vanno al lavoro con repubblica della sera sotto braccio

FATEVI QUATTRO RISATE.  IL TABACCAIO CHE HA SPARATO AL LADRO CHE TENTAVA DI SVALIGIARLO  DOVRA’ RISARCIRE LA FAMIGLIA DEL LADRO DELL’EST CON 325MILA EURO (IN QUEL PAESI CI COMPRI 4 HOTEL CON TALE CIFRA). STANNO ARRIVANDO A FROTTE, PERCHE’ NESSUN IDRAULICO, FABBRO O MURATORE SE MUORE SUL LAVORO BECCA PER LA PROPRIA FAMIGLIA UNA CIFRA SIMILE!!! CHI LAVORA DA LADRO DA NOI HA LA COPERTURA ASSICURATIVA GRATIS!! (“magari il padrone di casa, mentre lo svaligio, mi rompesse una gamba; avrei un risarcimento di 80mila euro e al mio paese ci compro una villa con piscina”). Quella del ladro marocchino che è stato morso dal cane da guardia e che vuole il risarcimento sembra una barzelletta. Il tipo ha capito l’aria che tira in questo paese.

Bergamo, ladro tenta di introdursi in una casa di notte ma il cane lo morde: lui chiede i danni
Ha tentato di introdursi di notte in un’abitazione della Bassa bergamasca, ma il dobermann di casa lo ha morsicato. Ora un magrebino ha deciso di chiedere i danni al proprietario dell’abitazione: lo racconta il veterinario del padrone del cane a L’Eco di Bergamo.
«Si è rivolto a me per via dell’episodio e del cane – spiega – perchè convocato dalle autorità, come mi ha riferito, proprio in seguito al morso». Per i cani, così come per altri animali, infatti esiste una documentazione su vaccinazioni e altre norme sanitarie. Ora il magrebino, che si è rivolto alle autorità, ha denunciato lui e il cane e vuole un risarcimento per il morso subito.
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 10:50 – Ultimo aggiornamento: 08:58 IL MESSASSERO

Uccise un ladro per difendersi: condannato a risarcire il bandito

Franco Birolo, tabaccaio di Padova che sparò a un ladro moldavo che lo stava rapinando, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi. Oltre che 325mila euro da dare alla famiglia del ladro. E il pm aveva chiesto l’assoluzione
Claudio Cartaldo – Gio, 28/01/2016 – 18:39 IL GIORNALE
Condannato a due anni e otto mesi di reclusione. Ma non solo. Oltre al danno, anche la beffa.Franco Birolo, tabaccaio di Civè di Correzzola che si è difeso da una rapina uccidendo un ladro moladavo, è stato condannato a risarcire la famiglia del bandito. Ben 325mila euro di risarcimento. La decisione del giudice del Tribunale di Padova, inoltre, va in controtendenza con la richiesta avanzata ad ottobre dal pm, che aveva chiesto l’assoluzione per il tabaccaio. “È legittima difesa”, aveva detto allora il pubblico ministero. Ma il giudice non ne ha voluto sapere, e ha calato la mannaia sull’uomo.
La vicenda La notte del 22 aprile 2012 uccise a colpi di pistola un moldavo entrato nel suo negozio per commettere un furto. L’uomo, che abitava sopra al negozio, allarmato dai rumori provenienti dalla tabaccheria, è sceso per difendere la sua famiglia e la sua proprietà. Appena messo piede nel locale, il ladro gli è saltato addosso da dietro il bancone. A quel punto non ha potuto che aprire il fuoco. E ha ucciso il malvivente.
Il pm aveva chiesto l’assoluzione per “legittima difesa putativa”, proprio perché l’uomo aveva cercato con la sua azione di difendere la famiglia che dormiva al piano di sopra. La prima imputazione fu per omicidio volontario, poi trasformatosi in eccesso colposo di legittima difesa. Poi la sorpresa della richiesta di assoluzione. Che però non è stata accolta. E questo nonostante la consulenza balistica realizzata da Marco Piovan affermasse che il 23enne moldavo era stato colpito da una distanza talmente ridotta (meno di mezzo metro), un fatto sufficiente per giustificare la reazione dell’uomo e la decisione di premere il grilletto.

