Filantropi che affamano

Le cinque sorelle Rothschild che affamano il mondo

Ovviamente il “main stream” del monopolio mediatico globale non parla mai di chi ha il monopolio del cibo a livello mondiale!…

E perché mai dovrebbe farlo?…

Se lo facesse,…  il “main stream” mediatico sarebbe costretto a non poter parlare dei soliti riservati  vassalli del solito riservatissimo Jacob Rothschild che è il Signore, Padrino e Padrone supremo di tutti Monopoli possibili ed immaginabili del Mondo intero, compreso appunto il monopolio mediatico globale di cui lo stesso “main stream” è tirannica controllatissima e censuratissima espressione! Se lo facesse,… il “main stream” mediatico sarebbe costretto a non poter parlare del fatto che Il monopolio mondiale del cibo, di cui le solite riservate “Cinque Sorelle dei Cereali” sono parte assolutamente determinante, regola in modo ferreo la produzione, la distribuzione ed i prezzi del cibo a livello planetario in modo tale da tenere sotto il costante ricatto della fame ben quattro miliardi di persone su sette miliardi della popolazione complessiva mondiale, in modo cioè da poterli sfruttare per fame fino a livelli schiavistici tali che ogni anno ne muoiono quaranta milioni per fame, e dei quali la metà sono bambini!

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“Le cinque Sorelle che affamano il mondo”

di Harm Wulf 

Dall’interessante e, come sempre, documentatissimo saggio Le radici ideologiche dell’invasione di Gianantonio Valli apparso sul numero 52 della rivista l’Uomo libero :

La distruzione alimentare e sociale del Terzomondo

“Non insisterò sul fenomeno” – scrive nel 1911 Werner Sombart- “poco rilevante, del resto, che gli ebrei sono a capo, o almeno per molto tempo sono stati a capo, di parecchi e importantissimi settori commerciali, giungendo a monopolizzarne alcuni: il grano (principalmente nell’Ovest), il tabacco, la lana. Già a prima vista si comprende come si tratti dei tre fasci nervosi principali dell’economia americana, per cui chi detiene il monopolio di questi tre potenti settori dell’economia deve necessariamente svolgere una funzione di predominio nel contesto economico generale. Come ho appena detto, non insisto eccessivamente su tale circostanza proponendomi di fondare la mia tesi del ruolo egemonico degli ebrei su ragioni molto più profonde”.

Nel 2000 le multinazionali con capacità di ricatto mondiale nel commercio di cereali, Cina compresa, sono cinque società per azioni: 4 in mani ebraiche ed una ebreo-controllata, (ben minore è la sesta, l’italiana Ferruzzi, giunta alla ribalta negli anni settanta ad opera di Serafino Ferruzzi e potenziata dal genero Raul Gardini), chiamate in analogia con le compagnie petrolifere “le sorelle del grano”. Nell’ordine:

1) Cargill di Minneapolis, della famiglia amero-scozzese Mc Millan, socio il “bielorusso” Julius Hendel . Prima delle 100 imprese multinazionali agroalimentari elencate da Margherita Scoppola, fatturato totale 1997 di 56.000 milioni di dollari (oltre 100.000 miliardi di lire); con le altre 4 più la Ferruzzi, la Cargill oligopolizza l’80% del mercato mondiale dei cereali e, con Continental Grain, Dreyfuss e Bunge y Born, l’80% di quello dei semi oleosi.
Nel 1978 essa acquista il secondo più grosso produttore statunitense di carne, la MBPXL Corporation di Wichita/ Kansas, mutandone il nome in Excel e trasferendo gli impianti a Dodge City.
Scrive Jeremy Rifkin: “La decicisione di Cargill di aggiungere al proprio portafoglio aziendale attività di lavorazione delle carni bovine rifletteva la tendenza all’integrazione verticale che caratterizzava la scena imprenditoriale degli anni Settanta; segnalava anche il consolidamento finale dell’industria della carne, con il raggruppamento di cerealicoltura, allevamento e macellazione e trasformazione della carne in un unico, grande complesso bovino […].
Oggi, i tre grandi dell’industria della carne esercitano un significativo controllo su quasi tutte le fasi del processo produttivo della carne: posseggono le aziende che producono le sementi utilizzate per le colture di cereali destinati all’alimentazione bovina; producono i fertilizzanti e i prodotti chimici utilizzati sui terreni e sulle colture; sono proprietari di stalle intensive e di mandrie bovine sempre più numerose”.

