Napoli 1799, Deir el-Zor 2017

REPUBBLICA GIACOBINA=STATO ISLAMICO; la differenza è solo cronologica, la sostanza identica, ecco perchè il canto del sanfedista, nella ineguagliata interpretazione di Beppe Barra, può accompagnare oggi la vittoria dell’asse russo-siriano, come allora accompagnò la marcia dell’armata del cardinale Ruffo (20 giugno 1799 liberò Napoli dall’isis di allora). La “razza dei latroni”, come il popolo chiamava gli occupanti francesi guidati da Napoleone, agiva allora al servizio di uno stesso Padrone, che si serviva del Corso per predare i popoli, schiacciandoli con tasse, catasti e prefetti, sotto un debito pubblico enorme e ridisegnando geopoliticamente l’Europa a proprio vantaggio. Oggi, lo stesso Regista dietro le quinte si serve dello stato islamico per mettere Siria e Iraq sotto lo stesso giogo (con in più stavolta l’obbligo di utilizzare sul proprio territorio gli Ogm), ridisegnando la carta del Medio Oriente in modo da frantumare o far sparire le grandi entità statali (Iran, Iraq, Siria, Libia da frantumare in tante litigiose piccole tribù). Il Mandante dei giacobini allora, e dell’isis oggi è lo stesso; la finalità allora e oggi è la stessa: debito pubblico enorme accumulato grazie a una banca centrale, non più statale (come era nel Regno di Napoli allora e in Siria oggi), ma privata, che riduce i popoli come la Grecia attuale: miseria, tasse, bassi stipendi, disoccupazione, privatizzazioni, tagli alla sanità, lacrime e sangue,che toccheranno a Italia, Spagna ecc.Popoli ormai così rinstupiditi da ignorare che la vittoria dell’asse russo-siriano è anche una vittoria ideale dei popoli europei che stanno crepando. I quali dovrebbero scendere in strada, oggi, più che se avesse vinto la loro nazionale di calcio.

Questo è anche l’inno dei populisti, lo riconoscete in quei passagi dove si dice “viva, viva i poverelli, viva viva i popolani”, tutelati da leggi del Regno napoletano che vietavano allo speculatore di alterare i prezzi dei beni di prima necessità, consentendo al popolo un decente tenore di vita a prezzi bassissimi, tanto da stupire i viaggiatori europei, nel constatare come nel Regno di Napoli e Sicilia non vi fosse la fame, al contrario di quanto andava raccontando la malevola stampa inglese (perenne fonte di ispirazione dei bugiardi seriali di repubblica della sera oggi); stampa intrisa di ideali liberali-liberisti, secondo i quali il cibo deve andare solo a chi ha il denaro in abbondanza per acquistarlo, mentre chi non ha denaro, o ne ha poco deve sottostare alla inesorabile legge di Maltus (fatta passare per legge di natura), che auspica e raccomanda l’eliminazione dei popoli per fame, malattie, guerre, ecc. (come avviene oggi, grazie alle politiche neoliberiste, ormai globalizzate, tanto che contiamo una persona su otto che muore di fame. Nel Regno di Napoli, su 9 milioni di abitanti, nessuno era alla fame).

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NOBEL PER LA PACE A VLADIMIR PUTIN!!

Sulla Siria, coi soldi del nostro canone tv, hanno mentito a oltranza, come al Bilderberg gli hanno chiesto di fare, alla fine hanno dovuto dire la verità (che paga molto più del Bilderberg), se non volevano continuare a perdere ascolti (come sta succedendo ai  bugiardi seriali di repubblica della sera)

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Psichiatrizzare la società

PSICOFARMACI INFANTILI MAI TESTATI
(non testati grazie ad un’opera di corruzione della farmaceutica che li produce)

Nei primi anni 2000 vidi Beppe Grillo in uno spettacolo raccontare che in America avevano inventato una nuova sindrome infantile.

Questa sindrome si chiamava ADHD.

Tradotta in Italiano in “Iperattività e Deficit di Attenzione”.

Tale sindrome era stata, secondo Grillo e molti medici, costruita appositamente per censirvi dentro i tanti di bambini semplicemente iperattivi (quelli che i nostri nonni chiamavano “vivaci”), al solo scopo di immettere nel mercato i giusti psicofarmaci da somministrargli, tra cui il famoso Ritalin (nome USA “Concerta”).

Pensai che fosse il solito strillone di Grillo, ma poi, passa qualche anno, ed ecco lo scandalo:

La farmaceutica ha falsato i test di sicurezza sul farmaco (test che non sono MAI STATI ESEGUITI), corrompendo il più famoso e ascoltato medico americano, esperto di disturbi psichiatrici .

La farmaceutica ha trovato un prestanome credibile, il quale era sempre in prima linea nel parlare alle masse di tale patologia e del prezioso farmaco curante.

Peccato costui fosse stato corrotto con 1,6 milioni di dollari per avallare l’uso del prodotto e tacere sulla sua insicurezza, nonché per condurre test pre-autizzativi, mai svolti ma dichiarati come “fatti e ok”.

https://www.dionidream.com/denuncia-shock-approvava-psicof…/
(vedere anche le fonti de Thetimes ecc…)

Il solito e collaudato schema corruttivo di Big Pharna, per cui oggi in tutto il mondo indagano le magistrature.

In Italia vi sono una dozzina di indagini, tra cui l’inchiesta Dominio dei Carabinieri, o inchiesta dei NAS nelle ASL romane per la sicurezza dei vaccini.

E siccome siamo il solito paese di fenomeni, che quando in America escono scandali di corruzione su un farmaco, noi non stiamo fermi a guardare, il Concerta è stato reso disponibile anche per i nostri pupi vispi tricolore, con il nome commerciale di Ritalin (stesso farmaco, stesso produttore).

Il Ritalin, cui non è dato sapere se siano stati seguiti nuovi studi (dopo quelli fraudolenti) per individuarne il vero profilo di sicurezza, è regolarmente approvato dal nostro potente organo di farmacoregolamentazione e farmacovigilanza: AIFA.

E allora vediamo di capire quali siano le controindicazioni nella scheda tecnica del farmaco depositata sul sito AIFA:

https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/…/servlet/PdfDownload…

Il primo effetto collaterale che il produttore censisce come “di frequenza comune” è:

– Iperattività psicomotoria

Sostanzialmente il farmaco produce frequentemente lo stesso sintomo che vuole curare. Ergo il bambino sarà ancora più iperattivo quindi si aumenterà il dosaggio del farmaco.

Il secondo effetto collaterale frequente è:

– ritardo nello sviluppo in caso di uso prolungato nei bambini

La lista degli effetti collaterali gravi è interminabile.

Riepilogando: a un bambino che è iperattivo a scuola, e che è poco concentrato in quel che fa, o è poco attento perché preso dalla volontà di giocare o sfogare diversamente il proprio essere bambino, felice di essere vivo, noi somministriamo un cazzo di psicofarmaco che provoca con frequenza “COMUNE” lo stesso sintomo che si vuole combattere, e che può provocare non solo il coma, ma le controindicazioni “non comuni, rare e molto rare” descritte nella scheda tecnica, tra cui una sessantina di effetti gravissimi, tra cui il suicidio.

Aggiungiamo che il sovraddosaggio può provocare convulsioni che possono terminare in coma.

