Perché contro Assad

L’articolo è buono, ma vanno precisate e sottolineate alcune cose: 1 Impedire il legame energetico Europa-Russia (sostituendolo con quello che vedete in cartina) serve soprattutto a evitare il formarsi di una superpotenza economica e militare imponente, che subito relegherebbe gli Usa (Israele) in secondo piano. 2 La Siria è uno dei 4 paesi al mondo che ha una banca centrale propria, ossia non ancora in mano Rothschild. 3. La Siria  dicendo no agli Ogm e a Monsanto compie la stessa grave scorrettezza politica di Russia e Ungheria. 4. La Siria ha costituito attorno a sé un potente asse sciita che dall’Iran al Libano oramai assedia Israele e che mai come ora lo fa sentire (a ragione) in pericolo (Israele ormai intorno a sé ha solo nemici). Perciò invoca il suo Golem ( gli Usa) e lo costringe a intervenire in Siria anche con false flag

Ora si capisce il perchè dell’accanimento occidentale contro Assad

 

Il “gran rifiuto” di Assad agli Usa nel 2009 fu l’inizio di tutti i suoi guai…

Il “gran rifiuto” di Assad agli Usa nel 2009 fu l’inizio di tutti i suoi guai…

 il secolo d’Italia
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La decisione americana e di conseguenza di tutto l’Occidente, Italia compresa, di iniziare una campagna contro il presidente siriano Bashar al Assad non cominciò, come si crede, nel 2011, contestualmente alle ben orchestrate dall’Occidente “primavere arabe”, tutte fallite, ma due anni prima, nel 2009, quando Assad pronunciò le parole che probabilmente ne avrebbero decretato la condanna, forse condanna a morte. Il Qatar, come è noto, è un forte produttore di gas naturale oltre che di petrolio. In Qatar si trovano le più grandi riserve di gas non associato al petrolio. Il Qatar è il secondo Paese al mondo (dopo il Lussemburgo) per reddito pro capite. Ma è anche uno stretto alleato degli Stati Uniti, che hanno qui la loro più grande base in Medio Oriente. Proprio nel 2009 il Qatar progettò la realizzazione di un gasdotto per il ricco e assetato mercato europeo che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia. In questo modo tutti i Paesi del Golfo, per lo più dittature ereditarie, avrebbero guadagnato a spese della Russia, principale esportatrice di gas verso l’Occidente. E avrebbe fatto un favore agli Stati Uniti, che da sempre si sentono rivali di Mosca, comunismo o non comunismo. Ebbene, allora Assad rifiutò il progetto, sostenendo molto francamente che esso avrebbe danneggiato il suo alleato russo. Di qui si capisce l’accanimento di Washington contro la Siria e il sostegno incondizionato della Russia verso il suo leale alleato. Ci fu poi un altro fattore che esasperò ulteriormente gli animi non solo degli Usa ma anche del vicino Israele. L’intesa di Damasco con l’Iran per la realizzazione di un altro gasdotto che portasse il gas iraniano ai porti del Libano, e quindi in Europa, passando per l’Iraq e ovviamente Siria. Il progetto fu bocciato, probabilmente per via dell’Iraq, invaso dagli “alleati”, ma subito dopo la Casa Bianca con il sostegno di Qatar e Arabia Saudita, prima quindi che i rapporti tra queste due ultime nazioni si guastassero, iniziò a sostenere e finanziare le opposizioni siriane per far cadere Assad. Il resto lo conosciamo. E da questa seconda situazione comprendiamo perché l’Iran e anche gli Hezbollah libanesi stiano sostenendo Assad. Nel 2011, a rivolta siriana iniziata, alcuni Paesi del GOlfo promisero la fine delle manifestazioni in cambio della rottura dell’alleanza Damasco-Teheran. Al nuovo rifiuto del presidente Assad, l’Occidente gettò la maschera: gli ambasciatori americano e francese si recarono in Siria e incontrarono l’opposizione, mercenari prezzolati dall’estero e benedetti dall’allora segretario di Stato Usa Hillary Clinton oltre che dalla Turchia. Ankara infatti ha anche il vantaggio di colpire i suoi nemici curdi, alleati con la Siria. Così gli Stati Uniti hanno armato i tagliagole del cosiddetto Esercito libero siriano, di Al Nousra, ossia al Qaida, e quindi, dell’Isis. Si consideri che per tutti i Paesi in gioco la questione è vitale: il Qatar perché la sua produzione petrolifera è calata, quindi ha bisogno di commercializzare convenientemente il gas, l’Arabia perché trarrebbe profitto dai diritti di transito del gas nel suo Paese, l’Iran perché con le sanzioni ha nel gas la sua principale risorsa economica. Russia e Usa, infine, hanno sul tavolo da gioco molto più che soldi. Per questo la crisi siriana è destinata a un pericolosissimo crescendo.

