ECCO L’ISTITUZIONE PIU’ MALATA E IDEOLOGIZZATA DEL PAESE. SE AVESSI ACCOLTELLATO IO, CHE SONO ITALIANO, UN POLIZIOTTO, SAREI STATO MANDATO A CASA DOPO 36 ORE? QUANDO ALL’ESTERO SI VENGONO A SAPERE QUESTE COSE L’ITALIA DIVENTA LA CALAMITA DELLA PEGGIOR FECCIA E DEI PEGGIORI DELINQUENTI DEL PIANETA (“In Italia fai tutto quel che ti pare e non vai mai in galera”)
 
Milano, tentò di accoltellare un agente in Centrale: migrante scarcerato dopo 36 ore
Per Saidou Mamoud Diallo, il 31enne della Guinea che lunedì ha accoltellato un poliziotto in stazione Centrale a Milano, convalidato l’arresto ma è stato scarcerato con l’obbligo di firma
Luca Romano – Mer, 19/07/2017 – 17:33
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È stato scarcerato dopo appena 36 ore Saidou Mamoud Diallo, il 31enne della Guinea che lunedì ha accoltellato un poliziotto in stazione Centrale a Milano.
 
La Centrale è ormai una polveriera
 
L’aggressore: “Voglio morire per Allah”
 
Il gip Maria Vicedomini, che lo ha interrogato questa mattina nel carcere di San Vittore, ha convalidato l’arresto dell’uomo ma lo ha scarcerato con l’obbligo di firma. Per il giudice, stando a quanto riferito dall’avvocato Nicoletta Collalto, legale del giovane, l’accoltellamento non andrebbe inquadrato come tentato omicidio, ma come una conseguenza della colluttazione scaturita dalla resistenza di Diallo all’intervento delle forze dell’ordine.
 
Diallo è stato ora preso in carico dall’ufficio Immigrazione della Questura di Milano che si occuperà di lui perché è irregolare sul territorio italiano. Gli scenari possibili sono una sua collocazione in Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) o un’ eventuale espulsione sulla base di un provvedimento che pende sul suo capo da diverso tempo e mai eseguito. Sempre stando a quanto spiegato dal legale di Diallo, il presunto reato di tentato omicidio è stato “assorbito” in quello di resistenza a pubblico ufficiale. Il giovane guineano è accusato, oltre che di resistenza, anche di minaccia aggravata e detenzione abusiva di armi.
 
L’irregolare, da quanto hanno riferito i molti viaggiatori presenti, mentre cercava di pugnalare l’agente ha gridato: “Voglio morire per Allah”. Al momento, però, da quanto è emerso dalle indagini, l’uomo non avrebbe alcun legame con organizzazioni di tipo terroristico. Il pm Paola Pirrotta, titolare del fascicolo, aveva chiesto la convalida dell’arresto e la misura cautelare per Diallo, accusato di tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale.
 
Tutto era iniziato nella zona dei pullman che collegano la stazione con gli aeroporti, oltre la zona taxi, dove il migrante – che solo dopo si è scoperto essere irregolare – ha iniziato a discutere animatamente con il personale dei bus. Era molto agitato ed era armato di coltello, ragione per la quale è stata chiamata la polizia. Quando Diallo ha visto le divise blu, si è avventato contro un’agente, ferendolo lievemente a una spalla. Fortunatamente il giubbotto antiproiettile ha protetto il poliziotto, che è stato ricoverato in codice verde in ospedale. Il capo pattuglia, invece, dallo scontro è uscito illeso. Si tratta della seconda aggressione simile in meno di due mesi a Milano. Il 18 maggio, sempre in Centrale, Tommaso Ismail Hosni – un 20enne nato all’ombra della Madonnina da madre italiana e padre tunisino – aveva aggredito con un coltello un agente della Polfer e due militari dell’Esercito che stavano presidiando lo scalo ferroviario. L’aggressione era avvenuta nel mezzanino della stazione Centrale durante un controllo di routine. Gli agenti avevano chiesto i documenti a Hosni, che per tutta risposta dalle tasche della felpa aveva estratto il coltello rubato poco prima. In quel caso qualche legame con l’universo jihadista c’era: il 20enne nei mesi precedenti si era fatto crescere una lunga barba e aveva postato sui social network una serie di video inneggianti all’Isis. La Procura di Milano ha chiesto a Facebook di poter accedere ai contenuti del suo profilo e il colosso dell’informatica si è reso disponibile a collaborare con le indagini.
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SENZA INCENDI QUESTI NON FATTURANO (solo in Italia avvengono simile idiozie)

Sorpresa: i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati!

Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di Inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Contratti sempre alle stesse ditte. Chiede il docente: “E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari?”

Sorpresa: i Canadair che in questi giorni sorvolano il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, al costo di 14 mila euro l’ora, per spegnere gli incendi sono gestiti da privati. La stessa cosa riguarda gli elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi. Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Post riportato sulla pagina facebook del SI.F.U.S., il Sindacato Forestali Uniti per la Stabilizzazione (qui la pagina facebook).

“Tutti forse lo sanno già… – scrive il docente universitario – ma vorrei ricordare che la nostra famosa flotta di 19 Canadair così come la maggior parte della flotta di elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi è privata. Ogni anno i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e gli altri enti danno in appalto questi servizi di soccorso dal cielo. I contratti se li aggiudicano sempre le stesse ditte”.

Possibile? A quanto pare sì:

Tant’è – scrive sempre il professore Gherado Chirici – che dopo aver osservato un campione di 18 gare d’appalto, è intervenuta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Il docente universitario riporta anche il passaggio dell’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dove si leggono i nomi delle società e dove si parla di possibili violazioni:

“RITENUTO, pertanto, che le condotte sopra descritte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l.Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE”.

Testo del provvedimento – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, 14 Marzo 2017.

Amaro il commento del docente universitario:

“E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari? Quando vedete un bel Canadair che sgancia la sua bomba d’acqua di 6000 litri pensateci…”.

FONTE  inuovivespri.it

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SINDACATO DI POLIZIA LI.SI.PO. ”E’ UN’INVASIONE, CHIUDERE I PORTI ITALIANI” il nord

13 luglio – Ancora una notizia più che allarmante sul fronte dell’immigrazione. – ha dichiarato il Presidente Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.), Antonio de Lieto – Dieci navi stanno facendo rotta verso l’Italia con un carico di oltre settemila migranti, è lecito chiedere al Governo di darsi da fare e pretendere che eventuali navi straniere, con a bordo persone raccolte nel mediterraneo, trasportino i migranti nei porti dei loro Paesi e comunque è necessario chiudere i nostri porti a questa che sta diventando un vero e proprio esodo biblico, che assomiglia sempre più ad un’invasione. Stiamo raggiungendo il punto di non ritorno. Illudersi di riuscire a gestire questa situazione da soli – ha concluso il leader del LI.SI.PO. – può solo danneggiare enormemente il nostro Paese

Migranti, è un esodo senza fine: oggi 5.000 sbarchi, domani altri 1.500

Migranti, è un esodo senza fine: oggi 5.000 sbarchi, domani altri 1.500

Si fa sempre più preoccupante il flusso migratorio verso l’Italia: diversi gli sbarchi nei porti del Sud Italia di navi della Guardia Costiera e di varie ong

Redazione

14 luglio 2017 16:42

Potrebbe interessarti: http://www.today.it/cronaca/migranti-nuovi-sbarchi-14-luglio.html
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Migranti, è un esodo senza fine: oggi 5.000 sbarchi, domani altri 1.500

Non si arresta e anzi si fa sempre più numeroso il flusso degli arrivi di migranti sulle coste italiane: in migliaia, circa 5.000 secondo i numeri forniti dalla Guardia Costiera, soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia, sono sbarcati questa mattina in vari porti del Sud Italia. Un totale che sale a circa 6.500 se si contano anche i profughi che sbarcheranno domani.

Questa la situazione degli sbarchi di oggi. A Vibo Valentia è attraccata la nave “Vos Hestia” di Save the Children con circa 550 migranti; la “Vos Prudence” di Medici Senza Frontiere è arrivata a Salerno con 935 migranti; la “Acquarius” di Sos Mediterranee ha sbarcato a Brindisi 850 profughi, tra cui 172 minori e un bambino di 3 giorni nato a bordo della nave, il piccolo Chris; la nave “Diciotti” della Guardia Costiera sbarca a Catania con 1.400 migranti; infine la “Olympic Commander” (norvegese, inserita nel dispositovo Frontex) arriva a Crotone con 1200 persone.

