L’INFAME 3068
“NON SARO’ MAI UN DONATORE PRESUNTO”
L’infame Disegno di Legge 3068 conteneva globalmente la ridefinizione di morte in termini di “morte cerebrale” a cuore battente, l’espianto/trapianto di organi e tessuti, il silenzio-assenso alla “donazione”, l’import-export, in sintesi l’organizzazione istituzionale della macellazione umana. Esplose l’indignazione delle donne dell’AEDfemminismo-antimedicalizzazione- che diedero il via alla Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi pienamente espressa nel convegno nazionale del 5 luglio 1986 al Teatro Donizetti di Bergamo.
Una voce, quella di Guido Ceronetti, scrittore eccelso e sofisticato saggista, scolpì la propria indignazione in un articolo che annunciava il convegno e che deve restare nella storia per la forza morale di netta condanna, da nessuno mai più eguagliata. Una voce che doveva far tremare le alte sfere, attizzare gli intellettuali spenti e provocare la rivolta del popolo furente. Invece il popolo non lo ha creduto possibile “in democrazia” (!). Così, surrettiziamente i legislatori asserviti alla lobby trapiantistica frazionarono gli obiettivi e con atti successivi nel tempo hanno raggiunto nell’inganno quello che volevano, rendere l’Uomo merce: prima la L. 578/93 che impone la fraudolenta “morte cerebrale”, poi il D.M. 582/94 che fissa i tempi variabili del cosiddetto “accertamento”, quindi la L. 91/99 per l’organizzazione totale, finanziamenti, import-export e silenzio-assenso…
Giornalisti ed intellettuali invece di contrastare man mano leggi e decreti in fieri e far emergere le predazioni omicide, gli inganni e i relativi procedimenti in corso in Italia, per non rischiare hanno divulgato solo gli espianti-trapianti predatori denunciati dal giornalismo d’inchiesta di altre nazioni, mantenendo nelle pubblicazioni l’ossessivo uso del punto interrogativo sui temi di vita e di morte.
Ora siamo immersi nella dittatura della morte utilitaristica, oltre al business trapiantistico siamo a rischio imminente di una legge per la sperimentazione in vivo sui cd. “morti cerebrali” tenuti vivi negli ospedali ed università per esercitazioni chirurgiche, chimiche e radiologiche. Allerta!
Leggi e respira la forza vitale, originale e vera, ed accendi il tuo sdegno!
* * *
LA STAMPA
Venerdì 13 Giugno 1986
La legge che vuole imporre la disponibilità degli organi per i trapianti
Non sarò mai un donatore presunto
Tira aria di prossima approvazione, in aule di parlamento debitamente semivuote, visto che c’è già accordo tra i massimi capibanda, di una legge semplicemente infame, che renderà infame il numero che porta: Tremilasessantotto. Con questa legge avremo fatto un altro bel passo verso lo Stato totalitario, sacrificando uno dopo l’altro i diritti — ininterrottamente proclamati inalienabili dai cannibali di ogni clan politico e religioso — della persona umana.
La Tremilasessantotto permetterà al potere chirurgico di impadronirsi di corpi di cittadini giudicati clinicamente morti, ma ancora caldi di vita residua e di vita psichica non misurabile dagli strumenti grossolani di questo potere, per rifornirsi in tutta libertà e con gran fretta di organi palpitanti da usare nelle sale operatorie per trapianti di ogni genere.
E’ nato il finissimo concetto giuridico della Donazione Presunta: chiunque sarà presunto essere donatore volontario dei propri organi, la legge considerando evidentemente inammissibile che si possa arrivare a tanta abiezione, di porre un veto, da morti, al proseguimento del battito cardiaco o del filtro renale di un semivivo sconosciuto, in trepidante attesa, in qualche lontana corsia, che lui, proprio lui, il presunto, precipiti col camion nella scarpata o abbia brillantemente, in ogni modo, da una Moira repentina, addentato e spezzato il filo.
C’è tuttavia anche una presunzione di renitenza. La morale sociale storce la bocca, ma l’inammissibile dev’essere ammesso, se si vuole conservare allo Stato di diritto almeno una faccia da clown bianco: qualcuno potrebbe desiderare di essere trasferito nella sua presunta Dimora Eterna perversamente integro, a disfarsi in pace all’ombra di quel sentimento di compianto «che solo a’ pii dà ne le calcagne», e allora, questo refrattario, questo insensibile come può tenere lontana dal suo magro petto la mano dell’illustre Espiantatore-Trapiantatore?
Qui la legge è più che mai spietata verso chi si permette di non conoscerla: fin da prima della maggiore età legale, mi pare già a sedici anni, bisognerà far sapere che non si vuol saperne di essere saccheggiati in caso di accidente mortale, con conseguente giudizio clinico di morte, se non sicura, almeno sufficiente per un trafugamento d’organi; c’è da pensare che molti si dimenticheranno di farlo, ed è su questo onesto ignorare l’unica possibile salvaguardia legale che puntano, fraudolentemente, i trapiantatori.
«Non risulta aver fatto la necessaria dichiarazione» e i familiari costernati si vedranno restituire, tristemente eviscerata, l’indifendibile salma, che la premurosa équipe non avrà perso tempo ad aprire, svuotare, ricucire. Così una pervertita idea come quella del «servizio sociale del corpo» — da cui possono partire illimitati crimini di Stato —ci rende sempre più biecamente e disperatamente cose.
Ma i non-donatori come saranno riconoscibili? Porteranno al collo una piastrina? Ecco lì un morto solitario, che ha incontrato Thànatos lungo una strada, un’ora o due fa, e ha qualche difficoltà ad esprimersi, e specialmente ad opporre un rifiuto: sarà o non sarà un donatore presunto?
L’impaziente Manipolatore dovrà interrogare la memoria elettronica: se dal calcolatore uscirà un regolare rifiuto, l’équipe rinfodererà i coltelli delusi o inventerà un appiglio per servirsene? E se quella Cosa incaricata di parlare per il morto s’inceppasse? La presunzione della sua infallibilità non è meno traballabile che la presunzione dell’universale volontà di donare organi per espletare (mai in pace!) un servizio sociale che può essere solo imposto a cadaveri, difficilmente persuaso a una viva mente che ragiona.
E c’è poi il bisogno di fare presto. La legge concede venti minuti (venti!!) di sospensione dell’espianto in caso di arresto cardiaco, o sei ore di encefalogramma “inerte”: il giudizio è al cronometro svizzero e all’intelligenza di una macchina grafica. E’ il ritorno di un’antica paura, quella di essere seppelliti viventi. Nessuna macchina può darci la certezza che un essere umano è davvero morto: soltanto lo scorrere delle ore è tranquillizzante. Ma la Tremilasessantotto le strangola, le ore, perché gli Dei inferi hanno sete, sempre più fretta e più sete.
Era proprio Doktor Mengele, quel cranio corrotto ripescato in Brasile? Venisse pure a testimoniarlo l’arcangelo Gabriele, risponderei che ne dubito. A me sembra piuttosto vivo, e dappertutto, Mengele, con più o meno aloni di sadismo. Una sperimentazione sfrenata — senza volontà precisa, ripetutamente, annualmente confermata davanti alla legge, di un vero donatore —su corpi frettolosamente giudicati morti (che ancora non significa insensibili) è menghelismo attenuato, un preludio saettante, un brontolio di tuono. E mi domando se quei famosi paralumi e saponi fabbricati con sostanza umana nei laboratori himmleriani siano un passato che si allontana o non invece un futuro che si avvicina.
Perché non presumere anche la volontà di ciascuno di diventare sapone, da bagno o da bucato? Di diventare turacciolo, piastrella, cuscino, o anche pizza, italian pizza? Sapere che, una volta fatti sapone, saremo messi nei lavabi di una scuola, di una fabbrica che occupa cento bravi operai, di un Ospedale che brilla come un incendio nella notte, come potrebbe non rallegrarci? E’ impiego sociale del corpo, una felicità, una gara!
La Tremilasessantotto è là, pronta a ricevere il placet di qualche numero legale di malfamati legislatori. Pare già scontato il fornicamento solito tra PCI maschio e DC femmina, con applausi di voyeurs socialisti e repubblicani. Che siamo contrari almirantiani e capannisti significa poco, per il voto. La Chiesa? Mah. I giornali? Per lo più, complici.
L’équipe chirurgica ha il vento, ha il dominio, ha l’imperio, ha la forza. Ha specialmente la forza dell’amoralità, la forza della morale presunta: si tratta di far vivere, di far vivere ad ogni costo. Ma profanando i “morti” (ndr a cuore battente e sangue circolante), si massacrano intimamente, tacitamente, i vivi, e si accumula necessità — tremenda — di castigo.
Una legge ignobile del genere di questa che ci pende sopra è stata già nei giorni passati approvata a Bruxelles. Dappertutto è tempo di assassini.
*Si farà un convegno a Bergamo, il 5 luglio, al teatro Donizetti, per informare e contrastare, per quanto si può. Lo segnalo perché la faccenda non resti senza eco. Ma ormai, noi poveri refrattari, noi che gridiamo eci agitiamo per i troppi oltraggi che la coscienza patisce, siamo spazzatura disperata che aspetta l’inceneritore del Comune. Tuttavia che si gridi, che si gridi ancora.
 