Ovviamente, trattandosi di un farmaco devastante, non sono mancate parecchie ondate di morti in più periodi storici.

https://www.theguardian.com/…/f…/11/health.medicineandhealth

Questa è l’aberrazione della salute pubblica.

Gli americani sono scemi e noi li seguiamo.

Loro sono il popolo più malato del pianeta terra, noi tra i più sani, e qualsiasi follia si inventino, noi la compriamo e la buttiamo in commercio.

Continuo a pensarlo: siamo dei veri fenomeni.


Fonti e approfondimenti interessanti

STORIA DELLA CORRUZIONE
http://www.nybooks.com/…/drug-companies-doctorsa-story-of-…/

ULTERIORI DETTAGLI
http://www.naturalnews.com/023408.html

VIDEO SULLE NEO PATOLOGIE PSICHIATRICHE
https://www.youtube.com/watch?v=qYLIxvp0OQk

DOCUMENTARIO DOTT. GARY NULL: “drugging of our children”
https://www.youtube.com/watch?v=26e5PqrCePk

SPOT ANTI PSICOFARMACI
https://www.youtube.com/watch?v=gywCn1T-Jug

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COSA E’ LA GLOBALIZZAZIONE: COSA E’ CHE VIENE “GLOBALIZZATO”, QUANDO INIZIA STORICAMENTE IL FENOMENO E COME PROSEGUE

Con una serie di brevi articoli, resi pubblici negli ultimi 10 anni, propongo il mio contributo al chiarimento (storico) del tanto discusso fenomeno della globalizzazione, che pare indicare ormai l’essenza della attuale civiltà occidentale

I. PRIVATIZZAZIONE DELLE TERRE E CRITERI PER STABILIRNE LA PRODUTTIVITA’

Insisto su questo periodo storico, perché quello che avviene in Inghilterra in età moderna e contemporanea, sarà poi esportato in tutto il mondo, e sarà il modo i cui si compie la cosidetta globalizzazione. Si parla molto di globalizzazione, ma non si sa dire chiaramente cosa e come si globalizza. Ebbene alla domanda “come si globalizza” rispondiamo: si globalizza secondo un metodo politico che è quello proprio della storia inglese compresa tra i secoli XVI e XIX; metodo che verrà brillantemente sintetizzato negli accordi di Bretton Woods del 1944, il cui vero contenuto la maggior parte degli storici ignora (ci torneremo). Alla domanda “cosa viene globalizzato”, rispondiamo come segue: viene globalizzata la dipendenza dei popoli dal credito, dopo averli cacciati dalla terra (privatizzate le sementi) e inurbati nelle megalopoli a fare da manodopera a basso costo per industrie o malavita.

Tutto inizia con la cosiddetta “gestione capitalista della terra” avviatasi in Inghilterra nel XVI sec., quando, a detta di T. Moro, “le pecore iniziarono a mangiare gli uomini”, per effetto delle recinzioni (enclosures) di quelle che erano terre comuni. Le terre si iniziò a sequestrarle con la politica delle enclosures nel paese che ha inventato ed esportato il liberalismo. Le tradizionali comunità di villaggio, dove la fame non esisteva, erano organizzate secondo severe regole di gestione delle terre, private o comuni, sottoposte a intelligenti rotazioni triennali, che consentivano alla terra di riposarsi e di tornare a divenir fertile, grazie ai pascoli degli animali da allevamento, divise per unità di coltivazione variate, in modo che se un cattivo raccolto colpiva il grano, non colpiva però la segale o i legumi, ecc; ebbene questo razionalissimo ed equilibrato utilizzo delle terre (chiamati “open fields” sia perché non recintati, sia perché aperti a tutti in modo che tutti ci potessero vivere), nella riflessione, anzi nella propaganda liberale, a servizio della quale hanno lavorato centinaia e centinaia di storici ed economisti, fino ad oggi, sarà bollato insistentemente come “arcaico, antiquato, irrazionale, improduttivo…” e tutto il resto, per far apparire “moderno, razionale, produttivo” la predazione delle terre da parte dei ceti borghesi e finanziari ( della gentry e degli yeomen e dei freeholders) che declassarono i contadini a proletari-braccianti, per effetto di un possesso assoluto della terra, simboleggiato dalle recinzioni, e da attitudini monocolturali, per una gestione delle terre finalizzate al profitto di pochi, al prezzo di fame e miseria di molti, che gli “arcaici” villaggi rurali, con le rigide norme consuetudinarie (proprio quelle che sono agli antipodi di ciò che si dice “mercato e liberismo”) non aveva permesso per e secoli e secoli.