Tunisino: “In Italia faccio quello che voglio. Se mi arrestano sono fuori dopo un giorno”
CRONACA, NEWS sabato, 23, gennaio, 2016 Imolaoggi
“Io in Italia faccio quello che voglio, sono dieci anni che sono in Italia, mi avete arrestato un sacco di volte ma dopo un giorno sono fuori. Io sto bene in Italia, non pago le tasse e non le pagherò mai, pago i migliori avvocati e i giudici mi mettono fuori“. arresto-poliziaHa le idee chiare F.W., 29enne tunisino vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Se ha ragione lo si vedrà, quando il suo compare comparirà davanti al giudice che dovrà decidere quale pena assegnarli. Entrambi devono rispondere di lesioni, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Solo che A.S., 23enne, ha superato il limite e per lui sono scattate le manette.
I due sono accusati di avere picchiato e rapinato un giovane di origini moldave mentre quest’ultimo si trovava in un bar a conduzione cinese a due passi dalla stazione ferroviaria di Mestre, all’altezza dell’hotel Trieste. A un certo punto, verso le 21.30 di martedì, per qualche motivo gli animi si surriscaldano e il 22enne finisce nel mirino di altri due avventori di origini nordafricane. “Fammi vedere cos’hai nello zaino”, gli intima uno della coppia. La discussione prosegue all’esterno, dove arriva anche l’altro compare. Sono calci e pugni, ed è soprattutto grazie a un passante se lo sventurato riesce a scappare. Lo zaino, però, lo tengono i suoi rivali.
E’ lo stesso rapinato a chiedere aiuto agli uffici della polfer. Ha il volto tumefatto, con ferite alle mani e alle ginocchia: “Erano scappati, ma ora sono dentro al bar. Hanno il mio zaino”, spiega. In pochi minuti intervengono le volanti della polizia, che entrano nel locale a conduzione cinese e si avvicinano ai due sospetti: si tratta di F.W. (quello del “Io in Italia faccio quello che voglio”) nato in Tunisia nel 1986, residente a Mestre, e A.F., nato nel 1992 in Tunisia, residente a Padova. Quest’ultimo ha perso il controllo, andando in mezzo alla strada facendo finta di urinare in segno di sfida. Poi si è avventato contro gli agenti, spintonandoli, dopodiché ha picchiato più volte la testa contro un pannello in legno. Ferendosi. Una furia.
Sul posto intanto arrivano i rinforzi: testimoni hanno segnalato almeno una gazzela dei carabinieri, oltre che altre volanti della polizia e la polfer. I violenti, sono stati accompagnati negli uffici della polfer, dove, al termine degli accertamenti, sono scattate le manette per il 23enne “esagitato”: l’arresto è per resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale. E’ stato denunciato, al pari del complice, per rapina aggravata e lesioni in concorso. Gli agenti feriti hanno riportato una contusione alla spalla destra (prognosi cinque giorni) e l’altro contusioni multiple da aggressione (prognosi tre giorni). Il giovane tunisino, prima di essere portato nella camera di sicurezza, ha consegnato oltre mille euro in contanti. Una somma sospetta, visto che ufficialmente sarebbe nullafacente.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/spar-ai-ladri-difesa-giudice-condanna-risarcire-i-nomadi-1180743.html

Aveva fermato la rapina in banca, guardia giurata condannata e deve risarcire il ladro

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/uccise-ladro-condannato-a-6-anni-dalla-lega-un-appello-per-la-grazia_1048333_11/
http://www.altarimini.it/News73335-spara-in-casa-al-ladro-riminese-condannato-deve-anche-risarcire-il-malvivente.php
http://www.controradio.it/lucca-ecco-motivi-della-condanna-del-carabiniere/
http://it.blastingnews.com/cronaca/2014/11/uccide-ladro-in-casa-sua-per-proteggere-le-figlie-condannato-a-10-anni-00169599.html

Polizia costretta a risarcire ladro. Accade in Italia

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/uccise-ladro-difendersi-condannato-risarcire-bandito-1218055.html