2)Continental Grain di New York, della famiglia ebraica americana Fribourg. Il capo-casata è Michel, nato ad Anversa nel 1913.
Cento anni prima il bis-bisnonno Simon riforniva di granaglie gli eserciti napoleonici.
La prima filiale oltreoceano viene aperta a New York nel 1922; nel maggio 1940, all’arrivo in Belgio dei tedeschi, Michel si porta negli USA con tutti i suoi beni liquidi.
Il commercio con Mosca si apre nel 1963 con la vendita di 800.000 tonnellate di grano; nel novembre 1971 viene contratta la vendita di 2,9 milioni di tonnellate di cereali, soprattutto grano, orzo ed avena; nel luglio 1972 la cessione all’URSS al prezzo politico di 1,68 dollari a buschel porta ad un rialzo dei prezzi sul mercato americano che giunge a 5,24 dollari, mentre il mais triplica e la soia quadruplica per compensare il basso prezzo applicato all’URSS. Nel 1999 la CG si fonde con la Cargill a formare il supercolosso del settore alimentare.

3) Dreyfus di Stanford e Parigi, della famiglia “francese” Louis-Dreyfus.

4) Bunge y Born di Buenos Aires, della famiglia “argentina” Hirsh (tredicesima nell’elenco Scoppola con fatturato 1997 di 12.000 milioni di dollari).

5) Granac di Chicago e Losanna, fondata nel 1877 dalla famiglia “svizzera” André, la quale, in difficoltà negli ultimi anni Novanta, nel marzo 2001 alza bandiera bianca davanti a 43 banche creditrici, affidandosi a una procedura fallimentare.

Come scrive Giovanni Cesare Bianco, tale pentacipite superlobby economico-politica, mai quotata in borsa e che non pubblica bilanci, è “molto aggressiva e determinata verso potenziali rischi e concorrenti, spregiudicata e rapace nei rapporti con i contraenti, produttori ed acquirenti, quanto illuminata nei rapporti internazionali, votata al superamento della guerra fredda , alla composizione pacifica di ogni tensione locale o mondiale, alla massima apertura dei mercati e ad una politica internazionale molto avanzata e democratica, specie col blocco dei paesi comunisti ed asiatici […]

L’espansione innesca un nuovo ciclo di lotta oligopolistica nello schieramento ricordato, violenta e senza esclusione di colpi, quindi con costi elevati ed esiti incerti, e ciò pur in presenza di una situazione configurabile come oligopolio collusivo su scala mondiale. Conseguenti ripercussioni sono l’esaltazione dei corsi sui mercati, relativa inefficienza e sotto utilizzazione delle capacità produttive, possibilità di operare in termini fortemente speculativi”.

Similmente Tony Spybey: “ Le operazioni di queste società sono talmente estese che, considerata l’importanza del grano nella dieta umana, nel loro complesso esse formano il nucleo centrale del sistema alimentare globale.

La portata delle loro operazioni è talmente vasta che esse impiegano la tecnologia satellitare per stimare l’offerta globale quando i cereali stanno ancora crescendo nelle praterie e nelle steppe dei vari continenti.

Morgan [in Merchant of Grain, Viking Press,1979] le presenta in questi termini: “Le società dei cereali furono coinvolte nel caso delle tanto controverse e pubblicizzate vendite di grano americano all’Unione Sovietica nel 1972. Fu solo però nell’anno successivo che, con il quadruplicarsi del prezzo del petrolio, si approfondì la consapevolezza dell’opinione pubblica sull’importanza strategica delle risorse fondamentali”. Come già accennato, infatti, la crisi del petrolio del 1973 portò lo scompiglio nei prezzi delle merci internazionali. Il grano, essendo un alimento di prima necessità, e anche un bene essenziale e strategico a tutti i livelli, eppure il corso delle azioni di queste società non viene quotato in Borsa, esse non pubblicano dei rendiconti e nel complesso sono controllate da un oligarchia di sette famiglie. Si tratta di società che esercitano un impatto certamente transnazionale su una rete integrata di domanda e offerta, che comprende agricoltori, intermediari, spedizionieri, mugnai, fornai, supermercati e consumatori in tutti e cinque i continenti”.

