spendere 10 miliardi, tolti dalle tasche dei cittadini?!), sottrarre la sanità al capitale privato e alla logica del profitto (che liberismo è quello che della malattia ne fa un business inventando nuove malattie e/o impedendo che vengano curate quelle che ci sono?!), tutela del patrimonio culturale e tradizionale della nazione….; lo stato forte garantisce i servizi pubblici, come poste, ferrovie e autostrade, e non consente che vengano privatizzate per farne macchine da profitto, dove paghi 10 euro una raccomandata, 20 euro per 100 km di percorrenza col treno, 300 euro se hai bisogno del carro attrezzi in autostrada. Questi sono servizi essenziali per una comunità. Uno stato forte non permette una lunga storia di spoliazione industriale, come è toccata all’Italia. Dalla Nuova Pignone a Fiat è uno scippo continuo. Questo capitale anonimo internazionale si è comprato, solo in Europa, interi treni merci zeppi di pappagalli, da inserire nelle università, nelle redazioni dei giornali, nelle televisioni, sempre presenti nei convegni e primi ad ogni lancio editoriale,tanti che ti sbucano persino da sotto il letto, con l’incarico di ripetere ossessivamente questo: che ci vuole “lo stato minimo”, affinchè ci sia democrazia, che la libertà di mercato è fonte di tutte le altre libertà; che la vera filosofia è nata dove c’era libero mercato (e il bel canto e la buona cucina dove saranno nati?), dove c’è libero mercato c’è tolleranza e pluralismo; dove c’è libero mercato la donna e i gay trovano l’emancipazione, ecc. Spazio ai privati, indietro lo stato! Nei libri di storia i pappagalli cantano che lo stato di Filippo II e di Luigi XIV è un modello statico, retrivo, in crisi perenne, con tante difficoltà; guardate invece come è moderno e dinamico lo stato elisabettiano, aperto al mercato (pirateria inclusa). Nella realtà Spagna e poi Francia furono grandi e temibili potenze, dove male attaccavano le zampine a ventosa del Parassita, ecco perché gli storici pappagalli li denigrano (facendo così politica, anzichè storia).  E’ stato debole il Giappone con la Tepco; è stato debole quasi tutto il Sud America con Monsanto, ottenendone contaminazione genetica e tante tonnellate di glifosato; sono stati deboli gli Usa nei confronti delle multinazionali del farmaco, che in cerca di soli profitti, producono esclusivamente farmaci che cronicizzano le malattie e non guariscono; è stata debole l’Ucraina con gli oligarchi e le solite ong, e ora paga con la guerra civile; solo in uno stato debole è possibile un fenomeno come le scie chimiche.

         I risultati di questa carriera liberista dell’Occidente contemporaneo ora si vedono bene. Le libertà di cui parla la retorica liberale sono le libertà delle multinazionali di fare quello che gli pare ai danni dei popoli e dell’ambiente. In Europa dopo il trattato di Maastricht, che ha imposto tutte le libertà di mercato possibili, aumentano le masse di diseredati, disoccupati, fatti miseri da logiche delocalizzanti e compressioni salariali per tentare vanamente di fare concorrenza alla manodopera schiavile del Bangladesh o della Cina. Sentite di che libertà si gode sotto un debito pubblico che impone tasse da capogiro per onorare il primo principio della civiltà del libero mercato: la stampa di moneta non deve stare sotto l’autorità dello stato. Ecco tutta l’essenza del politicamente corretto. Iniziato nel 1694 nella Inghilterra sempre elogiata dagli storici pappagalli, che fanno criptopolitica a scuola. Così non devono stare sotto l’autorità dello stato le multinazionali, sempre più apolidi, che dopo la firma del Tafta in Europa e del Tpp sul Pacifico, potranno flagellare impunemente i popoli e piagare l’ambiente, sicure che nello “stato minimo” non ci saranno impedimenti o sanzioni. Eccovi qui sotto servito, cantori del libero mercato, un capolavoro di liberalità ravvisabile nella medicina occidentale, come ve la dipinge un premio Nobel, che dentro ci ha lavorato una vita. “Bisogna intraprendere la strada delle privatizzazioni”, recita un altro slogan di quelli che raccomandano che lo stato sia sempre meno presente nel pubblico e nel sociale. Ecco quale e quanta libertà conseguiamo in campo sanitario quando lo stato è latitante o si fa minimo, per fare spazio ai privati.

        In uno stato debole e minimo non c’è libertà, non c’è lavoro, non c’è tutela della salute e dell’ambiente (che sono la stessa cosa), non c’è cibo sano, non c’è salvaguardia del patrimonio (aureo, artistico, culturale, linguistico, ambientale), non c’è tutela dei deboli (invalidi, infanzia, vedove, disoccupati), perché vige la logica predatoria del “libero mercato”, che così recita: “solo quando il sangue scorre per la strade si fanno i veri affari” (sono parole di un grande parassita apolide). Quando lo stato è debole c’è guerra civile.

 

 

 

 

 

“LE AZIENDE FARMACEUTICHE SVILUPPANO SOLO I FARMACI CHE CRONICIZZANO LE MALATTIE”

 

http://www.vanguardia.com.mx/cura_del_cancer:_%C2%BFbloqueada_por_las_farmaceuticas?_%28entrevista_con_el_dr._michelakis%29-731485.html

 

TRADUZIONE DEI BRANI A CURA DEL GRUPPO D’INFORMAZIONE SULLE TERAPIE (TIG)

 

Intervista a Richard J. Roberts, Premio Nobel per la Medicina 1993, concessa il 2 Gennaio 2009 al quotidiano spagnolo  “La Vanguardia”: I farmaci che curano non sono redditizi, ed è per questo motivo che le aziende farmaceutiche non li sviluppano, ma invece mettono a punto medicine che cronicizzano le malattie e che devono essere consumate in maniera continua.