La poor law (1601, in Inghilterra) e la legislazione repressiva che doveva impedire il flusso dalle campagne alle città sono conseguenze della politica di privatizzazione della terra. Senonché, non mancano gli storici collaborazionisti[1] disposti ad attribuire il fenomeno dell’urbanesimo pauperistico al solo aumento di popolazione che caratterizzò il secolo XVI in Inghilterra, che vide la sua popolazione passare da 2 milioni di abitanti di inizio secolo, a 4,5 milioni di fine secolo (balzo che, in misure diverse segnò il resto d’Europa), riproponendo così un topos storiografico classico e caro al liberalismo, che è appunto quello inventato da Malthus, che, contro Moro, attribuiva la causa della povertà al riprodursi dei poveri stessi, e non già alla connivenza della monarchia inglese con l’avida borghesia finanziaria. Anche ammesso, come vogliono tali storici, che parte della popolazione rurale abbia trovato, ai tempi delle enclosures lavoro, come salariato agricolo, nel sistemare recinzioni, siepi, fossati e relative falegnamerie e carpenterie, ciò è stato un fenomeno temporaneo, perché l’edificazione di recinzioni non richiede la stessa manodopera delle successive semplici manutenzioni. Scriveva un testimone del tempo, il nobile T. Smythe  intorno al1549 : “Mio Dio! queste recinzioni e questi grandi pascoli sono una delle principali cause dell’alto costo della vita; con questo sistema oggi si mette nelle mani di uno solo la terra arabile che prima nutriva molti poveri uomini, e là dove si raccoglievano cereali d’ogni specie, là dove si allevavano animali di ogni genere, ora non ci sono che montoni: invece di cento o duecento uomini che là vivevano, oggi non ve ne sono che tre o quattro e il padrone…queste recinzioni sono l’occasione delle selvagge e dolorose rivolte che hanno avuto luogo: perché molti sudditi, a causa di queste chiusure, non avevano più terra per vivere, come ne avevano prima e non c’era più lavoro per tutti.”[2] Vi fu la rivolta del 1549, guidata da un piccolo proprietario terriero, Robert Ket[3], che a capo di 16.000 contadini cercò di opporsi all’invasione di pecore delle terre comuni e al crescente fenomeno delle recinzioni che danneggiavano l’economia comunitaria dei villaggi. Nel Settecento (quando il fenomeno procedeva a rotta di collo, stavolta con l’appoggio di leggi del Parlamento), comparivano richieste come queste al Parlamento inglese: “Una petizione dei rappresentanti di Chipping Norton nella Contea di Oxford, e di diverse altre persone, i cui nomi sono qui sottoscritti, fu presentata e letta  alla Camera….i firmatari della petizione, sapendo che una legge è in discussione alla Camera per dividere e recintare i campi aperti e comuni e le terre demaniali nelle parrocchie….(fa presente) che alcuni di detti terreni forniscono ai poveri di detta città, che sono numerosissimi, con la legna da riscaldamento, un grande aiuto, che sarà una grande privazione per le parti interessate, e avendo saputo i firmatari che qualche altra parte della legge, com’è ora, può recare pregiudizio a loro e ad altri; così pregano che …gran parte della legge….non sia approvata…”[4] .Agli storici che vogliono far credere che il fenomeno dell’urbanesimo pauperistico non sarebbe in connessione con la politica delle enclosures, ma semplicemente dovuto ad aumento della popolazione, facciamo notare che, ad esempio, anche in Francia si ha un aumento della popolazione vicino al 50% tra Settecento e Ottocento (che vede passare la popolazione da circa 20 milioni a 30 milioni) ma se si va a confrontare l’indice di urbanizzazione dei due paesi, ecco che tra 1750 e 1850 la popolazione urbana  della Francia si aggira sul 25%, mentre quella dell’Inghilterra attorno al 50% (e non è il lieve scarto di aumento demografico tra i due paesi a giustificare questo : 45% Francia e 58% Inghilterra, perché ad esempio nell’Italia centro settentrionale, pur avendosi avuto un tasso di crescita demografica pari al 35% si è avuto in corrispondenza una riduzione dell’indice di urbanizzazione! Per non parlare dei paesi dell’area danubiana, con 100% di crescita demografica, con insignificanti o nulli livelli di crescita urbana). Allora per tornare alla Francia: qui sappiamo che la piccola proprietà terriera non fu scalzata dalle recinzioni, essa era, rispetto all’Inghilterra incomparabilmente più forte, perciò non ci fu esodo dalle campagne; spieghino perciò questi storici come sia potuto accadere che agli inizi del XIX secolo, in Francia la popolazione impiegata in agricoltura si aggirava intorno al 65%, mentre in Inghilterra, nel corso del XVIII secolo essa passava dal 70 al 40%. Effetto di cosa, se non delle enclosures? Sentiamo invece cosa mediamente scrivevano gli storici 40 anni fa, quando il neoliberismo non era ancora assurto a pensiero unico,  e quindi quando gli storici politicamente corretti non avevano ancora ripulito la storia dai segni della fame e della miseria prodotte dal liberismo:”Ma la trasformazione agricola nelle campagne e lo sviluppo industriale nelle città non si compiono [nell’età elisabettiana ] senza la formazione di ceti proletari, provenienti in gran parte dai contadini poveri, respinti verso il lavoro salariato dall’enclosure delle terre di uso comune. Fra questa gente sradicata dalla terra, ogni volta che le industrie ristagnano per una cagione qualsiasi, infieriscono subito la disoccupazione e la fame. Pauperismo, criminalità, vagabondaggio abbrutiscono il proletariato urbano e rurale, contro cui la società si difende con la ferocia consueta delle norme penali del tempo sui ladruncoli ed i vagabondi. Ciò nonostante, il regime elisabettiano[…] cerca d’impedire che le enclosures si trasformino in espulsione dei contadini dalle terre, colpisce l’usura esercitata a danno dei meno abbienti, emana una Poor Law, con cui si dà il primo esempio nel mondo di una legislazione intesa a combattere il pauperismo”[5]. Basta dare inoltre uno sguardo a come si sono succedute le leggi sulla povertà in Inghilterra, tra XIV e XVIII secolo, per capire come proprio in concomitanza con la politica delle enclosures il fenomeno povertà cambi in senso qualitativo e quantitativo.

A fronte della ecatombe sociale prodotta da quella che viene chiamata “rivoluzione agricola inglese”, che ha determinato la scomparsa di un intero ceto sociale, quello dei contadini, che andrebbe ricordato più e prima della dekulakizzazione staliniana, i manuali di storia non esitano a scrivere che quella inglese, in Europa, tra Sette e Ottocento era una agricoltura moderna, efficiente e produttiva. E a sostegno di questi ricorrenti aggettivi, contrapposti a quelli di “inefficiente”, “arretrato” e “di sussistenza”, riservati alle agricolture dei paesi orientali dell’Europa o dell’Italia del sud, vengono portate statistiche che proverebbero questa presunta maggior produttività dell’agricoltura inglese. In base ad esse, ad es., mentre in Inghilterra si ha un indice di produttività agricola pari a 175, in Francia se ne avrebbe solo di 115, in Austria e Germania solo 75, e in Italia (pensate un po’) solo 40. Questo nell’anno 1840.  Questa statistica assume come  indice del livello di produttività il rapporto tra produzione annuale agricola suddivisa per il numero di individui maschi impiegati nel settore agricolo. Che cosa vuol dire? Che questo rapporto aumenta, facendo apparire superproduttive le campagne inglesi, quanto più vengono cacciati i contadini dalla terra e quanto più questa cade in mano al latifondo. Applicando questo indicatore statistico all’Italia meridionale, dove l’ urbanesimo è bassissimo e la gente vive disseminata nelle campagne, voi avete che il dividendo che tocca ad ognuno degli impiegati in agricoltura è inferiore a quanto tocca in Inghilterra, dove è scomparso il ceto contadino. Se io assumo come indice di profitto di una fabbrica il rapporto tra il guadagno netto di questa suddiviso per quanti vi lavorano, ecco che una fabbrica che guadagni 1.000.000, suddivisi per 10.000 operai, avrà un indice di profitto pari a 100. Se licenzio tutti, tranne il padrone, il quale da solo in un anno riesca a guadagnare 200 anziché 1.000.000, ecco che quest’ultima viene a risultare una fabbrica doppiamente produttiva rispetto alla prima. In sostanza, grazie a questo stratagemma statistico, il fatto che all’inizio dell’Ottocento circa 300.000 farmers gestiscono l’intera agricoltura inglese (in questi anni metà del suolo inglese è in mano a 7200 proprietari), che si avvalgono di circa un milione e mezzo di salariati agricoli, ebbene questa rarefazione di popolazione agricola fa salire alle stelle quell’indice di produttività e dà l’illusione che l’agricoltuta inglese sia più produttiva delle altre. Mentre gli stessi manuali, non riescono a nascondere la menzogna quando devono ammettere che l’Inghilterra, intorno alla metà dell’Ottocento, deve importare dall’estero il 50% del proprio fabbisogno di cereali! Del resto: perché mai Napoleone doveva pensare che con un blocco continentale delle merci si sarebbe giunti a piegare l’Inghilterra se non fosse stato noto allora che essa non era alimentarmente autosufficiente? Se poi pensate che almeno quel milione e mezzo di braccianti agricoli avranno beneficiato di tanta maggior produttività del suolo inglese, ebbene vi sbagliate, perché fino al 1834 una legge ( il cosiddetto “sistema Speenhamland”) imponeva alle parrocchie di integrare i miseri salari di questi braccianti, per impedire che andassero a cercare nelle città migliori condizioni di vita. Insomma questi indicatori statisti, adottati ormai da tutte le storie economiche d’Europa e da tutti i manuali di storia, fanno apparire che la scarsa e monoculturale produzione agricola, allorché è suddivisa per un basso numero di popolazione rurale, ha un altissimo indice di redditività; quel po’ di grano che i contadini non possono più acquistare, perché troppo caro (le Corn Laws a favore dei pochi proprietari terrieri ne tenevano alto il prezzo, quindi i braccianti dovevano andare a bussare alle parrocchie per sfamarsi) è però disponibile sui mercati e resta persino invenduto; e questo non crea un’illusione di abbondanza? Se invece andate in Italia meridionale o in Austria, queste statistiche vi fanno apparire che la mancanza di grani invenduti ed ad alto prezzo sui mercati significhi agricoltura arretrata, di sussistenza, premoderna e improduttiva. In realtà, qui il capillare sfruttamento del suolo, parte a cereali, parte a pascolo, parte a orti e frutteti, consente che il ricavo dell’alimentazione  quotidiana sia variegato, innanzitutto (carni ,cereali, frutta, fresca o secca, uova, formaggi, ecc.) e poi suddiviso per milioni di bocche che ne vengono sfamate. Queste milioni di bocche sfamate fanno abbassare l’indice di produttività della statistica liberale, la quale riesce a far apparire come ricchezza la miseria, riesce a far apparire come sazietà la fame. Queste milioni di bocche che si sfamano sono da ostacolo all’accumulazione capitalistica, avrete capito.