Guido Ceronetti
Visita www.antipredazione.org sezione “Altri oppositori”
 Consiglio Direttivo
Presidente Nerina Negrello
Lega Nazionale Contro
la Predazione di Organi
e la Morte a Cuore Battente
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SEMPRE I SOLITI A PORTARE OVUNQUE NEL MONDO DESTABILIZZAZIONE

La Santa Alleanza Nato-Goldman Sachs
Il Giornale 1 IX 2015
La notizia dovrebbe solleticare la curiosità dei grandi giornalisti di quel “circo Barnum” che è il mainstream occidentale; invece nulla, è passata stranamente inosservata.
Anders Fogh Rasmussen, ex Primo Ministro di Danimarca e Segretario Generale della Nato fino ad un anno fa, è entrato nelle file della potente banca d’affari Goldman Sachs.
Bloomberg News, tra i pochi a dare la notizia, ha legato la sua nomina alla necessità di “contribuire ad affrontare gli ostacoli politici” che la banca ha nello scandalo Dong.
Di cosa si tratta?
LO SCANDALO DONG
Dong Energy è la più grande azienda energetica danese a maggioranza pubblica. Nel Novembre del 2013 Goldman Sachs, attraverso un suo Fondo (il New Energy Investment), ha acquistato il 18% delle azioni ad un prezzo di 1,5 miliardi di dollari (circa 8 miliardi di corone danesi).
L’acquisizione, avvenuta con l’autorizzazione dell’allora governo socialista ed ampliata a due fondi pensione danesi, ha creato uno scandalo enorme. I motivi, come ricorda il blog Zero Hedge, furono la concessione a Goldman Sachs del diritto di veto su scelte strategiche e di management (in genere riservato ai detentori di almeno il 33% delle quote), ma soprattutto il fatto che il prezzo di vendita non avrebbe tenuto conto di un’operazione che, di lì a poco, sarebbe stata conclusa e che avrebbe aumentato enormemente il valore di Dong: la realizzazione in Gran Bretagna (uno dei principali mercati di riferimento) di un imponente parco eolico offshore (cioè costruito sul mare). Operazione di cui erano a conoscenza, secondo l’accusa, sia il governo che Goldman Sachs.
In altre parole, il Ministero delle Finanze di Copenaghen, al momento della vendita delle quote, avrebbe sottostimato il valore compelssivo di Dong a 31 miliardi di corone, ben sapendo che dopo poco sarebbe schizzato oltre i 50 miliardi; insomma un regalino di non poco conto ai banchieri di Goldman Sachs.
Lo scandalo ha portato alle dimissioni molti ministri del governo di sinistra della bella Helle Thorning-Schmidt (ve la ricordate la signora che durante i funerali di Mandela faceva i selfie sorridenti con Obama e Cameron?) e poi alla vittoria dei conservatori nelle elezioni del giugno scorso.
I DUE RASMUSSEN
Ma cosa c’entra Anders Rasmussen in questa storia?
Dal giugno scorso in Danimarca è al governo il liberale Lars Løkke Rasmussen che non ha alcna parentela con il “nostro” Rasmussen, ma una dipendenza per così dire “funzionale”; infatti è stato ministro in tre dei suoi governi (ricoprendo tra gli altri i ruoli fondamentali di Ministro degli Interni e delle Finanze) e poi suo successore quando Anders lasciò l’incarico per la Nato.
In Danimarca è pronta una Commissione d’inchiesta per avere accesso ai documenti dell’accordo Dong che erano stati secretati dal precendente governo perché ritenuti “troppo sensibili” persino per i membri del Parlamento.
Quindi Goldman Sachs ha preso come consulente per il caso Dong, un ex Primo Ministro danese (Anders Rasmussen) di cui, l’attuale capo del Governo (Lars Rasmussen) è l’uomo più fidato.
Un’operazione da manuale sul “come blindare uno scandalo finanziario”.
L’ASSE NATO-GOLDMAN SACHS
Ma il vero problema è un altro e travalica il contesto danese.
La domanda che ci si pone è questa: è normale che l’uomo che fino ad un anno fa era a capo della più potente organizzazione militare del mondo (la Nato), venga poi assunto da una delle più potenti banche d’affari del mondo al centro dei peggiori scandali finanziari degli ultimi tempi (Goldman Sachs)?
Rasmussen è stato tra i principali sostenitori della folle guerra alla Libia (che lui stesso definì “uno dei capitoli di maggior successo nella storia della Nato”), le cui ragioni umanitarie furono inventate a tavolino e il cui il disastro geopolitico ampiamente previsto (come abbiamo spiegato in questo video).
Ed è colui che ha maggiormente sponsorizzato il coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica nella crisi Ucraina per generare un punto di non ritorno con la Russia.
Il suo ingresso in Goldman Sachs avvalora sempre più la sensazione che la Nato si stia trasformando, da strumento di difesa delle democrazie occidentali, a strumento di interesse della grande finanza globale.
Il confine tra il potere delle armi e quello del denaro è sempre più labile e la sovranità degli Stati sempre più debole rispetto al potere delle grandi tecnocrazie.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