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PRENDETEVI PER IL C…

NATURALMENTE LE AUTORITA’ SANITARIE CHE HANNO FATTO L’INCONTRO STATO E REGIONE TOSCANA SULL’EMERGENZA MENINGITE SI SONO GARBATAMENTE PRESI PER IL CULO. COI SORRISI E CON FARE POLITICAMENTE CORRETTO HANNO INDIVIDUATO LA CAUSA DEI SEMPRE CRESCENTI CASI DI MENINGITE………NEL BATTERIO E QUINDI LA SOLUZIONE NEL………VACCINO E ANTIBIOTICI. NESSUNO HA OSATO NEPPURE ACCENNARE AL FATTO CHE GLI SCAFISTI DI GOVERNO CONTINUANO A CARICARE A MIGLIAIA A SETTIMANA NEGRI PROVENIENTI DA AREE DELL’ AFRICA DOVE IL TASSO DI INCIDENZA DELLA MALATTIA E’ IL PIU ALTO DEL MONDO. CONTINUATE A PRENDERVI PER IL CULO (CAPITE PERCHE’ SI CHIAMANO PDIOTI). Eccovi per l’ennesima volta la mappa della diffusione della meningite. L’area dove è più endemica è quella in rosso, da dove provengono i finti profughi (tutti giovani maschi africani) che marina militare e guardia costiera caricano instancabilmente. Tutto il mondo ride di noi

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A SANREMO COI SOLDI DEL CANONE CHE PAGHIAMO FANNO PROPAGANDA PER I PEDOFROCI E IL LORO PRESUNTO DIRITTO DI ADOTTARE BAMBINI. HANNO INVITATO SCEMON JOHN APPOSITAMENTE. BOICOTTATE SANREMO. CAMBIATE CANALE

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MI DOVETE TANTO ORRORE

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LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A NOI (così l’anticristo del Signorelli nel duomo di Orvieto ebbe a proclamare)

Coppia gay adotta bimbo: stuprato per anni, e fatto stuprare in circoli gay

gennaio 27, 2016 Redazione 1 commento  voxnews

QUESTA E’ LA STORIA DI JOHN, CHE AVEVA 6 ANNI QUANDO TUTTO E’ FINITO

Visto che il Senato sta per votare la legge Cirinnà sulle adozioni gay – sì, lo sappiamo, le chiamano ‘unioni civili’, ma sono adozioni gay – è bene andare a vedere cosa è successo, dove queste adozioni gay sono già realtà. Alla fine dell’articolo capirete perché la legge Cirinnà finirà per legalizzare de facto la pedofilia omosessuale, si spera come ‘danno collaterale imprevisto’, ma non ci metteremmo la mano sul fuoco.

Una vicenda recente, maledettamente recente. Inizia quando Mark Newton e il suo ‘ragazzo americano’, di nome Peter Truong, comprano un bambino, pagando 8000 dollari una donna russa perché facesse la ‘madre surrogata’ (la donna che si fa inseminare da uno dei due omo per poi fare da forno).

Fino a qui un’esperienza ‘normale’ in ambienti gay e non solo (Vox è contro la ‘surrogata’ anche per coppie normali), anche il parlamentare PD Lo Giudice ha ottenuto un bambino con una madre surrogata.

La coppia gay non era una coppia qualunque, ma composta da due attivisti. Avevano rilasciato un’intervista ad un giornalista di ABC nel Queensland, nel 2010. L’intervista verteva sulla loro battaglia per avere un figlio come coppia gay: due padri sono meglio di uno.

<img class=” wp-image-97334″ src=”http://voxnews.info/wp-content/files/2016/01/gaycirinna2.jpg” alt=”gaycirinna2″ width=”502″ height=”395″>GAY E MULTIETNICA, LA ‘COPPIA’ PERFETTA PER RENZI

 

L’abuso sessuale è iniziato quando il ragazzo aveva solo 20 mesi e la polizia ha trovato ore di video che documentano l’abuso.