Il processo di impoverimento e abbrutimento del ceto contadino ad opera delle politiche liberiste viene chiamato da giornali, manuali di storia, storie economiche di Europa come segue “assoggettamento delle campagne alle leggi del mercato”.  Gli studenti vanno nelle università di economia occidentali e ripetono a memoria volumoni e volumoni infarciti di criteri statistici come quello appena esposto. Escono i neomanager, i neoconomisti che saranno a loro volta docenti, giornalisti economici, ministri…ma si chiederanno mai una volta in vita loro chi e perchè ha elaborato a quel modo quelle statistiche, che loro non hanno mai osato metter in discussione  perchè ritengono esser frutto dalle “scienze” economiche?

[1] Paradigmatico BERGERON L., La “rivoluzione agricola” in Inghilterra, in Storia economica e sociale del mondo, a cura di P. Léon, vol. III, Le rivoluzioni 1730-1840, Roma-Bari 1980, p….:”Un’opinione tradizionale vuole che la ‘rivoluzione agricola’, avendo sviluppato i suoi effetti prima dell’industrializzazione, abbia liberato la manodopera necessaria a costituire la famosa’armata di riserva’. In realtà in quel periodo non si è avuto nulla del genere (sic!); l’incipiente industrializzazione non ha attinto all’esodo dalle campagne, ma da una popolazione che andava aumentando o dalla immigrazione irlandese. Del resto si sono potute avere, all’epoca delle enclosures, ma non in connessione ad esse (sic!), importanti migrazioni dalle campagne alle città, legate ad un forte aumento del tasso di incremento naturale”.  Bisogna mostrare che il liberismo, sin dal sua atto di nascita, ha portato solo bene, e che la miseria è prodotta dai poveri stessi che si riproducono troppo, come già voleva dar a credere Malthus, che mise in atto uno dei primi tentativi di assoluzione del liberismo con il famoso Saggio sul principio di popolazione nei suoi effetti sul futuro miglioramento della società, del 1798, tr. it. Torino 1977, p XXIX; nell’edizione del 1803 (p. 531)  il reverendo scriveva:”Al grande banchetto della natura non c’è alcun posto libero per chi sia nato in un mondo dove tutti i beni sono già appropriati…sarebbe un grave errore far entrare nella sala del banchetto chi è di troppo (cioè i poveri), perché ben presto il numero dei postulanti aumenterebbe a dismisura, guastando l’armonia della festa e la letizia dei commensali. Le porte della sala vengono quindi sbarrate non appena la tavola è tutta occupata”.

[2] SMYTHE T., Breve analisi del comune lamento di diversi uomini del nostro paese, in DE MADDALENA A., Moneta e mercato nel ‘500, Firenze 1973, pp.89-90

[3] AA. VV., Rivolte e guerre contadine, Milano 1994, p.43

[4] English Historical Documents, vol. X,  a cura di Horn D.B. e Ransonne M., London 1957, p. 439-440, la petizione letta è del 28 febbraio 1769.

[5] SPINI G., Storia dell’età moderna. Dall’Impero di Carlo V  all’illuminismo, Roma 1960, p.278.

II. IRLANDA 1846-1847 : UNA PERONOSPERA CHE UCCIDE UN MILIONE DI PERSONE! UN OLOCAUSTO AL DIO MERCATO DA TACERE

Per capire come gli storici conformisti collaborino a occultare il fatto che il sistema politico liberale-liberista  produce la guerra sociale, per dare il potere alle elites del denaro, vediamo un caso paradigmatico, riferito a metà dell’Ottocento. Esso riguarda l’ultima grave crisi alimentare europea, quella irlandese del 1846-1847, che, per intenderci, provocò un milione di morti su una popolazione di nove milioni.  Qui la maestria mistificatoria e ipocrita della storiografia conformista e politicamente corretta si dispiega ed esibisce mai come altrove. Uno dei più diffusi manuali di storia ritiene che essa “fu provocata soprattutto dal diffondersi di una malattia della patata, che in alcune zone, come l’Irlanda e l’Europa centrale, era diventata, più dei cereali, la principale base dell’alimentazione”(1). Altrove si ribadisce che “la patata in Irlanda divenne presto l’elemento base della vita contadina”(2), ma non si spende una riga per spiegare come mai questi contadini abbiano smesso di mangiare grano e un po’ di carni per preferire le insipide e povere patate (che notoriamente indeboliscono e rincretiniscono se mangiate da sole), al punto da consumarne fino cinque kili a testa per giorno!  Non avrebbe certo dilatato a dismisura l’ampiezza del manuale una riga come questa che non poco avrebbe chiarificato la dipendenza irlandese dalla patata:”pressoché tutta la produzione (che non era poca) di grano e bovini dell’Irlanda se ne andava in Inghilterra, sotto scorta militare”(3), in ossequio alle leggi del mercato; il cibo, anche se prodotto sulla terra nostra e dei nostri padri, deve andare a chi bene lo paga per acquistarlo, mica deve essere di chi ha fame. Ma ai delfini si fa ripetere che la causa della carestia irlandese fu un parassita della patata. Provate a cercare su altri manuali , enciclopedie o monografie: o trovate che l’argomento è taciuto (un milione di morti!), oppure lo trovate trattato con la solita pudicizia….il killer fu la peronospera (e ovviamente, qualcuno penserà, la stupidità degli irlandesi che non volevano mangiar altro che patate. “Se non c’è pane mangino briosches” diceva Maria Antonietta al popolo affamato. Agli irlandesi il lettore non informato potrebbe dire “avrebbero potuto maggiare polli, uova e bistecche, invece delle solite patate”)

Evidentemente gli storici politicamente corretti non vogliono turbare i ragazzi dando loro un’idea distorta delle leggi del mercato. La legge fondamentale di Smith-Malthus dice che il cibo non deve andare nella pancia di chi ha fame (anche se viene dalla terra dei suoi padri, cioè dalla patria), bensì nella pancia di chi paga di più per averlo. Chi non paga è giusto e naturale che vanga fatto fuori dalle peronospere e da altri agenti killer naturali che fanno la selezione (questa idea della selezione detta “naturale” Darwin la riprese -sua ammissione- da Malthus). Nella scuola i docenti si preoccupano di  svezzare quanto prima i ragazzi soprattutto su temi sessuali: devono smettere di credere che sia la cicogna a portare i bambini; perciò nelle scuole sciamano sessuologhe, psicologhe, sociologhe, ostetriche, assistenti sociali, ginecologhe … Ma sul milione di morti per fame, sacrificati al dio mercato, bisogna aver pudore; non dobbiamo turbare i ragazzi;sulle dinamiche del mercato debbono restare innocenti;bisogna dire loro che è stata la peronospera….