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Ecco quello che TUTTI i media occidentali devono nascondere sulla Siria (mettere in salvo 10000 terroristi che stanno per essere sconfitti, facendo credere che sono donne e bambini aggrediti con armi chimiche)

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ANCHE IN AFRICA SONO ALL’OPERA I SERVI DELL’ELITE GLOBALISTA (I MARIO MONTI,i bocconiani che studiano e applicano come robots le tecniche di strangolamento dei popoli a favore dell’elite), CON I SOLITI RISULTATI: RECESSIONE, DISOCCUPAZIONE, CROLLO MERCATO INTERNO,TASSE ALTISSIME, PRIVATIZZAZIONI.

L’Africa sempre più povera con i coloni dell’austerity

 

Blaise Compaoré Thomas Sankara africa africa austerity Banca Mondiale fabrizio fratus Fondo Monetario Internazionale Ilaria Bifarini immigrazione liberalismoDopo il successo diNeoliberismo e manipolazione di massa. Storia di una bocconiana redenta (2017),Ilaria Bifarini torna in libreria con I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa (prefazione di Giulietto Chiesa, pubblicazione indipendente, 208, 205 pagine, €11,80), continuando la sua lotta di tipo economico per smascherare il pensiero unico dominante volto a presentare il liberalismo economicocome buon metodo per gestire l’economia. Nel nuovo libro la Bifarinianalizza il caso del continente africano.

La narrazione di comodo del sistema dominante basato su una semplificazione storico-analitica imputa le colpe del sottosviluppo africano unicamente al passato coloniale, con l’obiettivo di occultare le responsabilità delle grandi organizzazioni economiche internazionali e delle pratiche predatorie intrecciate con un falso umanitarismo.

Infatti è attraverso la concessione di prestiti destinati al rimborso del debito contratto che le organizzazioni economiche internazionali hanno esportato e impiantato in Africa la politica neoliberista di matrice occidentale, con la regia della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Apertura totale al libero scambio, privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e rigidi piani di riduzione del debito hanno devastato le economie già fragili dei paesi africani, inibendone definitivamente lo sviluppo.

Il meccanismo utilizzato è lo stesso adottato oggi in Italia e nel resto dei paesi più in difficoltà in Europa: la dipendenza dal debito.

Blaise Compaoré Thomas Sankara africa africa austerity Banca Mondiale fabrizio fratus Fondo Monetario Internazionale Ilaria Bifarini immigrazione liberalismoIl coraggioso presidente del Burkina Faso, l’eroico Thomas Sankara, ha pagato con la vita l’aver smascherato già nel 1987 il piano egemonico messo in atto dai poteri finanziari internazionali. Con una formidabile lucidità intellettuale egli aveva compreso l’inganno e la manipolazione utilizzati nello spostare la questione del debito pubblico su un piano etico e morale.

Ci dicono di rimborsare il debito: non è un problema morale. Rimborsare o non rimborsare non è un problema d’onore. (…). Il debito non può essere rimborsato, prima di tutto perché se non paghiamo, i nostri finanziatori non moriranno: siamone pur certi. In- vece, se paghiamo, noi moriremo: siamone ugualmente sicuri.

Blaise Compaoré Thomas Sankara africa africa austerity Banca Mondiale fabrizio fratus Fondo Monetario Internazionale Ilaria Bifarini immigrazione liberalismoIl suo successore, nonché assassino,Blaise Compaoré, regnerà per oltre 25 anni, applicando in modo ortodosso le misure economiche neoliberiste imposte dai poteri sovranazionali. Quelle stesse politiche che hanno definitivamente represso ogni timido tentativo di sviluppo di un’industria nazionale propria che si stava palesando nel continente africano dopo l’indipendenza dalle potenze coloniali, attraverso la cosiddetta “industrializzazione per sostituzione” (ISI, Import Substituting Industrialization) e grazie al riconoscimento da parte del GATT del “diritto alla protezione asimmetrica” per i paesi in via di sviluppo.