Della potenza delle Cinque Sorelle relaziona anche la Scoppola: “Pur svolgendo un ruolo centrale nel funzionamento dei mercati di alcune commodities [derrate] di base, le sei multinazionali sono rimaste nell’ombra per alcuni decenni. Questo alone di riservatezza, e perfino di segretezza è stato anche favorito dalla struttura proprietaria delle imprese: una sola famiglia, infatti, controlla le quote di maggioranza della casa madre e di quasi tutte le filiali; inoltre i Manager del gruppo provengono frequentemente dalla stessa famiglia o sono comunque legati ad essa attraverso rapporti di parentela. La concentrazione della proprietà e del management nelle mani di una sola famiglia ha consentito alle multinazionali di operare in un clima di estrema riservatezza, non dovendo rendere conto all’esterno delle strategie di impresa”.

La potenza delle Cinque Sorelle si esplica anche in politiche aziendali volte alla diversificazione in sempre nuove attività, tendenzialmente tutte a rischio contenuto, nei settori bancario, assicurativo, immobiliare e industriale. Di converso, confrères attivi in altri campi prendono sotto tutela altri settori alimentari strategici: vedi il superspeculatore ebreo ex- “ungherese” George Soros, che dopo avere investito miliardi di dollari in giganteschi complessi alberghieri e per uffici a Città del Messico, partecipato ai venezuelani Banco Provincial e Fondo de Valores Immobiliaros, a Bogotà al Banco de Colombia, in Brasile a ditte immobiliari e alla telefonica Telebras, a ditte immobiliari guatemalteche e, quanto all’Argentina, ad imprese di costruzione, catene alberghiere, centri sportivi, centri commerciali e primarie ditte immobiliari, prende sotto controllo il più vasto dei parchi-bestiame argentini, comprendente, a fine 1997 oltre 16.000 capi.

E a fine secolo tutti i settori affaristici sono talmente intricati che il mondo assiste, impotente, ai più impensati, ma sempre remunerativi, sconfinamenti. Nessuna sorpresa, quindi, se Arianna Daghino ci avverte – oltre che delle consimili imprese della Virgin dell’ “inglese” Richard Branson e della Monsanto dell’ebreo superamericano Robert Shapiro, che acquista terreni in Africa per sperimentare, indisturbata, le nuove redditizie culture transgenetiche approvate dal confratello ebreo Gary Goldberg, capo dell’American Corn Growers Association, “Associazione dei coltivatori americani di grano” (nel 1999 negli USA sono transgenici il 40% del raccolto di mais e il 60% della soia) – che Soros , “il genio delle speculazioni finanziarie”, punta ora “sull’Africa, sull’agricoltura, sulla natura e su un bene che è destinato a scarseggiare: lo spazio territoriale”:

“Saremo pure all’economia delle idee a alla ricchezza impalpabile dei flussi di informazione, ma la terra, bene fisico per eccellenza, rimane un asset [risorsa]”. E George Soros l’ha capito. Mentre i più fanno a gara per salire sul vascello dell’information technology, alcuni grandi investitori internazionali stanno puntando su ciò che l’Occidente pensava già di dover gettare fuoribordo: la terra. Terra come fornitrice di materie prime, di beni agro-industriali o minerali; terra su cui costruire case e complessi turistici; terra semplicemente come spazio territoriale (un bene che, a differenza delle idee, è limitato e tende sempre più a scarseggiare).

“Ma dove stanno acquistando i finanzieri delle city di New York e Londra? Soprattutto nel continente dimenticato, l’Africa. E’ questa la prospettiva strategica di società di investimenti come la londinese Blakeney Management – specializzata in mercati emergenti e unica, nel suo genere, a focalizzare i propri interessi esclusivamente in Africa e nei Paesi Arabi – che oltre a investire in azioni sulle borse locali ha cominciato ad acquisire società proprietarie di tenute e piantagioni.