 

 

Quale modello di ricerca Le sembra più efficace, quello americano oppure quello europeo?

Ovviamente quello americano, dove il capitale privato gioca un ruolo attivo, è molto più efficace. Ad esempio, guardi lo sviluppo spettacolare dell’industria informatica, nella quale finiscono i soldi dei privati  che finanziano la ricerca di base e quella applicata, ma per quanto riguarda l’industria della sanità, ho le mie riserve.

L’ascolto.

La ricerca sulla salute umana non può dipendere unicamente dalla sua redditività. Ciò che è buono per i dividendi delle aziende non è sempre buono per le persone.

Mi spieghi, per cortesia.

L’industria farmaceutica vuole servire i mercati del capitale…

Come qualsiasi altra industria.

Ma non si tratta di qualsiasi industria: stiamo parlando della nostra salute e delle nostre vite e di quelle dei nostri figli e di milioni di esseri umani.

Ma se sono redditizi, ricercheranno ancora meglio.

Se si pensa solo ai benefici, si smette di preoccuparsi di servire gli esseri umani.

Ad esempio…

Ho constatato come in qualche caso dei ricercatori dipendenti dai finanziamenti privati avevano scoperto medicinali molto efficaci che avrebbero arrestato completamente una malattia…

Ma perchè le ricerche vengono fermate?

Perché spesso le aziende farmaceutiche non sono così tanto interessate a curare, quanto a portare via i soldi alla gente, perciò all’improvviso quella ricerca viene sviata verso la scoperta di farmaci che non curano completamente, ma che cronicizzano la malattia e fanno provare un miglioramento, che però sparisce nel momento in cui si smette di prendere il farmaco.

E’ un’accusa grave.

Ebbene, generalmente le aziende farmaceutiche sono interessate in filoni di ricerca che non hanno lo scopo di curare, ma solo quello di cronicizzare le malattie tramite farmaci cronicizzanti, che sono molto più redditizi da quelli che guariscono completamente e per l’ultima volta. Bisogna soltanto guardare l’analisi finanziaria dell’industria farmaceutica per constatare quello che dico.

Ci sono dividendi che uccidono.

Perciò dicevo che la salute non può essere solo un altro settore del mercato, e nemmeno può essere ritenuta soltanto come un mezzo per fare soldi. Per questo motivo ritengo che il modello europeo, fatto di un misto di capitale pubblico e privato, non porti a questo tipo di abusi.

Potrebbe offrire un esempio di questi abusi?

La ricerca sugli antibiotici è cessata perché erano troppo efficaci e curavano completamente. Siccome non sono stati sviluppati nuovi antibiotici, i microorganismi infettivi diventarono resistenti, e oggi la tubercolosi, che nella mia infanzia era stata sconfitta, sta risorgendo: l’anno scorso ha ucciso un milione di persone.

Ma Lei non sta parlando del Terzo Mondo?

Quello è un altro capitolo triste, e cioè, le malattie del Terzo Mondo vengono a malapena studiate, perché i farmaci che potrebbero sconfiggerle non sarebbero redditizi. Ma sto parlando del nostro Primo Mondo: la medicina che cura completamente non è redditizia, e perciò non la si coltiva veramente.

Ma i politici non intervengono?

Non si illuda: nel nostro sistema, i politici sono meri impiegati dei grandi capitali; questi ultimi  investono quanto è necessario affinché i loro tizi vengano eletti, e, se non lo sono, comprano quelli che sono eletti.

C’è un po’ di tutto.

Il capitale è solo interessato a moltiplicarsi. Pressoché tutti i politici –e so di cosa sto parlando– dipendono sfacciatamente da quelle multinazionali farmaceutiche che finanziano le loro campagne. Il resto sono solo parole…

 

Richard J. Roberts nacque nel 1943 a Derby, Inghilterra. All’inizio studiò chimica, e poi si  trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò presso Harvard, nonché presso il laboratorio Cold Spring Harbor a Nuova York. Sin dal 1992 è capo di ricerca presso l’Istituto Biolabs a Beverley, Massachusetts.

Nel 1993 gli fu concesso il Premio Nobel per la Medicina assieme a Phillip A. Sharp, per la loro ricerca sugli introni, e cioè, i frammenti di DNA che non hanno nulla a che fare con l’informazione genetica. Essi riuscirono a mostrare come  l’informazione contenuta in un gene non sia posta in maniera continua, bensì frazionata. Fecero i primi esperimenti su materiale genetico di virus, in particolare sugli adenovirus. Entrambi conclusero che l’RNA ha necessariamente preceduto nell’evoluzione il DNA.

 

Nota del TIG: Per quanto riguarda i farmaci antiretrovirali comuni, cfr. quanto ha detto Don Elmer, l’amministratore delegato presso la Koronis Pharmaceuticals, una azienda di biotecnologia con sede a Seattle, su un articolo pubblicato ad Agosto 2011: “Il modello degli affari è fondato sull’impiego continuo di farmaci che generano grossissimi margini di profitto” (The business model is predicated on the chronic application of drugs that have very high margins). http://www.fastcompany.com/1774219/new-plan-mutate-hiv-out-existence

 

 

 

 

 

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