CARI TERREMOTATI, CARI PENSIONATI ITALIANI ALLA FAME, CARI DISOCCUPATI ITALIANI, COME POTETE VEDERE QUANDO SI TRATTA DI IMMIGRATI I SOLDI SI TROVANO SEMPRE

mar 16 Gen 2018 – 1086 visite

Migranti. Bando Asp da 15 mln per l’accoglienza

Pubblicata la gara per l’affidamento dei servizi a favore dei richiedenti protezione internazionale   (estense.com)

L’Asp di Ferrara ha pubblicato un bando da 15 milioni di euro per l’affidamento dei servizi di accoglienza ai richiedenti protezione internazionale.

La scadenza è prevista per il 15 febbraio e l’assegnazione avrà durata di 9 mesi, prorogabili per altri tre. L’importo preciso è di 14.591.043 euro (senza Iva) suddiviso in cinque lotti.

Il primo è per le abitazioni civili e le strutture comunitarie dedicate all’accoglienza per adulti (9,8 milioni per 9 mesi; 13 milioni per 12 mesi); il secondo è rivolto ad alberghi, agriturismi, residenze vacanze (che è la parte che ha generato la polemica tra il direttore di Ascom Davide Urban e il sindaco Tiziano Tagliani), dal valore di poco più di un milione di euro per 9 mesi e 1,4 per 12 mesi). Poi trasporto (24mila euro per 9 mesi, 32.500 per 12); mediazione linguistica (importi di 5.800 euro e 7.700 euro*) e, infine, percorsi di formazione e inclusione lavorativa (importi da 67.950 euro e 90.600 euro).

* l’importo è stato corretto dopo un’erronea versione iniziale che parlava di 5,8 milioni e 7,7 milioni. Ci scusiamo con i lettori.

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DELINQUENTI E TRADITORI!

Guardia costiera, oggi prelevati 1400 migranti

ROMA, 16 GEN – Sono circa 1.400 i migranti prelevti oggi nel Mediterraneo Centrale (nuovo nome delle coste libiche), in 11 distinte operazioni, coordinate dalla Centrale operativa della Guardia Costiera: sono stati recuperati anche due corpi privi di vita.

I clandestini si trovavano a bordo di 7 gommoni e 3 barchini e 1 barcone. Hanno preso parte alle operazioni di recupero la motovedetta CP319 della Guardia Costiera di Lampedusa, una unità del dispositivo Eunvaformed, una della Guardia di Finanza e unità Ong. ansa

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LA LORO ARROGANZA, IMPUNITA’ E PREPOTENZA E’ SALITA ALLE STELLE, MENTRE IL POPOLO BUE DEI “CAGASOTTO” STA A GUARDARE (con vescovi, papi e capre boldrine che raccomandano l’accoglienza, mentre soros paga gli avvocati a questa gente se qualcuno li sgombera o li espelle)

Anziana ricoverata in ospedale Immigrati le occupano la casa
La denuncia: “Vittima una 70enne”. Gli alloggi spartiti dal racket su base etnica

Alberto Giannoni – Lun, 15/01/2018 – 08:21
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Anziana e ricoverata, le hanno rubato la casa. E ora non sa se e come la troverà, quando potrà tornare alla Trecca, l’enorme complesso di edilizia popolare visitato dal Papa meno di un anno fa.

In quel piccolo alloggio della «Trecca», lei ha lasciato tutto: i vestiti, i pochi mobili e anche i farmaci. Perché è malata e ha più di 70 anni Rosa (la chiameremo così), e da un mese e mezzo ormai si trova in ospedale. Intanto, in via Salomone, l’incubo ha preso forma: tra Natale e capodanno sei persone hanno occupato quell’alloggio minuscolo, il suo. Persone spinte o agevolate da qualcuno all’interno: la porta non è stata forzata, la serratura è intatta. Alla Trecca si pensa che siano saltate da un balcone vicino, visto che gli appartamenti che si trovano sullo stesso piano hanno i balconi comunicanti: solo una lastra separa gli spazi dei vari alloggi.