Dietro Blakeney Management ha fatto spesso capolino George Soros […] Il Soros Fund Management, infatti, fa parte del consorzio di investitori stranieri che, capeggiato da Blakeney Management, nel 1997 divenne il maggior azionista di African Lakes Corporation, una trading company [ da to trade “commerciare/trafficare/approfittare/speculare”, e quindi: compagnia di commercio/speculazione] quotata a Londra e da oltre un secolo attiva nell’Africa subequatoriale, dove è proprietaria, soprattutto in Malawi e Zimbawe, di piantagioni e foreste. La stessa African Lakes ha ora acquistato Automotive Export Supplies, distributore di Land Rover e BMW in dodici paesi africani”.

Inoltre, “la presenza invisibile” di George Soros si fece sentire anche quando nel 1998 Blakeney Management – il cui fondo di investimenti per l’Africa include una coppia di banche newyorkesi e due fra i maggiori fondi pensione inglesi – divenne insieme ad African Lakes il maggior azionista di Lonrho Africa, una delle più importanti trading company del continente , quotata sia a Londra che a Joannesburg. Con sede a Nairobi, Lonrho Africa è proprietaria di grandi piantagioni di cotone, tè, canna da zucchero, enormi fattorie per l’allevamento del bestiame e immense foreste da taglio. I suoi interessi, radicati anche nel turismo e nella distribuzione di auto e macchinari industriali, toccano Ghana, Kenya, Uganda, Mozambico, Sudafrica, Mauritius, Zambia e Malawi. Sempre fra le società con un interessi in Lonrho Africa si trova un altro dei protagonisti di questo nuovo scramble for Africa [lotta per l’Africa]. E’ African Plantation, anch’essa associata a Soros. African Plantations Corporation è costituita da un gruppo di finanziatori lungimiranti, “ convinti che le grandi piantagioni del continente abbiano di fronte a sé un futuro promettente, alla luce della crescente domanda di prodotti agro-industriali sui mercati internazionali e della concomitante riduzione di terre arabili nel resto del mondo2, come recita il profilo aziendale. Ha acquistato grandi piantagioni di tè e caffè di tutta l’Africa, con ramificazioni anche nelle foreste da taglio e nelle piantagioni di alberi della gomma […] D’altronde pur un avveduto e ascoltato international investitor come Jim Rogers, da un anno in giro per il pianete per analizzare di persona i vari mercati, consiglia di puntare sulle materie prime: riso, cotone, lana, prodotti minerari. Tutta ricchezza che si può ancora toccare con mano”.

A causa della politica agricola condotta dall’Occidente, in testa gli USA, nei confronti del Terzomondo, le gigantesche holding multi-transnazionali, in ispecie le Cinque Sorelle dei cereali, sono le responsabili prime di tutta una serie di fenomeni innescati… (segue. Si raccomanda la lettura integrale del saggio.)

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Ma i media in Italia, chi li controlla davvero?

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La guerra occulta

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La Babalon

Bambini sordomuti stuprati dai preti pedofili, 50 anni di orrori. Si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

Di Paolo Biondani e Andrea Tornago – Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi.

 

L’Espresso, nel numero in edicola da domenica 9 giugno e online su Espresso+, pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana e argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù». Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno».

L’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, documenta che per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per «immoralità sessuale», ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordi.

In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.

La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate. Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta «falsificato».

leggi la notizia su Espresso

 

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Debito pubblico

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E’ AVVENUTO QUALCOSA DI GROSSO

I Minibot sono come la Lira: l’Italia s’è ripresa la sovranità monetaria

 

ITALEXIT: L’ITALIA SI  E’ RIPRESA LA SOVRANITA’ MONETARIA

di Gianmarco Landi

Questa settimana l’Italia s’è desta e con l’elmo di un’italexit si è cinta la testa, per poter salvare sé stessa e l’Europa.  Se pensate che sia stato troppo enfatico scrivendo così,  vi sbagliate di grosso e al termine di questo articolo capirete la valenza di un atto parlamentare coraggioso, virtuoso e di sostanza dirompente.