Le rivelazioni sono venute alla luce dalle indagini di ABC TV Four Corners, riportate da The Australian. Secondo il rapporto la coppia ha portato il bambino in giro per il mondo per circa sei anni e ha permesso ad altri gay di abusarne  sessualmente, mentre loro filmavano gli atti.

Gli atti sessuali – saremo crudi –  includono rapporti orali e anali. Più di 80 ore di filmati sono stati scoperti dalle indagini della polizia. La coppia ha permesso ad ‘almeno’ otto gay di abusare sessualmente del loro ‘stepchild’.

I video di abusi sessuali venivano diffusi su un sito gay internazionale conosciuto come Boy Lovers Network.

La ‘coppia’ veniva idolatrata da parte degli altri omopedofili, per la capacità di volare in tutto il mondo abusando il bambino e lasciando che gli altri abusassero di lui sessualmente, facendola franca. Semplice: erano i suoi genitori. Chi poteva fermarli? Chi potrà fermare i loro epigoni con la legge Cirinnà?

Gli otto gay che hanno commesso atti sessuali sul ragazzo provenivano da Australia, Stati Uniti, Germania e Francia. La coppia gay  è alla fine stata arrestata ed entrambi stanno attualmente scontando la loro pena negli Stati Uniti

Appena prima di sentire la sentenza, uno dei, Mark Newton, ha detto che essere padre è stato un onore e un privilegio, e i sei anni che ha trascorso con il bambino sono stati i migliori anni della sua vita. Agghiacciante.

<img class=”alignleft size-full wp-image-97344″ src=”http://voxnews.info/wp-content/files/2016/01/childporn30n-2-web.jpg” alt=”childporn30n-2-web” width=”970″ height=”599″>

Newton è stato condannato a 40 anni (LINK) e il suo partner Truong è stato condannato a 30 anni di prigione negli Stati Uniti. Noi avremmo optato per la pena di morte.

  1. PS. E’ stato dopo questa vicenda che la Duma russa ha iniziato l’iter e poi approvata la legge che impediva di dare bimbi russi in adozione, a cittadini di Paesi dove è prevista l’adozione gay.

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LA TRUFFA DELLA COSIDETTA “MORTE CEREBRALE”