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CAPITE IN CHE PAESE VIVIAMO

“Non lasci STUPRARE tua figlia dai “migranti”?? 10 anni di Galera!!”
 
HA OSATO SPARARE E UCCIDERE ALBANESE CHE SI STAVA INTRODUCENDO, DI NOTTE, NELLA LORO CAMERA (lazanzaradelweb)
Gioia Sannitica – Doveva lasciarsi stuprare le figlie. Questa la folle idea che sottende l’altrettanto folle sentenza emessa dal giudice nei confronti di Giovanni Capuozzo, carpentiere, che il sei luglio del 2012 uccise con un colpo di fucile un albanese che si era introdotto, di notte, nella camera da letto delle sue due figlie, in località Fossalagno, a Gioia Sannitica.
Omicidio volontario, e dieci anni di carcere, proprio la richiesta del pm della procura, tal Silvio Marco Guarriello.
Il carpentiere dovrà anche pagare i familiari del delinquente trasformato in vittima: 50 mila euro di danni, per la morte del criminale albanese, ma si tratta di una cifra che potrebbe essere, la moglie, infatti, consapevole della correità della magistratura italiana, si era costituita parte civile nel procedimento.
Sia detto chiaramente: noi siamo con il padre di Fossalagno. Ha ucciso, e ha fatto bene. Quanto a tal Guarriello e al giudice, stendiamo un velo pietoso.
Purtroppo, quello che insegnano queste assurde sentenze, è che lo Stato è contro di noi. E che il cittadino che si comporta correttamente, sbaglia. Il prossimo, sicuramente, non chiamerà gli agenti, farà sparire il cadavere. Come dargli torto?
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PROFEZIE

SCIMMIE

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SMETTERE DI PAGARE TASSE A UN GOVERNO CHE USA IMMENSE CIFRE PER SUICIDARE IL PAESE

http://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-laccoglienza-si-mangia-imu-e-tasi-1163817.html
NO CARI PORRO E FORTE LA COSA E’ MOLTO MOLTO PIU’ SPAVENTOSA
LA CGIA DI MESTRE A FINE 2013 STIMAVA IN 80 MILIARDI ANNUI IL COSTO COMPLESSIVO DELL’ACCOGLIENZA PER IL NOSTRO PAESE , PROVATE A IMMAGINARE CHE CIFRA MOSTRUOSA RAGGIUNGIAMO NEL 2015 PER SUICIDARCI. NESSUN PAESE AL MONDO RAGGIUNGE SIMILI TASSI DI FOLLIA SUICIDA. CREDO CHE TALE RECORD CI TOCCHI IN RIFERIMENTO ALLA GALASSIA CHE ABITIAMO, NON AL SOLO PIANETA

E MENTRE IL PAESE STA AFFONDANDO SOTTO UN VERO ATTO DI GUERRA OSSERVATE COME LA SUA GIOVENTU’ DEBOSCIATA E DECADENTE SE LA GODE E SI SBALLA NELLE MEGADISCOTECHE, DOVE SI FA DI ALCOOL DI ECSTASY, DI ACIDI, SPAPPOLANDOSI IL FEGATO E IL CERVELLO, CON LE AMBULANZE CHE FANNO IL VIA VAI FUORI IL LOCALE E DOVE I BRANCHI DI CLANDESTINI ASPETTANO AL PRIMO MATTINO LE SCIACQUETTE BARCOLLANTI DA POTER STUPRARE DIETRO A UNA CABINA. E SE NE FANNO A DECINE E LORO NEPPURE SE NE ACCORGONO TANTO SONO UBRIACHE E FATTE DI STRANE DROGHE CHE NON RICORDANO  COME SI CHIAMANO O DOVE ABITANO. IL PAESE E’ A UN DEGRADO DA VOMITO (E IL NEMICO NE STA APPROFITTANDO ALLA GRANDE). ME NE VERGOGNO

Immigrazione: ecco i veri numeri del businness, e adesso fatevi quattro risate
20 Dicembre 2013
“Cifre spaventose girano attorno al fenomeno migratorio, ecco alcuni dati inequivocabili che spiegano i motivi di tanto buonismo assurdo di una certa parte della società italiana”

di Luna De Gattis

In questi giorni in troppi parlano di immigrazione, i media al servizio del potere vi stanno riempiendo la testa di immagini pietose all’unico scopo di addolcire i vostri stupidi cuori e farvi accettare supinamente la lenta invasione della nostra Nazione. Vogliamo darvi alcuni dati, numeri inequivocabili, statistiche e cifre che arrivano dal Ministero dell’Interno, dai rapporti Caritas e da tutto quel mondo in apparenza sommerso che ruota attorno alla figura del “povero” clandestino. Siamo certi che i soliti stupidelli terzomondisti e buonisti ci accuseranno di razzismo, fascismo, leghismo e magari in ogni modo proveranno a darci dei falsi o dei bugiardi, ormai ci siamo abituati, abbiamo capito che amano divertirsi così e li lasciamo fare, anzi, più ci saranno di questi attacchi e più saremo felici perchè significa che siamo dalla parte giusta della battaglia.