Come sappiamo al Governo è stata recapitata una letterina da parte di Moscovici, il commissario della UE competente sui bilanci nazionali,  a cui Palazzo Chigi non ha ancora risposto, incombenza evasa però in sostanza dal nostro Parlamento che ha proposto un contenuto rilevantissimo. La risposta a Moscovici è una cartolina da gaudenti anni ’60 che reca impresso un saluto a 36 denti dall’Italia, una Nazione che nella storia soffre sempre, che si fa concava e poi convessa quasi non avesse spina dorsale,  ma poi sorprende tutti e vince con poderosi balzi in avanti.

Mentre i deputati del PD e di Più Europa con i loro eserciti di cantastorie televisivi erano ancora storditi dalla  pesante tamburata elettorale dal profondo eco sovranista, a Montecitorio è accaduto questo fatto  clamoroso delle emissioni dei minibot, non ancora compreso dai più, che è passato sottotraccia come accade a tutti gli atti politici  veramente importanti. L’italia con tre semplici righe approvate dal Parlamento all’unanimità si è ripresa la sovranità monetaria senza chiedere il permesso a nessuno, e nel seguito cercherò di spiegarvi in che modo sottile e raffinato lo ha fatto.

Prima di scendere sul piano tecnico vi richiamo l’attenzione su di una divertente chicca di ‘cucina politica’ parlamentare. Non solo la Lega, i 5 Stelle, Fratelli d’Italia con tutto il CDX, hanno sbaragliato i cerberi del europeismo austero,  ma anche il PD e Più Europa che, senza rendersene conto, hanno   votato la madre di tutti i contenuti sovranisti, cioè il diritto dello Stato ad esercitare il signoraggio emettendo strumenti di pagamento di carta a debito (cartamoneta). Nulla di più politicamente scorretto, offensivo e contundente rispetto all’egemonia del gotha del Club dei Bilderberg e della Unione Europea, si poteva concepire ed attuare.

L’evento verificatosi dimostra quanto la classe dirigente del PD e di Più Europa sia totalmente impreparata, incompetente e perciò  sia stata mangiata per anni dai lupi mitteleuropei, che negli scorsi anni hanno fatto approvare una serie di norme, evidentemente non ben comprese da chi le aveva votate, che hanno schiavizzato il nostro Paese impoverendolo attraverso le dinamiche monetarie decise concretamente in Germania. In senso inverso, cioè con scientifica ispirazione sovranista, anche tutti i deputati del PD  che martedì hanno votato la cartolarizzazione dei debiti con piccolo taglio per promuovere il pagamento dei debiti dello Stato, hanno votato una cosa che, se avessero capito, non avrebbero mai dovuto votare, perché essa sconfessa tutto quello che loro hanno perorato negli ultimi anni, cioè le basi filosofico politiche della loro esistenza europeista in una posizione subalterna alla centralità dell’Unione Europea.

Il PD senza alcuna ombra di dubbio si è dimostrato un’Armata Brancaleone di analfabeti funzionali che sono convinti, nella loro piccola testa, di sapere quello che hanno fatto e fanno, una presunzione assoluta alla luce della illuminante vicenda Minibot.  Questa loro partecipazione entusiastica ad un voto che non hanno capito in un certo senso li scagiona dall’accusa di aver tradito la Patria con scienza e coscienza, considerando il livello di imbecillità conclamanta che li può contraddistinguere per un’assoluta mancanza di scienza finanziaria.  La mozione anche da lorsignori del PD approvata, è un’italexit in dolce attesa di declinazione,  ed è una genialata di  Borghi, Bagnai e Rinaldi, cioè i tre falchi tricolore della Lega di Matteo Salvini. L’abile mossa di approvare i minibot all’unanimità è riuscita facendo presentare l’emendamento del testo normativo da un deputato di Forza Italia, Simone Baldelli, il cui nominativo avrà reso apparentemente innocuo nel senso dei Totem globalisti, quella che invece è una pesantissima incursione distruttiva delle mura  perimetrali della UE franco tedesca, una città dell’Alta finanza sovranazionale contro cui i  falchi sovranisti si sono lanciati con sottile perfidia.