A seguito di misure di austerità molto ferree, gran parte dei paesi dell’Africa subsahariana presenta oggi livelli di debito pubblico ormai tra i più bassi al mondo. I tagli alla spesa governativa e ai già scarsi servizi pubblici locali a favore delle privatizzazioni, che generano profitti per gli investitori esteri e incentivano il fenomeno della corruzione tra élite locale e internazionale, hanno provocato un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione, in termini di ulteriore aggravamento del tasso didisoccupazione e del livello di disuguaglianza, in una regione del mondo dove la povertà è endemica.

Blaise Compaoré Thomas Sankara africa africa austerity Banca Mondiale fabrizio fratus Fondo Monetario Internazionale Ilaria Bifarini immigrazione liberalismo

Ai giovani africani – il cui numero cresce in modo esponenziale a causa di fattori demografici strettamente connessi a quelli economici – non resta altra alternativa che lasciare il proprio paese e imbarcarsi in impervi viaggi della speranza. Non deve perciò sorprendere se i maggiori Stati di origine degli immigrati che arrivano ogni giorno nelle nostre coste sono tra quelli che presentano un trend di diminuzione del debito pubblico più “virtuoso” proprio negli ultimi anni (es. Nigeria, Eritrea, Gambia, Ciad).

Con alcuni decenni di ritardo, l’Europa e l’Occidente intero stanno vivendo quanto già accaduto nei paesi del Terzo Mondo a partire dagli anni Ottanta, senza trarre alcun insegnamento dalla loro esperienza.

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I PROPRIETARI DI ECONOMIST HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA RUSSIA; GLI ASCARI LEADERS OCCIDENTALI SI ACCODANO; LA SOLA SPERANZA CHE ABBIAMO E’ CHE TRUMP RESISTA

Une Chine furieuse persévère et signe dans son soutien à la Russie sur l’affaire Skripal, traite les actions occidentales de « scandaleuses »

Une Chine furieuse persévère et signe dans son soutien à la Russie sur l’affaire Skripal, traite les actions occidentales de « scandaleuses »

Le Global Times dit que l’Occident se torche des procédures internationales régulières, se livre à des manœuvres d’intimidation envers la Russie, ne représente pas du tout la communauté internationale mais menace au contraire les autres nations.

Alexander Mercouris – TheDuran

Le Global Times – organe officieux en langue anglaise du Parti Communiste qui gouverne la Chine – vient de publier un éditorial torride, qui s’en prend férocement aux inqualifiables manœuvres d’intimidation des Occidentaux envers la Russie dans l’affaire Skripal.

L’éditorial constate que l’Occident n’a que mépris pour les courtoisies les plus élémentaires et les procédures régulières, et il avertit les autres pays – implicitement, la Chine y comprise – qui pourraient bien se retrouver un jour en ligne de mire dans une attaque de cette sorte.

L’éditorial rappelle aussi aux puissances occidentales que, loin de représenter la « communauté internationale », elles n’en représentent qu’une petite partie.

L’éditorial est si mordant et si  sévère – allant tellement plus loin que n’importe quel éditorial de journal chinois soutenant la Russie dans son conflit avec l’Ouest, en ce compris les deux éditoriaux précédents que le Global Times a déjà publié sur l’affaire Skripal – que je vais le reprendre en entier.

*

Le 4 mars, Skripal et sa fille Yulia ont été transportés d’urgence dans un hôpital, après avoir été trouvés inconscients dans un parc de Salisbury. On devait apprendre plus tard que le père et la fille avaient été en contact avec un obscur agent neurotoxique. Les représentants du gouvernement britannique déclarèrent que les Skripal avaient été attaqués au « Novichok », une substance chimique neurotoxique de l’ère soviétique, autrefois utilisé par l’armée.

Le gouvernement du Royaume Uni n’a pas fourni la moindre preuve permettant de lier la Russie à ce crime, mais se dit certain qu’il ne pouvait pas y avoir d’autre « explication raisonnable » à la tentative d’assassinat. La Grande Bretagne était si convaincue de sa théorie russe qu’elle n’a pas perdu de temps pour prendre des « sanctions » contre le pays, en expulsant rapidement des diplomates en poste à Londres. Peu après, de hauts fonctionnaires de la capitale anglaise ont fait appel à l’OTAN et à leurs alliés européens, qui ont immédiatement apporté leur soutien.