PADRE SALVA FIGLIO DALL’ESPIANTO CON LA PISTOLA
Houston, Texas, 29 Dicembre 2015 (da LifeSiteNews)
George Pickering Jr. fu colpito da un ictus massivo nel gennaio scorso. I medici diagnosticarono che il 27enne era in ‘morte cerebrale’ e l’ospedale ordinò che si spegnesse il supporto di sostegno alla vita oppure si procedesse alla donazione d’organi. Ma il padre di George sentiva nelle viscere che suo figlio ce la poteva fare a dispetto della prognosi infausta: suo figlio aveva solo bisogno di un po’ più di tempo.
I medici dissero alla famiglia che George non aveva nessuna speranza di riprendersi. Madre e fratello non si opposero al verdetto e l’ospedale notificò all’organizzazione dei trapianti che gli organi di George erano immediatamente disponibili.
Si stavano muovendo troppo in fretta: l’ospedale, le infermiere, i medici” disse il padre alle autorità, “Io sapevo che se avessi avuto tre o quattro ore quella notte, avrei saputo con certezza se George era ‘morto cerebrale’ o no. George Pickering Sr., padre, fece qualcosa di molto pericoloso, di illegale, che salvò la vita al figlio.
George Sr. entrò con una pistola nell’ospedale Tomball del Centro Medico Regionale di Houston (Texas), si barricò vicino a suo figlio e tenne a bada per tre ore sanitari e polizia, per dare a George Jr. più tempo di sostegno alla vita.
Quindi dopo tre ore, George Jr. sorprese tutti -eccetto suo padre- stringendo , a comando, la mano di suo padre tre volte
L’avvocato della famiglia raccontò alla radio che quando l’equipe dei medici entrò nella sala di rianimazione e videro che George non era ‘morto cerebrale’ in quanto muoveva gli occhi a comando erano completamente sbalorditi.
Dopo aver dimostrato che il figlio esprimeva segni di vita, e medici e personale sanitario li avevano verificati, George Sr. si arrese pacificamente.
Padre e figlio raccontarono i fatti alla CNN.
George Jr. si riprese completamente. Se lo vedeste ora è l’immagine della salute
Il padre fu arrestato, giudicato con l’aggravante di aggressione con arma letale e incarcerato. Trascorse quasi un anno in carcere per il suo crimine, ma contento.
Non fu rispettata la legge, ma fu contravvenuta per giuste ragioni”dichiara George Jr. al Daily Mail “Io sono ora qui per quello che fece mio padre. Fu per amore, fu per amore.”
Padre e figlio hanno passato il Natale 2015 finalmente insieme, fuori dal carcere e dall’ospedale, a celebrare la vita e la salute di George.
La Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi ritiene il comportamento di questo padre una legittima difesa di fronte ad un sistema ospedaliero autoritario che impone la cd. ‘morte cerebrale’ a cuore battente per ragioni utilitaristiche e di procacciamento d’organi per il business dei trapianti.
Il padre di George è stato condannato per aggressione con arma letale: quale condanna è stata data ai medici che lo avrebbero ucciso con l’espianto se il padre non li avesse minacciati? Quante altre “morti cerebrali” fasulle hanno portato all’espianto persone vive?
Purtroppo anche in Italia la ‘morte cerebrale’ è imposta con protocolli variabili ed interpretazione medica soggettiva, contro la volontà della persona e della famiglia. Dice la L. 578/93 art.2 c.6 “Ciascun singolo caso deve essere seguito dallo stesso collegio medico”, c.8 “ La partecipazione al collegio medico è obbligatoria” Il che implica che nessun controllo esterno può essere messo in atto da altro collegio medico contrario alla morte cerebrale. Hanno paura del confronto. Possiamo solo avvalerci del diritto di opposizione all’espianto con dichiarazione autografa (cioè scritta a mano dalla persona), meglio con la Carta-Vita da noi diffusa.
Nerina Negrello
Presidente
Lega Nazionale Contro
la Predazione di Organi
e la Morte a Cuore Battente
COMUNICATO STAMPA
ANNO XXXII n. 1
04 Gennaio 2016
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660
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FARABUTTI DEL DIRITTOUMANISMO

30 dicembre 2015

Siria: successi veri e presunti contro il terrorismo

Il giornale

Il Dipartimento di Stato Usa ha diramato un comunicato nel quale spiega di aver ucciso dieci dirigenti dell’Isis, due dei quali legati agli attentatori del Bataclan. Un’operazione riuscita grazie a un notevole lavoro di intelligence che avrebbe portato a individuare ed eliminare gli obiettivi. Un grido di vittoria, quello del Dipartimento di Stato americano, peraltro non verificabile, che serve anche a ripulire l’immagine appannata di una campagna militare altamente deficitaria. Resta comunque il mistero di un’intelligence in grado di individuare tra i tanti un singolo jihadista ma incapace di dare una qualche informazione utile sulle interminabili colonne di autocisterne che trasportano il petrolio dell’Isis in Turchia.

Il propagandato successo Usa può avere più di una spiegazione. In particolare sembra essere una sorta di risposta al recente successo russo, che pochi giorni fa aveva dato notizia dell’eliminazione di Zahran Alloush, il capo di una delle milizie jihadiste più potenti della Siria, Jaysh al islam, e punto di riferimento di varie altre milizie. Un modo come un altro per dire al mondo che non sono solo i russi a fare la guerra al terrorismo. Una questione di immagine, alla quale gli americani tengono molto.

Della morte di Alloush abbiamo dato notizia (alla quale rimandiamo), ma serve integrare: come detto aveva costituito il suo feudo a Sud di Damasco, era figura carismatica e difficilmente rimpiazzabile, tanto che si ipotizza una disgregazione del suo gruppo. Infine era legato a filo doppio all’Arabia Saudita, dove il padre predica l’islam wahabita e dalla quale riceveva armi moderne (tra le quali i micidiali missili anti-carro Tow) e lauti finanziamenti.