Cosa significa cartolarizzare i debiti con emissioni di piccolo taglio (100 euro) per pagare i debiti della pubblica Amministrazione lo spiego qui io, a beneficio dei deputati del PD e di Più Europa che hanno approvato questo diritto dello Stato facendo godere tutti i sovranisti il doppio, perché  lorsignori oggi hanno anche intuito di aver fatto una colossale figura di merda, ma non hanno ancora ben capito quanto. Ma non è un problema. Glie lo spiega Imola Oggi  in una maniera semplice semplice, ricorrendo ad un tecnico della finanza quale io qui sono.

La cartamoneta è uno strumento di pagamento che coincide con le banconote se ad emetterlo è una banca (banconota significa nota di banca), ma se non fosse emesso da una Banca ma da uno Stato,  esso non sarebbe una banconota ma sarebbe comunque cartamoneta, cioè la stessa cosa.

Cento euro della BCE a firma Draghi sono una banconota ma prima ancora essi sono cartamoneta, cioè un’obbligazione finanziaria astratta finalizzata allo scambio economico e anche al risparmio, qualora si depositassero in un conto corrente bancario. Essendo gli euro della Bce emessi a debito, cioè creati dal nulla, cento euro a firma governatore Draghi sono un semplice titolo di debito, cioè sono cartamoneta emessa senza alcun collaterale di valore intrinseco se non l’assunzione astratta del debito stesso da parte della BCE, che riconosce l’obbligazione.

Con la stessa logica può agire lo Stato senza chiedere permesso a nessun organo sovranazionale diretto da Banchieri.  Osservo, infatti, che un’emissione di un Buono del Tesoro  di facciale 100 euro è un’assunzione di un debito materializzato su carta da parte dello Stato, ovviamente idoneo al pagamento di qualcosa e, nel caso di un conto corrente postale, idoneo anche ad essere versato in conto o, in ogni banca, altrettanto idoneo ad essere depositato nel conto titoli materializzandosi come un risparmio.  Questo significa in sostanza che 100 euro di carta BCE equivalgono a 100 euro di Bot italiani e non c’è nessuno che possa obiettare ciò, se non l’Italia e gli italiani.

In parole semplici tutti i parametri di Maastricht insiti nei trattati che ci hanno fatto tribolare e impoverire per oltre 20 anni, coartandoci a politiche economiche depressive, sono svuotabili dal Governo in ragione di una strumento tecnocratico che potendo avocare a sé la sovranità monetaria, quantunque senza mai negare l’euro né reintrodurre la Lira, consentirebbe allo Stato di agire sulle leve di politica economica con possibilità negate da oltre 25 anni da una dimensione UE caina e stupida.

Se lo Stato volesse finanziare opere pubbliche pagando con stock di Bot da 100 euro nessuno potrebbe impedirlo e sarebbe come se l’Ue volesse impedire i buoni pasto aziendali o, per capirci meglio, sarebbe come se negli anni 80 qualcuno avesse voluto impedire che un gettone telefonico emesso dalla SIP non fosse usato dal popolo italiano come una moneta da 200 lire. Anche se la Zecca dello Stato, per mera ipotesi, avesse voluto impedire l’utilizzo dei gettoni come mezzo di pagamento di un ghiacciolo, non avrebbe mai potuto farlo perché il valore del gettone lo conferisce chi vende i ghiaccioli, cioè il mercato, non il corso forzoso che peraltro neppure l’Euro e la Bce ha dalla sua parte.

Per capire i risvolti insiti in questo concetto bisogna comprendere meglio come la moneta viene creata, cioè a debito all’atto del finanziamento dello Stato. Lo Stato, maturando un certo disavanzo tra entrate e uscite, lo copre emettendo dei buoni del tesoro, cioè dei titoli di debito, che la Banca Centrale fuori dall’assorbimento del mercato,  fa comprare alle banche a cui presta i soldi a tassi praticamente nulli.  I soldi emessi in questo modo, Quantitative Easing,  si basano sul debito come i Buoni dello Stato, e sono chiamati Euro ma sono dei titoli di debito concettualmente eguali ai BTP che hanno finanziato, ancorché manifestati in scritture informatiche su conti bancari e con scadenza poliennali.  Ma in questo modo fatto passare da Draghi con un compromesso a vantaggio della usurocrazia, essendo le scadenze dei BTP su più anni, si è potuto congetturare un giro di carta e di triangolazioni finalizzato ad enfatizzare un saggio di interesse (causato dallo spread) in modo da rendere la spesa interessi italiana molto più alta e perciò atta a far speculare soggetti privati vicini ai board delle banche che hanno allestito queste abbuffate di carne di porco a scapito del Popolo italiano.

