Anche Trump deve sbattere il muso contro i Saviani d’oltreoceano che vorrebbero fare del popolo Usa carne da macello per una guerra contro la Russia (come ha in agenda la nota lobby). E anche qui raccomandano tanta immigrazione…

Trump: i media dem delle “bufale” vogliono la guerra con la Russia

Trump: i media dem delle “bufale” vogliono la guerra con la Russia

Donald Trump alza ulteriormente il livello delle accuse contro i “media delle fake news” affermando che rischiano di portare gli Stati Uniti alla guerra con la Russia. “Vogliono così disperatamente lo scontro totale con la Russia, anche uno scontro che potrebbe portarci alla guerra”, ha scritto su Twitter accusando i media di “fare pressioni irresponsabili”. “Odiano così tanto il fatto che probabilmente avrò una relazione buona con Putin – aggiunge – noi stiamo molto meglio di ogni altro Paese”. Per il terzo giorno consecutivo, Trump mette in dubbio che la Russia costituisca una minaccia, nonostante l’intelligence Usa, l’Fbi e leader del Congresso siano convinti che Mosca continui a condurre azioni ostili, anche in vista delle prossime elezioni di mid term, contro gli Stati Uniti. Rispondendo ad una domanda fatta da un giornalista alla Casa Bianca – “signor Presidente, la Russia sta ancora prendendo di mira gli Stati Uniti” – Trump infatti ha risposto per due volte no, facendo intendere quindi di non ritenere che Mosca stia tentando di interferire ancora nelle elezioni. La dichiarazione sembra essere in contraddizione anche con quanto affermato dallo stesso Trump due giorni fa dalla Casa Bianca che, durante l’ormai famosa precisazione, e correzione, delle sue dichiarazioni alla conferenza stampa di Helsinki con Vladimir Putin, aveva detto che avrebbe avviato un’azione forte per evitare nuove interferenze russe.

Delloo stesso parere il Cremlino: l’incontro con Donald Trump “ha portato ad accordi utili, ma ci sono alcune forze negli Stati Uniti che stanno lavorando per sconfessare i risultati”. Lo ha detto Vladimir Putin, durante un incontro oggi con i diplomatici russi, in cui ha definito il vertice di Helsinki come “un successo”. “Vedremo come procedere”, ha detto ancora il presidente russo esprimendo preoccupazione per queste non meglio precisate forze che all’interno degli Stati Uniti si starebbero opponendo ad un miglioramente delle relazioni, in particolare per la cooperazione in Siria ed il controllo sulle armi. Le parole di Putin sono lette come un riferimento alle critiche espresse da giornalisti ed esponenti del Congresso, non solo democratici, alle dichiarazioni fatte da Trump durante la conferenza sul fronte del Russiagate. “Ci sono forze negli Stati Uniti che sacrificherebbero le relazioni con la Russia per far avanzare i loro interessi”, ha detto ancora Putin che, anche a distanza, si mostra ancora una volta in sintonia con Trump su questo fronte. Nelle stesse ora infatti da Washington, il presidente americano ha postato l’ennesimo tweet contro i “media delle fake news che voglio disperatamente uno scontro totale con la Russia, anche se questo potrebbe portare alla guerra”. Putin ha spiegato che “anche considerate le differenze di posizioni” lui e Trump “hanno convenuto sul fatto che le relazioni tra Russia e Stati Uniti sono molto insoddisfacenti, sono persino peggiori di quanto fossero durante la Guerra Fredda”. “Chiaramente sarebbe ingenuo aspettarsi che problemi accumulati in anni si possano risolvere in poche ore – ha concluso il presidente russo, secondo quanto si legge sul sito della Tass – nessuno si aspettava una cosa del genere, ma nonostante questo credo che abbiamo avuto successo nell’avviarci verso cambiamenti positivi”.

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Scorta pagata dagli italiani (anche terremotati), il tipo raccomanda la negrizzazione del nostro Paese e, come appartenente alla nota lobby, vorrebbe che facessimo da carne da macello per una guerra contro la Russia (che è nella loro agenda). Chiamatelo “italiano”, come sembrerebbe dal nome e cognome

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Non è politicamente corretto rivelare chi sono gli immigrazionisti…