80 Miliardi di Euro – numeri da capogiro, sarebbe la cifra folle che il nostro stato deve spendere ogni anno per fronteggiare il fenomeno migratorio e tutte le problematiche che da esso derivano. Ovviamente questa cifra, stimata per difetto, è data dalla somma di più fattori che successivamente andremo ad analizzare. Andiamo con ordine: dati del ministero dell’interno riportati anche da Magdi Allam qualche mese fa su il giornale ci dicono che per il solo contrasto all’immigrazione clandestina, abbiamo buttato quasi due miliardi di euro in pochi anni. Questa cifra racchiude in se le sole spese per i controlli delle frontiere, per le forze messe in campo dai vari governi e per le relazioni internazionali con i paesi d’origine di questi invasori. Il fenomeno migratorio, che in tanti definiscono risorsa, si rivela tale solo per lacriminalità organizzata che recluta quotidianamente i cari clandestini e li porta nel magico mondo della delinquenza. Veniamo così ai costi che tali “poveri migranti” hanno per il nostrosistema giudiziario e penitenziario già di per se martoriato e ridotto ai minimi termini. Secondo i dati dell’Osapp (sindacato autonomo di polizia penitenziaria) un detenuto costa allo stato italiano, dunque a tutti noi, più di un parlamentare ovvero circa 12 mila euro al mese (stima al ribasso) se consideriamo che ci sono quasi 30000 immigrati nelle patrie galereovvero quasi il 40% del totale dei detenuti, i calcoli sono ancora una volta impietosi: più di 4 miliardi di euro buttati ogni anno per mantenere gli stranieri delinquenti.. (l’IMU che abbiamo pagato grazie al governo di Mario Monti).
E’ ormai storia vecchia il dato vergognoso relativo al sussidio che ogni immigrato irregolare percepisce da quando sbarca sulle nostre coste, 45€ al giorno in media con cifre che raggiungono anche i 70€ se parliamo di minori. Uno schiaffo che le istituzioni danno ai cittadini italiani onesti che invece malapena arrivano alla fine del mese. Un altro dato vergognoso che ci arriva dal ministero dell’interno, ci parla di quanto ci costa l’accoglienza: arriviamo a quasi 3 milioni di euro al giorno, altri 2/3 miliardi buttati all’anno!! La cosa ancora più terrificante è che questo salasso, che paga il nostro stato (dunque tutti noi) viene distribuito alle fantomatiche associazioni di pseudo volontariato che si occupano della prima accoglienza e delle prime pratiche di riconoscimento. Ne parla addirittura il quotidiano “La Repubblica” non certo un giornale di stampo identitario e nazionalista: le varie Coop, Caritas, associazioni vicine a Comunione e Liberazione ecc..traggono grandi profitti dal fenomeno migratorio, più clandestini sbarcano e più loro guadagnano, alla faccia nostra e della sicurezza di questo paese, ecco spiegato tanto fazioso buonismo che guarda caso arriva sempre da quegli ambienti..
Arriviamo poi a fare una conta dei danni collaterali che l’immigrazione porta alla nostra sempre più debole italia. Dieci milioni di stranieri di cui la stragrande maggioranza si dichiara povera e dunque bisognosa, significa dieci milioni di persone che usano il nostro sistema sanitario nazionale senza versare un centesimo, dieci milioni di individui che usano abusivamente i nostri mezzi di trasporto, che rallentano l’attività didattica nelle nostre scuole,dieci milioni di potenziali criminali che possono violentare noi donne italiane, rubare nelle nostre case, ammazzare i nostri cari, togliere un’occupazione ai nostri figli, creare concorrenza sleale nel mercato del lavoro, superare le nostre famiglie nell’assegnazione delle case popolari, depredare i nostri sistemi di assistenza gratuita e di sussidi per meno abbienti, diffondere in maniera esponenziale materiale contraffatto, amplificare il mercato della droga e lo sfruttamento della prostituzione, contagiare milioni di italiani con esotiche malattie che da tempo avevamo debellato ecc…
Secondo una stima della CGIA di Mestre, tutto questo avrebbe un costo ben superiore agli 80 miliardi di euro annui da cui siamo partiti, ma vogliamo credere che si sbaglino, anche se ne dubitiamo fortemente…
Il fenomeno migratorio, non porta affatto ricchezza a questo paese. A prescindere dall’aspetto economico che comunque va considerato specie in un periodo di grande austerità e ristrettezza che colpisce le famiglie e le imprese italiane, lo straniero a questa Italia ha portato insicurezza, disordine, disagio sociale, lotta tra poveri, violenza, criminalità.. Non possiamo accettare tutto questo. Non me ne vogliano i soliti buonisti che spesso ci accusano di falsità e razzismo, questi dati sono incontestabili, come si può pensarla in maniera diversa? Lo stato dovrebbe essere come un buon padre di famiglia, severo ma attento al benessere ed al futuro dei propri figli. Purtroppo invece questo stato è diventato un Padre Padrone, cattivo e senza cuore con la propria prole ma generoso e accogliente con gli stranieri.. Non va bene.. Io non ci sto..
Concludo rispondendo fin da subito ai soliti (più che altro uno) molestatori che cercano di rovinare il nostro lavoro: andate altrove, non siete i benvenuti, andate a predicare le vostre teorie buoniste nel primo campo Rom che trovate, oppure nel quartiere multietnico di qualche nostra città, se trovate un gruppo di Nord Africani che si sta facendo una birra nel parco alla faccia nostra, andate da loro e parlategli di accoglienza, buonismo, verità, diritti umani.. poi fateci sapere che vi hanno risposto, sempre che possiate tornare indietro…
Fonte: http://lazanzaradelweb.blogspot.it/2013/12/immigrazionecosti.html