Ogni anno negli ultimi anni, una somma di ricchezza reale misurabile con un range da 60 a 85Mld annui è stata succhiata all’economia italiana di volta in volta che siamo stati tassati del nostro lavoro.   In altre parole, i debito dello stato a causa di disavanzo sono stati pagati da soldi del monopoli (il gioco da tavolo), che costituiscono equipollenti titoli di debito, con ciò tentando di far ricadere a livello sistemico un debito reale sullo Stato italiano, sulla base di un corrispettivo di ricchezza reale che nessuno ha mai effettivamente prestato allo Stato italiano.

Per questo motivo il debito pubblico di 2.360 MLD di euro, nella sua quota parte predominante, non sussiste come debito da ripianare perché non c’è in origine nessun capitale che era  stato dato in prestito allo Stato italiano. La Bce creando moneta dal nulla è come se avesse dato un regalo alle banche che poi hanno fatto acquistare i BTP, e queste banche con un titolo di debito hanno pareggiato il debito in disavanzo dello stato cartolarizzato in BTP. La domanda da porsi in questo gioco di triangoli cartacei è questa:

chi è il creditore legittimo all’origine di questo passaggio di debiti? Non c’è !  E allora perché lo Stato deve pagare interessi su un capitale inesistente che nessuno ha mai effettivamente messo a rischio perché questo capitale non esiste in origine?

Con questi esercizi di tecnica finanziaria basati sullo sfruttamento delle complessità di Contabilità Nazionale non comprensibili da tutti, in Occidente si è man mano desovranizzato lo Stato indebitandolo e spostando così potere e ricchezza dalla dimensione dello Stato, le cui Istituzioni sono soggette a controllo e giudizio popolare,  al Sistema Finanziario a latere delle Istituzioni UE, che sappiamo essere eterodirette da cenacoli massonici egemonizzati da storiche famiglie ebraiche. In questo percorso di finanziarizzazione della Società, dell’Economia e della Politica sottomessa scientemente ad un mero arbitrio che, a capire bene le cose, si profila come un grande abuso  a scapito dei più deboli, si deve scorgere il perpetrarsi  di veri e propri crimini contro l’Umanità, e non un’ideologia del mercato, né del liberalismo o del neoliberismo, tutti concetti che non sono padroneggiati da chi li usa su Facebook, in tv e sui giornali, quasi sempre a sproposito.

In conclusione i minibot che lo Stato potrà emettere in futuro sono obbligazioni di debito usabili come cartamoneta di valore e funzionalità parallela alle banconote della BCE, ed entrambi sono esattamente eguali a qualsiasi obbligazione emessa a debito. L’unica differenza è che i bot da 100 euro (minibot) di prossima emissione, essendo ancorati allo Stato Italiano e non ad una tipografia e a un server informatico la cui sede è in Germania e il cui futuro, quello della UE, inizia ad apparire incerto,  dobbiamo ritenere che i bot italiani debbano essere molto  più solidi e affidabili delle emissioni di Euro.

Lo Stato italiano anche se dovesse crollare l’UE ci sarà sempre, e ai suoi cittadini potrebbe garantire il controvalore delle sue obbligazioni, cosa che potrebbe non fare per centinaia e centinaia di miliardi di banconote e/o accrediti emessi in euro da un Sistema Finanziario i cui vertici Europei potrebbero finire alla sbarra, come per il processo di Norimberga, al termine di un conflitto finanziario che li vede schierarsi contro Usa e Russia.  Questo scenario è lontano, ma i banchieri tedeschi e francesi lo sanno, e sono certo che molti di loro a capo di banche cariche di derivati tossici e di buchi finanziari nascosti a bilancio grazie a  rendite finanziarie basate sul ladrocinio degli Stati più deboli,  in questi giorni avranno avuto modo di farsi un bel po’ di cacca nelle mutande.

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