Les accusations que les pays occidentaux ont vomi sur la Russie se fondent sur des arrière-pensées du genre de celles dont usent les  Chinois quand ils disent « il est possible que » pour saisir l’occasion d’exprimer ce qu’ils désirent. Aux yeux d’un tiers, les principes et la logique diplomatique censés étayer ces efforts extrémistes sont nuls, pour ne rien dire du fait qu’expulser simultanément autant de diplomates russes est une forme de comportement singulièrement vulgaire. De telles actions n’ont pratiquement d’autre résultat que d’augmenter l’hostilité et la haine entre la Russie et ses homologues occidentaux.

Sur l’empoisonnement des Skripal, le gouvernement du Royaume Uni avait le devoir de faire procéder à une enquête indépendante par des représentants de la communauté internationale. Un effort de cette sorte eût apporté des résultats assez décisifs pour que ceux qui suivent cette affaire puissent être sûrs de qui doit ou ne doit pas être accusé du crime. Il se trouve que la majorité de ceux qui soutiennent la conclusion unilatérale de la Grande Bretagne sont membres de l’OTAN et de l’UE, et que les autres s’alignent sur le Royaume Uni en vertu de relations spéciales de longue date.

Le fait que d’importantes puissances occidentales puissent se liguer pour prononcer un jugement contre un État étranger sans suivre les procédures auxquelles se plient tous les autres pays, sans tenir compte des principes fondamentaux du droit international, fait froid dans le dos. Pendant la guerre froide, pas une nation occidentale n’aurait osé se livrer à une telle provocation, et pourtant, aujourd’hui, nous en voyons s’y livrer avec une désinvolture débridée.  De telles actions ne sont rien d’autre qu’une forme occidentale de grossières manœuvres d’intimidation. Elles sont une menace pour la paix et la justice dans le monde.

Ces dernières années, les normes internationales ont été falsifiées et manipulées à n’en plus finir. La raison fondamentale, derrière cet amoindrissement des normes internationales a ses racines dans les disparités de puissances héritées de la guerre froide. Les USA ont, avec leurs alliés, substitué leurs ambitions aux normes reconnues, si bien que leurs actions, qui étaient censées suivre, comme les autres, un jeu de procédures et de protocoles régulier, n’ont plus été rien d’autre que des occasions de saisies de profits, conçues à leur seul bénéfice. Ces mêmes nations occidentales ont activé en pleine force des plateformes de mobilisation de l’opinion publique et des galaxies de médias, pour défendre et justifier les privilèges qu’elles s’accordaient.

Récemment, de plus en plus de nations ont été victimes de la rhétorique et des mesures diplomatiques insensées de l’Occident. Cela finit toujours par les dirigeants de ces nations se faisant clouer au pilori et marquer au fer rouge de slogans tels que « oppresseur de son propre pays », « régime autoritaire », « coupable de nettoyage ethnique », etc., au mépris de leur criante innocence.

Et la presse nazie des années 1940 n’a pas été inventée pour les chiens…

Et la presse nazie des années 1940 n’a pas été inventée pour les chiens…

La manière dont les États-Unis se permettent aujourd’hui de traiter la Russie est au-delà du scandaleux. Leurs actes sont d’une frivolité et d’une témérité qui ont fini par caractériser l’hégémonie occidentale, dont la seule aptitude réelle semble être d’empoisonner les relations internationales. L’heure présente est le moment idéal pour que les nations non-occidentales resserrent leur unité et leurs efforts de collaboration les uns avec les autres. Il est nécessaire que ces nations établissent un niveau d’indépendance qui les mette hors d’atteinte de l’influence et des manigances occidentales. Il faut qu’elles brisent les chaînes des déclarations monopolisatrices comme des adjudications prédéterminées, et qu’elles attachent enfin la valeur qu’elles méritent à leurs propres capacités de jugement.

Inutile de préciser que mener à bien de tels efforts collectifs internationaux est plus aisé à dire qu’à faire, parce qu’ils exigent un soutien fondamental avant que rien puisse se produire. Jusqu’à ce qu’une nouvelle ligne d’alliés émerge, les associations internationales comme les BRICS ou l’Organisation pour la Coopération de Shanghaï doivent apporter davantage de valeur à ces nations non-occidentales, et commencer déjà à nouer activement des alliances avec elles.