Il caso Attali: credito, per finanziare i viaggi dei migranti

Conosciuto come l’eminenza grigia della politica francese dai tempi di Mitterand e noto per il suo ultraeuropeismo, Jacques Attali è l’uomo che ha scoperto Macron, presentandolo al presidente Hollande del quale è diventato consigliere. A lui viene attribuita la paternità di una frase molto esplicativa sul sentimento elitarista: «Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Meno nota è invece un’altra affermazione dell’illustre economista, professore, finanziere e a lungo consigliere di fiducia dell’Eliseo: «La forma di egoismo più intelligente è l’altruismo». La filantropia, questo vezzo umanitarista che sembra contagiare gli uomini di maggiore successo, non ha risparmiato Jacques Attali, che nel 1998 fonda l’associazione no-profit Planet Finance. Certo, il nome tradisce un po’ da subito quello che dovrebbe essere il fine umanitario di questa organizzazione che opera in 60 paesi e offre servizi e consulenze di tipo finanziario, microfinanza per l’esattezza. Finita nell’occhio del ciclone per il trattamento economico “schiavistico” riservato agli stagisti cui si richiedevano requisiti di prim’ordine, la società cambia nome e diventa Positive Planet, evocando nel nome la positività del modello economico di cui si fa portatrice.
Tra i suoi obiettivi ci sono “l’inclusione economica, sociale e ambientale in tutto il mondo in modo sostenibile ed equo”. Come? Rendendo possibile l’accesso ai servizi finanziari da parte dei paesi più poveri. La sua mission è infatti quella di “combattere la povertà attraverso lo sviluppo della microfinanza”. Per realizzarla si serve di otto unità specializzate, compresa un’agenzia di rating di microfinanza. L’organizzazione è così efficiente da aver ricevuto un premio per l’80esima migliore Ong del mondo secondo il “Global Journal” nel 2013. Nello stesso anno ha realizzato un fatturato (chiffre d’affaires) di 2 milioni e 251.000 euro. Gli organi societari annoverano nomi di grande peso sul piano politico ed economico mondiale. Da Jacques Delors al ministro degli affari esteri dell’Oman, passando per partner di colossi della consulenza come Ernst & Young e Bain, fino al presidente di Microsoft International. Dulcis in fundo, il cofondatore di questa ramificatissima Ong è il bengalese Muhammad Yunus, il padre del microcredito moderno. Grazie all’appoggio di illustri sostenitori, come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca Mondiale, nei primi anni Ottanta creò in Bangladesh la Grameen Bank, un istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, impossibilitate ad avere accesso al credito.
Come già riscontrato in uno studio condotto sulla Cambogia, in cui analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione è emersa una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero, anche qui i prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale. Il Bangladesh è infatti paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10 mila nel solo 2017). Ed è proprio qui che è nato il business dei cosiddetti “migration loans”, i prestiti per finanziare i viaggi dei migranti, gestiti dalla Brac (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore e la più grande Ong al mondo, che opera anche in Asia e in Africa. Una commistione molto fruttuosa quella tra Ong, migranti e finanza, un vaso di Pandora ancora da scoperchiare del tutto e che ci riserverà incredibili sorprese.
(Ilaria Bifarini, “Ong, finanza e migranti: il caso Jacques Attali”, dal blog di Ilaria Bifarini del 27 giugno 2018).

Conosciuto come l’eminenza grigia della politica francese dai tempi di Mitterand e noto per il suo ultraeuropeismo, Jacques Attali è l’uomo che ha scoperto Macron, presentandolo al presidente Hollande del quale è diventato consigliere. A lui viene attribuita la paternità di una frase molto esplicativa sul sentimento elitarista: «Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Meno nota è invece un’altra affermazione dell’illustre economista, professore, finanziere e a lungo consigliere di fiducia dell’Eliseo: «La forma di egoismo più intelligente è l’altruismo». La filantropia, questo vezzo umanitarista che sembra contagiare gli uomini di maggiore successo, non ha risparmiato Jacques Attali, che nel 1998 fonda l’associazione no-profit Planet Finance. Certo, il nome tradisce un po’ da subito quello che dovrebbe essere il fine umanitario di questa organizzazione che opera in 60 paesi e offre servizi e consulenze di tipo finanziario, microfinanza per l’esattezza. Finita nell’occhio del ciclone per il trattamento economico “schiavistico” riservato agli stagisti cui si richiedevano requisiti di prim’ordine, la società cambia nome e diventa Positive Planet, evocando nel nome la positività del modello economico di cui si fa portatrice.