La morte di Alloush ha gettato nella costernazione il direttore esecutivo di Human Watch Rigths, celebre organismo umanitario. In un tweet Kenneth Roth ne deplora la morte, spiegando che con la sua uccisione Damasco vuol far scegliere al mondo tra Assad e l’Isis. In altre parole era una figura moderata che combatteva il terrorismo. Una narrazione che abita anche un articolo di Anne Barnard sul New York Times, nel quale si dipinge il personaggio come fiero oppositore del Califfato. Sì, era un po’ estremista, racconta la cronista, ma «dopo aver incontrato di recente dei funzionari americani aveva ammorbidito il tono» (cenno invero interessante, in particolare per la fonte).

La sua fazione aveva partecipato all’incontro delle milizie jihadiste tenutosi recentemente a Ryad, nel quale i sauditi hanno chiamato a raccolta i loro affiliati siriani per coinvolgerli nel processo di pace. Infatti l’esercito di Alloush, scrive la Barnard, aveva manifestato «l’interesse di prendere parte alla politica».

Nella nota precedente, alla quale abbiamo rimandato, abbiamo pubblicato una foto di Alloush in giacca e cravatta, pronto a scendere in campo in politica, e una sua foto meno accattivante, nella quale parla con il gagliardetto dell’Isis in bella mostra.

C’è da aggiungere altro: la polizia di Damasco lo arresta nel 2009, ma nel 2011 lo libera su richiesta della Lega araba che aveva chiesto ad Assad un gesto di disponibilità per favorire un dialogo con l’opposizione. Particolare che indica l’importanza del personaggio. Da allora Alloush inizia la sua guerra al soldo dei sauditi.

Un rapporto di provenienza libanese pubblicato oggi sulla Stampa da Paolo Mastrolilli ci dà informazioni sulla consistenza del personaggio: «a lui facevano capo 64 battaglioni, per un totale di 15.000 uomini, dislocati in buona parte del Paese». Tra le varie amenità descritte nel rapporto, si legge che «c’era lui dietro la strage di Adra del 2013, in cui furono uccisi decine di alawiti, cristiani, drusi e ismaeliti [in realtà un po’ più di decine ndr.]».

Chi volesse leggere la storia del massacro di Adra, perpetrata da questo “ribelle moderato” pianto dal direttore di una delle organizzazioni umanitarie più importanti del mondo, può leggere un articolo corredato da tre video, al quale rimandiamo.

Ma quella di Alloush è solo una delle tante storie di questa sporca guerra, intrisa di sangue, orrore e disinformazione.

 

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Quei Paesi così “civili” da ridursi allo sfascio

I progressisti di casa nostra indicano come modello realtà come Belgio, Olanda e Svezia. Ma quegli stessi Stati consentono di uccidere i bimbi malati e di sterilizzare i poveri

Renato Farina – Sab, 16/01/2016 – 09:08 IL GIORNALE

S ostiene Luciano Fontana, nell’editoriale di ieri del Corriere, squisitamente renziano, che sulle coppie omosessuali «l’Italia arriva in grande ritardo, i Paesi europei hanno leggi, noi divieti».I Paesi europei.

 

Cioè, quali? Ovvio. Paesi europei per la classe intellettuale italiana non sono Russia e Polonia, Slovenia e Ungheria. Ma quelli che oggi sono all’avanguardia della desolazione sociale, e stanno esprimendo come unico sentimento di se stessi l’invecchiamento.

Eh sì, la vecchia Europa, con i vizi da tardo impero, bel modello.Possibile che il nostro ideale di riferimento debbano essere i soliti Stati, quelli «avanzati», al passo coi tempi sì, ma quali tempi? Proprio quei tempi che sono la cornice delle società più triturate e liquide della storia, sfibrate e stanche, in perfetta somiglianza con il tardo impero romano, con quella decadenza avanzatissima in fatto di costume e legami e slegami, liberalissima da doveri e sprofondata nel vietato vietare. I barbari se la ingoiarono. Il parallelo storico ci dice qualcosa? (Per fortuna, in quei secoli una minoranza resistette, vedi san Benedetto e Gregorio Magno. Sperèm anche stavolta…)