Ce que la Russie est en train d’expérimenter en ce moment devrait servir à faire réfléchir à la manière dont les nations non-occidentales peuvent s’attendre à être traitées dans un avenir plus ou moins proche. Expulser des diplomates russes en grand nombre n’est guère susceptible d’impressionner la Russie. C’est, par-dessus tout une tactique d’intimidation qui est devenue emblématique de l’arrogance des pays occidentaux mais de telles mesures ne sont pas soutenues par le droit international et injustifiées. Plus sérieusement, il faut que la (vraie) communauté internationale acquière les voies et les moyens de contrebalancer ce genre d’actions.

L’Occident n’est qu’une petite fraction du monde et n’est plus en rien l’acteur planétaire qu’il a pu croire qu’il était. Les minorités réduites au silence de la communauté internationale doivent se rendre compte de tout ceci et prouver à quel point ils ont compris en le faisant savoir au reste du monde par des actes. Dans cette affaire Skripal, le grand public ne connaît pas la vérité et le gouvernement britannique n’a pas encore produit la moindre bribe de preuve justifiant ses allégations contre la Russie.

Nous croyons ici fermement que les accusations portées par un pays contre un autre sans être le résultat d’une enquête professionnelle rigoureuse relève d’un comportement non-civilisé qu’il convient d’abolir immédiatement

D’après mon expérience, la Chine – même dans des éditoriaux du Global Times qui sont officieux – exprime invariablement ses vues en termes mesurés, préférant éviter les brutalités de langage, même si elle s’arrange toujours pour se faire comprendre clairement.

Cet éditorial est différent en ce qu’il montre la profondeur du ressentiment chinois pour la manière dont les puissances occidentales se sont conduites ces dernières semaines, que l’éditorial qualifie de « comportement non civilisé ».

Même une très courte visite en Chine, comme celle que j’y ai faite au mois d’août, suffit à faire comprendre l’importance que les Chinois accordent aux mots « comportement civilisé » et quelle force peut donc avoir, sur ce point, une critique venant d’eux.

Je soupçonne qu’une fois que la poussière sera retombée sur l’affaire Skripal, on verra clairement que son principal effet aura été de rapprocher la Chine et la Russie davantage encore qu’elles ne l’étaient déjà.

Source : http://theduran.com/furious-china-ramps-support-russia-sk…

Traduction : c.l. pour Les Grosses Orchades

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La Hongrie devient le premier pays européen à interdire les banques Rothschild

La Hongrie est devenue le premier pays européen à interdire officiellement à toutes les banques Rothschild d’opérer dans le pays.

En 2013, la Hongrie a entamé le processus de retrait du Fonds monétaire international (FMI) et a accepté de rembourser intégralement le plan de sauvetage du FMI afin de débarrasser le pays du cartel bancaire du Nouvel Ordre Mondial.

Les rapports de Neonnettle.com:

Une lettre bien rédigée de Gyorgy Matolcsy, chef de la CentralBank de Hongrie, a demandé à la directrice générale, Christine Lagarde du Fonds international de misère, comme certains l’ont surnommé affectueusement, de fermer le bureau car il n’était plus nécessaire de le maintenir.

Le Premier ministre, Viktor Orban, semblait vouloir atténuer les mesures d’austérité et prouver que le pays pouvait faire cavalier seul. Il a en effet émis sa première obligation en 2011, empruntant sur les marchés mondiaux.

La Hongrie a emprunté un prêt de 20 milliards d’euros pour éviter de devenir insolvable pendant la crise économique de 2008. Mais la relation débiteur-débiteur n’a pas été fluide.

Beaucoup ont reproché au Premier ministre de prendre une décision mal avisée afin de remporter une élection qui devait avoir lieu en 2014. Il voulait également éviter d’avoir trop de regards étrangers sur leurs politiques économiques, car de nombreuses réformes ont été critiquées comme étant antidémocratiques.

—————

Le remboursement anticipé du prêt a permis à la Hongrie d’économiser 11,7 millions d’euros de frais d’intérêts, mais Gordan Bajnai, leader de l’alliance électorale E14-PM, a déclaré avoir perdu 44,86 millions d’euros en mars 2014 en raison du remboursement anticipé. Ce qu’ils ont fait était de remplacer le prêt de la Fédération internationale de mafia (un autre surnom, nous parlons toujours du FMI ici) avec un plus cher, étiquetant le coup comme Propaganda.