Il caso scoperto da pochi giorni, viene denunciato dal presidente del Consiglio municipale 4 Oscar Strano, che alle Case Bianche è nato, cresciuto e ha fondato un comitato, «Salomone rinasce», che promuove la riqualificazione del quartiere e difende i diritti degli inquilini. Adesso, in quel monolocale di 23 metri vivono i sei occupanti, senegalesi a quanto risulta al comitato. E sono stati Strano e la Caritas ad avvisare «Rosa». Prima nessuno le aveva detto niente e fino a una settimana fa nessuno sapeva. È stata una vicina di casa a scoprire tutto. Una vicina di casa che, secondo quanto riferito alle Case Bianche, a sua volta ha lamentato, anche alla stessa Caritas, di essere stata presa di mira con piccole (per lei grandi e angoscianti) intimidazioni quotidiane.

A un anno dalla visita del Papa, le Case Bianche restano in mano al racket delle occupazioni abusive. Su 477 alloggi, circa un centinaio sono occupati abusivamente: a metà 2017 lo stato delle occupazioni consolidate diceva 95. In quell’ala, al civico 36, quella dei monolocali – alcuni ristrutturati dall’arcidiocesi dopo la visita di Bergoglio – il tasso di occupazioni tocca il record. Sei appartamenti per nove piani: 54 e viene calcolato che il 40% sia preda degli abusivi. Non è tutto: questi alloggi – per il comitato – sono occupati sono spartiti su base etnica e questi «trafficanti» di alloggi lavorano per vanificare gli sforzi di chi vuole bonificare questo inferno di illegalità. Nelle ultime settimane – ricorda Strano, Aler è intervenuta tre volte per riparare l’ascensore ed è emerso che qualcuno fa saltare l’impianto: «Non vogliono che si salga». Stessa cosa per la luce. Spadroneggiano, e possono farlo ancor meglio al buio, e limitando l’accesso ai piani alti.

Rosa è assistita dai servizi sociali del Comune, ma col ricovero tutto si è fermato a casa. «Alla Trecca siamo in un contesto non ordinario – commenta Strano – con disagio forte e conclamato, i servizi devono creare una rete di contatto con la proprietà, devono comunicare con la proprietà e si deve trovare il modo di presidiare gli alloggi a lungo vuoti».

Aler e la Regione, il Municipio e il Comune. Oltre al volontariato, ai comitati e all’Arcidiocesi, anche le istituzioni sono impegnate per risollevare le sorti di questo pezzo di periferia milanese, questo mondo a sé per il quale si era ipotizzato anche una soluzione radicale: l’abbattimento. Ma senza una drastica svolta sulla sicurezza non sarà facile cambiare la Trecca. «Qualcuno può anche provare a dare la colpa a Aler- avverte Strano – ma se i servizi del Comune non si coordinano è inutile. Aler sta facendo la sua parte, è riscontrato da tutti. Prima avremmo dovuto aspettare mesi un intervento all’ascensore, ora ce n’è uno a settimana, ma ci sono tanti passi da fare. E anche gli ispettori potrebbero essere usati in modo ordinario, per controlli sul patrimonio con finalità preventive, e non solo in caso di occupazione.


Reggio Emilia, fidanzatini 16enni aggrediti da quattro stranieri

Reggio, 15 gennaio 2018 – Aggrediti da quattro stranieri, una coppia di sedicenni ha trovato riparo in un bar, dove poi sono intervenuti i carabinieri. Non è accaduto in una disastrata periferia – scrive il restodelcarlino.it –  ma nel cuore del centro storico di Reggio. I due aggrediti l’altra sera hanno trovato riparo in un locale pubblico di piazza Martiri del 7 Luglio.

La coppia di sedicenni era stata avvicinata poco prima al parco del Popolo dai quattro stranieri, i quali avrebbero iniziato a insultarli senza alcun motivo. I due ragazzini intimoriti allungavano il passo verso Piazza Martiri del 7 luglio dove i quattro stranieri hanno colpito il ragazzo con un calcio alla schiena e un pugno al volto.

Bergoglio: ”I migranti sono persone, non alimentare paure”

I due minori hanno chiesto aiuto nel bar, dove sono stati chiamati i carabinieri. I quattro aggressori sono fuggiti, ma sono in corso le indagini – anche con la videosorveglianza – per identificarli. I due ragazzini visibilmente impauriti sono stati affidati ai rispettivi genitori intervenuti sul posto.