In totale 4935 migranti circa. Domani sono invece già previsti gli sbarchi della nave “Echo” a Bari con circa 620 migranti e la nave “Rhein” a Corigliano Calabro con 900 persone. In totale altri 1520 profughi circa. Oggi, al momento, non sono in corso operazioni di salvataggio in mare.

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I Russi hanno fatto fuori il Califfo, i media occidentali tacciono la notizia come se fossero dispiaciuti

Invece di celebrare in prima pagina una notizia di grossa portata politica e geopolitica, i media occidentali e i vertici istituzionali europei tacciono, fanno finta di nulla o minimizzano, come corriere della serva (“è morto così tante volte quello lì, che anche stavolta è azzardato crederci”). Solo che stavolta i membri dello stato islamico hanno nominato un successore, con nome e cognome. Vuol dire che l’altro non c’è più anche se ancora non si ha il cadavere. Da quelli che come repubblica ignorano la notizia a quelli che dicevano che il califfato andava combattuto non con le bombe ma con la cultura (sic!), tutti stanno dando la sensazione che siano dispiaciuti della cosa. Da papa badoglio alle istituzioni europee, son tutti pronti a parole a fare solenni condanne del terrorismo  e della strage di cristiani nelle zone da quelli controllate. Ma oggi non una parola di giubilo per una notizia che indica la ormai prossima sconfitta delle bandiere nere, né tanto meno un riconoscimento, un ringraziamento alla Russia, che ha fatto sul serio. Questa è l’ennesima prova , se ce ne fosse stato bisogno, che il terrorismo del califfato è stato una creatura dei paesi occidentali, che si sono mostrati doppiogiochisti e perfidi, verso la comunità internazionale e verso i propri concittadini.

Fidatevi di loro quando vi raccontano ciò che fa bene o ciò che fa male mangiare; quali sono le vere medicine e quali le truffe; quali sono gli stati che fomentano terrorismo e quali lo combattono; quando decantano la bontà della globalizzazione e dell’immigrazione, ecc.

 

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BUONE NOTIZIE PER IL GOVERNICCHIO CHE VUOLE TSO SUI BAMBINI ITALIANI