Tra i suoi obiettivi ci sono “l’inclusione economica, sociale e ambientale in tutto il mondo in modo sostenibile ed equo”. Come? Rendendo possibile l’accesso ai servizi finanziari da parte dei paesi più poveri. La sua mission è infatti quella di “combattere la Jacques Attalipovertà attraverso lo sviluppo della microfinanza”. Per realizzarla si serve di otto unità specializzate, compresa un’agenzia di rating di microfinanza. L’organizzazione è così efficiente da aver ricevuto un premio per l’80esima migliore Ong del mondo secondo il “Global Journal” nel 2013. Nello stesso anno ha realizzato un fatturato (chiffre d’affaires) di 2 milioni e 251.000 euro. Gli organi societari annoverano nomi di grande peso sul piano politico ed economico mondiale. Da Jacques Delors al ministro degli affari esteri dell’Oman, passando per partner di colossi della consulenza come Ernst & Young e Bain, fino al presidente di Microsoft International. Dulcis in fundo, il cofondatore di questa ramificatissima Ong è il bengalese Muhammad Yunus, il padre del microcredito moderno. Grazie all’appoggio di illustri sostenitori, come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca Mondiale, nei primi anni Ottanta creò in Bangladesh la Grameen Bank, un istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, impossibilitate ad avere accesso al credito.

Come già riscontrato in uno studio condotto sulla Cambogia, in cui analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione è emersa una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero, Positive Planet Forum, Attali a San Patrignano con Letizia Morattianche qui i prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale. Il Bangladesh è infatti paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10 mila nel solo 2017). Ed è proprio qui che è nato il business dei cosiddetti “migration loans”, i prestiti per finanziare i viaggi dei migranti, gestiti dalla Brac (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore e la più grande Ong al mondo, che opera anche in Asia e in Africa. Una commistione molto fruttuosa quella tra Ong, migranti e finanza, un vaso di Pandora ancora da scoperchiare del tutto e che ci riserverà incredibili sorprese.

(Ilaria Bifarini, “Ong, finanza e migranti: il caso Jacques Attali”, dal blog di Ilaria Bifarini del 27 giugno 2018).

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LE PREOCCUPAZIONI “PELOSE” (stavolta il termine è adatto) DEI PRETI ITALIANI CHE NEL PAESE SI AFFERMINO RAZZISMO E XENOFOBIA (non sia mai, se no la pacchia finisce anche per loro, non solo per i casamonica)

 

Don Zanotti finisce nei guai: “Subivo abusi e mi costringeva a prendere il Viagra”

Il frate “Premio per la Pace” accusato di violenza sessuale. Avrebbe costretto alcuni immigrati minorenni che vivevano nella sua comunità ad avere rapporti sessuali con lui

Costretto a diventare l’amante di un frate cappuccino che lo minacciava e picchiava. È questo quanto accaduto a un immigrato che viveva da quattro anni nella comunità “Oasi 7”, un centro di accoglienza per profughi e minori in difficoltà di Bergamo fondata proprio da padre Antonio Zanotti, ora accusato di violenza sessuale.

Il ragazzo racconta di aver vissuto “un’esperienza terribile per cui ho anche tentato di togliermi la vita” – riporta il Corriere – e non è l’unico: altri due stranieri, infatti, hanno già depositato la loro testimonianza e parleranno presto con i pm e le autorità ecclesiastiche.

Il ragazzo, nella denuncia, racconta di essere arrivato all’Oasi 7 nel 2014. Inizialmente si sentii accolto dal frate, ma poi, dopo circa tre mesi, quest’ultimo iniziò ad approcciarlo sessualmente: prima con abbracci e poi invitandolo a bere nella sua stanza. “Nonostante non fosse mio desiderio avere rapporti sessuali con il frate, non riuscivo a oppormi. Padre Zanotti cominciò a farmi dei regali costosi, qualunque cosa chiedessi me la acquistava. Se accondiscendevo alle sue richieste, mi faceva trovare dei soldi“, racconta il minorenne. E dopo le violenze sessuali sono cominciate le minacce:”Mi minacciava che senza di lui e la sua bontà avrei passato la mia vita in mezzo alla strada insieme ai disperati”.

Nella denuncia depositata emergono poi alcuni dettagli sulle avances del frate. “Mi costrinse a prendere del Viagra. Mi diceva sempre: “Ci vogliono i soldi, caro mio, io ne ho tanti e tu non hai niente”. Il degrado umano nel quale mi aveva gettato padre Zanotti fu tale che nel marzo del 2018 fui costretto, per non impazzire, ad andare a lavorare fuori dalla struttura. Due mesi fa, a causa degli ultimi gravi abusi subiti, sempre nelle stesse modalità delle minacce miste a lusinghe e ricatti, trovai la forza di andarmene definitivamente, preferendo vivere per strada piuttosto che vivere l’annullamento della mia persona. A seguito di ciò sono stato aggredito, picchiato e minacciato. Mi trovavo nella stazione di Bergamo quando due albanesi che conoscevo, perché residenti nella comunità di padre Zanotti, mi hanno circondato e riempito di pugni e schiaffi, lasciandomi a terra sanguinante, non prima di avermi detto: ‘Non tornare più là dentro e vedi di stare molto lontano da qui’. Adesso vivo in un luogo protetto, ma ho paura che possa accadermi qualcosa di brutto”. C’è poi anche del materiale, tra cui alcuni filmini e foto hard, che è già stato depositato in Vaticano e alla Procura di Roma e sarà presto esaminato.