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Vertici dell’ambigua chiesa bergogliana come dischi rotti (e deliranti) fuori dalla realtà

CHIEDE A MIGRANTI DI NON PISCIARE PER STRADA, MASSACRATO DI BOTTE

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Nuovo episodio di razzismo e violenza. Pestaggio nella piazza della movida a Sarzana ieri sera, dopo la mezzanotte.

Una coppia stava tornando alla propria auto quando ha notato alcuni giovani migranti che facevano pipì contro la saracinesca di un negozio, l’uomo ha osato ammonirli e i giovani, in cinque contro uno, lo hanno aggredito a calci e pugni, proseguendo anche mentre era a terra.

https://voxnews.info/2017/12/02/corsi-di-pugilato-per-i-profughi-cosi-potranno-picchiarci-meglio/embed/#?secret=lzWsyRVa4l

Per l’uomo naso rotto e diverse ferite al volto per un referto di 28 giorni. Sul fatto stanno indagando i carabinieri di Sarzana.

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“E’ avvenuto mentre la piazza era piena di giovani, ma nessuno si è preoccupato di fermare l’aggressione”, dice l’uomo. Forse perché erano tutti della stessa razza.Secondo la testimonianza dell’uomo i cinque migranti avevano accento dell’est. Hanno minacciato e rotto il cellulare dell’aggredito quando si sono accorti che stava cercando di fare una foto alla targa dell’auto sulla cui stavano fuggendo.

“FARE IL POSSIBILE PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE”: COSI’ IL CARD.BASSETTI ALLA 104A GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE

“Fare il possibile per favorire l’integrazione”: cosi’ il Card.Gualtiero Bassetti alla 104a Giornata mondiale del migrante celebrato nella parrocchia di Olmo.    Tgmedia

“Non possiamo, di certo, omologare le persone ma, da esseri umani, possiamo fare il possibile per integrarci. Ognuno, quindi, sappia accogliere l’ altro per raggiungere una convivenza che sia degna dell’ umanità e di persone che sono state battezzate nel nome di Cristo”.

Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, celebrando la 104/a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato nel complesso interparrocchiale di Olmo, a Perugia, con il Vangelo che è stato letto in cinque lingue diverse. “Ogni volta che un ‘ forestiero’ bussa alla nostra porta ci offre un’ occasione di incontro con Gesù, il quale si identifica con il fratello accolto e, soprattutto, con quello rifiutato. Il Signore affida all’ amore materno ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore”, ha sottolineato il presidente della Cei ed arcivescovo di Perugia, ricordando le parole pronunciate oggi dal papa. “Tale sollecitudine – ha detto il card. Bassetti – deve esprimersi in ogni tappa dell’ esperienza migratoria dalla partenza all’ arrivo, fino al ritorno nel Paese d’ origine, nella speranza che tutti possano un giorno tornare nelle proprie case. Questa è una responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e con tutti gli uomini di buona volontà, chiamati a rispondere alle numerosissime sfide poste dalle emigrazioni con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, sempre secondo le nostre possibilità”. “Ogni fratello o sorella che ci chiede aiuto, a qualsiasi cultura appartenga – ha concluso il cardinale, secondo quanto riferisce una nota dell’ archidiocesi – ha sempre dei propri valori e qualcosa di bello da donare”.

Perugia
14/01/2018 19:11
Redazione
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VESCOVO CHIEDE SCUSA A NOME ITALIANI: «PERDONATECI, FRATELLI IMMIGRATI»

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La Chiesa bergogliana è oltre il punto di non ritorno. Siamo in presenza di questioni più psichiatriche che religiose.

Quello dei vescovi – della parte degradata dei vescovi – è ormai un delirio più eretico che mistico. Dove il migrante è l’idolo al quale sacrificare i fedeli: che in una interpretazione rovesciata del Cristianesimo devono soffrire ed essere crocifissi per riscattare la ‘colpa’ di non vivere in paesi cesso.

In questo contesto si inserisce il delirante messaggio del vescovo calabrese Oliva, che in una ‘lettera ai migranti’ si scusa a nome di tutti gli italiani, che lui definisce ‘gretti’ perché ‘incapaci di accogliere 258 milioni di migranti nel mondo’.