STATE CONTENTE MAMME ITALIANE; PROPRIO MENTRE IL GOVERNO ITALIANO ( ACCOZZAGLIA DI SEMIANALFABETI) VARA IL DECRETO PER 10 VACCINI OBBLIGATORI, ECCO CHE LA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA RICONOSCE IL NESSO TRA VACCINAZIONE CONTRO L’EPATITE B E LA SCLEROSI MULTIPLA!
Vaccin hépatite B: La Cour européenne reconnaît le lien avec la sclérose en plaques
7469 vues11 juillet 2017 4 commentaires Santé Réseau International
Vaccin hépatite B: La Cour européenne reconnaît le lien avec la sclérose en plaques
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Le vaccin contre l’hépatite B peut-il causer la sclérose en plaques et ouvrir droit à une réparation du préjudice? La Cour de Cassation hésitait à le dire… la Cour de Justice de l’Union Européenne vient de lui confirmer qu’elle avait le droit de le reconnaître. Une décision qui va compliquer l’entrée en vigueur de la vaccination obligatoire annoncée par la ministre Buzyn…
Agnès Buzyn se serait probablement bien passée de cette décision qui va compliquer la mise en oeuvre de sa politique de vaccination obligatoire. La Cour de Justice de l’Union Européenne vient de considérer, dans le cadre d’une question préjudicielle, qu’il était conforme au droit de l’Union Européenne de reconnaître un lien de causalité entre un vaccin de Sanofi Pasteur contre l’hépatite B et la sclérose en plaques.
L’affaire visait un cas français. Un homme en parfaite santé avait déclaré une sclérose après une vaccination. Il est décédé en 2011.
Jusqu’ici, la directive de l’Union sur le sujet imposait aux plaignants d’établir la preuve de la causalité entre la vaccination et la maladie. La CJUE vient de reconnaître que cette preuve ne supposait pas forcément un consensus scientifique, mais pouvait simplement s’appuyer sur des présomptions fortes et sérieuses. Il appartiendra à chaque juridiction nationale de vérifier ce sérieux.
Cette réponse ouvre la voie à une indemnisation des victimes par les fabricants de vaccins incriminés.
Une très mauvaise nouvelle pour Sanofi… et pour Agnès Buzyn.
Extrait du communiqué de presse de la Cour de justice de l’Union Européenne du 21 juin 2017:
« Dans son arrêt de ce jour, la Cour estime comme compatible avec la directive un régime probatoire qui autorise le juge, en l’absence de preuves certaines et irréfutables, à conclure au défaut d’un vaccin et à l’existence d’un lien causal entre celui-ci et une maladie sur la base d’un faisceau d’indices graves, précis et concordants, dès lors que ce faisceau d’indices lui permet de considérer, avec un degré suffisamment élevé de probabilité, qu’une telle conclusion correspond à la réalité. En effet, un tel régime n’est pas de nature à entraîner un renversement de la charge de la preuve incombant à la victime, puisqu’il revient à cette dernière d’établir les différents indices dont la conjonction permettra au juge saisi de se convaincre de l’existence du défaut du vaccin et du lien de causalité entre celui-ci et le dommage subi.
En outre, exclure tout mode de preuve autre que la preuve certaine issue de la recherche médicale aurait pour effet de rendre excessivement difficile voire, lorsque la recherche médicale ne permet pas d’établir ni d’infirmer l’existence d’un lien causal, impossible la mise en cause de la responsabilité du producteur, ce qui compromettrait l’effet utile de la directive ainsi que les objectifs de celle-ci (à savoir protéger la sécurité et la santé des consommateurs et assurer une juste répartition des risques inhérents à la production technique moderne entre la victime et le producteur).
La Cour précise néanmoins que les juridictions nationales doivent veiller à ce que les indices produits soient effectivement suffisamment graves, précis et concordants pour permettre de conclure que l’existence d’un défaut du produit apparaît, compte tenu également des éléments et des arguments présentés en défense par le producteur, comme étant l’explication la plus plausible de la survenance du dommage. Le juge national doit en outre préserver sa propre liberté d’appréciation quant au point de savoir si une telle preuve a ou non été apportée à suffisance de droit, jusqu’au moment où il se considère en mesure de former sa conviction définitive. »
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La Holding Dei No Global: Chi Sono E Chi Li Finanzia

il 7,Lug, 2017

Una vera e propria holding con tanto di capitale di rischio, management, campagne di marketing e direttori finanziari.

di Maurizio Blondet

Chi sono i no global? A loro piace pensare di essere un movimento “spontaneo”: ragazzi un po’ maneschi ma preoccupati dell’ambiente, della Tav, contro il nucleare, che si mobilitano liberamente contro lo “sfruttamento”?, “per il Terzo Mondo”? e per la “pace”. Ma dopo i violenti scontri di Genova nel luglio 2001, nientemeno che il Wall Street Journal fece un’indagine su questo movimento “spontaneo”. E scoprì – parole sue – quanto segue:

Le proteste antiglobal sono diventate un affare da milioni di dollari”. Infatti quel movimento, che ha filiali in tutto il mondo, è una “vera e propria holding con tanto di capitale di rischio, management, campagne di marketing e direttori finanziari”. E riccamente finanziata da insospettabili capitalisti miliardari.

A Genova, come si ricorderà, il movimento scatenato, che riuniva tremila sigle antagoniste, organizzazioni non-governative italiane ed estere, gruppi cattoliche di suore e preti terzomondisti, si chiamava Genoa Social Forum. Perché questo nome? Spiegava il Wall Street Journal: perché il movimento genovese è una controllata di una holding che si chiama… …International Global Forum, con sede a San Francisco, Usa. E l’international Global Forum, a sua volta, è generosamente finanziato da una “Fondazione culturale” che si chiama Deep Ecology (Ecologia Profonda) ed ha una dotazione di 150 milioni di dollari. Mica poco: allora erano oltre 300 miliardi di vecchie lire.

Chi pagava quella montagna di denaro? Douglas Tompkins, il miliardario che ha fondato la Esprit Clothing Co.: una specie di Benetton ma più grosso e globale, con negozi in tutte le capitali del mondo che vendono jeans e abiti giovanili sotto il marchio Esprit.