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Riprendiamo l’intervista di Radio Spada a Matteo Simonetti, autore de ‘La Verità sul Piano Kalergi’, Edizioni Radio Spada
(Informareperresistere)
RS: Matteo, hai scritto il primo libro in italiano sul piano Kalergi. Che cos’è questo piano?
M. Simonetti: Si tratta del primo libro in italiano, è vero, ma soprattutto del secondo in assoluto. Ciò che si trova in rete è, senza esclusione, la visione della punta dell’iceberg, un approccio superficiale, dal punto di vista storico e filosofico, alla questione. Questa assenza di studi completi cozza, apparentemente, con la caratura politica di un personaggio che è considerato il padre dell’Unione Europea, di un pensatore al cui nome è intitolato un prestigioso premio, ancor oggi ritirato dalle figure più importanti del panorama politico. Il lettore scoprirà, nel corso della lettura, come mai non sia stato fino ad oggi affrontato uno studio serio sul pensiero e l’opera di Kalergi. Chi affronterà questo testo realizzerà gradualmente la dimensione di ciò che “dev’essere taciuto”.
Nel titolo del mio libro si legge “piano Kalergi”, come se fosse tutta farina del suo sacco. In realtà Kalergi non è che uno degli attori, forse il prescelto “esteriormente” per portare a compimento un progetto ideato e realizzato anche e soprattutto da altri.
Il Piano Kalergi, possiamo convenzionalmente continuare a chiamarlo così, è un elemento della mondializzazione, il più importante perché è quello che insiste sui luoghi, gli Stati europei, nei quali la storia delle identità e delle differenze ha vissuto i suoi momenti più felici. Attaccare in tal senso l’Europa è sancire di fatto la vittoria totale del globalismo.
Il tentativo di eliminare le differenze, siano esse nazionali, identitarie, culturali, religiose, etniche, della produzione economica e del consumo o quelle fisiognomiche e giuridiche non fa differenza: ciò è quello a cui mira tale progetto. Non si tratta di qualcosa di totalmente nascosto, bensì di qualcosa di subdolamente realizzato, innanzitutto attraverso l’arma più potente disponibile dopo la prima guerra mondiale: la propaganda ideologica. I popoli vengono convinti che per vivere in pace basta semplicemente eliminare le cause di ogni sorta di conflitto, ovvero, appunto, le differenze. Quando scompariranno i popoli non vi sarà più possibilità di guerra tra gli stessi. Quando vi sarà un unico Stato non vi saranno più conflitti tra Stati, ma la semplice risoluzione di un problema interno, attraverso un’azione di polizia. I popoli vengono così convinti dell’ineluttabilità e della bontà, anche per loro stessi, della loro scomparsa, del loro suicidio. In quanto elemento della mondializzazione, i fautori del Piano Kalergi sono gli stessi di questa, genericamente intesa.

RS: Come si fa a dire che in Europa è in atto il piano Kalergi? C’è qualche prova di sorta?
M. Simonetti: Certamente abbiamo delle prove. Dal punto di vista storico la mia analisi su documenti, rapporti, spostamenti di denaro e via dicendo non lascia spazio a dubbi. Al di là della genesi e della costruzione, cioè guardando agli effetti, l’Europa in cui viviamo, tecnocratica, centrata sulla finanza, incapace di darsi una costituzione con dei valori fondanti, martoriata da una immigrazione incontrollata (o meglio, perfettamente controllata da chi la vuole), culturalmente e demograficamente decadente, stupidamente buonista e progressista, dominata a dispetto dei popoli da minoranze poco aristocratiche, inebriata dai fumi di un modernismo miope, è esattamente l’Europa che Kalergi propone sin dal 1925, quella alla quale lavora per quasi 50 anni.

RS: Cerchiamo di inquadrare Kalergi nel suo contesto storico-filosofico, da chi è influenzato? A chi si contrappone?
M. Simonetti: Kalergi si inserisce prepotentemente in una lotta secolare trala sacralità, la tradizione, l’idea da una parte e il razionalismo, l’utilitarismo, la dissacrazione dall’altra. Kalergi parteggia ovviamente per il secondo schieramento. Il suo pensiero è chiaramente un pensiero positivista, scientista anche, intriso di una certa “apocalittica” di ascendenza ebraica. Se sembra tenere a mente il pensiero di Spengler, Nietzsche e di altri grandi filosofi dell’elogio della diversità, non li comprende e spesso addirittura ne inverte le conclusioni. E’ pressoché coevo alla Scuola di Francoforte e ad Heidegger, ma di questi non coglie la critica alla Tecnica e ai suoi pericoli. La sua lettura della Tecnica è del tutto ingenua e si concretizza in un elogio senza distinguo. Suoi alleati sono la massoneria, un certo ebraismo e il mondo anglosassone; suoi nemici sono ogni “particolare”, il sentimento nazionale (e non solo quello “alla Fichte”), i popoli dell’identità.

RS: È vero quanto si legge online, ovvero che sarebbe in atto uno “sterminio silenzioso” dei popoli europei?
M. Simonetti: Ovviamente non nel senso i sterminio fisico degli individui, i quali per ora sono “solo” più impoveriti e angustiati. Ma se per “sterminio dei popoli” intendiamo la scomparsa di ciò che significa popolo, cioè identità collettiva, cultura, lingua e storia comuni, questo è senz’altro vero. I popoli europei già si sono culturalmente appiattiti, sacrificando loro stessi, in uno scialbo americanismo. La profondità del pensiero mitteleuropeo o mediterraneo è stata rinnegata scimmiottando un edonismo materialista, i cui guru sono finti “maitres à penser” relativisti. Certamente, in questo sterminio è centrale il ruolo dell’immigrazione selvaggia (tema che però in Kalergi è presente ma non troppo centrale). Questo tema, sul quale spendo molte pagine, più che altro è una conseguenza necessaria di alcune convinzioni e movenze, come l’idea di creare una massa informe al servizio di una nuova aristocrazia, che invece in Kalergi è molto importante.

RS: E quant’è vero che il piano punterebbe a legittimare qualunque minoranza per favorire il caos?
M. Simonetti: Il Kaos è certamente alleato del mondialismo. Kaos significa disordine, quindi aumento dell’entropia, quindi eliminazione delle differenze. Il Kaos politico distoglie i sudditi dall’espressione del dissenso e in tal senso è certamente ricercato. Ma certamente non è una minoranza qualunque quella favorita dal piano, si tratta di una minoranza ben individuabile. E’, per dirla con le parole di Kalergi, la nuova herrenrasse, quella ebraica dei finanzieri cosmopoliti, spesso dislocati in America, quella che se ne avvantaggia. Il Kaos non è un fine, ma il mezzo che tale élite utilizza per mantenere il controllo sulle masse.

L’Austria si ribella: immigrazione in Europa sostenuta da Stati Uniti
25 agosto 2015, 17:22