C’ è da scommetterci, che se si va in una facoltà di economia del mondo occidentale e se si leggono i testi di economia sui quali fanno studiare gli studenti non è neppure menzionato o se è menzionato è per dirne corna e peste. Di che si tratta? Di quella legge che proibiva le attività speculative. Quell’istituto che negli stessi anni vigeva nel Regno delle Due Sicilie. Regno che dalla propaganda anglosassone era fatto passare per retrogrado, oscurantista, illiberale….Eppure la proibizione delle attività speculative sui beni di prima necessità  salva il popolo dalla fame. Perciò è una legge odiatissima da speculatori ed usurai. Essa dice che i beni di prima necessità, come grano , carne, frutta ecc., prima di essere messi sul mercato per una vendita all’estero, devono aver soddisfatto il fabbisogno interno, e solo se ce ne avanza il mercante e lo speculatore possono fare i loro traffici. Capite perchè è oscurantista, arretrato e illiberale il Regno delle Due Sicilie; così come sono oscurantisti, arretrati e illiberali oggi quegli stati che pongono barriere doganali e limiti al commercio dei beni di prima necessità? Essi non si pongono nella condizione in cui versava l’Irlanda negli anni 1846-47. Essi tengono le risorse per sè. Questo è l’essenza dell’illiberale.

Mentre quel milione di persone agonizzava per fame, la coscienza pubblica inglese era tranquilla; l’opinione pubblica non si scomponeva più di tanto, perchè rassicurata dai libri di Malthus che quanto stava accadendo non era un crimine del mercato e degli uomini che fanno mercato, ma è la “natura” stessa a volere così. Infatti la natura, come la interpreta Malthus e i liberali, ritiene giusto che a mangiare non sia chi ha semplicemente fame, ma chi ha denaro per comprare il cibo, cioè i ricchi; mentre i poveri (che sono poveri perchè l’hanno voluto loro stessi, a seguito di pigrizia, vizio ed eccesso di riproduzione) è giusto che vengano eliminati dalla natura stessa….che invia la peronospera; è questa la vera causa della carestia irlandese. Noi abbiamo la coscienza a posto.

NOTE

(1)    GIARDINA A. et alii, Profili storici dal 1650 al 1900, Bari 1997, p. 422.           (2)  Ivi, p. 114.   (3)  WOODHAM-SMITH C. The Great Hunger; Ireland 1845-1849, London 1991 scrive “…no issue has provoked so much anger or so embittered relations between the two countries (England and Ireland) as the indisputable fact that huge quantities of food were exported from Ireland to England throughout the period when the people of Ireland were dying of starvation.” Traggo la citazione da

http://en.wikipedia.org/wiki/Irish_Potato_Famine

III. BRETTON WOODS. COME VIENE IMPOSTA LA GLOBALIZZAZIONE DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La menzogna umanitarista è ormai venduta senza alcun pudore da autori di manuali di storia e da direttori di giornali e riviste, come in occasione del G8 dell’estate 2005, destinato a condonare il debito ai paesi più poveri. Anche qui i paesi della tecnocrazia occidentale quelli forgiati nella tradizione liberale e liberista, vengono fatti passare per  “buoni”; come dire: vedi, nella tradizione liberale, benché divenuta neoliberista (=che ha radicalizzato il liberismo) ci sono al fondo valori etici e sensibilità per i più poveri. Senonché, anche qui, si è omesso di dire al grande pubblico qualcosa di importante; e cioè che il condono del debito avveniva a condizione che questi paesi optassero per la deregulation economica, si aprissero alle privatizzazioni favorendo sul proprio territorio le speculazioni del capitale straniero (eufemisticamente detti “investimenti”). Come dire: vi condoniamo il debito a condizione che vi facciate rapinare. Così, se un viaggio in treno, prima delle privatizzazioni, costava 10 dollari, per lo stesso percorso, sullo stesso treno, dopo che si sono fatte le privatizzazioni e che si è cominciato a risparmiare sulle manutenzioni e sul personale (licenziamenti necessari per risanare l’azienda, si dice), ecco che costerà 20 dollari. Così  si aiutano i poveri nei paesi che si aprono al liberalismo.

E’ raro trovare un libro di storia che parlando degli accordi di Bretton Woods del 1944 vi dica realmente che cosa si è deciso. Si limiterà a raccontare che il dollaro è divenuta moneta di riferimento nelle transazioni internazionali (=se vuoi importare qualcosa devi usare dollari); anzi un Guarracino vi dirà che gli Usa “hanno accettato” di farsi carico della stabilità monetaria internazionale, insinuando anche qui qualche intento umanitario; si dirà che veniva stabilito un cambio fisso tra dollaro e oro; che si istituivano un Fondo monetario internazionale e una Banca mondiale, allo scopo di “aiutare” i paesi che si trovassero in difficoltà finanziarie e nella necessità di “ricostruire”. Noterete le scelte dei verbi. Non vi verrà detto che le condizioni per ricevere questi “aiuti” da parte di un paese (che se vuole vendere o acquistare qualcosa è costretto a procurarsi i dollari) sono cinque, e cioè: 1) deregulation economica; 2) privatizzazioni; 3) tagli allo stato sociale e al pubblico impiego; 4) agevolare con detassazioni e privilegi multinazionali e banche estere; 5) destrutturate le economie di sussistenza e convertire l’economia agricola alle monocolture da esportazione.

Che significa deregulation? Significa che lo Stato in economia non dovrebbe avere alcuna regia. Ad esempio, imporre come regola che la partecipazione di privati al capitale azionario di poste e ferrovie, non debba superare il 50% o comunque mai raggiungere una maggioranza rispetto a quanto possiede lo stato significa consentire all’autorità pubblica di dirigere le politiche di questi due importanti enti di interesse pubblico, in modo che non sia mai contrario all’interesse della popolazione, essendo poste e trasporti servizi primari. La deregulation vuole che lo stato si estranei dall’economia e cioè vuole che abdichi al ruolo di tutore dell’interesse pubblico. E’ la dottrina pura del neoliberismo, dei Chicago Boys, cioè quello che si insegna nelle facoltà di economia occidentali.

Che significa privatizzazioni? Quello che prima era pubblico come le autostrade dovrebbe essere venduto a privati, i quali, assicurano gli economisti da nobel, lo faranno funzionare con più efficienza, meno sprechi e meno debiti. Ma indovinate perché lo Stato giungeva ad indebitarsi nel gestire poste, ferrovie e autostrade? Perché mirava a mantenere accessibili questi servizi primari a tutta la popolazione, anche quella meno abbiente e così teneva bassi i prezzi e quindi i profitti di tali enti.  Ora che sono privatizzati vedete cos’è accaduto. Provate a restare in panne sull’autostrada e chiamate il carroattrezzi della società ora privatizzata e sentite cosa vi costa.

Agevolare e favorire le multinazionali sul proprio territorio serve appunto a realizzare i due punti sopra.