Le fondazioni culturali (dette anche “senza scopo di lucro”) sono un fenomeno enormemente influente in America, e uno strumento essenziale per difendere gli interessi dei miliardari. Quando un miliardario ha profitti eccessivi, basta che li doni a una fondazione culturale da lui creata, e può detrarre questa donazione dalla tasse. Per questo la famiglia Rockefeller (Exxon e Chase Bank) ha fondato la Rockefeller Foundation, gli industriali Ford la Ford Foundation, e così via: per lucrare sgravi fiscali, ed avere allo stesso tempo a disposizione un “centro di pensiero” (think-tank) che promuove le politiche desiderate dai grandi capitalisti. La Rockefeller Foundation, ad esempio, si batte per la riduzione delle nascite nel Terzo Mondo, ed ha mobilitato a questo scopo miliardi di dollari, privati e anche pubblici.

Poiché Douglas Tompkins è un ecologista fanatico, ha creato la sua Deep Ecology per promuovere l’ambientalismo più estremo. Essa funziona come una finanziaria che fornisce i capitali iniziali per la creazione di gruppi anti-global in tutto il pianeta. Fra l’altro, la fondazione di Tompkins sostiene Attac, una sorta di holding di Ong francese, teleguidata da Danielle Mitterrand, la vedova del presidente francese, e dalla sua rete radical chic, che in Francia chiamano “la gauche-caviar”, la sinistra al caviale.

Anche certi sindacati versano quattrini per le iniziative no global. Una federazione sindacale olandese, la Federatie Nederlandse Vkbeweging, ai tempi di Genova aveva creato un “fondo di solidarietà internazionale” per finanziare i gruppi di volontariato ed ecologisti scesi in piazza. Denaro pubblico: specie nel Nord Europa, i governi versano quattrini ai sindacati per creare “fondi di solidarietà” il cui scopo ufficiale è sostenere economicamente i lavoratori in sciopero; ma parecchi fondi di Svezia e Norvegia stanziati a questo scopo pagarono la manifestazione di Genova, i viaggi e i pernottamenti dei ?volontari?? no global.

Non basta. Fra gli animatori, finanziatori e promotori delle manifestazione “antagoniste”, si scopre un altro miliardario: Theodore Goldsmith, detto “Teddy”. E’ il fratello minore del defunto Sir James Goldsmith, cugino dei Rotschild: anglo-francese, speculatore in materie prime, era uno dei dodici uomini più ricchi del pianeta, e si atteggiava a “barone rosso”, filocomunista. Il fratello Teddy Goldsmith è stato sempre un ecologista estremo. Ha fondato “Ecoropa”, un club di ricchissimi signori che si battono per trasformare la politica agricola della Ue in una “agricoltura organica”. Ha fondato e paga The Ecologist, il periodico, anzi la Bibbia, degli ambientalisti fondamentalisti, quelli che venerano la Madre Terra come una divinità, la dea Gaia. Quando nel luglio 2001 a Genova scoppiavano gli “spontanei” scontri contro il governo Berlusconi, Teddy Goldsmith era in Italia, e seguiva gli eventi dalla sua sfarzosa villa presso Siena.

Il figlio di Teddy Goldsmith, Zac, dirige The Ecologist, ed è anche il leader del gruppo anarchico britannico-americano “Reclaim the Street” (Riprendiamoci la strada), non privo di collegamenti con i gruppi più discutibili: dai Black Blok alle Farc (la formazione paramilitare comunista della Colombia, riciclatasi nel narcotraffico) e le Ezln, il cosiddetto “esercito” del sub-comandante Marcos, grande amico di Bertinotti.

Del resto, attorno alla rivista Ecologist dei signori Goldsmith è collegata una galassia di infinite associazioni “verdi”: dal Green Party (il partito verde britannico, che negli anni ?70 era rosso, e si chiamava People’s party), l’americana Ruckus Society di Berkeley, California, che allestisce campi d’addestramento per manifestazioni di piazza, dove s’impara ad affrontare la polizia con biglie d’acciaio, a difendersi dai lacrimogeni, a mandarsi Sms per coordinare le proteste di massa con l’appoggio di “ciclisti-ricognitori” (chi scrive li ha visti all’opera a Genova).

Affiliata alla rivista dei Goldsmith è un’altra pubblicazione che conduce direttamente al Black Blok: The Luddite Reader, che vuole riportare alla vita il movimento luddista, che spinse gli operai tessili, nella Londra del primo ‘800, a distruggere i telai a vapore, nella convinzione che “rubassero il lavoro” agli uomini.