Sono questi i modelli da cui dovremmo recuperare i ritardi? Meglio ritardare nel buttarsi in un abisso di nichilismo, dove nulla conta, senza una missione di libertà, di felicità, dove la vita non è più una cosa seria e sacra, da sacrificare per qualcosa di grande e bello. Dovremmo imitare la società belga e la legislazione olandese dove si stimola l’eutanasia dei bambini malati perché non crescano infelici e rompano le scatole ai familiari con i loro strazi? O quella svedese dove da decenni si pratica in silenzio e lontano da scandali la sterilizzazione dei poveri se vogliono avere sussidi? O quella norvegese dove la solitudine è la normalità esistenziale, quella inglese delle rivolte sociali ricorrenti, dove non si vieta niente, neanche i tribunali della sharia?

Sono questi i Paesi più avanzati e meravigliosi i nostri modelli ideali? O forse andando più a Ovest, e fuori d’Europa, la società canadese e americana? Non sto parlando di infrastrutture stradali e ferroviarie, ma di infrastrutture vitali, non di fibre ottiche ma di fibra morale, non di legami trilaterali ma familiari.Questa voluttà imitativa non si capisce se non come servilismo all’imperialismo culturale. Sono stato cinque anni delegato parlamentare al Consiglio d’Europa (47 Paesi: oltre a quelli Ue ci sono Russia, Armenia, Serbia, pure la Svizzera), e ricordo perfettamente come la missione che si erano attribuiti i parlamentari cosiddetti progressisti era di colonizzare popoli arretrati e un po’ selvaggi perché ancorati ad esempio ai precetti dell’ortodossia e alla tradizione cristiana.Per favore, evitiamo i dogmi tolemaici alla Fontana: i Paesi europei non sono più quelli che pensa il Corriere, c’è stato Tolomeo e Galileo, il mondo non gira intorno al Sole della rive gauche… Si rimprovera all’Europa di volerci imporre la lunghezza del cetriolo, e invece accettiamo tranquillamente e anzi ci lamentiamo di essere indietro se i medesimi poteri decrepiti vogliono spingerci a determinare una forma di società secondo i canoni radical chic? Questo birignao progressista sta dietro molti discorsi fatti in nome del liberalismo.

Quale liberalismo. Non quello crociano. Nicola Matteucci, grande filosofo liberale, di cui mi professo discepolo e amico, trasmise queste parole ai lettori del Giornale (1 luglio 1998): «Certo Croce ora difenderebbe la Chiesa… Il liberalismo si appoggia all’etica cattolica. La difesa della famiglia che ha permesso lo sviluppo della società in questi millenni…».Vale anche oggi. Se l’Italia ha tenuto socialmente, non ci sono state sommosse e ha retto meglio che altrove il colpo della crisi economica e morale, nonostante i disastri dei tre governi non eletti, lo si deve all’istituto della famiglia. Non è il caso picconarla trasformando qualsiasi affetto (degnissimo), qualsiasi legame sentimentale in matrimonio e in famiglia. Se tutto è famiglia, niente è famiglia. E così sarà molto europeo, ma fa schifo.

Quanto all’Europa, che, secondo la visione di De Gaulle ma soprattutto di Wojtyla, «va dall’Atlantico agli Urali», le cose stanno diversamente da come dice Fontana e il resto del coro. Russia, Polonia, Bielorussia, Croazia, Bulgaria, Lettonia, Lituania, Macedonia, Moldavia Montenegro, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria e Ucraina hanno legislazioni che non contemplano unioni civili simil matrimoniali. Il settimanale francese Famille Chrétienne (molto più anticonformista di Famiglia cristiana), ha ospitato il pensiero sul tema dello scrittore serbo ortodosso Slobodan Despot, il quale denunzia il colonialismo imperiale di Bruxelles: il «matrimonio gay è un vero e proprio test di acclimatazione effettuato su scala di popoli. Il modo con cui essi accetteranno o bocceranno un elemento totalmente estraneo ai loro usi e costumi attesterà la loro disponibilità a lasciarsi spossessare o meno dei loro diritti e le loro libertà civili» (tradotto da Alessandra Nucci su Italia Oggi).

Meditate gente, meditate.

 

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