I tagli al pubblico impiego a allo stato sociale servono a mettere in condizione gli stati che hanno ricevuto prestiti in dollari da FMI o BM di restituirli. Ma allora quei soldi ricevuti in prestito a che servono ordinariamente? O ad acquistare armi da quelle multinazionali di cui si diceva ora, oppure ad ammodernare il paese con infrastrutture (aeroporti strade, linee elettriche, dighe  indispensabili perché gli investitori esteri compiano i propri investimenti (sfruttamento minerario, turistico,ecc)

La destrutturazione delle economie di sussistenza a favore di monocolture da esportazione (cotone, soia, arachidi, caffè, tabacco, ecc) consente ad uno stato di avere dollari da poter restituire a FMI e BM, oppure a procurarsi dollari per importare i beni alimentari primari per la propria popolazione, che è divenuta dipendente dalle importazioni e quindi, a sua volta, dipendente dai dollari per poter sopravvivere. I loro piccoli appezzamenti di terreno o le terre comuni su cui sopravvivevano sono state o acquistate, o espropriate, o inglobate nel grande latifondo, del quale gli economisti che non vogliono rovinarsi le carriere decantano la maggior produttività, rispetto alle piccole proprietà precedenti. Cosa falsa anche questa, perché è risaputo che la piccola proprietà a colture diversificate che faccia usi di fertilizzanti organici da animali da cortile è molto più produttiva, più economica (=non indebitante con le banche) e meno inquinante della monocoltura chimica, transgenica e meccanizzata. Se nelle campagne e nei villaggi non si può più vivere bisogna tentare la fortuna in città; se qui si trova qualche umile e onesto lavoro, bene, altrimenti si va  a fare lavavetri, accattoni, manualanza alla malavita, spaccio, prostituzione, vendita di organi, rapine…

Ora capite perché le nostre città sono invase da disperati in fuga dai propri paesi, che ormai si sono dovuti aprire alla modernità, al mercato, alla democrazia e al politicamente corretto

IV. CRITERI PER STABILIRE IL CALCOLO DEL REDDITO PRO-CAPITE

Su quasi tutti i libri di storia ed economia di Licei e Università italiani, a proposito dell’età giolittiana trovate scritto che l’Italia in questo periodo conosce un importante balzo in avanti, anche e soprattutto allo sviluppo industriale. La quantificazione di questo benessere, che conoscerebbe l’Italia grazie alla formula politica liberale e liberista in economia, viene indicata come “reddito pro capite”, cioè come reddito che tocca a ciascuno, e che sotto Giolitti sarebbe salito del 30%; cosa mai vista in 40 anni! Senonchè, quando state per finire la lettura del capitolo dedicato allo statista piemontese, degno erede di Cavour (a sua volta ammiratore del credo economico e politico inglese), ecco che il manuale vi dice che sotto Giolitti non s’era mai vista tanta emigrazione di italiani all’estero, si parla di 800.000-1.000.000 di partenze l’anno. Un lettore che sappia fare 2+2 inizia a stupire e dice dentro di sé:”devono esse proprio co….ni questi italiani che se ne vanno all’estero proprio ora che il reddito pro capite è salito del 30%; mentre non emigravano ai tempi dei Borbone, quando, a sentire il solito manuale, la gente moriva di fame!”.

Non erano gli emigranti ad esser c…..i agli inizi del Novecento, ma sono gli storici ed economisti ad esser bugiardi e servili verso il sistema economico liberista. Infatti il modo di calcolare il reddito pro capite glielo hanno dettato le élites del denaro (quelle che vogliono globalizzare il liberismo, per poter così globalizzare le loro rapine e il loro parassitismo); il trucchetto (questo neppur tanto difficile da sgamare) consiste nel considerare come redddito nazionale la somma di beni e servizi prodotti entro l’anno dal paese (quindi automobili, derrate alimentari, macchine da cucire, prodotti assicurativi, ecc.), per poi suddividerli….per quanti sono gli abitanti del paese!  Pare di capire che tutti questi beni vengono distribuiti, come se ci si trovasse in uno stato socialista, invece vedete benissimo che in uno stato liberale quei beni lì vanno suddivisi tra quelli che hanno un sodo stipendio per poterseli comprare. E’ evidente che il libro di storia cerca di far passare da c….i i poveri migranti con le pezze al culo che aspettano la nave al molo, i quali non si sono degnati di ricevere quello che loro offre la statistica. La quale diceva Trilussa è l’arte per la quale se io ho mangiato due polli e tu nessuno, risulta che non puoi che esser sazio, perché i due polli che ho mangiato io divisi per due individui… La realtà è che sotto i Borbone non c’era famiglia che non potesse metter insieme il pranzo con la cena per i propri figli, infatti come già vi ho detto c’era la proibizione della speculazione sui beni di prima necessità, ossia un istituto economico che consentiva la divisione dei beni di prima necessità anche tra i più poveri (senza dover andare a cercare modelli socialisti di tipo marxista). Ai mercati i mercanti potevano comprare e iniziare le loro attività speculative (suonava una apposita campanella), solo dopo che tutti si fossero procurati i beni di prima necessità, i quali erano anche a bassissimo prezzo, proprio perché non soggetti a speculazioni primarie che ne fanno lievitare i costi (aumenti dei costi che i soliti libri di economia e storia attribuiscono –ovvio- ai cattivi raccolti o alla cattiva gestione della terra da parte dei contadini; solite falsità per dire che la terra dovrebbe finire in mano al latifondista ). Un modello di stato esattamente antagonista a quello liberale-liberista. Ecco perché Inghilterra e Piemonte furono spinti dalla massoneria che controlla l’Inghilterra a una guerra contro il regno duo siciliano conclusasi con l’Unità di Italia. L’emigrazione e le proteste popolari di fine secolo, come i fatti di Milano dove la gente scende in strada perché non ha il pane sulla tavola (conclusisi con l’eccidio di donne e bambini compiuto dal bravo generale Beccaris), sono strutturali degli stati liberali-liberisti e non si verificarono sotto i Borbone. Vi ricordo che dopo l’unità d’Italia la gente stava molto peggio perfino rispetto al “buio” Medioevo. Ai tempi di Francesco Crispi, ad uno scalpellino occorrevano 23 giorni di lavoro per essere in grado di comprarsi 3 quintali e mezzo di grano; uno scalpellino del Trecento, per acquistarne la stessa quantità di grano doveva lavorare la metà circa dell’operaio  nell’economia liberista. Vien fatto passare per “straordinario progresso” il fatto che sotto Giolitti le paghe di salariati agricoli e industriali salgono del 50%; anche questo è invece segno di grave disagio, infatti questi aumenti son stati concessi a seguito dei tantissimi scioperi del 1901 e 1902 ai quali i salariati fecero ricorso per gli effetti disastrosi dell’inflazione galoppante, la quale era sempre un palmo più avanti di ogni aumento salariale.  Notate infine come questo metodo di calcolare la ricchezza di una nazione (reddito pro-capite) contenga come al solito una malizia maltusiana. Poteva mancare?! Infatti, ogni riduzione di popolazione in una nazione fa abbassare il denominatore della frazione, che al suo numeratore somma l’insieme dei beni prodotti dalla nazione. Sicchè una guerra, una epidemia, la legalizzazione dell’aborto, o corsi scolastici di educazione all’uso del preservativo, gli effetti collaterali dei farmaci, l’inarrestabile polluzione chimica e il cibo avvelenato, i formaggi senza latte, le marmellate senza frutta che la Unione Europea legalizza, l’abolizione delle vitamine dalle farmacie, lanciare virus modificati in laboratorio e relativi vaccini ancor più pericolosi, le separazioni in famiglia, la sostituzione della famiglia tradizionale con quella  omosessuale ……..tutto questo, signori miei, aumenta il reddito pro-capite! E anche i rating di una nazione. State tranquilli, qualsiasi modello di calcolo di un bene, risorsa, valore di uno Stato, che venga elaborato dalle tre, quattro solite università angloamericane, in mano alla solita èlite, il fattore popolazione verrà messo sempre al denominatore , in modo che chiunque voglia aumentare quel bene, risorsa o valore, deve ridurre la popolazione.