Non stupirà trovare in questa compagnia un altro celebre capitalista: George Soros.L’ebreo-americano nato in Ungheria che guadagnò centinaia di miliardi nella nota speculazione sulla lira (e che fu insignito da Prodi, suo grande amico, di laurea honoris causa a Bologna). Anche Soros ha le sue fondazioni culturali esentasse: una, Drug Policy Foundation (altresì detta “Lindesmith Center”) fa propaganda nel mondo, con ricchi mezzi, per la legalizzazione delle droghe. Un’altra, Open Society, si dedica a diffondere il verbo liberista nell’Est europeo (è stata espulsa da molti Paesi dell’Est perché considerata la longa manus degli interessi americani). L’una e l’altra hanno rapporti cordiali col sub-comandante Marcos.

Strani connubi fra anarchici terzomondisti e grandi signori: il Wwf, la più potente organizzazione ecologista del mondo, ha avuto come grandi protettori il principe Bernardo d’Olanda e ha tuttora il patronato del principe consorte britannico, Filippo di Edimburgo. L’ingenuo si può chiedere come mai tanti super-capitalisti dedichino tempo e denaro a mobilitare i no global nel mondo. Sarà il costoso hobby di persone che hanno già tutto nella vita, e giocano ai rivoluzionari? Casi del genere ne abbiamo visti anche in Italia, quando Giulia Maria Crespi, la padrona del Corriere della Sera, ospitava in villa Mario Capanna.

Ma poi si scopre che il movimento dei ragazzotti “antagonisti” ha in comune molti spunti ideologici con i grandi signori. Costoro sono fanatici della crescita zero demografica, promuovono la de-industrializzazione (a loro che importa delle industrie? Fanno i soldi con la pura finanza) e la denatalità. Il principe Filippo è noto per aver pronunciato la celebre frase: “Vorrei rinascere come virus letale, per ridurre il numero di esseri umani su questi pianeta”. I no global tipo Francesco Caruso, Luca Casarini e loro compagni dei centri sociali sono parimenti anti-industriali, anti-tecnologici; come Soros, vogliono il libero spinello: esponenti di una “sinistra” regressiva e oscurantista che ha riempito il vuoto lasciato dal marxismo-leninismo progressista e industrialista.

Non ci credete? Cercate e leggete un libretto che la casa editrice alternativa Nautilus di Torino ha pubblicato nel 2001. Titolo: “Futuro Primitivo”: L’autore John Zerzan – un americano dell’Oregon capo di uno dei più fanatici gruppi anarchici e anti-global (quelli che inneggiano ad Unabomber, il dinamitardo che, in odio alla tecnologia, inviava pacchi esplosivi a vari scienziati) – vi propone di far tornare l’umanità all’età della Pietra. Letteralmente e senza scherzi. L’umanità ha cominciato a dividersi in padroni e servi, i dirigenti e subordinati, sragiona Zerzan, dal tempo in cui l’uomo inventò l’agricoltura e l’allevamento: allora nacque la divisione del lavoro, nacquero i competenti che facevano lavorare gli ignoranti, e la gerarchia sociale. Se vogliamo tornare alla vera anarchia, dice il fanatico, dobbiamo tornare alle caverne: le tribù dei cacciatori-raccoglitori, quelle sì erano società anarchiche realizzate, libertarie, dove tutte le donne erano in comune, non c’era il diritto di proprietà e non si conosceva l’alienazione. La gente non lavorava, viveva di tempo libero e faceva sesso a tutto spiano. Per un paio di milioni di anni questa è stata la nostra natura, prima di essere ridotti in schiavitù da preti, sovrani e capi: un lungo stato di grazia e di esistenza pacifica??. Allora torniamo indietro, regrediamo all’umanità di 400 mila anni fa. Quando, sia detto tra parentesi, l’economia cavernicola consentiva di campar a forse 20 milioni di abitanti su tutta la Terra. Oggi siamo sei miliardi, grazie alla tecnica e all’agricoltura sviluppata. Ma Zerzan è disposto a veder sparire quasi tutta l’umanità, per trovare l’anarchia felice. Il principe Filippo non la pensa diversamente.

Aveva ragione Oswald Spengler: “La sinistra fa sempre il gioco del grande capitale. A volte perfino senza saperlo“. A volte…

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