«Perdonateci, fratelli immigrati»

La lettera di monsignor Francesco Oliva agli immigrati

Caro fratello immigrato, cara sorella immigrata,
mi aspetto una reazione spontanea, forse anche infastidita, a questa mia lettera. Dopo le tante difficoltà che hai incontrato, percorrendo chilometri e chilometri nel deserto. Poi la lunga attesa, chissà se non costernata di violenza. Infine, la rischiosa traversata del Mediterraneo. Vedo ancora nei tuoi occhi le lacrime di dolore per la perdita di amici, bambini, uomini e donne, annegati nelle fredde acque del Mediterraneo. Ora dopo tante prove, sei al sicuro. In questo luogo di accoglienza. Qui sei arrivato senza sapere come e perché. Forse diretto verso altri lidi. Sei arrivato in questa terra. Che forse immaginavi diversa. Comodità, ricchezze, lavoro, accoglienza in palazzi sontuosi. Forse sognavi una terra più ricca. Ma qui hai trovato volti amici pronti a sorriderti, mani aperte. Forse anche sguardi sospetti. Gente pronta ad accoglierti, ma anche tanti signori preoccupati dalle cosiddette «immigrazioni di massa», «pericolo per i residenti», «rischio di contagio per tutti», «ladri di lavoro e risorse». Eccol’inutile infondata paura dello straniero. Man mano passano i giorni, niente di tutto questo. Un arcobaleno di colori oggi illumina le nostre piazze. Sono i colori di un mondo multiculturale e multirazziale. Anche le istituzioni, che avrebbero dovuto gestire il fenomeno, ammettono che qualcosa non ha funzionato, che l’immigrazione è stata malgestita, al punto che ciò che doveva essere un atto di speranza, s’è trasformato in disperazione. La paura ha generato chiusure, i gretti egoismi hanno innalzato muri e steccati. Quante barriere di fronte ad una umanità debole e povera, che implorava solo aiuto! Perdonaci, fratello immigrato.

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Accogli la difficoltà del nostro piccolo mondo. Sappiamo che non sei solo: migranti come te nel mondo ce ne sono oltre 258 milioni! Ma questo non ci spaventa, se insieme possiamo costruire un mondo di pace. Se ognuno sa rispettare la cultura, il pensiero e la fede dell’altro. Se insieme sappiamo pregare lo stesso Dio. Se insieme sappiamo rendere questo mondo più bello ed accogliente. Non abbiamo molto da offrirti in questa nostra terra che hai imparato a conoscere come la Locride. Una terra di sole e di mare, dai colli che appena la sovrastano. Se non possiamo darti sicurezza e denaro, accogli la nostra umile voglia di condividere con te desideri e speranze. Sogniamo con te per tutti la fine di ogni illegalità ed abuso. Insieme possiamo cantare la vita e rendere il mondo più bello. Insieme possiamo abitare questo nostro tempo come una grande opportunità di crescita e di arricchimento. Sì, di arricchimento reciproco, di incontro, di culture diverse. È un cammino che porta ad una nuova civiltà. Un cammino attraverso una grande trasformazione sociale, che fa del nostro mondo un mosaico di culture e valori che s’intrecciano e fondono insieme. Tutto è possibile seguendo la strada che indica da Papa Francesco con quattro verbi: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” migranti, rifugiati, richiedenti asilo, sfollati e vittime della tratta di esseri umani. Forse avresti sognato di restare nel tuo paese di origine, se non fosse stata messa a rischio la tua dignità, la tua pace e sicurezza. Sì, anche tu, fratello e sorella immigrata, hai diritto a rimanere nella tua patria e a vivere in essa con dignità, in pace e sicurezza.
Chiediamo perdono, fratello e sorella immigrata, per chi ha infranto i tuoi sogni. Noi non abbiamo paura della diversità. Tu non sei diverso: sei nostro fratello!
Questi vanno aiutati. Prima che facciano ancora più danni di quelli che hanno fatto e stanno facendo.