Ci pensano poi volenterosi storici ed economisti a far apparire sazietà la fame, ricchezza la miseria , verità la menzogna…..

V. IL PANE E LA CIVILTA’ DEL MERCATO

Un frammento dell’antica saggezza pitagorica dice: “non spezzare il pane”. Noi oggi non riusciamo a comprendere cosa voglia significare l’invito, ma a quei tempi era ben chiaro. Il pane infatti andava diviso in molte parti, a indicare che con esso andava rispettata la giustizia distributiva. Il pane quotidiano non può esser negato a nessuno. Per significare questo, i panettieri tracciavano sopra ogni pagnotta che mettevano in forno una croce, affinché i commensali si ricordassero che quel bene andava suddiviso in molte parti. I pitagorici raccomandavano di rispettare questa –già allora- antica usanza dicendo: “non spezzare il pane”, perché colui che lo mangia solo per sé  lo spezza in due. Fino a qualche tempo fa anche i nostri panettieri imprimevano una croce sulle pagnotte da infornare, tramandando fino a noi un messaggio antico, anche se non compreso da tutti.

Questo invito a rispettare la giustizia distributiva è sopravvissuto fino a poco tempo fa, anche in un’altra forma. Qualcuno ricorderà che non molto addietro, nel nostro paese, a margine  dei campi di grano in maturazione, veniva infitta una canna con in cima una croce (spesso accompagnata da un ramoscello di ulivo). Qualcuno è portato a ritenere che si tratti della croce cristiana. Non del tutto esattamente. Prima ancora che croce cristiana, quel simbolo è sopravvivenza dell’antico invito a osservare la giustizia distributiva. Esso voleva significare: “rispetta questo campo di grano perché esso produce quel pane che poi sarà diviso per chiunque abbia fame”. Cristo è stato identificato a questo pane-che-è-per-tutti, perché il suo messaggio salvifico è per tutti e in particolare per gli ultimi: per quelli che hanno davvero fame di salvezza e verità (ora mi par di capire perché i pittori medievali e del Rinascimento raffiguravano l’addome di Cristo come pagnotta di pane suddivisa in tante porzioni).  Per questo motivo è il pane, più di ogni altra cosa, ad avere la dignità di stare sopra un altare. Quando si apparecchia la tavola, la prima cosa da disporre dovrebbe essere il pane. Tanto i pitagorici quanto Gesù ci tramandano un simbolo della croce che, prima ancora di indicare la passione, stava a significare la necessità di rispettare la giustizia, e in questo caso verso gli altri uomini. Amatevi gli uni gli altri; siate l’uno il pane dell’altro. Non negatevi.

Qualcosa di analogo si faceva  col vino. Ma stavolta l’atto di giustizia andava reso alla terra, restituendole un po’ del suo sangue; e ciò a significare che dalla terra non si può solamente prendere,  e che neppure si può prender tutto. Era per questo che gli uomini, fino a qualche decennio fa, non bevevano il bicchiere fino in fondo, bensì l’ultima parte del contenuto la riversavano a terra.

Con l’avvento della civiltà del libero mercato le cose sono cambiate, perché la legge fondamentale e poco ricordata del mercato è che ogni cosa ha un prezzo e chi la vuole deve procurarsi il denaro per acquistarla (questo hanno imposto i padroni del denaro). L’idea che possano esservi beni gratuiti fa parte delle società tradizionali, preindustriali, quelle che ancora vivevano su terre comuni, che non pagavano l’acqua, che non pagavano i pesci che pescavano, che non pagavano la manodopera, perché si aiutavano scambievolmente. Per capire quanto ancor oggi siamo restii a entrare nell’ottica del mercato, basta pensare a quanta gente può andare a passeggio gratuitamente.

Oggi il pane o va nei bidoni della spazzatura o è sulla mensa di chi ha denaro per comprarlo, ma non nella pancia di chi ha semplicemente fame; e questo avviene per quella semplice legge di mercato, secondo la quale i beni toccano solo a chi ha denaro per acquistarli. Fatalmente oggi le pagnotte di pane non hanno più impressa la croce della giustizia distributiva. L’idea poi che si debba ridare qualcosa alla terra appare come superstizione.