Et ce qui a fait d’autres absurdités; un autre prêt à taux d’intérêt élevé a été signé pour financer une mise à niveau nucléaire, ce qui se traduira non seulement par des remboursements plus élevés mais aussi par des coûts d’électricité élevés. Mais ils ont la souveraineté économique maintenant.

Beaucoup ont prétendu que le FMI AKA «Imposing Misery and Famine», est détenu par le groupe Rothschild, le plus grand groupe bancaire au monde, ayant les doigts dans presque toutes les banques centrales du monde. Cela signifie que non seulement ils gagnent de l’argent sur des taux d’intérêt usuraires au mépris des économies en ruine, mais ils possèdent aussi littéralement des gouvernements et des gens du pouvoir – je veux dire qu’ils ont une influence considérable.

S’échapper des embrayages bancaires est donc emblématique. L’Islande a rejoint la Hongrie en 2014 en remboursant son prêt de 400 millions de dollars en avance sur le calendrier après l’effondrement du secteur bancaire en 2008 et la Russie, qui s’est inclinée devant aucun marionnettiste occidental, s’est libérée en 2005.

Le retour de ces trois pays à l’indépendance financière a été considéré comme la première fois qu’un pays européen a résisté au fonds international, puisque l’Allemagne l’a fait dans les années 1930.

SourceAnonHQ – Traduit par Dr.Mo7oG

source:https://www.nouvelordremondial.cc/2018/03/30/la-hongrie-devient-le-premier-pays-europeen-a-interdire-les-banques-rothschild/

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tg Lombardia di qualche giorno fa

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Una strage (e dei bambini sottoposti negli ultimi mesi all’obbligo dei 10 vaccini, che ne è? Potranno ancora un po’ aggrapparsi agli specchi, continuando a dire che questo o quello sono morti per “arresto cardiaco” o Sids, ma la verità prima o poi salterà fuori)

Uranio e vaccini, 7.000 i militari malati (più 1000 già morti)