DI CRISTIANO PUGLISI (da Sapereèundovere)
Anche secondo Thierry Meyssan, responsabile del centro studi francese Reseau Voltaire e noto per le sue posizioni antiatlantiste, che ha a sua volta ripreso il pezzo di InfoDirekt, le ipotesi sarebbero valide e da collegarsi alla necessità di mantenere l’Europa in uno stato di caos permanente che la costringa a stare agganciata alle capacità militari degli Stati Uniti.
E se l’immigrazione fosse un’arma non convenzionale? La “bomba”, giornalisticamente parlando, è stata sganciata da InfoDirekt, periodico austriaco che si interessa di questioni diplomatiche e militari, il quale in un suo recente articolo ha affermato come in un rapporto dell’Österreichischen Abwehramts, ovvero i servizi di intelligence militare del Governo di Vienna, emergerebbe il ruolo degli americani nel cofinanziare gli sbarchi di migranti africani sulle coste europee. In un ulteriore articolo, lo stesso InfoDirekt ha poi aggiunto come importanti organizzazioni finanziarie godrebbero del relativo indotto.
Importante, per le multinazionali della finanza globale, sarebbe infatti il business legato all’immigrazione. L’agenzia di stampa russa Sputnik, che nella sua versione in lingua italiana ha ripreso gli articoli del periodico austriaco, riporta, per fare un esempio, che un’azienda per i richiedenti asilo avrebbe ottenuto dallo stato austriaco 21 milioni per assisterli nelle pratiche e nutrirli. Si tratterebbe di un’azienda con sede in Svizzera, la ORS Service Ag, posseduta da una finanziaria, la British Equistone Partners Europa, “che fa capo – cita sempre Sputnik – a Barclays Bank. Ossia, alla potentissima multinazionale finanziaria nota anche come ‘la corazzata Rotschild’, che ha come principali azionisti la banca privata NM Rotschild e la loro finanziaria satellite Lazard Brothers”.
Anche secondo Thierry Meyssan, responsabile del centro studi francese Reseau Voltaire e noto per le sue posizioni antiatlantiste, che ha a sua volta ripreso il pezzo di InfoDirekt, le ipotesi sarebbero valide e da collegarsi alla necessità di mantenere l’Europa in uno stato di caos permanente che la costringa a stare agganciata alle capacità militari degli Stati Uniti.
Invero però l’obiettivo, volendo prendere per buone le informazioni di InfoDirekt e Sputnik e quindi collegare la questione a una precisa strategia geopolitica, potrebbe essere anche un altro. La recente apertura delle frontiere macedoni ai migranti, che ha di fatto provocato in poche ore il riversarsi dei disperati in arrivo dall’Africa nell’est europeo, potrebbe infatti avere un obiettivo di più lungo periodo, legato a un sottile progetto che potremmo definire di ingegneria sociale. Non bisogna infatti dimenticare che il primo risultato di una massiccia immigrazione è quello di ammorbidire i tratti identitari di una società. Questo è un dato confermato dalla storia: l’impero romano finì per crollare sulle macerie della romanità quando Roma era ormai divenuta il postribolo per gli svaghi di una classe dirigente corrotta, mercantile, dimentica delle proprie radici e dedita al sincretismo culturale più bizzarro a causa degli stimoli portati dall’immigrazione dalle province più remote verso il centro dell’impero. Non a caso uno dei padri fondatori del progetto dell’Europa unita, il conte Richard Coudenhove-Kalergi, affermava sfacciatamente che l’immigrazione massiccia nel continente europeo sarebbe servita per ammorbidire l’identità dei popoli europei, rendendoli così meno reattivi alle imposizioni delle classi economiche dominanti.
Se però l’Europa occidentale ha già visto negli ultimi decenni una pesante immigrazione che ha di fatto mutato antropologicamente i propri centri urbani, sempre più simili alle multietniche città americane, l’Europa orientale era finora rimasta immune e, guarda caso, proprio l’Europa orientale ha posto la maggiore resistenza alle direttive ideologiche di Bruxelles su temi etici e sociali come l’identità di genere e l’immigrazione.
Una conseguenza questa dell’isolamento che l’area aveva vissuto sotto la “cortina di ferro”, restando immune all’evoluzione o se vogliamo all’involuzione della società capitalistica occidentale verso un modello puramente individualista, egoistico ed edonista. Questo spiega anche in parte il forte attaccamento alle proprie radici della Russia di Vladimir Putin e di altri Paesi anche all’interno dell’area Schengen, come l’Ungheria. Proprio l’Ungheria, forse informata per tempo sulle evoluzioni che avrebbe preso il problema migratorio, aveva avviato prima dell’estate la costruzione di un muro ai confini meridionali, che ora tutela il Governo di Budapest dal dover affrontare il caos che sta invece affrontando la vicina Serbia. Inutile dire che, per questa decisione, il premier ungherese Viktor Orban era stato attaccato in maniera veemente sia dai vertici dell’Unione che dal Partito Popolare Europeo di cui fa parte.
Attaccato in fondo per aver difeso ciò che, per un popolo, una comunità e una nazione rappresenta il baluardo principale. Il collante senza il quale sarebbe impossibile impostare una qualsiasi strategia militare o politica di contrasto alle minacce esterne, proprio perché non vi è nulla capace di unire, all’interno di un popolo, individui diversi per ceto sociale, cultura, professione e conto in banca come l’identità, senza la quale uno Stato sarebbe soltanto un insieme di molteplici egoismi gestito grazie alla coercizione e in definitiva alla mancanza di alternative. Uno Stato in cui i cittadini sarebbero prigionieri inermi su una nave nel mare in tempesta. Uno Stato, in fondo, purtroppo molto simile alla nostra Italia.
Fonte: L’Intellettuale Dissidente

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GLI ARNESI DEL POVERO PROFUGO