I cristiani non credano che possa esserci compromesso tra il messaggio di Gesù e i valori del libero mercato. Il messaggio di Gesù è troppo preindustriale, troppo anacronistico, troppo estraneo alle leggi elementari del mercato. Gesù si ostinò a non voler comprendere il mercato (ad esempio quando cacciò a malomodo i mercanti dal tempio; oppure, mai toccando denaro in vita sua). Per capire cosa intendo dire è utile leggere cosa scrive, con tutta franchezza, un profeta dei valori del libero mercato a proposito delle tradizioni e della religione.  William Pfaff è un noto opinionista dell’Herald Tribune (“Traditional culture strike back”, International Herald Tribune, 21 luglio 2005), il quale, subito dopo  gli attentati di Londra ha fatto queste riflessioni, delle quali riportiamo gli stralci più significativi . “Lo scontro di civiltà […] è la guerra fra la modernità da una parte, e il mondo tradizionale dall’altra… (in Occidente)  progressisti e conservatori sono uniti nella loro lotta contro i valori, i principii e i modi di vita della vasta, non moderna, maggioranza dell’umanità… Noi occidentali crediamo, come ha scritto di recente Roger Cohen sull’Herald Tribune, di stare creando ‘un secolo che renderà il mondo, con le sue diversità, più unito, prospero e libero, come non mai prima’… Progressisti e conservatori della società occidentale credono fermamente in questo. Per loro è inconcepibile che il mondo tradizionale, in cui, a parte loro, vivono tutti gli altri, possa restare una valida scelta per coloro che vi vivono…Il mondo moderno è l’aggressore determinato – senza nemmeno seriamente meditarlo – a distruggere le civiltà arretrare di tutti gli altri, che esso guarda come screditati residui del passato. ..Il solo fatto di distruggerle è ‘progresso’. E il progresso porta…dove? Per il mondo tradizionale, l’utopia esiste fuori del tempo, o in un paradiso a-temporale. La civiltà moderna ha sostituito alla salvazione religiosa un’utopia materiale…Dai secoli in cui l’Illuminismo e la rivoluzione scientifica hanno detronizzato la religione come forza intellettuale dominante della nostra società, il progresso materiale e sociale ha sostituito la salvezza spirituale come scopo dell’esistenza. Un ovvio esempio politico di questo utopismo moderno è la campagna americana per deregolamentare la finanza mondiale e aprire il mondo agli investimenti americani ..Poiché ogni società tradizionale è tenuta insieme da una religione tradizionale, di fatto il moderno Occidente ha sferrato la guerra alla religione in quanto tale. Non c’è da stupire se i difensori della religione tradizionale reagiscono. Per contro, l’Occidente impone le sue idee – estranee agli altri – a tutti; e sono idee che contraddicono e mirano a sradicare i valori e principii fondamentali di ogni società non occidentale. E dice loro: è il progresso. Il nostro progresso è la vostra destabilizzazione, la distruzione delle vostre culture, la creazione di milioni di alienati culturali, di sradicati, di profughi strappati dal proprio passato per integrarli in un’etica radicalmente materialista…”. Quello che è singolare, anzi pietoso, da osservare è che oggi moltissimi cristiani, facendo il gioco del loro vero nemico, credono che nemico sia l’Islam, mentre amico e integrabile nel loro sistema di valori siano il materialismo, l’antitradizionalismo e l’avversione alle religioni del libero mercato. Essi non hanno capito –e questo anche grazie a giornali e televisione- che i sacerdoti del mercato hanno in programma di annullare tanto l’Islam quanto il Cristianesimo, e aizzano allo scontro tra queste religioni, affinché i mandanti dello scontro possano stare semplicemente a guardare, risparmiando sui mezzi e sugli investimenti per quella distruzione che hanno in programma…(la seconda regola del libero mercato, del resto, dice che qualcosa bisogna pagarlo il meno possibile).
Vi fu un tempo in cui bastava avere fame per aver diritto al pane (segnato da una croce); poi venne il tempo in cui oltre alla fame ci volle il denaro (ma il pane non nutriva come un tempo); ora è prossimo il tempo in cui per poter aver del pane ci vorranno fame, denaro e rinnegazione
di tradizioni e  spiritualità. Il pane della modernità e del mercato non veicola più un messaggio di giustizia sociale, esso non può più rappresentare un corpo di Cristo che offre la salvezza a tutti;in esso tradizione e religione non si intersecano più; se osservate bene, nelle famiglie odierne, spesso, il pane neppure compare più sulle tavole, dove trovate solo companatico. Sinistro indicatore. Ulisse per indicare la natura crudele e ferina del Ciclope, estraneo a leggi e giustizia, dice che “non somiglia a uomo mangiatore di pane” (Od. IX, 190). Quel prodotto soffice, aleatorio, intriso di chimica, estraneo alla vita (visto che non muffisce), che oggi porta indegnamente il nome di pane (dal greco vorrebbe dire “tutto”, e come tale è invocato nel Padrenostro) sarà cibo o veleno per corpo e spirito? La  imminente scomparsa del pane, chiediamo al signor Pfaff e a quelli che come lui ci propinano la civiltà del mercato, sarà frutto di progresso, o annuncia l’avvento di un’umanità bestiale, estranea a leggi e giustizia?

VI EPILOGO:L’epilogo di questi criteri economico statistici che sostengono, ormai da secoli, le riforme (liberali e liberiste) dei paesi occidentali si può sintetizzare nei seguenti punti: 1. Progressivo e inesorabile trasferimento delle risorse nelle mani di una ristrettissima èlite del denaro (la quale ha il monopolio della stampa della cartamoneta, creata dal “nulla”). 2. Sempre più crescente impoverimento delle grandi masse della popolazione, inurbate e 3. Inesorabile loro dipendenza dal credito, dal denaro anche per le più elementari funzioni vitali (bere, mangiare dormire). 4. Queste masse, inurbate e dipendenti dal credito, sono soggette a politiche maltusiane di sterminio, mediante inquinamento esterno (ambientale), interno (medicalizzazione), mediante sterilizzazione (con cibi e vaccini appositi), favorendone omosessualizzazione e denalità, dopo aver minato la famiglia tradizionale.

Come fiume sotterraneo a tutto questo “cammino di civiltà”, non vista, non detta, procede la questione razziale, senza la quale molti fenomeni storici dell’età contemporanea e -in minor parte- dell’età  moderna rimangono inspiegati

PDB

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Parola di gladiatore atlantista

 

http://www.corriere.it/politica/07_novembre_30/osama_berlusconi_cossiga_27f4ccee-9f55-11dc-8807-0003ba99c53b.shtml

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?! Giocare sporco (non è Trump che fa questo, ma Deep State, che vorrebbe ammazzare Trump per gli accordi fatti con Putin sulla Siria di poche settimane fa e che hanno consentito la vittoria di Assad)

Gli americani hanno evacuato i comandanti ISIS da Deir ez-Zor

© Sputnik. Mikhail Voskresenskiy
MONDO

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Nel mese di agosto la US Air Force dalla zona di Deir ez-Zor ha evacuato nel nord della Siria oltre venti comandanti ed i loro sottoposti legati ai militanti del sedicente Stato islamico. Lo riferisce RIA Novosti citando una fonte militare-diplomatica.

Washington pianifica di impiegare l’esperienza dei militanti evacuati “in altre direzioni”, ha detto la fonte.

“Il 26 agosto da una zona vicino Treyf, a nord-ovest di Deir ez-Zor, un elicottero della US Air Force, nottetempo, ha evacuato due comandanti dell’ISIS insieme alle loro famiglie”, racconta la fonte.

Anche il 28 agosto dalla zona di Alba Leil, a sud-est di Deir ez-Zor, altri elicotteri USA avrebbero evacuato una ventina di ufficiali e i loro sottoposti nel nord della Siria.

“Bisogna notare che, privati dei loro comandanti grazie agli americani, i militanti della maggior parte dei casi vanno allo sbando. Tutto questo, in ultima analisi, contribuisce ulteriormente al successo dell’offensiva delle truppe governative siriane nella Siria orientale”, ha detto la fonte.

Secondo questi, la sconfitta dei terroristi nella zona di Deir ez-Zor è un’ulteriore prova “del profondo coinvolgimento dei servizi speciali della cosiddetta coalizione internazionale e in particolare degli Stati Uniti” nel sostegno dei militanti dell’ISIS in Siria.I militanti catturati, durante l’interrogatorio avrebbero ammesso di essere stati appoggiati dall’intelligence statunitense, sia durante la precedente amministrazione che dopo l’elezione di Donald Trump.

La fonte ha affermato che l’evacuazione di agosto non è stata la prima. Se ne sarebbero tenute altro a maggio nella provincia di Deir ez-Zor e, in giugno e luglio, nella provincia di Rakka.

Deir ez Zor è un aereoporto militare a due chilometri di distanza sono rimasti completamente circondati dai terroristi per più di tre anni. Nonostante gli attacchi regolari da parte di kamikaze e autobombe, la guarnigione ha continuato a resistere, ricevendo i rifornimenti per via aerea. Questa settimana i soldati dell’esercito siriano, supportati dall’aviazione russa, hanno rotto l’accerchiamento a sud-ovest di Deir ez-Zor e si sono incontrati con i difensori della città.

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DRAMMATICA INTERVISTA, DELLA CUI PORTATA STORICA NEPPURE MONTANARI SI RENDE CONTO. VIENE PER LA PRIMA VOLTA DISVELATO IL SEGRETO DI UNA NANOTECNOLOGIA FINALIZZATA A INTRODURRE NEGLI UMANI UNA MUTAZIONE GENETICA DECISIVA E IRREVERSIBILE

 

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