Linfomi e leucemie: è salito a 7.000 il numero dei militari italiani colpiti da tumori e patologie degenerative, mentre i soldati già morti sono diventati un migliaio, nel 2017. Una strage silenziosa, che colpisce le nostre forze armate: sono oltre 400 i soli marinai colpiti da mesotelioma pleurico, il cancro provocato dal contatto con l’amianto, mentre a trasformare un ragazzo nel fiore degli anni in un malato grave, spesso terminale, sono l’uranio impoverito e altri materiali letali presenti negli armamenti (e nei poligoni di addestramento) insieme alla somministrazione approssimativa di troppi vaccini, spesso inoculati senza adeguate precauzioni. Lo afferma Ivan Catalano, vicepresidente della commissione difesa guidata da Gian Pietro Scanu, protagonista a febbraio di una clamorosa denuncia ampiamente silenziata dai media: il clima della campagna elettorale ha “imposto” il quasi-silenzio sul dramma dei militari italiani, a maggior ragione (dopo il decreto Lorenzin) su quelli colpiti da patologie che la commissione non esclude siano correlate con la somministrazione inappropriata dei vaccini. Risultato: migliaia di militari nei guai, insieme alle loro famiglie. «All’angoscia per la salute del congiunto si somma la sua solitudine di fronte allo Stato, che rifiuta di riconoscere il problema: così, ai soldati ammalatisi “per cause di servizio” non viene assicurato il trattamento speciale, assistenziale e previdenziale, cui avrebbero pieno diritto».
Inutili le pressioni esercitate sull’allora ministro della difesa Roberta Pinotti, alla quale la commissione ha chiesto di fermare l’azione della potentissima avvocatura dello Stato: «Comprensibile che gli avvocati governativi (che dispongono di un budget illimitato) trovino ogni mezzo per evitare esborsi, ma non è giusto che un militare colpito da malattie “professionali” così gravi non venga riconosciuto come vittima da tutelare e risarcire», afferma Catalano, in un incontro pubblico promosso a Torino dal Movimento Roosevelt. «Abbiamo vagliato casi-limite particolarmente eloquenti: sono stati bollati come “renitenti” anche quei giovani ammalatisi improvvisamente, ragazzi che in pochi mesi hanno perso 20-30 chili di peso». Sono in gioco dirittifondamentali, «ed è assurdo che i nostri militari siano considerati cittadini di serie B». Nel settore difesa non esiste terzietà né possibilità di contraddittorio, sono militari anche i sanitari e le commissioni preposte a vagliare i singoli casi. «Chiediamo invece che i vaccini vengano somministrati ai militari dalle autorità sanitarie civili: solo nel caso dei carabinieri – afferma Catalano – abbiamo verificato che le vaccinazioni sono correttamente tracciate, mentre nelle altre forze armate non è sempre possibile risalire alla storiavaccinale del singolo militare, col rischio (non infrequente) che allo stesso soldato vengano inoculate più volte le medesime vaccinazioni, spesso senza precauzioni e magari alla vigilia di missioni all’estero, senza cioè il tempo materiale di verificarne le eventuali reazioni avverse, sul piano della salute».
Proteggere i nostri militari: un impegno per il quale Catalano (eletto nei 5 Stelle, poi passato al gruppo misto) si è battuto come un leone, insieme ai colleghi della commissione difesa: «Tutto inutile, però: non siamo riusciti a ottenere un’apposita legge, né a far inserire nell’ultima finanziaria l’emendamento su “tutela assistenziale, previdenziale e sicurezza sul lavorodel personale militare”». Obiettivo: estendere anche ai soldati e alle forze di polizia le norme “salvavita” (infortuni sul lavoroe malattie professionali) che tutelano i lavoratori civili. «Un militare in missione sa perfettamente di essere in pericolo: fa parte del gioco, a patto che la minaccia provenga da un soggetto ostile, da un terrorista. Non è accettabile che soldati, avieri e marinai italiani rischino di veder pregiudicata per sempre la loro salute, a vent’anni, dal contatto improprio con armamenti “sporchi” o da vaccinazioni somministrate in modo inadeguato». In 8 casi su 10, poi, per andare incontro a rischi mortali non c’è bisogno di partire per l’Afghanistan: il “fuoco amico” è nettamente più pericoloso delle pallottole dei Talebani. E’ notoriamente scandaloso l’inquinamento permanente di poligoni di artiglieria come quelli del Salto di Quirra e di Capo Teulada in Sardegna. I soldati operano su terreni non bonificati, sui quali cadono migliaia di missili. «Il Movimento Roosevelt nasce per tutelare i dirittidell’uomo», ricorda Patrizia Scanu: «Tra questi, rientrano certamente anche quelli dei nostri militari, non adeguatamente riconosciuti, nonostante l’enorme lavorodi Ivan Calatano e degli altri parlamentari della commissione difesa. Un impegno, il loro, che provvederemo a ricordare al nuovo Parlamento: l’Italia deve assolutamente arrivare a tutelare nel modo migliore i suoi militari».

Linfomi e leucemie: è salito a 7.000 il numero dei militari italiani colpiti da tumori e patologie degenerative, mentre i soldati già morti sono diventati un migliaio, nel 2017. Una strage silenziosa, che colpisce le nostre forze armate: sono 570 i soli marinai colpiti da mesotelioma pleurico, il cancro provocato dal contatto con l’amianto, mentre a trasformare un ragazzo nel fiore degli anni in un malato grave, spesso terminale, sono l’uranio impoverito e altri materiali letali presenti negli armamenti (e nei poligoni di addestramento) insieme alla somministrazione approssimativa di troppi vaccini, spesso inoculati senza adeguate precauzioni. Lo afferma Ivan Catalano, vicepresidente della commissione difesa guidata da Gian Pietro Scanu, protagonista a febbraio di una clamorosa denuncia ampiamente silenziata dai media: il clima della campagna elettorale ha “imposto” il quasi-silenzio sul dramma dei militari italiani, a maggior ragione (dopo il decreto Lorenzin) su quelli colpiti da patologie che la commissione non esclude siano correlate con la somministrazione inappropriata dei vaccini. Risultato: migliaia di militari nei guai, insieme alle loro famiglie. «All’angoscia per la salute del congiunto si somma la sua solitudine di fronte allo Stato, che rifiuta di riconoscere il problema: così, ai soldati ammalatisi “per cause di servizio” non viene assicurato il trattamento cui avrebbero pieno diritto, anche in termini previdenziali».