Nordafricani aggrediscono e palpeggiano una 13enne nelle parti intime

VENEZIA – L’hanno avvicinata, accerchiata e spintonata nel più vicino sottoportico perché uno di loro potesse palpeggiarla nelle parti intime, con l’intenzione di approfittare della situazione e probabilmente stuprarla.
Caccia al branco – scrive il Gazzettino – per le molestie sessuali subite da una tredicenne venerdì pomeriggio in via Garibaldi a Castello. Una delle zone più popolate e frequentate di Venezia dove mai si sarebbe pensato potesse accadere un simile episodio, in pieno giorno.

La tredicenne ha sporto denuncia in Questura per la violenza sessuale, e i suoi indumenti sono stati posti sotto sequestro e consegnati al reparto della Polizia Scientifica: si cercano le tracce dello sconosciuto che l’ha palpeggiata nelle parti intime, fosse anche un solo capello rimasto sui vestiti che possa ricondurre al Dna dell’aggressore.

Le indagini sono in corso e la polizia passerà al vaglio tutte le telecamere di videosorveglianza della zona: via Garibaldi, Riva Sette Martiri e Riva degli Schiavoni, per cercare di individuare il gruppetto che è stato descritto dalla giovane. Si tratta di tre o quattro uomini stranieri, nordafricani, che hanno intrappolato e terrorizzato quella che è poco più che una bambina…

L’incoscienza di un papa acciecato dall’ideologiaBergoglio: ”I migranti sono persone, non alimentare paure”

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Spiegazione del perché siamo un paese pericoloso quanto il Messico

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L’OSPITALITA’ NON E’ MAI UN DOVERE

Letturina utile in vista della giornata mondiale del migrante di domani, durante la quale vescovi, papi e politici si sbracceranno e sbaveranno oltre misura. Mia madre a Roma nel 1959 aveva 19 anni e tornava a casa sola, dopo il lavoro alle 11,30 di sera, a piedi, attraversando 2 quartieri. Io 30 anni fa, in Agosto, potevo tranquillamente addormentarmi, sabato notte, sui gradini del Duomo della mia città e ripartire a casa alle 8 di mattina. Adesso è pericoloso andare a prendere un caffè in Centro di giorno. Caro Papa, i migranti hanno il diritto di stare a casa loro e i paesi designati come meta non hanno alcun dovere-obbligo di accoglienza, così come io non sono obbligato a ospitare a casa mia chiunque me lo chieda. L’ospitalità-accoglienza è una concessione, un atto liberale, gratuito, facoltativo, che può esserci o no e pure revocabile..Tutto MENO CHE UN DOVERE, perfino per il cristiano, che può optare per forme di carità superiori a questa

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Per il Dipartimento di Stato Usa
l’Italia è pericolosa quanto il Messico

Il Dipartimento di Stato americano ha messo a punto un nuovo sistema di informazione sul rischio per i cittadini americani che decidono di andare all’estero. Una sorta di “viaggiare informati” in cui, con differenti colori e in una scala da 1 a 4 (dove 1 sta per un Paese sicuro e 4 per il Paese più a rischio), sono inseriti tutti gli Stati del mondo in una mappa interattiva. Il cittadino che si reca per turismo, lavoro o famiglia in un Paese sa, dunque, attraverso questa mappa in quale Stato può sentirsi sicuro e in quale, al contrario, è opportuno prestare particolare attenzione o evitarlo del tutto. Ma siamo sicuri che il Dipartimento di Stato abbia svolto questo lavoro con i criteri adeguati? A vedere e analizzare il sito, francamente, i dubbi sorgono. E sorgono non tanto per i Paesi più a rischio per un cittadino americano (inutile dire che Somalia, Yemen, Siria e Libia siano da evitare in questo periodo), quanto per tutti quelli inseriti in una sorta di grande calderone di categoria 2 in cui sono messi sullo stesso piano Paesi con una storia di terrorismo e guerra assolutamente diversa. E l’Italia, in questo, ha sicuramente qualcosa da recriminare. E su cui riflettere anche dal punto di vista di capacità di attrazione turistica. Forse è difficile pensare che dietro vi sia una sorta di “geopolitica del turismo”, ma qualcosa di molto curioso o comunque di enigmatico dietro determinate scelte c’è.