Cazzo sti poveri profughi, che tanto piacciono ai vescovi e ai centri sociali, fuggono davvero dalla guerra. Hanno tutti il coltello in tasca, sulla spiaggia dove escono la sera e nella mensa dove hanno cenato, pronti a estrarlo alla minima parola fuori posto, o se il cuoco gli nega una doppia porzione, come avvenuto giorni fa. Se non hanno il coltello hanno il machete, oppure la mannaia, in mancanza d’altro il piccone, quello con cui Cabobo ha ucciso 3 passanti (niente galera). Ma si arrangiano a combattere con tutto, rompono una bottiglia e scaannano il malcapitato, come è accaduto al ragazzo di Terni (Raggi, per mano di un marocchino ubriaco, che se ne stava tranquillamente in Italia anche dopo il provvedimento di espulsione). Altri invece se ne vanno in giro con altri arnesi, tipo il tira pugni con cui i tre albanesi hanno rotto la faccia all’inviato di Striscia la Notizia. Ieri sulla spiaggia di Rimini gli africani hanno accoltellato 3 ragazzi di 18 anni, uno è quasi morto. Che accadrebbe a me che sono italiano se andassi in giro con una mannaia o con un coiltellacio di 30 cm? Io che sono italiano, e devo sottostare alle leggi dello stato, non posso tenere nell’abitacolo della macchina neppure un cacciavite! Lo sapevate che è vietato per motivi di pubblica sicurezza? Papa Francesco, ha detto Luttwak (quello che sta raccomandando alla Sicili gi staccarsi dall’Italia) che tu sei il punto di riferimento dei rifugiati. Sei diventato un padrino! E chi sarà la madrina? Ma è ovvio, la boldrina Questi poveri profughi, tutti rigorosamente con un coltello in tasca, hanno trovato anche il papà (sempre più somigliante a Stanlio) e la mamma. I poveri profugli usano coltello , mannaia e piccone quando si trovano davanti gli italiani, provate a indovinare quale attrezzo tirano fuori quando si trovano davanti le italiane. Sù, Padrino e Madrina dei proveri fuggitivi, rispondete. Luttwak con quella battuta ha fatto un ammiccamento alla vanagloria del papa, sperando che ne abbia abbastanza da sentirsi guida perfino dei presunti rifugiati islamici, col coltello in tasca destra e dosi in tasca sinistra. Gli sta dicendo: così stai facendo bene! Cioè inciti gli italiani ad accettare la marea umana ormai incontenibile, (ma non in Vaticano; è di poche ore fa la notizia di un nigeriano che ha tentato di entrare in Vaticano, le guardie l’hanno subito rimandato in Italia a calci in culo; Vati cani che rifiutano Afri cani, sembra barzelletta). Con ciò Luttwak conferma i forti sospetti che dietro alla tratta negriera, dai costi insostenibili per qualsiasi organizzazione criminale, ma perfino per stati importanti come Arabia Saudita o Turchia (per quanto c’è da scommetter sul loro coinvolgimento come per i finanziamenti e armi ad isis), ci siano gli Usa, anzi i neocon a cui Luttwak appartiene (come Nuland, Kagan, ecc), i quali fanno fare all’America la politica estera che interessa Israele: frammentare e meticciare. Del resto quasi tutti i neocon sono israeliani. I grandi stati, secondo questa dottrina (1982 oded yinon ), vanno frammentati in tanti staterelli (anche secondo linee di rottura etnica o religiosa), possibilmente in lite tra loro e quindi tali nanetti vanno meticciati affinchè non ci siano etnie pure (come si sta facendo con Libia, Iraq e Siria). Non è perciò un caso che Il “politologo americano”, come lo chiamano, inciti i movimenti separatisti dell’isola affinchè la Sicila si separi dall’Italia. Cosa che provocherebbe un effetto domino su tutta la Penisola, come loro hanno messo in conto a tavolino. Solo gli Usa potrebbero sostenere una tratta negriera di tale portata, neppure la Russia potrebbe farlo. Per il semplice fatto che la Federal Reserve stampa tutta la carta che vuole a montagne, con cui finanziare tale tratta ,con cui acquistare i migliaia di fuori strada armati di cannoni forniti a isis. Finchè non finisce la truffa del dollare il pianeta sarà devastato dai peggiori crimini. Si calcola che ogni profugo portato dal centro Africa fin le coste europee costi 16.000 euro circa. Vien fuori una cifra enorme che il fuggiasco non ha. Fugge da cosa? Fugge dalla propria moglie, dai propri figli, dalle proprie sorelle e dagli anziani genitori. E’ tutta gente moralmente raccomandabile. Non è credibile che tutti questi maschi africani tra 20 e 40 anni siano tutti scapoli. Andrebbero riportati nei loro paesi e messi in galera per abbandono di minore, per omesso soccorso e maltrattamento dei loro genitori anziani e malati, dei loro zii abbandonati, (devono andare a Londra per procurarsi lo smartphone). Gli vanno imputati omessi doveri civici, elettorali, militari e lavorativi verso i propri paesi. Tra 20 e 40 anni dovrai dare qualcosa per migliorare o tenere in piedi il Paese. Cosa possono fare mamme, bambini, anziani e malati che lì restano; venendo meno la forza lavoro quei paesi son destinati a sparire. Solo questo vi va capire di che razza di figuri ci stanno riempiendo il paese, non a caso hanno tutti il coltello in tasca o il machete nello zaino (ma tanto piacciono ai vescovi, quelli che circa tre anni fa hanno comprato a Roma il palazzo contenente la più grande sauna gay di Europa http://www.repubblica.it/cronaca/2013/03/11/news/lo_strano_affare_del_palazzo_del_cardinale_che_in_un_giorno_raddoppi_il_suo_prezzo-54291988/
Un consiglio: invece di mandare i vostri figli al catechismo, mandateli due settimane in vacanza con gli Alpini)

Coisp sindacato polizia: clandestini delinquono a piacimento e senza subire conseguenze
24 agosto 2015admin0

Oggetto: Immigrazione, il presunto stupratore di Padova giunto a maggio a Lampedusa e altri casi mostrano come i clandestini, non di rado richiedenti asilo, delinquono a piacimento e senza subire conseguenze, il Coisp: “E non si riesce neppure a rimandarli a casa, questo grazie al caos assoluto che regna sovrano”