Don Zanotti, tra l’altro, nel 2007 ha ricevuto il “Premio per la Pace” dalla Regione Lombardia. Nel 2012, poi, si è cominciato a parlare del suo “miracolo”: “Qui c’erano solo cascine abbandonate – raccontò il frate al Giornale – e io avevo tante anime da raccogliere: prostitute, drogati e malati psichici a cui le famiglie non erano in grado di badare, ragazzi alla deriva. Hanno costruito quasi tutto loro e io, ad essere sincero, non avevo neppure i permessi… Sono andato avanti lo stesso e alla fine i Comuni mi hanno aiutato”. A quanto pare, però, dietro alla sua solidarietà c’era dell’altro.

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Se i cattolici scrivono ai vescovi per mettere all’angolo Salvini

Cattolici in fermento: arriva una lettera indirizzata alla Cei in cui si chiede di prendere una posizione definitiva sul “dilagare della xenofobia”. L’obiettivo politico, anche se non viene dichiarato, sembrerebbe il ministro Matteo Salvini

Una lettera indirizzata dagli operatori della Chiesa, quindi presumibilmente da cattolici, alla Conferenza episcopale italiana.

Questo l’ultimo rilancio sull’accoglienza dei migranti. L’iniziativa è stata sottoscritta tanto da presbiteri quanto da laici. Le adesioni, anche in queste ore, continuano ad arrivare su Cercasiunfine.it, che è il sito su cui il tutto è stato pubblicato.

I sostenitori di questa “mossa” hanno chiesto ai vescovi italiani, in verità già molto attivi sull’argomento, d’intervenire “sul dilagare della cultura intollerante e razzista”. La premessa è cristallina: “Vi scriviamo – si legge nell’appello inoltrato ai presuli del belpaese – per riflettere con voi su quanto sta attraversando, dal punto di vista culturale, il nostro Paese e l’intera Europa”.

Tendenze che i firmatari hanno sintetizzato così: “Cresce sempre più una cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia; cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti di istituzioni”. Quello, insomma, che forse con un po’ d’approssimazione è stato categorizzato come “populismo”.

Il nome del ministro dell’Interno non viene fatto, ma il riferimento a Matteo Salvini sembrerebbe palesarsi quando nell’appello si legge di “strumentalizzazioni della fede cristiana con l’uso di simboli religiosi come il crocifisso o il rosario…”. Qualcuno si ricorderà della polemica sollevata dopo il giuramento di fedeltà agli italiani.

La Chiesa cattolica non starebbe facendo abbastanza. Le voci levatesi in difesa di coloro che decidono di migrare verso l’Italia sarebbero ancora troppo poche e troppo fievoli. Nonostante i continui richiami di Papa Francesco, del cardinal Bassetti e del segretario di Stato Parolin. Ecco, dunque, la presunta necessità di un “intervento” in grado di chiarire una volta per tutte “da che parte il cristiano deve essere”, stando ai dettami del Vangelo.

L’impegno profuso in maniera concreta per l’accoglienza, ancora, non sarebbe più sufficiente. Servirebbe, pare di capire, una presa di posizione definitiva. “Oggi – hanno infatti insistito i sottoscrittori, che presumiamo essere cattolici – riteniamo che l’urgenza non sia solo quella degli interventi concreti ma anche l’annunciare, con i mezzi di cui disponiamo, che la dignità degli immigrati, dei poveri e degli ultimi per noi è sacrosanta perché con essi il Cristo si identifica…”. Qualche giorno fa era stato il cardinale Montenegro a dire che è Gesù a recarsi da noi attraverso un barcone. I firmatari attendono adesso “un riscontro” da parte della Cei.

Tra di loro ci sono parroci, docenti, direttori diocesani, presidenti di associazioni, suore e blogger. Poi, dopo la diffusione della notizia riguardante l’iniziativa, sono arrivate anche le firme di consiglieri comunali, impiegati, professionisti e altri esponenti espressione del mondo laico. Cattolici uniti, con ogni probabilità, per sostenere “l’incociliabilità tra cristianesimo e razzismo”.

 

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INNO NAZIONALE TEUTONICO

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HAI DORMITO ABBASTANZA, SVEGLIA!

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