Al livello più basso, quello che fa riferimento al livello uno e al colore blu, ci sono gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud, i Paesi della Scandinavia, quasi tutti i Paesi dell’Europa orientale, il Portogallo, quasi tutti gli Stati dell’Asia centrale e il Marocco. A un livello leggermente superiore di rischio, una sorta di livello 1 ma con più precauzioni, ci sono Paesi come il Perù, l’Oman, alcuni Stati del Sud-est asiatico, il Mozambico, l’Angola, il Ruanda e una serie di altri Stati. Soffermandoci già soltanto sui livelli 1 e 1b, qualcosa non torna. Giappone e Corea del Sud sono Paesi che, in teoria, sono sotto costante minaccia di guerra nucleare, a detta dell’amministrazione Usa. L’Australia ha sventato una serie di potenziali attacchi terroristici devastanti. In Scandinavia vi sono stati attacchi del terrorismo islamico, seppur di natura meno grave rispetto a quelli che hanno sconvolto altri Stati d’Europa. Il Tagikistan, altro Paese assolutamente sicuro a detta di Washington, vede un focolaio di terrorismo islamico importante. E anche il Marocco, Paese che è sicuramente una gemma del Nordafrica, non è del tutto da considerare un Paese più sicuro di molti Paesi di livello 2.

Ma ecco, è il livello 2 che fa abbastanza sorridere, se non lasciare perplessi anche per le potenziali ricadute sul sistema turistico nostrano. Secondo il Dipartimento di Stato, l’Italia, Paese che non subisce un attacco terroristico dal 2009, ha la stessa pericolosità di tutti i Paesi dell’Europa occidentale che hanno subito attentati terroristici fino a pochi mesi fa: Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. Paesi sicuri, certamente, ma perché l’Italia dovrebbe essere considerata egualmente sicura quando non siamo né in guerra né abbiamo subito colpi alla nostra sicurezza, come invece avvenuto in quei Paesi? Ma quello che fa più riflettere è che, nella stessa fascia gialla, ma con un livello leggermente superiore per alcune aree a rischio, ci sono Stati come il Messico (Paese tra i più volenti al mondo), la Colombia, l’Ucraina, che nel frattempo ha una guerra civile in corso, Israele e l’Egitto. Insomma per gli uffici governativi statunitensi, viaggiare a Roma o Milano non è molto più sicuro di andare al Cairo o a Gerusalemme. Una strana percezione della sicurezza dei Paesi, oppure un tentativo di aumentare il traffico turistico verso i propri partner internazionali?

Al terzo livello, quello arancione (“viaggio di cui riconsiderarne l’opportunità”) troviamo effettivamente Paesi a forte rischio di violenza o di guerra come Nigeria, Niger, Ciad e Burundi, ma anche Paesi come Cuba ad esempio, che rimane in limbo politico nei confronti di Washington più che un pericolo dal punto di vista dell’incolumità del cittadino statunitense. Al terzo livello, ma con ancora più precauzioni (livello massimo prima di quello dove si sconsiglia vivamente il viaggio) Honduras, Pakistan, Russia, Sudan e Turchia. Questo significa che, per un cittadino americano, viaggiare in Russia e godere dell’Ermitage ha un rischio identico a quello di recarsi a Islamabad o a Caracas nel mezzo delle violenze. Infine, il livello quattro, quello per cui si chiede di evitare ogni tipo di trasferimento: Corea del Nord, Libia, Siria, Somalia, Sud Sudan, Mali, Repubblica centrafricana, Afghanistan e Iran. Paesi molti differenti l’uno dall’altro ma accomunati, in sostanza, da un conflitto reale o latente in cui sono coinvolti gli Stati Uniti.

La posizione dell’Italia deve far riflettere, perché evidentemente gli Usa ci considerano potenzialmente oggetto di attacchi terroristici e sotto minaccia costante. Ma dal punto di vista d’immagine, il governo dovrebbe quantomeno chiedere delucidazioni, perché l’equiparazione, dal punto di vista del terrorismo, è improponibile. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla strage di Nizza e del Bataclan, a quella delle Ramblas di Barcellona, agli attentati in Belgio con la polizia nel caos più totale, la mattanza di Natale a Berlino e le violenze di Colonia a capodanno, per non parlare dei morti che hanno colpito Londra e Manchester. Perché l’Italia è considerata rischiosa come chi ha fallito?

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?!?!

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