“Continuiamo a subire oscenità di ogni tipo da immigrati clandestini che arrivano in Italia e chiedono asilo ma poi delinquono in ogni modo a piacimento. Li smascheriamo, li arrestiamo, e poi… tornano liberi a fare come gli pare.
Ed i cittadini ricominciano a subire le loro violenze, la loro prepotenza, l’arroganza dettata dalla consapevolezza che nel caos generale potranno farla franca. Quindi non solo non si riesce a filtrare gli ingressi nel Paese limitandoli a quelli che mostrano i requisiti necessari per la richiesta dello status di rifugiato, ma anche dopo, di fronte alla prova incontrovertibile di trovarsi di fronte a criminali, non si riesce a rimandare questa gente a casa, né a far scontare loro alcuna seria conseguenza dei loro comportamenti illegali, antisociali, criminali.
E’ come se le Forze dell’Ordine continuassero a girare in tondo, correndo dietro a soggetti finiti in manette magari decine di volte, o comunque senza poter far nulla perché la verifica della mancanza dei requisiti per permanere in Italia – che già mostrano un estremo permissivismo, specie se letti alla luce delle regole che vigono negli altri Paesi – possa trasformarsi in un reale allontanamento di chi delinque”.
Torna sul tema dell’immigrazione Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, citando nel suo nuovo intervento alcuni gravi episodi di cronaca che hanno riguardato immigrati giunti nel nostro Paese nel corso dei tanti sbarchi degli ultimi mesi.
Su tutti il caso del profugo del Mali di 22 anni arrestato per la violenza sessuale commessa in provincia di Padova ai danni di una ragazzina di 17 anni. L’uomo risulta fotosegnalato a Lampedusa nel maggio di quest’anno, sarebbe arrivato con le carrette del mare durante uno degli ultimi sbarchi di immigrati dall’Africa.
Ma ha destato scalpore anche il caso del Clement Ebuh, di 22 anni, fuggito in Svizzera dopo aver lasciato il centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale presso la cooperativa sociale a Isola di Capo Rizzuto (Kr), ma qui arrestato per l’omicidio di un uomo assassinato con un coltello. Il presunto omicida è dunque un profugo, arrivato in questi mesi in Italia ed in attesa di sapere se la commissione che valuta le storie di persecuzione dei migranti gli avrebbe concesso lo status di rifugiato.
Di ieri, infine, un articolo di stampa che, citando la pronuncia di un giudice di pace di Gemona, ha ricostruito l’incredibile storia di un marocchino, da oltre dieci anni in Italia, che ha compiuto 21 reati, restando dietro le sbarre solo 9 giorni grazie ad attenuanti, indulti e altro. All’uomo non è stato rinnovato il permesso di soggiorno ed è stata decretata la sua espulsione da tre diverse prefetture di Belluno, Bologna e Udine. Il 17 maggio 2013 è il Tribunale di Gemona del Friuli, che ha ordinato di sbatterlo fuori dall’Italia per la quarta volta. E il 23 luglio lo hanno rimandano in Marocco. Ma il clandestino sarebbe tornato in Italia per venir di nuovo pizzicato a Tirano, in provincia di Sondrio, dove ha subito una condanna di un anno per false generalità. Al processo a Gemona è stato contumace ed il giudice di pace ha scritto nella sentenza: “In tutti questi atti è stato ripetutamente ordinato all’imputato di lasciare il territorio nazionale e di non rientrare prima che siano decorsi 10 anni. Tali ordini sono stati sistematicamente ignorati e nessuna autorità è stata in grado di farli eseguire coattivamente!”.
“Il certificato penale di Hadif Achraf – ha spiegato il giudice – riporta ben 21 reati, commessi dal 13.11.2002 al 26.02.2008 in Torino, Genova, Tortona, Biella, Imperia” per reati che vanno dall’appropriazione indebita, al furto, rapina, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e così via. Il marocchino nato a Casablanca “fra attenuanti generiche (ripetutamente concesse, malgrado le recidive), sospensione dell’esecuzione, indulto, cumulo delle pene, eccetera ha scontato soltanto 9 giorni di pena detentiva: dal 30.04.2011 al 09.05.2011! Evidentemente, il soggetto è stato indotto a pensare che il sistema giuridico-penale italiano è impotente e quindi nessun freno è stato posto alle sue scorrerie e nessun deterrente hanno rappresentato le molteplici condanne inflittegli!”.
COISP – COMUNICATO STAMPA DEL 22 AGOSTO 2015

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bari-banda-romeni-stupra-e-deruba-anziana-1162613.html

Il falco della destra USA recluta la base del Movimento 5 Stelle e la vecchia nobiltà dell’isola. Sputniknews 23 VIII 2015
Da una ventina d’anni a questa parte sugli schermi televisivi italiani è spesso presente Edward Luttwak. Il quale, in virtù dei libri che ha scritto, viene presentato come un esperto in vari settori: geopolitica, strategia militare, storia, economia. Nel passato hanno conosciuto un notevole successo soprattutto due sue pubblicazioni: “La Grande Strategia dell’Impero Romano dal Primo al Terzo Secolo d.C.” (1981) e “Strategia del colpo di stato. Manuale pratico” (1983). Il suo libro più recente invece si occupa della Cina. Pubblicato nel 2012 si intitola “Il risveglio del drago. La minaccia di una Cina senza strategia”. Luttwak è un intellettuale molto particolare: è quello che una volta si chiamava il consigliere del Principe. E’ infatti un consigliere del Governo degli Stati Uniti e all’occasione un emissario che interviene direttamente in Paesi come l’Italia per controllare la politica dei governi nazionali e manovrare a favore degli interessi statunitensi. Per questo motivo molti sospettano che sia un agente della Cia. In realtà crediamo che il suo ruolo sia un altro. Luttwak fa parte di diversi think tank governativi di Washington e la sua attività rientra nella complessa azione di soft power che gli Usa esercitano nel mondo.
Durante le Guerre del Golfo Luttwak fu particolarmente presente sulla Tv italiana per giustificare l’aggressione USA all’Irak. Le guerre coinvolsero anche l’Italia e chiunque nel nostro Paese si opponesse era oggetto di pesanti reprimende da parte del consigliere, pacifisti in testa. In un seguitissimo talk-show nazionale Luttwak arrivò persino a chiedere la chiusura di una piccola casa editrice e di un sito Web di controinformazione che mettevano a nudo l’incredibile castello di menzogne messo in atto dall’amministrazione Bush. In barba alla libertà di opinione il messaggio fu chiaro per tutti e la propaganda dei media mainstream coprì ogni altra voce. Missione compiuta e Luttwak tornò a Washington.
Le cose sono poi andate come tutti sanno. Gli Usa hanno salvaguardato i loro interessi energetici in Medio Oriente e hanno cambiato strategia: dato che era troppo complicato esportare democrazia e modernità in quell’area da un paio d’anni hanno deciso di farla tornare indietro di secoli.
E Luttwak? Scomparso dagli schermi televisivi italiani per qualche tempo eccolo ricomparire oggi in Sicilia. Per quale altra missione? Separare l’isola dal resto dell’Italia. Nessuna manovra nell’ombra. Sono mesi che il consigliere presenta pubblicamente il suo progetto. Elaborato come sempre nei minimi dettagli. La forza politica che lo dovrebbe realizzare è la base del Movimento 5 stelle. Base che deve ripudiare i suoi padri fondatori (Beppe Grillo e  Gianroberto Casaleggio) bollati da Luttwak come populisti incapaci a governare. Interessante notare che nel disegno del consigliere c’è posto anche per l’antica nobiltà siciliano come ai tempi di Federico II.A quale logica risponde questo progetto? L’Italia è una fedelissima alleata degli USA, perché attizzare il fuoco del separatismo meridionale? Azzardiamo un’ipotesi: per far ritornare l’Italia alla geografia politica del ‘500 e contrastare anche così l’ingombrante egemonia tedesca sul Vecchio continente. Gli USA prevedono prima o poi di scaricare il Bel Paese? Probabilmente no. Di sicuro non intendono rinunciare alla Sicilia finché c’è petrolio da estrarre in Medio Oriente. In ogni caso, hanno tutto l’interesse a un’Europa divisa in tanti stati e staterelli.
E l’Italia è un bersaglio relativamente facile: è una delle nazioni europee più giovani, più fragili sul piano istituzionale e più deboli sul piano culturale.
Come se non bastasse è percorsa da una crisi economica spaventosa con un Sud in condizioni simili a quelle di un paese arabo. I tempi sono maturi per la dissoluzione di una nazione che ha appena 150 anni, scarso senso dell’identità nazionale e che vede nel suo panorama politico un partito indipendentista al Nord (la Lega) e movimenti separatisti Sud (i Neoborbonici). Un’altra missione per il consigliere Luttwak?

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