Inutili le pressioni esercitate sul ministro della difesa Roberta Pinotti, a cui la commissione ha chiesto di fermare l’azione della potentissima avvocatura dello Stato: «Comprensibile che gli avvocati governativi (che dispongono di un budget Ivan Catalanoillimitato) trovino ogni mezzo per evitare esborsi, ma non è giusto che un militare colpito da malattie “professionali” così gravi non venga riconosciuto come vittima da tutelare e risarcire», afferma Catalano, in un incontro pubblico promosso a Torino dal Movimento Roosevelt. «Abbiamo vagliato casi-limite particolarmente eloquenti: sono stati bollati come “renitenti” anche quei giovani ammalatisi improvvisamente, ragazzi che in pochi mesi hanno perso 20-30 chili di peso». Sono in gioco dirittifondamentali, «ed è assurdo che i nostri militari siano considerati cittadini di serie B». Nel settore difesa non esiste terzietà né possibilità di contraddittorio, sono militari anche i sanitari e le commissioni preposte a vagliare i singoli casi. «Chiediamo invece che, ai soldati, i vaccini vengano somministrati dalle autorità sanitarie civili: solo per i carabinieri – afferma Catalano – abbiamo verificato che le vaccinazioni sono correttamente tracciate, mentre nelle altre forze armate non è sempre possibile risalire alla storia vaccinale di ogni militare, col rischio (non infrequente) che allo stesso soggetto vengano inoculate più volte le medesime vaccinazioni, spesso senza precauzioni e magari alla vigilia di missioni all’estero, senza cioè il tempo materiale di verificarne le eventuali reazioni avverse, sul piano della salute».

Proteggere i nostri militari: un impegno per il quale Catalano (eletto nei 5 Stelle, poi passato al gruppo misto) si è battuto come un leone, insieme ai colleghi della commissione difesa: «Tutto inutile, però: non siamo riusciti a ottenere un’apposita legge, né a far inserire nell’ultima finanziaria l’emendamento su “tutela assistenziale, previdenziale e sicurezza sul lavoro del personale militare”». Obiettivo: estendere anche ai soldati e alle forze di polizia le norme “salvavita” (infortuni sul lavoro e malattie professionali) che tutelano i lavoratori civili. «Un militare in missione sa perfettamente di essere in pericolo: fa parte del gioco, a patto che la minaccia provenga da un agente ostile, da un terrorista. Non è accettabile che soldati, avieri e marinai italiani rischino di veder pregiudicata per sempre la loro salute, a vent’anni, dal contatto improprio con armamenti “sporchi” o da vaccinazioni somministrate in modo inadeguato». In 8 casi su 10, poi, per andare incontro a rischi mortali non c’è bisogno di partire per l’Afghanistan: il “fuoco amico” è nettamente più pericoloso delle pallottole dei Talebani. E’ notoriamente scandaloso l’inquinamento permanente di poligoni di artiglieria come quelli del Salto di Quirra e di Capo Teulada in Sardegna. I soldati operano su terreni non bonificati, sui quali cadono migliaia di missili. «Il Movimento Roosevelt nasce per tutelare iPatrizia Scanudirittidell’uomo», ricorda Patrizia Scanu: «Tra questi, rientrano certamente anche quelli dei nostri militari, non adeguatamente riconosciuti, nonostante l’enorme lavoro di Ivan Calatano e degli altri parlamentari della commissione difesa».

Un impegno che il Movimento Roosevelt provvederà a ricordare al nuovo Parlamento: «L’Italia deve assolutamente cambiare atteggiamento e tutelare nel modo migliore i suoi militari». Ma ad essere in pericolo non sono solo i soldati, sottolineano Patrizia Scanu e Ivan Catalano, perché i vaccini destinati ai militari sono identici a quelli somministrati ai bambini: «E quindi gli effetti di immunosoppressione, iperimmunizzazione, stress ossidativo al Dna e autoimmunità valgono per tutti, anche per i bambini, qualora non vengano rispettate le raccomandazioni che derivano dai risultati del progetto Signum». Ovvero: non più di 5 vaccini, da somministrare «in assenza di grave stress psico-fisico o di patologia al momento delle vaccinazioni». Procedure cautelative rigorose, che imporrebbero «esami pre-vaccinali e post-vaccinali, controllo dei contaminanti nei vaccini e rispetto delle precauzioni d’uso», peraltro segnalate dalle stesse case farmaceutiche. La commissione difesa ha concluso che non si può escludere il nesso causale fra vaccini e gravi patologie. «Questa conclusione – ribadiscono Scanu e Catalano – mette in guardia dalla facile negazione di ogni effetto avverso delle vaccinazioni».

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